Test di Allen: come si esegue prima del prelievo arterioso
5 Ottobre 2026 · Mario Lomele
Il test di Allen è la manovra con cui, prima di pungere o incannulare l’arteria radiale, si verifica che la mano riceva sangue a sufficienza anche dall’arteria ulnare. È un gesto rapido, che si impara al primo tirocinio in reparto e che si ripete prima di un’emogasanalisi arteriosa, del posizionamento di una cannula per la pressione invasiva o di una procedura per via radiale. Al Concorso SSM compare come domanda di semeiotica vascolare e dentro casi clinici di terapia intensiva e cardiologia: vediamo come si esegue, cosa misura davvero, quanto vale e dove si sbaglia.
Che cos’è il test di Allen
La mano è irrorata da due arterie principali, la radiale e l’ulnare, che nel palmo si uniscono formando gli archi palmari superficiale e profondo. Grazie a questi archi, se una delle due arterie si chiude, l’altra può in genere mantenere da sola la perfusione delle dita. Il test di Allen valuta proprio questo circolo collaterale: si occludono entrambe le arterie, si svuota la mano di sangue e poi si libera una sola arteria, osservando quanto rapidamente la mano torna rosea.
La versione originale fu descritta nella prima metà del Novecento da Edgar Allen per studiare le arteriopatie occlusive della mano, in particolare la tromboangioite obliterante. Quella che si usa oggi in reparto è una versione modificata, adattata alla valutazione del circolo ulnare prima delle procedure sulla radiale; nei testi viene chiamata spesso “test di Allen modificato”.
Come si esegue il test di Allen
La sequenza è semplice, ma ogni passaggio conta:
- si chiede al paziente di stringere con forza il pugno per alcuni secondi, in modo da spremere il sangue dalla mano; se il paziente non collabora, si può sollevare la mano e chiuderla passivamente;
- l’esaminatore comprime contemporaneamente l’arteria radiale e l’arteria ulnare al polso, con le dita, occludendole entrambe;
- il paziente apre la mano, che appare pallida;
- mantenendo compressa la radiale, l’esaminatore rilascia la compressione sull’arteria ulnare;
- si osserva il tempo necessario perché il colore roseo ritorni sul palmo e sulle dita, compreso il pollice.
Se la mano si ricolora rapidamente, in genere entro pochi secondi, il circolo collaterale ulnare è considerato adeguato e il test si definisce normale o, secondo alcuni testi, “positivo per pervietà”. Se il ritorno del colore è lento o incompleto, il circolo ulnare è considerato insufficiente e la puntura o cannulazione della radiale di quel lato andrebbe evitata. Le soglie di tempo proposte variano fra gli autori, e proprio questa variabilità è uno dei limiti del test. Si può ripetere la manovra liberando la radiale per valutare il contributo di quest’ultima.
Un dettaglio tecnico spesso trascurato: durante l’apertura della mano le dita non devono essere iperestese, perché l’iperestensione stira la cute del palmo e la fa apparire pallida anche quando il flusso è presente, generando un falso risultato anormale.
Il significato fisiopatologico
Il test di Allen non misura il flusso in modo quantitativo: misura in modo indiretto il riempimento capillare della mano quando è perfusa da una sola arteria. Il tempo di ricolorazione riflette la pervietà dell’arteria ulnare e la continuità degli archi palmari. Esistono infatti varianti anatomiche in cui l’arco palmare superficiale è incompleto e la radiale e l’ulnare irrorano territori diversi senza una vera comunicazione: in questi soggetti un’occlusione della radiale potrebbe, in teoria, compromettere la perfusione del pollice e dell’indice.
Il razionale clinico è quindi la prevenzione dell’ischemia della mano, una complicanza rara ma grave della cannulazione arteriosa, che può derivare da trombosi, spasmo o embolizzazione distale.
Quando si esegue: prelievo arterioso e cannulazione radiale
Le situazioni in cui il test di Allen viene tradizionalmente raccomandato sono diverse. La più comune è il prelievo per l’emogasanalisi, in cui l’arteria radiale è il sito di prima scelta perché è superficiale, facilmente comprimibile e dotata di circolo collaterale. Poi c’è il posizionamento di un catetere arterioso per il monitoraggio continuo della pressione e per prelievi ripetuti, frequente in terapia intensiva, in anestesia e nella gestione dello shock. Altri contesti sono le procedure di cardiologia interventistica eseguite per via radiale, il prelievo dell’arteria radiale come condotto per il bypass aortocoronarico e il confezionamento di fistole artero-venose per l’emodialisi.
