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Concorso SSM

Malattie professionali: guida per il Concorso SSM

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Malattie professionali: guida per il Concorso SSM

Le malattie professionali sono patologie che si sviluppano per effetto di un’esposizione lenta e prolungata a un fattore di rischio presente nell’ambiente di lavoro. Per il Concorso SSM e per i concorsi sanitari l’argomento è doppio: da un lato c’è la clinica delle singole malattie, dalle pneumoconiosi alle ipoacusie da rumore; dall’altro ci sono gli obblighi del medico che le sospetta. In questo articolo mettiamo insieme le due parti, con definizioni, differenze rispetto all’infortunio, ruoli, esempi clinici, errori e modo in cui il tema viene interrogato.

Che cosa sono le malattie professionali

Una malattia professionale, o tecnopatia, è una malattia contratta nell’esercizio e a causa della lavorazione a cui il lavoratore è adibito. I due elementi caratterizzanti sono la causa lenta, cioè un’azione che si diluisce nel tempo, e il nesso eziologico con l’attività lavorativa. Questo la distingue dall’infortunio sul lavoro, che è invece l’effetto di una causa violenta, concentrata in un tempo breve, avvenuta in occasione di lavoro.

Il nesso causale può essere diretto, quando il rischio lavorativo è la causa esclusiva o prevalente della malattia, oppure concausale, quando il lavoro ha contribuito in modo significativo insieme ad altri fattori. Un classico esempio di concausalità è il carcinoma polmonare in un lavoratore esposto ad amianto che è anche fumatore: le due esposizioni si potenziano, e il fumo non esclude il riconoscimento dell’origine professionale.

In Italia l’assicurazione contro infortuni e malattie professionali è gestita dall’INAIL. Esistono tabelle di malattie professionali per l’industria e per l’agricoltura che elencano malattie, lavorazioni ed eventualmente un periodo massimo di indennizzabilità dalla cessazione del lavoro. Per le malattie tabellate opera la presunzione legale d’origine: se il lavoratore ha svolto la lavorazione indicata e ha la malattia corrispondente, il nesso si presume. Per le malattie non tabellate il riconoscimento resta possibile, ma l’onere di dimostrare il nesso causale spetta al lavoratore. È il cosiddetto sistema misto.

I grandi gruppi di malattie professionali

Per studiare con ordine conviene classificare le malattie professionali per agente causale. Le patologie da polveri inorganiche comprendono le pneumoconiosi: la silicosi da silice cristallina in minatori, cavatori, addetti alla sabbiatura e alle lavorazioni della pietra, con noduli silicotici ai lobi superiori e linfonodi ilari con calcificazioni “a guscio d’uovo”; l’asbestosi da amianto, una fibrosi interstiziale che predilige i lobi inferiori ed è spesso associata a placche pleuriche; la berilliosi, malattia granulomatosa da ipersensibilità al berillio che può simulare la sarcoidosi.

Le patologie da polveri organiche e da sensibilizzanti comprendono l’asma occupazionale, causata da agenti come isocianati, farine, enzimi, lattice e persolfati, e le alveoliti allergiche estrinseche, come il polmone del contadino da actinomiceti termofili del fieno ammuffito. Le malattie da agenti fisici includono l’ipoacusia da rumore, la sindrome da vibrazioni mano-braccio con fenomeno di Raynaud secondario e le patologie muscoloscheletriche da sovraccarico biomeccanico, come la sindrome del tunnel carpale e le patologie del rachide.

Ci sono poi le intossicazioni da metalli, con l’intossicazione da piombo come prototipo (anemia, coliche, neuropatia motoria, nefropatia), e i tumori professionali: il mesotelioma pleurico da amianto, con latenza di decenni, il carcinoma vescicale da ammine aromatiche, l’angiosarcoma epatico da cloruro di vinile, i carcinomi dei seni paranasali da polveri di legno duro. Completano il quadro le dermatiti professionali, le malattie infettive da rischio biologico negli operatori sanitari e i disturbi psichici correlati allo stress lavorativo.

Agente Malattia tipica Elemento da ricordare
Silice cristallina Silicosi Lobi superiori, calcificazioni ilari a guscio d’uovo, rischio di tubercolosi
Amianto Asbestosi, placche pleuriche, mesotelioma Lobi inferiori, latenza lunghissima, sinergia con il fumo per il carcinoma polmonare
Berillio Berilliosi Granulomi non caseosi, diagnosi differenziale con la sarcoidosi
Rumore Ipoacusia neurosensoriale Bilaterale, simmetrica, incisura a 4000 Hz
Piombo Saturnismo Anemia, punteggiatura basofila, coliche, neuropatia
Ammine aromatiche Carcinoma vescicale Industria dei coloranti e della gomma

Gli obblighi del medico: denuncia, segnalazione e referto

Quando un medico sospetta una malattia professionale ha più obblighi distinti, che i quesiti amano confondere. Il primo è il certificato medico per l’INAIL, che avvia la tutela assicurativa del lavoratore; il datore di lavoro, ricevuta la notizia, ha a sua volta un obbligo di denuncia all’istituto. Il secondo è la denuncia/segnalazione a fini epidemiologici e preventivi agli organi competenti, prevista per le malattie elencate in apposite liste nazionali, che hanno scopo diverso rispetto all’indennizzo. Il terzo è il referto all’autorità giudiziaria, dovuto quando la malattia può configurare un reato perseguibile d’ufficio, come le lesioni personali colpose gravi o gravissime derivanti dalla violazione delle norme di prevenzione.

