Antrace: forme cliniche, bioterrorismo e terapia per l’SSM
1 Ottobre 2026 · Mario Lomele
L’antrace, chiamato anche carbonchio, è una zoonosi causata da Bacillus anthracis, un batterio sporigeno che colpisce soprattutto gli erbivori e che raggiunge l’uomo attraverso la cute, le vie respiratorie o il tubo digerente. Nei quiz del Concorso SSM è un argomento che unisce microbiologia, clinica e sanità pubblica: l’escara nera indolore della forma cutanea, l’allargamento del mediastino nella forma inalatoria e il ruolo dell’agente nel bioterrorismo sono i tre pilastri su cui ruotano le domande.
Che cos’è l’antrace
Bacillus anthracis è un grosso bacillo Gram-positivo, aerobio o anaerobio facoltativo, immobile, che al microscopio tende a disporsi in lunghe catene con aspetto a canna di bambù. La sua caratteristica fondamentale è la capacità di formare spore estremamente resistenti, in grado di sopravvivere per decenni nel suolo, al calore moderato, all’essiccamento e a molti disinfettanti. Sono le spore, non il batterio vegetativo, la forma infettante.
La virulenza dipende da due elementi codificati su plasmidi. Il primo è una capsula di acido poli-D-glutammico, unica perché formata da un polipeptide anziché da polisaccaridi, che protegge il batterio dalla fagocitosi. Il secondo è un sistema di tossine composto da tre proteine: l’antigene protettivo, che lega la superficie cellulare e consente l’ingresso delle altre due componenti; il fattore letale, una metalloproteasi che altera le vie di segnalazione cellulare e provoca morte cellulare e shock; il fattore edemigeno, un’adenilato ciclasi che aumenta l’AMP ciclico intracellulare e causa l’imponente edema tipico delle lesioni. La combinazione fra antigene protettivo e fattore edemigeno forma la tossina edemigena, quella fra antigene protettivo e fattore letale la tossina letale.
Trasmissione e categorie a rischio
Il serbatoio è rappresentato dal suolo contaminato e dagli erbivori domestici e selvatici, come bovini, ovini, caprini ed equini, che si infettano ingerendo le spore al pascolo. L’uomo si infetta per contatto con animali malati o con i loro prodotti (pelli, lana, peli, ossa, carni), per inalazione di spore sospese nell’aria o per ingestione di carne contaminata e poco cotta. È stata descritta anche una forma da iniezione in persone che usano eroina contaminata da spore.
Le categorie storicamente più esposte sono allevatori, veterinari, macellatori, conciatori e lavoratori della lana: non a caso la forma inalatoria era nota in passato come malattia dei cardatori di lana. La trasmissione interumana non avviene in modo significativo, e questo ha ricadute pratiche: il paziente non richiede isolamento respiratorio, ma solo le precauzioni standard, con attenzione alle secrezioni delle lesioni cutanee.
Le forme cliniche dell’antrace
Antrace cutaneo
È di gran lunga la forma più frequente e quella con la prognosi migliore se trattata. Dopo un’incubazione di pochi giorni, nel punto di contatto, di solito su mani, braccia, collo o viso, compare una papula pruriginosa che evolve in una vescicola, poi in un’ulcera circondata da vescicole satelliti e infine in un’escara nera, secca, caratteristicamente indolore. Il nome carbonchio deriva proprio dal colore nero dell’escara. Attorno alla lesione si sviluppa un edema esteso, gelatinoso, non improntabile e sproporzionato rispetto alle dimensioni della lesione, effetto della tossina edemigena. Possono associarsi linfoadenopatia regionale e sintomi sistemici. L’indolenza dell’escara è il dettaglio che distingue questa lesione da una cellulite infettiva o da un foruncolo, che sono dolorosi.
Antrace inalatorio
È la forma più grave. Le spore inalate vengono fagocitate dai macrofagi alveolari e trasportate ai linfonodi mediastinici, dove germinano. Ne deriva una mediastinite emorragica, più che una vera polmonite. Il decorso è tipicamente bifasico: una prima fase aspecifica simil-influenzale, con febbre, malessere, tosse secca e dolore toracico, talora seguita da un breve apparente miglioramento, e poi un brusco peggioramento con dispnea grave, sudorazione, cianosi, shock e insufficienza respiratoria. Il reperto radiologico classico è l’allargamento del mediastino alla radiografia del torace, spesso con versamento pleurico emorragico; la TC documenta le adenopatie mediastiniche iperdense. Per la diagnosi differenziale delle masse mediastiniche è utile ripassare la linfoadenopatia mediastinica.
Antrace gastrointestinale
Deriva dall’ingestione di carne contaminata poco cotta. Può interessare l’orofaringe, con ulcere, edema del collo e linfoadenopatie cervicali, oppure l’intestino, con nausea, vomito, dolore addominale, ematemesi, diarrea ematica, ascite e, nei casi gravi, perforazione e shock. È rara nei Paesi industrializzati ma possibile dove si consumano carni di animali morti per malattia.