Se il test indica un circolo collaterale insufficiente, si sceglie in genere l’altra mano o un altro sito, come l’arteria femorale o brachiale per il prelievo, ricordando che queste sedi hanno rischi propri e, nel caso della brachiale, un circolo collaterale meno favorevole.
Le patologie che alterano il test
Un test di Allen anormale può derivare da varianti anatomiche congenite, ma anche da malattie che occludono le arterie della mano o dell’avambraccio. Fra le più rilevanti:
- la malattia di Buerger, la tromboangioite obliterante dei giovani fumatori, per la quale il test era stato originariamente proposto;
- la sclerodermia e le altre connettiviti con vasculopatia digitale, spesso associate a un fenomeno di Raynaud secondario;
- le occlusioni post-traumatiche o iatrogene, per esempio dopo precedenti cannulazioni o procedure per via radiale;
- le embolie periferiche, come quelle da fibrillazione atriale o da sorgenti cardiache;
- la sindrome del martello ipotenare, legata a traumi ripetuti sul palmo che danneggiano l’arteria ulnare;
- l’aterosclerosi avanzata e la calcificazione vascolare, come nei pazienti diabetici o in dialisi.
In questi casi l’esame clinico va completato con la palpazione accurata del polso arterioso radiale e ulnare e, quando serve, con l’eco-color-doppler, che documenta la pervietà dei vasi e la direzione del flusso negli archi palmari.
Valore e limiti del test di Allen
Il test ha il pregio di essere rapido, gratuito e eseguibile al letto del paziente. Per decenni è stato raccomandato come passaggio obbligato prima di qualsiasi puntura radiale e resta parte della buona pratica in molti protocolli.
I limiti sono però sostanziali. Il giudizio sul ritorno del colore è soggettivo, varia fra esaminatori e dipende dall’illuminazione e dal colore della cute. Le soglie di tempo non sono uniformi. Il test richiede la collaborazione del paziente, che manca in chi è sedato, incosciente o non comprende le istruzioni. Soprattutto, la sua capacità di prevedere le complicanze ischemiche dopo cannulazione si è dimostrata limitata: un test anormale non significa necessariamente che si svilupperà ischemia, e un test normale non la esclude del tutto. Per questo alcuni centri lo integrano o lo sostituiscono con metodi più oggettivi, come la pletismografia o la saturimetria applicata al pollice durante la compressione radiale, oppure con l’eco-doppler, soprattutto prima di procedure maggiori.
Come cade il test di Allen al concorso
Al Concorso SSM le domande sul test di Allen sono di due tipi. Quelle dirette chiedono che cosa valuta il test (il circolo collaterale dell’arteria ulnare e la pervietà degli archi palmari), quando eseguirlo (prima di prelievo o cannulazione radiale) e come interpretarlo (ricolorazione rapida dopo il rilascio dell’ulnare). Quelle inserite in casi clinici descrivono un paziente in terapia intensiva o in pronto soccorso che deve eseguire un’emogasanalisi o ricevere una linea arteriosa, e chiedono quale manovra eseguire prima della puntura.
Gli errori tipici sono ricorrenti. Il primo è invertire l’arteria rilasciata: per valutare la sicurezza di una puntura radiale si rilascia l’ulnare, non la radiale. Il secondo è confondere il test di Allen con le manovre per la sindrome dello stretto toracico, come il test di Adson, che valutano la compressione dell’arteria succlavia con variazioni del polso radiale durante movimenti del capo e del braccio. Il terzo è attribuire al test una capacità predittiva assoluta. Il quarto è dimenticare l’iperestensione delle dita come causa di falso risultato anormale.
Questi dettagli si fissano meglio lavorando su casi completi: le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia spiegano il perché di ogni risposta, comprese le opzioni sbagliate.
In sintesi
Il test di Allen valuta il circolo collaterale della mano: si fa stringere il pugno, si comprimono radiale e ulnare, si fa aprire la mano pallida e si rilascia solo l’ulnare, osservando quanto velocemente la mano si ricolora. Un ritorno rapido del colore indica un circolo ulnare adeguato e consente con maggiore sicurezza il prelievo arterioso o la cannulazione della radiale; un ritorno lento suggerisce di scegliere un altro sito. Il test è semplice ma soggettivo e ha una capacità predittiva limitata, per cui nelle procedure maggiori si integra con pletismografia o eco-doppler. Ai quiz conviene ricordare la sequenza, l’arteria da rilasciare, le patologie che lo alterano e i suoi limiti.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