Il punto fondamentale è che questi obblighi riguardano qualsiasi medico che formula la diagnosi o il ragionevole sospetto: il medico di medicina generale, lo specialista ospedaliero, il medico competente. Non serve la certezza diagnostica, basta il sospetto fondato. Non riguardano invece, in via esclusiva, il datore di lavoro o il RSPP, che hanno altri compiti.

Ruoli nella prevenzione delle malattie professionali

Il datore di lavoro valuta i rischi, adotta le misure tecniche, organizzative e collettive e, per i rischi residui, fornisce i dispositivi di protezione. L’RSPP, responsabile del servizio di prevenzione e protezione, supporta tecnicamente la valutazione e la scelta delle misure. Il medico competente collabora alla valutazione, effettua la sorveglianza sanitaria mirata e, se riscontra effetti dell’esposizione, esprime un giudizio di idoneità con eventuali limitazioni e informa sulle misure da adottare. Il quadro normativo è il D.Lgs. 81/2008, testo unico sulla sicurezza.

La prevenzione delle malattie professionali segue la stessa gerarchia di tutta la sicurezza sul lavoro: eliminare l’agente, sostituirlo, confinarlo, ridurre tempi e numero di esposti, proteggere individualmente solo ciò che resta. La storia dell’amianto mostra che la misura più efficace è stata eliminare il materiale, e che i casi diagnosticati oggi riflettono esposizioni di molti anni fa.

Esempi clinici

Un uomo di sessantacinque anni, ex addetto alla coibentazione di carrozze ferroviarie, si presenta con dispnea ingravescente, dolore toracico sordo e versamento pleurico monolaterale. In anamnesi c’è una esposizione ad amianto risalente a decenni prima. La diagnosi da escludere per prima è il mesotelioma pleurico, da confermare con biopsia pleurica in toracoscopia. Il medico che pone il sospetto ha obblighi di certificazione, segnalazione e referto.

Una panettiera riferisce rinite e poi dispnea con sibili durante il turno, che migliorano nei giorni di riposo. Il quadro suggerisce un’asma da farine: si documenta l’ostruzione reversibile con la spirometria, si cerca la sensibilizzazione specifica e si confronta il picco di flusso al lavoro e lontano dal lavoro. Un operaio di un’azienda metalmeccanica presenta all’audiometria un deficit neurosensoriale bilaterale con incisura a 4000 Hz: il profilo è tipico del trauma acustico cronico.

Errori tipici sulle malattie professionali

Il primo errore è confondere malattia professionale e infortunio: la differenza sta nella causa, lenta e diluita nella prima, violenta e concentrata nel secondo. Un’ernia discale comparsa improvvisamente sollevando un carico può essere infortunio; una discopatia da anni di movimentazione può essere malattia professionale. Il secondo errore è credere che solo le malattie tabellate possano essere riconosciute: anche le non tabellate sono indennizzabili se si prova il nesso.

Il terzo errore è pensare che il fumo di sigaretta escluda l’origine professionale di un tumore polmonare in un esposto ad amianto: si tratta di concause, e il fumo semmai aumenta il rischio in modo sinergico. Il quarto errore è attribuire la denuncia di malattia professionale solo al medico competente: l’obbligo è di qualunque medico che la sospetti. Infine, nell’ipoacusia da rumore, l’errore di esame è descriverla come trasmissiva o monolaterale: è neurosensoriale, tipicamente bilaterale e simmetrica, e non progredisce dopo la cessazione dell’esposizione.

Come cadono le malattie professionali al concorso

Al Concorso SSM le malattie professionali compaiono soprattutto come casi clinici di pneumologia, otorinolaringoiatria, ematologia o oncologia in cui l’anamnesi lavorativa è la chiave. Il quesito può chiedere la diagnosi più probabile, l’esame diagnostico di scelta, il reperto radiologico tipico o l’adempimento medico-legale corretto. Saper leggere “ex cavatore”, “ex cantiere navale”, “fonderia”, “industria della gomma” come indizi diagnostici fa guadagnare punti senza fatica.

Nei concorsi per le professioni sanitarie l’accento cade più spesso su definizioni, ruoli e prevenzione. In tutti i casi conviene esercitarsi su quesiti in cui l’anamnesi professionale è nascosta tra molte altre informazioni: è un’abilità che si affina con le simulazioni commentate, come quelle della Piattaforma Accademia, dove la spiegazione evidenzia l’indizio decisivo.

In sintesi

Le malattie professionali sono patologie da causa lenta legate all’attività lavorativa, distinte dagli infortuni che derivano da una causa violenta. Il sistema italiano è misto: per le malattie tabellate il nesso si presume, per le altre va dimostrato. I gruppi principali sono le pneumoconiosi, le malattie da sensibilizzanti, le patologie da agenti fisici, le intossicazioni da metalli e i tumori professionali. Qualunque medico che le sospetti ha obblighi di certificazione, segnalazione e, quando ricorre un reato, referto. Al concorso l’anamnesi lavorativa è quasi sempre la chiave della risposta.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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