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Concorso SSM

Giardiasi: trasmissione, clinica, diagnosi e terapia

1 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Giardiasi: trasmissione, clinica, diagnosi e terapia

La giardiasi è l’infezione intestinale causata dal protozoo flagellato Giardia lamblia, chiamato anche Giardia intestinalis o Giardia duodenalis. È una delle parassitosi intestinali più diffuse al mondo, anche nei Paesi industrializzati, e per il Concorso SSM è importante sotto più aspetti: la trasmissione con l’acqua, la diarrea con malassorbimento, il legame con le immunodeficienze umorali e la terapia con i nitroimidazolici.

Che cos’è la giardiasi

Giardia è un protozoo con due forme. Il trofozoite è la forma vegetativa che vive nel lume del duodeno e del digiuno prossimale: ha una forma a pera, due nuclei che al microscopio ricordano due occhi, quattro paia di flagelli e un disco ventrale adesivo con cui si attacca all’orletto a spazzola degli enterociti. La cisti è la forma di resistenza, ovale, con quattro nuclei nella forma matura, ed è quella eliminata con le feci e responsabile del contagio. Le cisti sono molto resistenti nell’ambiente, sopravvivono a lungo nell’acqua fredda e tollerano le concentrazioni di cloro usate abitualmente per l’acqua potabile.

Il parassita non invade la mucosa. Il danno è legato all’adesione dei trofozoiti, all’accorciamento dei microvilli, alla riduzione degli enzimi dell’orletto a spazzola come la lattasi, all’aumento della permeabilità epiteliale e all’alterazione della secrezione. Il risultato è un malassorbimento di grassi, carboidrati e vitamine liposolubili, con diarrea che non presenta sangue né leucociti nelle feci.

Trasmissione e fattori di rischio

La trasmissione è oro-fecale. La carica infettante è bassa: bastano poche cisti per causare l’infezione. Le vie principali sono l’acqua contaminata, compresa quella di torrenti e laghi bevuta senza trattamento da escursionisti e campeggiatori, gli alimenti contaminati e il contatto interpersonale. Sono a rischio i bambini negli asili, i loro familiari, i viaggiatori in aree con scarse condizioni igieniche, chi pratica rapporti sessuali con contatto oro-anale e chi lavora in comunità chiuse. Numerosi mammiferi possono ospitare Giardia, e il ruolo zoonotico, per esempio da castori o animali domestici, è discusso ma possibile per alcuni genotipi.

Tra i fattori dell’ospite, l’elemento più importante per i quiz è il deficit dell’immunità umorale. L’immunodeficienza comune variabile, il deficit selettivo di IgA e l’agammaglobulinemia legata all’X predispongono a forme croniche, recidivanti e di difficile eradicazione, perché le IgA secretorie hanno un ruolo centrale nel controllo del parassita. L’ipocloridria, anche da farmaci, facilita l’infezione.

Clinica: dall’infezione silente al malassorbimento

Molte infezioni sono asintomatiche, e i portatori asintomatici eliminano cisti contribuendo alla diffusione. Nelle forme sintomatiche, dopo un’incubazione di una o due settimane compaiono diarrea acquosa, feci untuose, voluminose e maleodoranti che galleggiano, crampi addominali, meteorismo e flatulenza importante, eruttazioni con odore sulfureo, nausea, inappetenza e calo ponderale. La febbre è assente o modesta, il vomito è poco frequente. Il quadro acuto si risolve spesso in alcune settimane, ma una parte dei pazienti sviluppa una forma cronica.

La forma cronica è caratterizzata da feci molli intermittenti, astenia, perdita di peso e segni di malassorbimento, con possibili carenze di vitamina B12, folati, vitamine liposolubili e ferro. Nei bambini l’infezione cronica può compromettere la crescita. Dopo l’eradicazione può persistere per settimane un’intolleranza secondaria al lattosio, da non confondere con il fallimento terapeutico. In una parte dei pazienti si sviluppano disturbi funzionali post-infettivi simili alla sindrome dell’intestino irritabile.

Il decorso dipende molto dall’ospite. Nei bambini piccoli che frequentano comunità l’infezione è frequente e spesso ricorrente, con reinfezioni dall’ambiente familiare; nei pazienti con deficit anticorpale la diarrea può durare mesi, con calo di peso marcato e risposta parziale ai farmaci. Nei viaggiatori il quadro compare tipicamente al rientro, a distanza di una o due settimane dall’esposizione, e per questo la diarrea che persiste oltre i primi giorni dopo un viaggio deve far includere la giardiasi tra le ipotesi, insieme alle cause batteriche e alle altre parassitosi. Anche nei pazienti con fibrosi cistica o ipocloridria il rischio di forme sintomatiche è maggiore.

