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Concorso SSM

Acidosi metabolica: anion gap, emogas e cause per la SSM

23 Settembre 2026 · Mario Lomele

Acidosi metabolica: anion gap, emogas e cause per la SSM

L’acidosi metabolica è il disturbo dell’equilibrio acido-base che più spesso compare nelle prove del Concorso Nazionale SSM, perché obbliga il candidato a ragionare: leggere un emogas, calcolare l’anion gap, verificare il compenso respiratorio e risalire alla causa. Non è una malattia in sé ma un segno di laboratorio con un significato clinico preciso, che va dalla chetoacidosi diabetica allo shock settico, dalla diarrea profusa all’insufficienza renale. In questo articolo la trattiamo come nei manuali di medicina interna e nefrologia: definizione, fisiopatologia, cause distinte per anion gap, quadro clinico, diagnosi con laboratorio ed emogas, differenziale, trattamento per principi, complicanze e forme tipiche di domanda.

Che cos’è l’acidosi metabolica

L’acidosi metabolica è un processo primitivo caratterizzato dalla riduzione della concentrazione plasmatica di bicarbonato, che tende ad abbassare il pH del sangue. Il termine “acidosi” indica il processo, mentre “acidemia” indica il risultato, cioè un pH ematico inferiore alla norma; la distinzione ha importanza perché un’acidosi metabolica può coesistere con un’alcalosi, e il pH finale dipende dalla somma dei disturbi. Il bicarbonato può ridursi per due meccanismi fondamentali: perché viene consumato per tamponare un eccesso di acidi non volatili, oppure perché viene perso dall’organismo attraverso il rene o l’intestino. Questa dicotomia è la chiave dell’intera classificazione, perché nel primo caso l’anione dell’acido accumulato resta in circolo e aumenta l’anion gap, mentre nel secondo caso il rene trattiene cloro al posto del bicarbonato perduto e l’anion gap resta normale.

Fisiopatologia e compenso

Il pH plasmatico è regolato dal sistema tampone bicarbonato-anidride carbonica, che l’equazione di Henderson-Hasselbalch descrive come rapporto tra bicarbonato, regolato dal rene, e pressione parziale di CO2, regolata dal polmone. Quando il bicarbonato scende, il pH tende a diminuire, e l’organismo mette in atto una risposta a tre livelli. I tamponi intracellulari ed extracellulari agiscono nell’immediato: gli ioni idrogeno entrano nelle cellule in scambio con il potassio, motivo per cui l’acidosi da acidi minerali si accompagna spesso a iperkaliemia. Il compenso respiratorio segue entro minuti: i chemocettori percepiscono l’acidemia e aumentano la ventilazione, la CO2 viene eliminata e il rapporto bicarbonato/CO2 tende a ricomporsi; è il respiro profondo e frequente di Kussmaul. Il compenso è prevedibile: per ogni riduzione del bicarbonato ci si aspetta una riduzione proporzionale della pCO2, descritta dalla formula di Winter; se la pCO2 misurata è più alta dell’attesa, coesiste un’acidosi respiratoria, se è più bassa coesiste un’alcalosi respiratoria. Il compenso non riporta mai il pH alla normalità: la sua funzione è limitare la deviazione. Il rene, infine, nel giro di giorni aumenta l’escrezione di acidi come ammonio e acidità titolabile e rigenera bicarbonato, a meno che il rene stesso non sia la causa del problema.

Cause: anion gap aumentato e normale

L’anion gap è la differenza fra il sodio e la somma di cloro e bicarbonato, e rappresenta gli anioni non misurati, in gran parte albumina e fosfato. Nelle acidosi ad anion gap aumentato un acido organico o esogeno si accumula e il suo anione occupa il posto del bicarbonato consumato. Le cause classiche si ricordano con acronimi mnemonici e comprendono: l’acidosi lattica, la più frequente in ospedale, da ipossia tissutale nello shock, nella sepsi, nell’arresto cardiaco, nelle convulsioni, nell’ischemia mesenterica, o da cause non ipossiche come metformina, insufficienza epatica e alcune neoplasie; la chetoacidosi diabetica, la chetoacidosi alcolica e quella da digiuno; l’insufficienza renale avanzata, in cui si accumulano solfati, fosfati e altri anioni; le intossicazioni da metanolo e glicole etilenico, che producono acidi formico, glicolico e ossalico e si riconoscono per l’osmolar gap aumentato; l’intossicazione da salicilati, che associa acidosi metabolica ad alcalosi respiratoria per stimolazione diretta del centro del respiro; e in condizioni particolari la piroglutammica da paracetamolo cronico e l’acidosi da propilenglicole. Nelle acidosi ad anion gap normale, dette ipercloremiche, il bicarbonato è perso e sostituito da cloro. Le due grandi categorie sono le perdite gastrointestinali, soprattutto la diarrea, ma anche fistole pancreatiche o biliari e derivazioni urinarie ileali, e le perdite renali per acidosi tubulare renale, sia distale (incapacità di acidificare le urine) sia prossimale (incapacità di riassorbire il bicarbonato) sia da ipoaldosteronismo, quest’ultima tipicamente associata a iperkaliemia. Ulteriori cause sono l’infusione di grandi volumi di soluzione fisiologica, gli inibitori dell’anidrasi carbonica e la fase di recupero della chetoacidosi, quando i chetoni sono stati eliminati con le urine e il bicarbonato non è ancora stato rigenerato.

