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Concorso SSM

Doping: sostanze, effetti e clinica per il concorso SSM

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Doping: sostanze, effetti e clinica per il concorso SSM

Il doping è l’uso, da parte di chi pratica sport, di sostanze o metodi vietati con lo scopo di alterare la prestazione fisica, oppure di mascherare l’assunzione di sostanze vietate. Per il medico non è soltanto un problema di etica sportiva: è un capitolo di farmacologia, endocrinologia, cardiologia ed ematologia che si presenta in ambulatorio, in pronto soccorso e, con una certa regolarità, nelle domande del Concorso Nazionale SSM. In questo articolo vediamo il tema con il taglio che serve allo studio: definizione, meccanismi, quadri clinici, diagnosi, gestione, prevenzione e aspetti medico-legali.

Che cos’è il doping: definizione e principi

Dal punto di vista clinico conviene pensare al doping come a tre famiglie di interventi. La prima comprende le sostanze che aumentano la massa e la forza muscolare, in particolare gli androgeni e i loro derivati sintetici. La seconda include le sostanze e i metodi che migliorano il trasporto di ossigeno, come l’eritropoietina e le emotrasfusioni. La terza raccoglie i farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale, sul metabolismo o sulla composizione corporea: stimolanti, beta-2 agonisti, diuretici, ormone della crescita, glucocorticoidi e altri ancora.

Le liste delle sostanze proibite sono stabilite dalle autorità antidoping internazionali e aggiornate periodicamente; il criterio generale considera vietata una sostanza quando può migliorare la prestazione, comporta un rischio per la salute dell’atleta e contrasta con lo spirito dello sport. Esistono poi sostanze vietate sempre e altre vietate solo in competizione o solo in determinati sport. Per lo studente non è necessario memorizzare le liste, ma è indispensabile conoscere i meccanismi d’azione e le complicanze delle classi principali, perché è lì che si concentrano le domande cliniche.

Le principali sostanze e il loro meccanismo

Steroidi androgeno-anabolizzanti

Sono derivati del testosterone modificati per aumentare l’effetto anabolico rispetto a quello androgenico, anche se una separazione completa dei due effetti non esiste. Agiscono sul recettore degli androgeni, aumentano la sintesi proteica muscolare, riducono il catabolismo e favoriscono il recupero. Vengono spesso assunti a cicli, in combinazioni di più molecole e a dosi molto superiori a quelle terapeutiche, il che spiega la gravità degli effetti avversi.

Eritropoietina e doping ematico

L’eritropoietina ricombinante e i suoi analoghi stimolano l’eritropoiesi midollare e aumentano la massa eritrocitaria, quindi la capacità di trasporto dell’ossigeno, con vantaggio soprattutto negli sport di resistenza. Lo stesso obiettivo si ottiene con le emotrasfusioni autologhe o omologhe. Il prezzo è l’aumento dell’ematocrito e della viscosità ematica, con rischio di eventi trombotici.

Ormone della crescita, stimolanti, diuretici e altri

L’ormone della crescita e i fattori di crescita insulino-simili vengono usati per gli effetti anabolici e lipolitici. Gli stimolanti, come le amfetamine e la cocaina, riducono la percezione della fatica e aumentano la vigilanza. I diuretici servono a perdere peso rapidamente negli sport divisi per categorie di peso, oppure a diluire le urine per mascherare altre sostanze. I beta-bloccanti sono usati negli sport di precisione per ridurre tremore e frequenza cardiaca. I glucocorticoidi sistemici, infine, vengono sfruttati per l’effetto antinfiammatorio ed euforizzante.

Fisiopatologia degli effetti avversi

Ogni classe ha un profilo di danno che deriva direttamente dal suo meccanismo. Gli androgeni esogeni sopprimono l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi attraverso il feedback negativo su GnRH, LH e FSH: ne derivano atrofia testicolare, oligo-azoospermia e infertilità, con un ipogonadismo che può persistere dopo la sospensione. L’aromatizzazione periferica degli androgeni in estrogeni spiega la ginecomastia. Nella donna prevalgono i segni di virilizzazione, alcuni dei quali, come l’abbassamento del timbro della voce e la clitoridomegalia, possono essere irreversibili.

Sul piano cardiovascolare gli steroidi anabolizzanti peggiorano il profilo lipidico, riducendo il colesterolo HDL e aumentando l’LDL, favoriscono l’ipertensione arteriosa e inducono un’ipertrofia ventricolare sinistra che va distinta dal cuore d’atleta fisiologico e dalla cardiomiopatia ipertrofica. A livello epatico le molecole alchilate in posizione 17-alfa assunte per via orale sono associate a colestasi, peliosi epatica e adenomi. Non vanno dimenticati gli effetti psichiatrici: irritabilità, aggressività, sintomi maniacali durante l’assunzione e depressione alla sospensione.

