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Concorso SSM

Stress lavoro correlato: valutazione e clinica

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Stress lavoro correlato: valutazione e clinica

Lo stress lavoro correlato è il rischio psicosociale per eccellenza della medicina del lavoro moderna. A differenza del rumore o delle polveri non si misura con un fonometro o con un campionatore, ma deve comunque essere valutato dal datore di lavoro come tutti gli altri rischi. Per il Concorso SSM e per i concorsi sanitari è un argomento a cavallo tra medicina del lavoro, psichiatria e organizzazione sanitaria. In questo articolo lo trattiamo con un taglio da studio: definizione, fattori di rischio, valutazione, ruoli, quadri clinici, errori tipici e modo in cui compare nei quesiti.

Che cos’è lo stress lavoro correlato

Lo stress è una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni fisiche, psicologiche o sociali, e che consegue al fatto che le persone non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro. Quando la causa di questo squilibrio è il lavoro, cioè il contenuto della mansione, l’organizzazione o il contesto, si parla di stress lavoro correlato. Questa impostazione deriva da un accordo europeo tra le parti sociali, poi recepito in Italia.

Il punto chiave è che non si tratta di una malattia, ma di una condizione di rischio. Una breve esposizione a una pressione intensa non è necessariamente dannosa, e anzi può essere uno stimolo; diventa un problema quando lo squilibrio tra richieste e risorse è prolungato e la persona non riesce a farvi fronte. Il D.Lgs. 81/2008, testo unico sulla sicurezza, include espressamente lo stress lavoro correlato tra i rischi che il datore di lavoro deve valutare, insieme ai rischi riguardanti gruppi particolari di lavoratori, le differenze di genere, l’età e la provenienza da altri Paesi.

Due modelli teorici sono utili da conoscere. Il modello domanda-controllo di Karasek descrive come più a rischio i lavori ad alta domanda e bassa possibilità di decisione, con il sostegno sociale come fattore protettivo. Il modello sforzo-ricompensa di Siegrist pone l’accento sullo squilibrio tra impegno richiesto e ricompense ottenute in termini di retribuzione, stima, sicurezza del posto e prospettive di carriera.

I fattori di rischio dello stress lavoro correlato

I fattori di rischio si raggruppano in due grandi famiglie. Quelli di contenuto del lavoro riguardano l’ambiente e le attrezzature, la pianificazione dei compiti, il carico e il ritmo di lavoro, l’orario e i turni, in particolare il lavoro notturno e i turni irregolari. Quelli di contesto del lavoro riguardano la cultura organizzativa, il ruolo nell’organizzazione con eventuali ambiguità o conflitti di ruolo, l’evoluzione della carriera, l’autonomia decisionale, le relazioni interpersonali, l’interfaccia tra vita privata e lavoro.

A questi si aggiungono gli eventi sentinella, cioè indicatori oggettivi che suggeriscono un problema organizzativo: aumento di assenze per malattia, elevato turnover, procedimenti disciplinari, segnalazioni del medico competente, lamentele formalizzate dei lavoratori, infortuni ripetuti. Nelle strutture sanitarie i fattori più rilevanti sono il carico emotivo del contatto con la sofferenza, i turni notturni, la carenza di personale, il conflitto tra richieste dei pazienti e risorse disponibili e le aggressioni da parte di utenti.

Area Esempi di fattori
Contenuto del lavoro Carico eccessivo o insufficiente, ritmi imposti, turni notturni, compiti monotoni o frammentati
Contesto del lavoro Ruolo ambiguo, scarsa autonomia, conflitti, mancanza di riconoscimento, insicurezza del posto
Eventi sentinella Assenze, turnover, infortuni, segnalazioni del medico competente, contenziosi

Come si valuta: il metodo e i ruoli

La valutazione dello stress lavoro correlato è un obbligo del datore di lavoro, che la effettua nell’ambito della valutazione di tutti i rischi, con la collaborazione del RSPP e del medico competente, previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. La metodologia indicata a livello nazionale prevede una valutazione per gruppi omogenei di lavoratori, non per singoli individui, e si articola in due fasi.

La valutazione preliminare è obbligatoria e si basa su indicatori oggettivi e verificabili: eventi sentinella, fattori di contenuto e fattori di contesto, rilevati spesso con liste di controllo. Se non emergono elementi di rischio, si riporta l’esito nel documento di valutazione e si prevede un piano di monitoraggio. Se invece emergono elementi di rischio, si pianificano e adottano interventi correttivi e, se questi si rivelano inefficaci, si procede alla valutazione approfondita, che indaga la percezione soggettiva dei lavoratori con strumenti come questionari, focus group o interviste semistrutturate.

