Occhio rosso: cause, red flags e approccio SSM
6 Ottobre 2026 · Mario Lomele
L’occhio rosso è uno dei motivi di consulto più frequenti in medicina generale e in pronto soccorso, e proprio per questo è insidioso: nella grande maggioranza dei casi si tratta di condizioni benigne come una congiuntivite o un’emorragia sottocongiuntivale, ma una piccola quota nasconde patologie che possono compromettere la vista in poche ore. Per lo studente che prepara il Concorso Nazionale SSM l’obiettivo non è diventare oculista, ma imparare a separare il rosso “tranquillo” da quello “minaccioso” con pochi elementi clinici: dolore, visus, fotofobia, pupilla e distribuzione dell’iperemia. Questa guida è pensata come materiale di studio e segue l’ordine logico con cui il quadro va affrontato al letto del paziente.
Che cos’è l’occhio rosso
Con il termine occhio rosso si indica l’arrossamento della superficie oculare dovuto alla dilatazione dei vasi congiuntivali, episclerali o ciliari, oppure a uno stravaso ematico sotto la congiuntiva. Non è una diagnosi, ma un segno che accomuna patologie della congiuntiva, della cornea, della sclera, dell’uvea anteriore e condizioni che aumentano la pressione intraoculare. Può essere mono o bilaterale, isolato oppure associato a dolore, secrezione, prurito, fotofobia e riduzione dell’acuità visiva.
Dal punto di vista pratico conviene distinguere due grandi gruppi: l’occhio rosso senza dolore significativo e con visus conservato, generalmente benigno, e l’occhio rosso doloroso con calo visivo, che richiede valutazione specialistica urgente. Questa semplice distinzione, applicata con rigore, evita la maggior parte degli errori.
Fisiopatologia e tipi di iperemia
L’aspetto del rossore offre già un indizio sulla sede del problema. L’iperemia congiuntivale è più marcata nei fornici e si attenua verso il limbo; i vasi sono superficiali, mobili con la congiuntiva e impallidiscono con un vasocostrittore topico. È tipica delle congiuntiviti. L’iperemia ciliare (o pericheratica) è invece concentrata attorno al limbo corneale, ha un colore più violaceo e coinvolge vasi profondi: è il segnale di un processo che interessa cornea, iride o corpo ciliare, come cheratiti, uveiti anteriori e glaucoma acuto. L’iperemia mista combina i due aspetti.
L’emorragia sottocongiuntivale è un’area rosso vivo, uniforme, a margini netti, dovuta alla rottura di un piccolo vaso; non è un’iperemia ma uno stravaso. Nella sclerite i vasi profondi sono congesti e il dolore è profondo, terebrante, spesso notturno; nell’episclerite l’arrossamento è settoriale, più superficiale e poco doloroso.
Principali cause di occhio rosso
Le congiuntiviti sono la causa più comune. La forma virale, spesso da adenovirus, dà secrezione acquosa, sensazione di sabbia, linfonodo preauricolare e frequente bilateralizzazione; la batterica produce secrezione mucopurulenta con palpebre incollate al risveglio; l’allergica è dominata dal prurito, spesso bilaterale e stagionale. Nel neonato la congiuntivite neonatale merita un discorso a parte, perché gonococco e clamidia possono causare danni seri e richiedono terapia sistemica.
Le cheratiti interessano la cornea e si presentano con dolore, fotofobia, lacrimazione e calo visivo. I portatori di lenti a contatto sono esposti a cheratiti batteriche, anche da Pseudomonas, e ad Acanthamoeba. La cheratite dendritica da Herpes simplex mostra all’esame con fluoresceina la classica ulcera ramificata; l’herpes zoster oftalmico, soprattutto con vescicole sulla punta del naso (segno di Hutchinson), deve far pensare a un coinvolgimento oculare.
L’uveite anteriore si presenta con dolore, fotofobia, iperemia ciliare, pupilla miotica e talora irregolare per sinechie, cellularità in camera anteriore e precipitati cheratici. È spesso associata a malattie sistemiche come spondiloartriti HLA-B27 correlate, sarcoidosi, malattie infiammatorie intestinali. Il glaucoma acuto ad angolo chiuso è la grande emergenza: dolore oculare intenso, cefalea, nausea e vomito, aloni colorati attorno alle luci, cornea edematosa, pupilla in media midriasi fissa, bulbo duro alla palpazione.
Completano l’elenco l’episclerite, la sclerite (spesso associata ad artrite reumatoide e vasculiti), l’endoftalmite dopo chirurgia o trauma penetrante, i corpi estranei, le abrasioni corneali, le ustioni chimiche, la cheratite da esposizione e le patologie palpebrali come blefarite, orzaiolo e calazio.
Red flags dell’occhio rosso
I segni di allarme sono pochi e vanno memorizzati come una lista di controllo. Il primo è il calo dell’acuità visiva, che non si spiega con la semplice secrezione e non migliora ammiccando. Il secondo è il dolore oculare vero, profondo, diverso dal fastidio superficiale o dalla sensazione di corpo estraneo. Il terzo è la fotofobia marcata. Il quarto è l’iperemia ciliare. Il quinto è un’alterazione pupillare: pupilla fissa in media midriasi (glaucoma acuto) o miotica e irregolare (uveite). Il sesto è l’opacità corneale o un’ulcera visibile con fluoresceina.
