Allergia al lattice: guida per il Concorso SSM
6 Ottobre 2026 · Mario Lomele
L’allergia al lattice è una reazione immunologica alle proteine del lattice di gomma naturale, il materiale ricavato dalla linfa dell’albero Hevea brasiliensis e utilizzato per guanti, cateteri, palloncini, tettarelle, preservativi e molti dispositivi medici. È un argomento che unisce allergologia, medicina del lavoro, anestesiologia e pediatria, e al Concorso SSM viene richiesto soprattutto per la distinzione fra reazioni immediate e dermatite da contatto, per l’identificazione delle categorie a rischio e per la gestione dell’anafilassi intraoperatoria. Il testo è materiale di studio e non sostituisce la valutazione specialistica.
Che cos’è l’allergia al lattice
Con il termine generico di “reazione al lattice” si indicano in realtà tre condizioni diverse, che vanno tenute ben distinte. La prima è la dermatite irritativa da contatto, non immunologica, causata dall’uso prolungato dei guanti, dal sudore, dal lavaggio frequente delle mani e dalle polveri: è la forma più comune e si presenta come cute secca, arrossata e fissurata alle mani. La seconda è la dermatite allergica da contatto, una ipersensibilità ritardata di tipo IV, che nella maggior parte dei casi non è diretta contro le proteine del lattice ma contro gli additivi chimici usati nella vulcanizzazione della gomma (acceleranti come tiurami, carbammati, mercaptobenzotiazolo). La terza è la vera allergia al lattice IgE mediata, ipersensibilità immediata di tipo I verso le proteine della gomma naturale, l’unica che espone al rischio di anafilassi.
Questa classificazione è il cuore dell’argomento. Molti quiz descrivono un’infermiera con eczema alle mani e chiedono di riconoscere che non si tratta necessariamente di un rischio anafilattico; altri descrivono un’orticaria da contatto con progressione sistemica e chiedono di riconoscere la forma IgE mediata.
Meccanismo immunologico: tipo I e tipo IV
Nella forma IgE mediata le proteine del lattice, indicate con la sigla Hev b seguita da un numero, inducono sensibilizzazione e successivamente, al contatto, la degranulazione di mastociti e basofili. Alcune componenti, come Hev b 1 e Hev b 3, sono associate soprattutto ai pazienti sottoposti a numerosi interventi chirurgici fin dall’infanzia, mentre Hev b 5 e Hev b 6.01/6.02 sono importanti negli operatori sanitari. L’esposizione può avvenire per contatto cutaneo, per contatto mucoso (molto più rischioso, come durante interventi chirurgici, esplorazioni rettali, cateterismi o procedure ginecologiche e odontoiatriche) e per inalazione: le polveri dei guanti talcati fungevano da vettore delle proteine, che restavano sospese nell’aria degli ambienti sanitari. I quattro tipi di Gell e Coombs sono ripassati nella scheda sulle reazioni di ipersensibilità.
Nella dermatite allergica da contatto il meccanismo è cellulare: gli apteni chimici si legano a proteine cutanee, vengono presentati dalle cellule di Langerhans e attivano linfociti T sensibilizzati, con una reazione eczematosa che compare 24-72 ore dopo l’esposizione e resta limitata alla sede di contatto o poco oltre.
Popolazioni a rischio e sindrome latice-frutta
Le categorie a rischio sono definite dalla frequenza e dall’intensità dell’esposizione. Gli operatori sanitari, per l’uso quotidiano dei guanti, rappresentano un gruppo classico, insieme ad altri lavoratori che usano guanti in gomma (industria alimentare, pulizie, parrucchieri, lavoratori della gomma): l’allergia al lattice rientra tra le malattie professionali e può manifestarsi anche come asma occupazionale. L’altro gruppo classico è quello dei pazienti sottoposti a interventi chirurgici multipli e cateterismi ripetuti fin dall’infanzia, in particolare i bambini con spina bifida e malformazioni urologiche, che hanno storicamente mostrato una elevata frequenza di sensibilizzazione. Anche l’atopia è un fattore predisponente.
Un capitolo molto amato dai quesiti è la sindrome latice-frutta. Alcune proteine del lattice, in particolare le chitinasi di classe I e la eveina (Hev b 6.02), sono strutturalmente simili a proteine presenti in alcuni frutti: banana, avocado, kiwi e castagna sono gli esempi classici, a cui si aggiungono papaya, fico, patata e pomodoro. Un paziente con allergia al lattice può quindi reagire a questi alimenti, e viceversa una storia di reazioni a banana o avocado in un operatore sanitario deve far pensare al lattice.
Clinica dell’allergia al lattice
La forma IgE mediata si manifesta con un ventaglio che va dall’orticaria da contatto, con pomfi e prurito nella sede di contatto con il guanto pochi minuti dopo l’indossamento, alla rinocongiuntivite e all’asma per inalazione delle proteine aerodisperse, fino all’anafilassi. Il rischio di reazione sistemica cresce quando il lattice viene a contatto con le mucose o con superfici sierose, come durante un intervento chirurgico, un cateterismo vescicale, una visita ginecologica, un’esplorazione rettale o una procedura odontoiatrica.
L’anafilassi intraoperatoria da lattice ha caratteristiche peculiari: a differenza delle reazioni a farmaci anestetici, che insorgono di solito subito dopo l’induzione, quella da lattice tende a comparire più tardi, durante l’intervento, quando la manipolazione dei tessuti con guanti in lattice ha favorito l’assorbimento delle proteine attraverso le sierose. Il paziente anestetizzato non riferisce sintomi, e la reazione si manifesta con ipotensione, tachicardia, broncospasmo con aumento delle pressioni di ventilazione, eritema cutaneo.