Antrace da iniezione e complicanze
La forma da iniezione si presenta con infezione grave dei tessuti molli nel sito di iniezione, edema massivo, spesso senza escara, e rischio di sindrome compartimentale e shock. Qualunque forma può evolvere in batteriemia e sepsi. Una complicanza temibile è la meningite emorragica, con liquor ematico, che peggiora drasticamente la prognosi e va sempre sospettata e ricercata, anche con puntura lombare, nei casi sistemici.
Diagnosi
La diagnosi si basa sull’isolamento di B. anthracis da materiale clinico (liquido vescicolare, biopsia dell’escara, sangue, liquido pleurico o liquor) e sulla PCR. All’esame microscopico si osservano grossi bacilli Gram-positivi in catene, capsulati; in coltura le colonie sono non emolitiche, con aspetto descritto a testa di medusa. Il laboratorio va avvisato del sospetto, sia per le precauzioni di biosicurezza sia per l’attivazione dei laboratori di riferimento. Nella forma inalatoria, emocolture positive per un bacillo Gram-positivo in un paziente con mediastino allargato e senza fattori di rischio evidenti devono far pensare all’antrace finché non è dimostrato il contrario. La malattia rientra fra le malattie a notifica obbligatoria, e un singolo caso inalatorio è da considerare un possibile evento intenzionale fino a prova contraria.
Terapia e profilassi
Nell’antrace cutaneo non complicato si utilizzano per via orale ciprofloxacina o doxiciclina; la durata si estende se si sospetta un’esposizione per aerosol, come in un contesto bioterroristico. Nelle forme sistemiche, inalatorie, gastrointestinali o meningee la terapia è endovenosa e combinata: un battericida come un fluorochinolone o un carbapenemico, associato a un inibitore della sintesi proteica come linezolid o clindamicina, che riduce la produzione di tossine. Per un ripasso della classe è utile la scheda sui chinoloni. Sono disponibili anche anticorpi monoclonali diretti contro l’antigene protettivo, da associare agli antibiotici nelle forme gravi. Il drenaggio del versamento pleurico migliora l’esito della forma inalatoria.
Dopo un’esposizione a spore per via aerea, la profilassi post-esposizione prevede un ciclo antibiotico prolungato, di settimane, con ciprofloxacina o doxiciclina, eventualmente associato alla vaccinazione, perché le spore possono restare quiescenti nei polmoni e germinare a distanza di tempo. Le lesioni cutanee non vanno incise o drenate, e la terapia antibiotica non accelera la caduta dell’escara, che evolve comunque nel suo tempo, ma riduce il rischio di disseminazione.
Come cade l’antrace al concorso
Al Concorso SSM l’antrace viene proposto con tre scenari tipici. Il primo è un allevatore o un lavoratore delle pelli con una lesione ulcerata coperta da escara nera indolore e un edema esteso attorno; la domanda chiede l’agente o la terapia. Il secondo è un paziente con quadro simil-influenzale rapidamente evoluto in shock, con mediastino allargato alla radiografia: la parola chiave è mediastinite emorragica. Il terzo è un quesito di sanità pubblica sugli agenti del bioterrorismo, nel quale l’antrace compare insieme a peste, tularemia, botulismo e vaiolo, e la richiesta può riguardare la contagiosità interumana (assente) o la profilassi post-esposizione.
Le domande di microbiologia chiedono invece la composizione della capsula (poli-D-glutammato, non polisaccaride) o la funzione delle tre componenti della tossina. Per abituarsi a distinguere questi scenari nel tempo della prova sono utili le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, con la spiegazione di ogni risposta.
Errori tipici ai quiz
Il primo errore è descrivere l’escara come dolorosa: l’indolenza è un tratto distintivo. Il secondo è considerare l’antrace inalatorio una polmonite lobare: la lesione dominante è mediastinica ed emorragica. Il terzo è proporre l’isolamento respiratorio o la profilassi dei contatti familiari come per una malattia contagiosa: il rischio riguarda chi è stato esposto alla stessa fonte di spore, non chi ha avuto contatti con il malato. Il quarto è attribuire la capsula a un polisaccaride, mentre è un polipeptide di acido D-glutammico. Infine, attenzione a non incidere le lesioni cutanee e a non confondere il carbonchio con il favo o il foruncolo, chiamati in modo simile nel linguaggio comune.
In sintesi
L’antrace è una zoonosi da Bacillus anthracis, bacillo Gram-positivo sporigeno con capsula polipeptidica e un sistema di tossine composto da antigene protettivo, fattore letale e fattore edemigeno. Si acquisisce per contatto con animali e loro prodotti, inalazione o ingestione di spore, senza trasmissione interumana significativa. La forma cutanea, la più frequente, dà un’escara nera indolore con edema esteso; quella inalatoria provoca una mediastinite emorragica con mediastino allargato e alta letalità; quella gastrointestinale colpisce orofaringe o intestino. Tutte possono complicarsi con sepsi e meningite emorragica. La terapia si basa su fluorochinoloni o doxiciclina nelle forme lievi e su associazioni endovenose con un inibitore della sintesi proteica, più antitossine, nelle forme gravi. È un agente di bioterrorismo e una malattia a notifica obbligatoria.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