Clinica

Le manifestazioni cliniche sono in larga parte quelle della malattia di base, ma l’acidosi aggiunge segni propri. Il più riconoscibile è il respiro di Kussmaul, profondo e regolare, espressione del compenso respiratorio; nelle forme gravi il paziente riferisce dispnea senza segni di malattia polmonare. A livello cardiovascolare l’acidemia grave riduce la contrattilità miocardica, attenua la risposta alle catecolamine, favorisce la vasodilatazione arteriosa e le aritmie, e contribuisce all’ipotensione nello shock. A livello neurologico compaiono cefalea, confusione, sonnolenza e, nelle forme estreme, coma. Il paziente può presentare nausea, vomito e dolore addominale, come nella chetoacidosi. L’acidosi cronica, tipica dell’insufficienza renale e delle acidosi tubulari, si manifesta invece con demineralizzazione ossea, ritardo di crescita nel bambino, calcolosi e nefrocalcinosi, e catabolismo muscolare. L’esame obiettivo deve cercare i segni della causa: disidratazione, alito chetonico, tachicardia, cute marezzata, segni di intossicazione.

Diagnosi: laboratorio ed emogas

La diagnosi si fonda sull’emogasanalisi integrata dagli elettroliti, e conviene seguire un metodo in passi fissi. Il primo passo è leggere il pH e stabilire se prevale l’acidemia; il secondo è identificare il disturbo primitivo, che nell’acidosi metabolica è il bicarbonato ridotto con pCO2 ridotta per compenso; il terzo è verificare con la formula di Winter che il compenso sia adeguato, per smascherare un disturbo respiratorio associato. Il quarto passo è calcolare l’anion gap, correggendolo per l’albumina, perché l’ipoalbuminemia lo abbassa e può nascondere un accumulo di anioni. Se l’anion gap è aumentato, il quinto passo è confrontare l’incremento dell’anion gap con la riduzione del bicarbonato, il cosiddetto delta-delta: se il bicarbonato è sceso più di quanto sia salito l’anion gap coesiste un’acidosi ipercloremica, se è sceso meno coesiste un’alcalosi metabolica. Il sesto passo cerca la causa con esami mirati: lattato, glicemia e chetoni, creatinina e urea, osmolarità misurata e calcolata per l’osmolar gap nelle intossicazioni, salicilati e tossicologici. Se l’anion gap è normale, la distinzione tra perdita renale e intestinale si affida all’anion gap urinario: negativo quando il rene elimina correttamente ammonio, come nella diarrea, positivo quando il rene non riesce ad acidificare, come nell’acidosi tubulare distale; si esaminano inoltre il pH urinario e il potassio sierico. Il pannello degli elettroliti sierici va sempre completato con il potassio, che nell’acidosi è spesso alto per lo scambio transcellulare ma che, nella chetoacidosi e nella diarrea, nasconde un deficit corporeo totale.

Diagnosi differenziale

La prima distinzione è tra acidosi metabolica e acidosi respiratoria: nella seconda il disturbo primitivo è l’aumento della pCO2 e il bicarbonato sale per compenso. La seconda distinzione è tra le due famiglie di acidosi metabolica secondo l’anion gap. La terza riguarda i disturbi misti, che il concorso propone spesso: acidosi metabolica con alcalosi respiratoria nell’intossicazione da salicilati e nella sepsi con iperventilazione, acidosi metabolica con alcalosi metabolica nel paziente con chetoacidosi che vomita, acidosi metabolica con acidosi respiratoria nell’arresto cardiaco e nell’insufficienza respiratoria grave, dove il pH scende in modo drammatico. Un compenso apparentemente “eccessivo” o “insufficiente” è la spia del disturbo aggiunto. Va infine ricordato che un bicarbonato basso con anion gap normale e pH normale può essere il compenso di un’alcalosi respiratoria cronica, per esempio in gravidanza o in alta quota.