Diagnosi della giardiasi

La diagnosi si basa sulla ricerca del parassita o dei suoi antigeni nelle feci. L’esame parassitologico microscopico delle feci evidenzia cisti e, nelle feci diarroiche, trofozoiti; poiché l’escrezione è intermittente, si raccomandano più campioni raccolti in giorni diversi per aumentare la sensibilità. Oggi si usano molto i test antigenici fecali, immunoenzimatici o immunocromatografici, e i test molecolari con PCR, spesso inseriti in pannelli multiplex per gli enteropatogeni: sono più sensibili e meno operatore-dipendenti della microscopia.

Un tempo si ricorreva all’aspirato duodenale o al test del filo (Entero-Test) per raccogliere i trofozoiti. Oggi la biopsia duodenale in corso di endoscopia è riservata ai casi atipici o a quelli in cui si cercano altre diagnosi, ma può mostrare trofozoiti adesi alla superficie mucosa e, nei pazienti con immunodeficienza comune variabile, iperplasia linfoide nodulare. Gli esami ematici mostrano in genere assenza di eosinofilia, utile per distinguere la giardiasi dalle elmintiasi con fase tissutale. La calprotectina fecale non è tipicamente elevata, coerente con l’assenza di infiammazione invasiva.

Terapia e prevenzione

I farmaci più usati sono i nitroimidazolici. Il metronidazolo per alcuni giorni è il farmaco storico; il tinidazolo in dose singola ha efficacia elevata ed è comodo per l’aderenza. Alternative sono la nitazoxanide, usata anche in pediatria, e l’albendazolo. In gravidanza la scelta è delicata e si considera la paromomicina, poco assorbita, specie nel primo trimestre. Nei casi refrattari si valutano la ripetizione con farmaco di classe diversa o combinazioni, e la ricerca di una immunodeficienza sottostante o di una reinfezione da contatti familiari non trattati.

Dei nitroimidazolici bisogna ricordare gli effetti collaterali: gusto metallico, nausea, effetto antabuse con l’alcol, e raramente neuropatia periferica con trattamenti prolungati. I portatori asintomatici di solito non si trattano nei Paesi a bassa endemia, salvo situazioni particolari come chi lavora con alimenti, chi assiste bambini o persone a rischio, e i familiari di donne in gravidanza o di pazienti immunodepressi.

La prevenzione si basa sull’igiene delle mani, sulla corretta gestione delle acque, sull’ebollizione o filtrazione dell’acqua di superficie prima di berla e sull’attenzione nelle comunità infantili. La semplice clorazione può non bastare a inattivare le cisti.

Diagnosi differenziale ed errori tipici ai quiz

La giardiasi va distinta dalle altre cause di diarrea cronica con malassorbimento. La celiachia dà un quadro clinico e istologico simile, con atrofia dei villi, e si distingue con la sierologia anti-transglutaminasi e la risposta alla dieta senza glutine; va ricordato che il deficit selettivo di IgA predispone sia alla giardiasi sia a falsi negativi della sierologia IgA per celiachia. Altre diagnosi differenziali sono la criptosporidiosi, soprattutto nell’immunodepresso, la ciclosporiasi, l’intolleranza al lattosio primitiva, l’insufficienza pancreatica esocrina, la sovracrescita batterica e le malattie infiammatorie croniche intestinali.

Gli errori tipici: cercare sangue nelle feci o immaginare un quadro dissenterico, che è invece tipico dell’amebiasi e delle infezioni batteriche invasive; aspettarsi eosinofilia, che manca; non pensare a un’immunodeficienza umorale davanti a giardiasi recidivanti in un adulto con infezioni respiratorie ricorrenti; dimenticare l’interazione del metronidazolo con l’alcol. Un’altra trappola è interpretare come fallimento del trattamento la diarrea dopo latte e latticini, che spesso è un’intolleranza al lattosio transitoria.

Come cade la giardiasi al concorso

Il caso clinico classico descrive un escursionista che ha bevuto acqua di torrente, oppure un bambino che frequenta l’asilo, con diarrea non ematica, feci grasse e maleodoranti, meteorismo e calo di peso da settimane. Le domande chiedono l’agente più probabile, il test diagnostico o il farmaco. Una variante più raffinata presenta un adulto con polmoniti e sinusiti ricorrenti e giardiasi recidivante, e chiede quale alterazione immunologica sospettare: bassi livelli di immunoglobuline, come nell’immunodeficienza comune variabile.

Le parassitosi intestinali si prestano molto ai quesiti di confronto: allenarsi con le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia aiuta a fissare le differenze tra giardiasi, amebiasi e criptosporidiosi.

In sintesi

La giardiasi è un’infezione del piccolo intestino da Giardia lamblia, trasmessa per via oro-fecale soprattutto con acqua contaminata, con cisti resistenti al cloro e bassa carica infettante. Provoca diarrea non ematica, steatorrea, meteorismo e, nelle forme croniche, malassorbimento e calo ponderale, senza eosinofilia. Si diagnostica con antigeni fecali, PCR o esame microscopico ripetuto, si tratta con tinidazolo, metronidazolo o nitazoxanide, e quando è recidivante deve far pensare a un deficit dell’immunità umorale.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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