A questi si aggiungono il contesto: trauma, esposizione a sostanze chimiche, uso di lenti a contatto, intervento oculistico recente, immunodepressione, neonato. Ognuno di questi elementi trasforma un occhio rosso apparentemente banale in un caso che richiede valutazione oculistica nello stesso giorno.
Approccio diagnostico a step
Il primo step è l’anamnesi: monolateralità o bilateralità, tempo di insorgenza, presenza di dolore e di che tipo, prurito, secrezione e sue caratteristiche, fotofobia, calo visivo, aloni attorno alle luci, uso di lenti a contatto, traumi, esposizioni chimiche, malattie sistemiche, interventi oculari recenti. Il secondo step è la misura dell’acuità visiva, da fare sempre e per prima: è il “segno vitale” dell’occhio e documenta il punto di partenza.
Il terzo step è l’ispezione con una buona luce: distribuzione dell’iperemia, secrezione, palpebre, cornea (trasparente o opaca), camera anteriore (ipopion, ifema), pupille (dimensioni, forma, riflesso fotomotore). Il quarto step è il test con fluoresceina, che evidenzia abrasioni, ulcere e dendriti. In ambito specialistico seguono biomicroscopia con lampada a fessura, tonometria, gonioscopia ed esame del fondo. In caso di ustione chimica l’ordine si inverte: prima l’irrigazione abbondante, poi la valutazione.
Esami iniziali e gestione in urgenza
Nella maggior parte dei casi la diagnosi è clinica. Gli esami mirati comprendono il tampone congiuntivale nelle forme iperacute purulente, nel neonato e nelle forme resistenti; lo scraping corneale per le cheratiti nei portatori di lenti a contatto; la tonometria quando si sospetta glaucoma; esami ematochimici e reumatologici nelle uveiti ricorrenti o nelle scleriti.
La gestione urgente riguarda poche condizioni ad alto rischio. Nell’ustione chimica, specie da alcali, l’irrigazione immediata e prolungata con soluzione fisiologica è la manovra che cambia la prognosi. Nel glaucoma acuto ad angolo chiuso si riduce rapidamente la pressione intraoculare con farmaci ipotonizzanti topici e sistemici, come inibitori dell’anidrasi carbonica e agenti osmotici, seguiti dall’iridotomia laser, eseguita spesso anche sull’occhio controlaterale a scopo preventivo. Nelle cheratiti batteriche si impostano colliri antibiotici intensivi dopo i prelievi; nelle cheratiti erpetiche si usano antivirali, evitando gli steroidi nella fase epiteliale.
Diagnosi differenziale ed errori tipici
Il ragionamento differenziale ruota attorno a pochi assi. Prurito dominante e bilateralità orientano verso l’allergia; secrezione purulenta verso la congiuntivite batterica; secrezione acquosa con adenopatia preauricolare verso la virale. Dolore, fotofobia e iperemia ciliare spostano l’attenzione su cornea e uvea. Pupilla in media midriasi, cornea “a vetro smerigliato” e vomito orientano al glaucoma acuto, che a volte viene scambiato per un quadro gastrointestinale o per una cefalea primaria. Un’emorragia sottocongiuntivale isolata, senza dolore e senza calo visivo, richiede solo di controllare pressione arteriosa ed eventuale terapia anticoagulante se ricorrente.
Gli errori tipici sono ben noti. Prescrivere colliri cortisonici senza diagnosi, rischiando di peggiorare una cheratite erpetica o fungina. Chiamare “congiuntivite” un occhio rosso con calo visivo. Usare la midriasi farmacologica in un paziente con angolo stretto, potenzialmente scatenando una crisi di glaucoma. Dimenticare di misurare il visus. Sottovalutare il dolore oculare in un portatore di lenti a contatto. Non irrigare subito dopo un’ustione chimica perdendo tempo con la visita.
Come cade l’occhio rosso al concorso
L’occhio rosso al concorso compare soprattutto sotto forma di casi clinici con un dettaglio chiave. Il paziente anziano con dolore oculare improvviso serale, vomito, aloni colorati e pupilla fissa semidilatata è il classico glaucoma acuto; la domanda può riguardare la diagnosi, il farmaco da evitare o il trattamento definitivo. Il giovane con lombalgia infiammatoria e occhio rosso doloroso con fotofobia porta all’uveite anteriore associata a HLA-B27. Il portatore di lenti a contatto con dolore e infiltrato corneale suggerisce una cheratite batterica. L’ulcera dendritica alla fluoresceina richiama l’herpes e il divieto di steroidi topici.
Per allenarsi a cogliere il dettaglio che decide la risposta è utile lavorare su domande commentate: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate che spiegano il perché di ogni opzione. Chi è interessato al percorso specialistico può approfondire la specializzazione in oftalmologia, mentre per ripassare l’esame del fondo è utile la scheda sul fondo oculare.
In sintesi
L’occhio rosso è un segno comune con un ventaglio di cause che va dalla congiuntivite autolimitante al glaucoma acuto che minaccia la vista. La chiave è valutare in modo sistematico dolore, visus, fotofobia, tipo di iperemia, cornea e pupilla: un occhio rosso senza dolore e con visus normale è quasi sempre benigno, mentre dolore profondo, calo visivo, iperemia ciliare e pupilla anomala richiedono l’oculista in urgenza. Misurare sempre l’acuità visiva, irrigare subito le ustioni chimiche ed evitare steroidi senza diagnosi sono le regole che proteggono il paziente e che, al concorso, separano la risposta corretta dai distrattori.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