Trattamento per principi

Il principio cardine è trattare la causa, non il numero. Nell’acidosi lattica si ripristina la perfusione e l’ossigenazione dei tessuti: volume, vasopressori se necessario, controllo della fonte settica, rivascolarizzazione dell’ischemia; il lattato viene metabolizzato dal fegato e il bicarbonato si rigenera spontaneamente. Nella chetoacidosi diabetica la correzione avviene con liquidi, insulina e potassio, e il bicarbonato è riservato a rarissimi casi di acidemia estrema. Nelle intossicazioni da metanolo e glicole etilenico si blocca la produzione di metaboliti tossici con fomepizolo o etanolo e si ricorre all’emodialisi; nell’intossicazione da salicilati l’alcalinizzazione urinaria ne favorisce l’eliminazione. Nelle acidosi ipercloremiche da perdita di bicarbonato la terapia sostitutiva con bicarbonato o citrato ha invece un razionale solido, sia nella diarrea grave sia nelle acidosi tubulari e nell’insufficienza renale cronica, dove la correzione dell’acidosi rallenta la progressione del danno e protegge l’osso. L’uso del bicarbonato endovenoso nell’acidosi acuta ad anion gap aumentato è controverso: può peggiorare l’acidosi intracellulare per la produzione di CO2, causare ipernatriemia e sovraccarico di volume, ridurre il calcio ionizzato e spostare a sinistra la curva dell’emoglobina; viene considerato in presenza di acidemia molto grave con compromissione emodinamica, e sempre insieme al trattamento causale. La dialisi è indicata nelle acidosi gravi da insufficienza renale e in alcune intossicazioni. In ogni caso vanno monitorati il potassio, che può crollare durante la correzione, e il calcio.

Complicanze

L’acidemia grave compromette la funzione cardiovascolare con riduzione della gittata, ipotensione refrattaria e aritmie, e riduce l’efficacia delle catecolamine endogene ed esogene. L’iperkaliemia da scambio transcellulare può essere pericolosa, mentre la correzione rapida può precipitare un’ipokaliemia se il deficit corporeo era mascherato. Il compenso respiratorio prolungato affatica i muscoli respiratori, e il paziente che non riesce più a iperventilare precipita in un’acidosi mista. Nella forma cronica le complicanze sono ossee (osteomalacia, osteoporosi), renali (nefrocalcinosi, calcolosi), muscolari e, nel bambino, il ritardo di crescita. La terapia stessa ha complicanze: sovraccarico di volume, ipernatriemia e alcalosi di rimbalzo da bicarbonato, edema cerebrale nella correzione troppo rapida della chetoacidosi, soprattutto nel bambino.

Come cade l’acidosi metabolica al concorso

Le domande sull’acidosi metabolica sono di quattro o cinque tipi ricorrenti. Il primo fornisce un emogas con pH ridotto, bicarbonato ridotto e pCO2 ridotta e chiede di classificare il disturbo, talvolta con un elettrolita in più per far calcolare l’anion gap. Il secondo presenta una situazione clinica e chiede in quale categoria rientri: diarrea profusa e acidosi tubulare come esempi ad anion gap normale, chetoacidosi, acidosi lattica e intossicazioni come esempi ad anion gap aumentato; è la forma più frequente, e il distrattore tipico è il vomito, che dà alcalosi. Il terzo tipo chiede il compenso atteso, cioè l’iperventilazione con riduzione della pCO2, o descrive una pCO2 fuori dall’attesa e chiede quale disturbo associato sia presente. Il quarto tipo riguarda i disturbi misti classici, in particolare i salicilati. Il quinto è di fisiopatologia: perché l’acidosi si accompagna a iperkaliemia, o perché l’anion gap urinario è negativo nella diarrea. Le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia allenano proprio questo ragionamento per passi, con la spiegazione dell’errore contenuto in ciascun distrattore; è utile ripassarle in coppia con l’articolo sull’alcalosi metabolica, perché le due domande sono spesso costruite in modo speculare.

In sintesi

L’acidosi metabolica è la riduzione primitiva del bicarbonato plasmatico, compensata dall’iperventilazione. Si classifica in base all’anion gap: aumentato quando si accumula un acido (lattato, chetoni, insufficienza renale, metanolo, glicole etilenico, salicilati), normale quando si perde bicarbonato per via intestinale o renale. La diagnosi segue un metodo fisso sull’emogas: pH, disturbo primitivo, compenso atteso, anion gap corretto per l’albumina, delta-delta, anion gap urinario e esami mirati alla causa. Il trattamento è causale; il bicarbonato ha indicazione chiara nelle forme da perdita e nelle forme croniche, mentre nelle forme acute ad anion gap aumentato è riservato ai casi più gravi. Al concorso la domanda si vince riconoscendo la categoria, il compenso e la causa.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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