Clono: del piede e della rotula, significato e quiz SSM
5 Ottobre 2026 · Mario Lomele
Il clono è una serie di contrazioni muscolari ritmiche, involontarie, che compaiono quando si stira bruscamente un muscolo e si mantiene la tensione. Si cerca soprattutto alla caviglia e alla rotula, ed è uno dei segni più affidabili di iperreflessia, cioè di quella esagerazione dei riflessi di stiramento che accompagna le lesioni del primo motoneurone. Per lo studente e per il medico che preparano il Concorso SSM è un argomento che torna in neurologia, in tossicologia e in medicina d’urgenza: vediamo come si evoca, cosa significa, a quali patologie rimanda e quali errori si fanno più spesso nei quiz.
Che cos’è il clono
Il clono è un’oscillazione ritmica e ripetuta di un segmento corporeo, provocata da uno stiramento passivo improvviso e sostenuto del muscolo. Ogni contrazione stira a sua volta l’antagonista o lo stesso muscolo al rilasciamento, innescando un nuovo riflesso: il risultato è una sequenza di scosse a frequenza relativamente costante, che continua finché si mantiene lo stiramento o si esaurisce dopo alcune oscillazioni.
Si distingue tradizionalmente fra clono esauribile, che si limita a poche scosse e poi si spegne, e clono inesauribile o sostenuto, che persiste finché l’esaminatore mantiene la pressione. Poche scosse simmetriche possono essere osservate anche in persone sane con riflessi vivaci, soprattutto se tese o ansiose; il clono sostenuto, invece, è considerato patologico e indica di norma una lesione delle vie corticospinali.
Come si evoca il clono del piede
Il clono del piede, o clono achilleo, è il più ricercato. Il paziente è supino e rilassato; l’esaminatore flette leggermente anca e ginocchio sostenendo il polpaccio con una mano, così da detendere la muscolatura. Con l’altra mano afferra la pianta del piede e imprime una dorsiflessione brusca della caviglia, mantenendo poi una pressione costante verso l’alto.
Se il clono è presente, il piede inizia a oscillare in flessione plantare e dorsale in modo ritmico, perché il tricipite surale, stirato, si contrae, si rilascia, viene di nuovo stirato e si contrae ancora. È buona norma contare le oscillazioni e ripetere la manovra su entrambi i lati: un clono sostenuto o asimmetrico ha un valore molto maggiore di qualche scossa isolata e simmetrica.
Come si evoca il clono della rotula
Il clono della rotula si ricerca con il paziente supino e l’arto inferiore esteso e rilassato. L’esaminatore afferra la rotula fra pollice e indice, al suo margine superiore, e la spinge bruscamente verso il basso, cioè in direzione distale, mantenendo poi la spinta. Lo stiramento improvviso del quadricipite provoca, se vi è iperreflessia, una serie di contrazioni ritmiche che fanno sobbalzare la rotula verso l’alto e verso il basso.
Il clono rotuleo è meno frequente di quello achilleo e, quando presente, indica in genere un’iperreflessia marcata. Esistono anche cloni in altri distretti, per esempio al polso o alla mandibola, ma hanno un ruolo minore nella pratica e nei quiz, con l’eccezione del clono oculare, di cui parleremo a proposito della tossicità serotoninergica.
Significato fisiopatologico
Il clono nasce dall’arco riflesso miotatico, quello stesso circuito che produce i riflessi osteotendinei: fuso neuromuscolare, fibre afferenti, motoneurone alfa e muscolo. In condizioni normali l’eccitabilità di questo circuito è modulata dalle vie discendenti, che mantengono un’inibizione di fondo. Quando le vie corticospinali sono lese, l’inibizione si riduce, il motoneurone diventa più eccitabile e il riflesso, anziché esaurirsi dopo una singola contrazione, si autoalimenta.
Per questo il clono si colloca all’estremo di una scala continua: riflessi normali, riflessi vivaci, riflessi con area reflessogena allargata e diffusione ai muscoli vicini, fino al clono vero e proprio. Insieme alla spasticità “a coltello a serramanico”, al segno di Babinski e al riflesso di Hoffmann, fa parte della sindrome del primo motoneurone. È importante ricordare che nelle lesioni acute, per esempio subito dopo un trauma midollare o un ictus, può esserci una fase iniziale di ipotonia e iporeflessia, e che il clono compare solo nelle settimane successive.
Patologie associate
Il clono sostenuto si incontra in tutte le condizioni che danneggiano le vie corticospinali, a qualunque livello:
- lesioni encefaliche: esiti di ictus ischemico o emorragico, tumori, traumi, con clono controlaterale alla lesione;
- lesioni midollari: mielopatia cervicale, traumi, tumori e la compressione midollare, in cui il clono si associa a un livello sensitivo e a disturbi sfinterici;
- malattie demielinizzanti, in particolare la sclerosi multipla, dove il clono fa parte del quadro spastico degli arti inferiori;
- malattie del motoneurone, in cui i segni del primo motoneurone coesistono con atrofia e fascicolazioni;
- paraparesi spastiche ereditarie e altre malattie degenerative del sistema piramidale.