Il medico competente ha un ruolo specifico: partecipa alla valutazione, porta i dati aggregati della sorveglianza sanitaria come possibili indicatori e, nel caso del singolo lavoratore che manifesta disagio, può effettuare la visita su richiesta, inviare a consulenza specialistica e formulare un giudizio di idoneità con eventuali limitazioni, ad esempio sul lavoro notturno. Non è però suo compito “curare” lo stress organizzativo con interventi individuali: la prevenzione primaria è organizzativa.

Effetti sulla salute ed esempi clinici

Lo stress lavoro correlato prolungato si associa a un ampio spettro di effetti. Sul piano psichico si osservano irritabilità, difficoltà di concentrazione, insonnia, disturbi d’ansia, quadri depressivi fino alla depressione maggiore e, in contesti esposti a eventi traumatici, disturbi post-traumatici. Sul piano somatico sono descritti disturbi gastrointestinali, cefalea, disturbi muscoloscheletrici e un aumento del rischio cardiovascolare, con relazioni studiate con l’ipertensione arteriosa e la cardiopatia ischemica. Sul piano comportamentale aumentano fumo, consumo di alcol e uso improprio di farmaci, con un possibile scivolamento verso il disturbo da uso di alcol.

Un esempio clinico tipico: un addetto a un call center con obiettivi di produttività rigidi, controllo continuo delle prestazioni e nessuna possibilità di organizzare le pause riferisce da mesi insonnia, cefalea tensiva e irritabilità, e ha aumentato le assenze. Il medico competente lo visita su richiesta, esclude cause organiche evidenti, lo invia a una valutazione specialistica se compaiono segni di un disturbo psichiatrico strutturato e, soprattutto, segnala al datore di lavoro, in forma aggregata e anonima, che il gruppo omogeneo mostra indicatori di rischio. Il secondo esempio è un’infermiera di pronto soccorso vittima di un’aggressione fisica: l’evento acuto va gestito come infortunio, mentre il rischio di aggressioni ricorrenti rientra nella valutazione dei rischi psicosociali.

Stress, burnout e mobbing: le differenze

Lo stress è la condizione generale di squilibrio. Il burnout è una sindrome specifica, tipica delle professioni d’aiuto, caratterizzata da esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale, che deriva da uno stress cronico non gestito. Il mobbing, invece, è un comportamento vessatorio, sistematico e prolungato, diretto contro un lavoratore da parte di colleghi o superiori, con finalità di emarginazione: non è un fattore organizzativo generico ma una condotta, che può avere rilievo disciplinare e giudiziario. I quesiti mettono spesso a confronto questi tre concetti.

Errori tipici sullo stress lavoro correlato

Il primo errore è considerarlo un problema individuale, legato alla fragilità del singolo: la normativa lo inquadra come rischio organizzativo, valutato per gruppi omogenei. Il secondo errore è credere che la valutazione spetti al medico competente o a uno psicologo: l’obbligo è del datore di lavoro, che si avvale di RSPP, medico competente e consultazione del rappresentante dei lavoratori. Il terzo errore è pensare che la valutazione approfondita sia sempre obbligatoria: è prevista quando gli interventi correttivi seguiti alla valutazione preliminare risultano inefficaci.

Il quarto errore è confondere lo stress con la diagnosi psichiatrica: lo stress non è una malattia, ma un fattore di rischio che può portare a disturbi diagnosticabili. Il quinto è ritenere che i turni notturni siano solo un problema di sonno: rientrano tra i fattori di contenuto del lavoro e richiedono sorveglianza sanitaria specifica.

Come cade lo stress lavoro correlato al concorso

Al Concorso SSM le domande sullo stress lavoro correlato sono soprattutto di principio: chi effettua la valutazione, se è per gruppi omogenei o per singoli, quali sono le due fasi, quali indicatori rientrano negli eventi sentinella, quale modello teorico descrive la combinazione di alta domanda e basso controllo. Più raramente il tema entra in un caso clinico psichiatrico, dove bisogna riconoscere un disturbo dell’adattamento o una depressione in un contesto lavorativo e scegliere la condotta corretta.

Nei concorsi per infermieri e OSS il tema si lega alla gestione dei turni, alle aggressioni in servizio e al burnout. In entrambi i casi conviene allenarsi su domande che giocano sulle differenze tra ruoli e definizioni, ad esempio con le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, dove le spiegazioni mostrano perché un distrattore plausibile è sbagliato.

In sintesi

Lo stress lavoro correlato è uno squilibrio prolungato tra richieste del lavoro e risorse della persona, inquadrato come rischio da valutare al pari degli altri dal D.Lgs. 81/2008. La valutazione spetta al datore di lavoro, con RSPP e medico competente, si fa per gruppi omogenei e prevede una fase preliminare obbligatoria basata su indicatori oggettivi e, se gli interventi correttivi non bastano, una fase approfondita sulla percezione dei lavoratori. Gli effetti vanno dall’insonnia ai disturbi d’ansia e depressivi, fino al rischio cardiovascolare. Al concorso servono le definizioni precise e la differenza con burnout e mobbing.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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