Il doping ematico produce una policitemia secondaria che, in un quadro di disidratazione da sforzo, aumenta ulteriormente la viscosità: il rischio è quello di trombosi venosa profonda, embolia polmonare, ictus e infarto. Le trasfusioni aggiungono i rischi infettivi e immunologici tipici. Gli stimolanti possono causare aritmie, ischemia miocardica, crisi ipertensive e ipertermia; i diuretici disidratazione e disturbi elettrolitici, in particolare ipokaliemia; l’ormone della crescita, se usato a lungo, quadri simili all’acromegalia e intolleranza glucidica. I glucocorticoidi ad alte dosi riproducono gli effetti di un ipercortisolismo iatrogeno, sovrapponibile per molti aspetti alla sindrome di Cushing.

Il doping in clinica: come si presenta il paziente

Raramente il paziente dichiara spontaneamente l’uso di sostanze. Il sospetto nasce dal quadro: un giovane uomo con massa muscolare sproporzionata, acne severa al tronco, ginecomastia, testicoli ridotti di volume e infertilità; un ematocrito elevato in un atleta di resistenza senza altre cause evidenti; un’ipertensione di nuova insorgenza in un soggetto giovane e allenato; alterazioni degli enzimi epatici o della bilirubina in un frequentatore di palestra. Anche i disturbi dell’umore, le strie cutanee comparse rapidamente e i segni di iniezioni intramuscolari ripetute sono indizi utili.

Un capitolo a parte è quello dell’atleta amatoriale. Il doping non riguarda solo lo sport d’élite: nell’ambito amatoriale e del culturismo l’uso di sostanze acquistate senza controllo, spesso di qualità e dosaggio incerti, espone a rischi persino maggiori, perché manca qualsiasi monitoraggio medico. È proprio in questo contesto che il medico di medicina generale, l’endocrinologo o il medico di pronto soccorso incontrano più spesso le complicanze.

Diagnosi: sospetto clinico e controlli antidoping

Bisogna distinguere due piani. Il primo è la diagnosi clinica delle complicanze, che segue le regole abituali: anamnesi accurata e non giudicante, esame obiettivo mirato, emocromo con ematocrito, profilo lipidico, funzionalità epatica e renale, assetto ormonale con LH, FSH e testosterone, spermiogramma quando indicato, elettrocardiogramma ed ecocardiogramma per valutare l’ipertrofia ventricolare. Il riscontro di gonadotropine soppresse con testosterone elevato orienta verso un androgeno esogeno; gonadotropine soppresse con testosterone basso suggeriscono l’uso di uno steroide sintetico che non viene dosato dal kit di laboratorio, o la fase di sospensione.

Il secondo piano è il controllo antidoping, che avviene su campioni di urina e sangue raccolti secondo procedure standardizzate, con catena di custodia e suddivisione in campione A e B. Le metodiche di laboratorio cercano la sostanza o i suoi metaboliti, oppure ne evidenziano gli effetti indiretti. Per l’eritropoietina e il doping ematico, ad esempio, si usano anche approcci indiretti basati sul monitoraggio longitudinale dei parametri ematologici del singolo atleta, il cosiddetto passaporto biologico: non serve trovare la molecola, ma documentare variazioni incompatibili con la fisiologia di quel soggetto.

Gestione del paziente che fa uso di sostanze dopanti

L’obiettivo clinico è la salute del paziente, non la sanzione. Il primo passo è costruire un rapporto di fiducia, spiegando i rischi concreti in modo chiaro e senza toni moralistici. La sospensione delle sostanze è l’intervento cardine; nel caso degli androgeni va gestita sapendo che l’asse gonadico può impiegare molto tempo a recuperare e che la fase di sospensione si accompagna spesso a calo della libido, astenia e sintomi depressivi, che rappresentano un fattore di ricaduta. In questi casi è opportuna una valutazione endocrinologica ed eventualmente psichiatrica.

Le complicanze si trattano secondo le linee abituali: correzione dei fattori di rischio cardiovascolare, gestione dell’ipertensione, follow-up dell’ipertrofia ventricolare, salasso o semplice sospensione nella policitemia secondaria quando appropriato, trattamento delle trombosi, valutazione epatologica delle lesioni del fegato. La ginecomastia di lunga durata può richiedere un approccio chirurgico. Fondamentale è anche indagare l’uso concomitante di altre sostanze, alcol e farmaci da banco, perché la politossicomania è frequente.