Esiste poi un gruppo di condizioni in cui il clono è il segno di una iperattività neuromuscolare diffusa, non di una lesione strutturale. La più importante per il concorso è la sindrome serotoninergica, nella quale il clono inducibile, il clono spontaneo e il clono oculare sono elementi centrali dei criteri diagnostici, insieme a ipertermia, agitazione, diaforesi e iperreflessia, più marcata agli arti inferiori. Clono e iperreflessia possono comparire anche in alcune intossicazioni, nell’astinenza da sostanze sedative e in condizioni metaboliche che aumentano l’eccitabilità neuronale.
Valore e limiti del segno
Il clono sostenuto è uno dei segni più specifici di iperreflessia patologica. Rispetto a un riflesso semplicemente “vivace”, che dipende molto dalla soggettività dell’esaminatore e dallo stato emotivo del paziente, il clono inesauribile è un dato più oggettivo, facile da documentare e da confrontare nel tempo. Un clono asimmetrico ha un valore localizzatorio, perché indica il lato colpito.
I limiti vanno conosciuti. Poche scosse simmetriche ed esauribili possono essere normali, soprattutto nei giovani e nei soggetti ansiosi. Il clono può mancare nelle fasi acute di una lesione, quando prevale lo shock spinale, e nei pazienti con neuropatia periferica associata, in cui l’arco riflesso afferente è danneggiato. Inoltre la tecnica conta: se il paziente non è rilassato o se lo stiramento non è mantenuto, il clono può non comparire. Infine, il clono da solo non distingue fra una lesione strutturale e una iperattività tossico-metabolica: la differenza la fanno il contesto, la distribuzione e gli altri segni.
Come cade il clono al concorso
Nel Concorso SSM il clono compare in due tipi di domande. Nel primo tipo è un elemento di un quadro neurologico: un paziente con paraparesi, iperreflessia, Babinski bilaterale e clono achilleo sostenuto, di cui si chiede la sede della lesione o la natura (primo motoneurone). Nel secondo tipo è un elemento di un quadro tossicologico: un paziente in terapia con un antidepressivo SSRI che assume un secondo farmaco serotoninergico e presenta agitazione, febbre, sudorazione, midriasi e clono inducibile alla caviglia. La risposta corretta riguarda il riconoscimento della sindrome serotoninergica e la sospensione dei farmaci responsabili.
Gli errori tipici sono questi. Il primo è attribuire il clono a una lesione del secondo motoneurone o dei nervi periferici, che invece danno iporeflessia. Il secondo è confondere la sindrome serotoninergica con la sindrome neurolettica maligna: quest’ultima si sviluppa più lentamente, si associa a rigidità “a tubo di piombo” e bradicinesia, con riflessi normali o ridotti e senza clono; il clono e l’iperreflessia orientano invece verso la tossicità serotoninergica. Il terzo è confondere il clono con il tremore o con l’asterixis, che è una perdita brusca e intermittente del tono posturale, tipica delle encefalopatie metaboliche, e non una risposta ritmica allo stiramento. Il quarto è considerare patologiche poche scosse simmetriche in un soggetto senza altri segni.
Per esercitarsi su queste distinzioni, che nei quiz si giocano su un dettaglio, sono utili i casi della Piattaforma Accademia, con simulazioni commentate che spiegano perché ogni distrattore è sbagliato. Una revisione dell’esame neurologico nel suo insieme aiuta a collocare il clono nel quadro corretto.
Diagnosi differenziale dei movimenti ritmici
Non tutto ciò che oscilla è clono. Il tremore è un movimento ritmico che non richiede uno stiramento e può essere a riposo, posturale o d’azione. Le mioclonie sono scosse brevi, improvvise, spesso irregolari, che possono essere spontanee o evocate da stimoli diversi dallo stiramento. Le crisi epilettiche focali motorie possono dare scosse cloniche ritmiche di un arto, ma non dipendono da una manovra dell’esaminatore e spesso si accompagnano ad alterazioni della coscienza o a una fase postcritica. Il brivido, infine, è un’attività muscolare diffusa legata alla termoregolazione.
La regola pratica è semplice: il clono vero è evocato da uno stiramento brusco e mantenuto, ha frequenza regolare, si attenua o cessa quando si rilascia la tensione, e si accompagna di solito agli altri segni di iperreflessia.
In sintesi
Il clono è una serie di contrazioni ritmiche evocate da uno stiramento improvviso e mantenuto, ricercato soprattutto alla caviglia, con la dorsiflessione brusca del piede, e alla rotula, con la spinta distale. Il clono sostenuto è un segno di iperreflessia patologica e appartiene alla sindrome del primo motoneurone, insieme a spasticità, Babinski e Hoffmann; compare in ictus, lesioni midollari, sclerosi multipla e malattie del motoneurone, ma anche nella sindrome serotoninergica. Poche scosse simmetriche possono essere normali, e il segno può mancare nelle fasi acute. Ai quiz conviene ricordare la manovra, il significato di primo motoneurone e la distinzione con sindrome neurolettica maligna, tremore e asterixis.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