La dermatite allergica da contatto si presenta invece come eczema delle mani e dei polsi, con eritema, vescicole, desquamazione e prurito, a insorgenza ritardata; quella irritativa come cute secca e screpolata, limitata alle aree di contatto.
Diagnosi
La diagnosi parte da un’anamnesi mirata: reazioni ai guanti, ai palloncini, ai preservativi, alle visite odontoiatriche o ginecologiche, a interventi precedenti; reazioni a banana, avocado, kiwi, castagna; esposizione professionale. Per la forma IgE mediata si utilizzano il prick test con estratto standardizzato di lattice e il dosaggio delle IgE specifiche, con il contributo della diagnostica per componenti, utile anche per distinguere le sensibilizzazioni clinicamente rilevanti da quelle dovute a cross-reattività con profiline o con determinanti carboidratici. Nei casi dubbi si può ricorrere a un test di provocazione, come il test d’uso del guanto, in ambiente protetto. Per la dermatite allergica da contatto lo strumento è il patch test con la serie della gomma, letto a 48-72 ore.
Dopo un sospetto di anafilassi intraoperatoria il dosaggio della triptasi sierica in tempi ravvicinati rispetto all’evento, confrontato con un valore basale, aiuta a documentare la degranulazione mastocitaria. La successiva valutazione allergologica deve indagare tutti i possibili agenti somministrati, non solo il lattice.
Gestione e prevenzione
La gestione è basata sull’evitamento. Nei pazienti allergici l’ambiente sanitario deve essere “latex safe”: la sala operatoria viene preparata con materiali privi di lattice, e tradizionalmente l’intervento viene programmato come primo della giornata per ridurre le proteine aerodisperse; il personale deve essere informato e la condizione segnalata in modo evidente in cartella. I pazienti devono comunicare l’allergia a ogni prestazione sanitaria e odontoiatrica e, se a rischio di anafilassi, disporre di adrenalina autoiniettabile e di un piano d’azione.
Sul piano della prevenzione primaria, la sostituzione dei guanti in lattice talcato con guanti senza polvere o in materiali sintetici (nitrile, vinile, neoprene) e la creazione di percorsi latex safe per i bambini a rischio, come quelli con spina bifida, fin dalla nascita, hanno ridotto in modo importante le nuove sensibilizzazioni. Per gli operatori sanitari la scelta corretta dei dispositivi di protezione individuale è parte della sorveglianza sanitaria; nei lavoratori sensibilizzati può essere necessario un giudizio di idoneità con prescrizioni.
Reazione grave da lattice: i principi
Davanti a un’anafilassi, in ambulatorio o in sala operatoria, il primo passo è interrompere l’esposizione, togliendo e sostituendo guanti e dispositivi in lattice. Si somministra adrenalina: per via intramuscolare nel paziente non monitorato, mentre nel paziente anestetizzato e monitorato l’anestesista può impiegare l’adrenalina per via endovenosa titolata. Si garantiscono vie aeree e ossigeno, si infondono fluidi in caso di ipotensione, si ripete l’adrenalina se necessario e si ricorre ai vasopressori nelle forme refrattarie. Antistaminici, corticosteroidi e broncodilatatori sono aggiuntivi. Seguono osservazione, prelievo per la triptasi e invio in allergologia. L’aspetto chiave per il concorso è che l’adrenalina non va ritardata in attesa di altri farmaci.
Diagnosi differenziale ed errori tipici
Nell’anafilassi perioperatoria il differenziale comprende le reazioni ai bloccanti neuromuscolari, agli antibiotici somministrati in profilassi, alla clorexidina, ai coloranti e ai mezzi di contrasto, ma anche cause non allergiche: ipovolemia, sovradosaggio di anestetici, embolia polmonare, pneumotorace iperteso, tamponamento, infarto, intubazione esofagea. Nella patologia delle mani vanno distinte dermatite irritativa, dermatite allergica da contatto ad additivi, orticaria da contatto e altre dermatosi come la psoriasi palmare o la tinea.
Gli errori tipici: chiamare “allergia al lattice” ogni eczema da guanti; eseguire un patch test per cercare una forma IgE (serve il prick test o le IgE); dimenticare la sindrome latice-frutta; non riconoscere la tempistica tardiva dell’anafilassi da lattice in sala; non segnalare l’allergia in cartella; trascurare i pazienti con spina bifida come categoria a rischio.
Come cade l’allergia al lattice al concorso
L’allergia al lattice viene proposta in alcuni schemi ricorrenti: l’infermiera con orticaria alle mani e reazione dopo una banana (sindrome latice-frutta); il bambino con spina bifida e storia di molti interventi che presenta ipotensione e broncospasmo a metà intervento; l’operatore con eczema alle mani a insorgenza ritardata, in cui l’esame corretto è il patch test per gli additivi della gomma; la domanda su quale tipo di ipersensibilità sostenga ciascuna forma. Per esercitarsi su questi casi con la spiegazione di ogni alternativa sono utili le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia.
In sintesi
L’allergia al lattice IgE mediata è una ipersensibilità di tipo I alle proteine Hev b della gomma naturale, distinta dalla dermatite irritativa e dalla dermatite allergica da contatto di tipo IV dovuta agli additivi. I gruppi a rischio sono gli operatori esposti ai guanti e i pazienti con interventi multipli, soprattutto con spina bifida; la sindrome latice-frutta coinvolge banana, avocado, kiwi e castagna. La diagnosi usa prick test e IgE per la forma immediata e patch test per quella ritardata. La gestione richiede ambienti latex safe, segnalazione in cartella e adrenalina in caso di reazione grave.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