Prevenzione ed educazione

La prevenzione del doping passa per l’informazione corretta, rivolta in particolare agli adolescenti e agli atleti amatoriali, per la formazione di allenatori e famiglie e per il ruolo del medico dello sport nelle visite di idoneità. Un tema delicato è quello degli integratori: prodotti acquistati online o da fonti non controllate possono contenere sostanze vietate non dichiarate in etichetta, con conseguenze sia per la salute sia per la posizione sportiva dell’atleta. L’atleta che necessita di un farmaco incluso nelle liste per una patologia documentata può ricorrere a un’esenzione a fini terapeutici, richiesta seguendo le procedure dell’autorità competente; il medico curante deve conoscere questa possibilità e documentare con precisione diagnosi e terapia.

Aspetti medico-legali del doping

In Italia il doping non è soltanto un illecito sportivo: la normativa nazionale lo considera anche un reato quando si procurano, somministrano, assumono o favoriscono l’utilizzo di sostanze o metodi vietati per alterare le prestazioni agonistiche, con aggravanti quando il fatto riguarda minori o è commesso da chi esercita una professione sanitaria. Accanto alla responsabilità penale esistono la responsabilità disciplinare sportiva, gestita dagli organismi antidoping, e quella deontologica: il codice di deontologia medica vieta al medico di consigliare, prescrivere o somministrare trattamenti finalizzati ad alterare le prestazioni sportive.

Per lo studio non serve ricordare numeri di articoli o di leggi, ma tre concetti: il medico che prescrive sostanze dopanti risponde sul piano penale, deontologico e sportivo; la prescrizione di un farmaco vietato per una reale indicazione terapeutica è lecita ma va documentata e comunicata secondo le regole dell’esenzione; il segreto professionale tutela il paziente, e l’obbligo di referto del sanitario non sussiste quando esporrebbe la persona assistita a un procedimento penale, mentre la posizione è diversa per il medico che opera come pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, tenuto alla denuncia dei reati di cui viene a conoscenza nell’esercizio delle sue funzioni, e quando emergono responsabilità di terzi, come chi ha fornito o somministrato le sostanze.

Come cade il doping al concorso SSM

Al Concorso Nazionale SSM il doping compare soprattutto sotto forma di caso clinico. Lo scenario classico è il giovane culturista con ginecomastia, atrofia testicolare, acne e alterazioni lipidiche, in cui viene chiesto il meccanismo dell’ipogonadismo o il profilo ormonale atteso: LH e FSH bassi. Un’altra variante è il ciclista o il maratoneta con ematocrito elevato e trombosi, dove bisogna riconoscere la policitemia secondaria e distinguerla dalla policitemia vera, che presenta eritropoietina bassa, mentre nell’uso esogeno il dosaggio può risultare variabile. Più raramente compaiono domande di deontologia sull’atteggiamento del medico di fronte alla richiesta di prescrizione di sostanze per migliorare la prestazione.

Gli errori tipici sono ricorrenti. Il primo è confondere ipogonadismo primitivo e secondario: nell’abuso di androgeni l’ipogonadismo è ipogonadotropo, cioè centrale. Il secondo è attribuire automaticamente al cuore d’atleta un’ipertrofia ventricolare sproporzionata in un soggetto che fa uso di steroidi. Il terzo è dimenticare l’aromatizzazione come causa della ginecomastia. Il quarto, nelle domande medico-legali, è pensare che il medico debba sempre segnalare il paziente, ignorando il segreto professionale. Allenarsi su casi clinici di questo tipo, magari con le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, aiuta a riconoscere rapidamente i pattern che il quiz propone.

In sintesi

Il doping è l’uso di sostanze o metodi vietati per alterare la prestazione sportiva e riguarda tanto gli atleti d’élite quanto, e forse soprattutto, gli sportivi amatoriali. Gli steroidi anabolizzanti causano ipogonadismo ipogonadotropo, ginecomastia, dislipidemia, ipertrofia ventricolare, danno epatico e disturbi psichiatrici; il doping ematico porta a policitemia e trombosi; stimolanti, diuretici e glucocorticoidi hanno profili di rischio legati al loro meccanismo. La diagnosi clinica parte dal sospetto e da esami mirati, mentre i controlli antidoping seguono procedure codificate, incluso il passaporto biologico. La gestione mette al centro la salute del paziente, la sospensione e la cura delle complicanze; sul piano medico-legale il medico risponde penalmente, deontologicamente e sportivamente se favorisce il doping. Per il concorso, ricordate il profilo ormonale, la differenza con la policitemia vera e il ruolo del segreto professionale.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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