Linfoma di Burkitt: t(8;14), MYC e lisi tumorale
1 Ottobre 2026 · Mario Lomele
Il linfoma di Burkitt è un linfoma non Hodgkin a cellule B altamente aggressivo, noto per essere uno dei tumori umani a crescita più rapida. Le sue cellule si dividono così velocemente che la massa può raddoppiare in pochi giorni, ma proprio questa caratteristica lo rende anche molto sensibile alla chemioterapia intensiva, con buone probabilità di guarigione soprattutto nei bambini. Al Concorso SSM è il linfoma della traslocazione t(8;14), dell’oncogene MYC, del quadro istologico “a cielo stellato” e della sindrome da lisi tumorale, quattro concetti che ricorrono in moltissime domande.
Che cos’è il linfoma di Burkitt
Il linfoma di Burkitt è una neoplasia di linfociti B maturi di origine centro-germinativa, appartenente al gruppo dei linfomi non Hodgkin aggressivi. Prende il nome dal chirurgo che lo descrisse nei bambini africani a metà del secolo scorso, osservando grosse masse della mandibola. Si distinguono tre forme epidemiologiche, con caratteristiche cliniche differenti ma la stessa biologia di base.
La forma endemica si osserva nell’Africa equatoriale e in Nuova Guinea, nelle aree dove la malaria è endemica, colpisce bambini e si associa quasi sempre al virus di Epstein-Barr; le sedi tipiche sono la mandibola, le ossa del viso e l’orbita. La forma sporadica è quella dei Paesi occidentali, colpisce bambini e giovani adulti, si associa all’EBV solo in una minoranza dei casi e interessa più spesso l’addome, in particolare la regione ileocecale. La forma associata a immunodeficienza si presenta soprattutto nei pazienti con infezione da HIV, spesso con conta di CD4 non ancora molto bassa, e più raramente nei trapiantati; coinvolge frequentemente linfonodi e midollo osseo.
Istologia e biologia molecolare: t(8;14) e MYC
La lesione genetica che definisce il Burkitt è la traslocazione dell’oncogene MYC, sul cromosoma 8, in una regione dei geni delle immunoglobuline. Nella maggior parte dei casi si tratta della t(8;14), che porta MYC accanto al locus della catena pesante IGH; nei restanti casi le varianti t(2;8) e t(8;22) coinvolgono i loci delle catene leggere kappa e lambda. MYC è un fattore di trascrizione che stimola la crescita, il metabolismo e la proliferazione cellulare: la sua attivazione costitutiva spinge le cellule a dividersi continuamente. Nel linfoma follicolare l’oncogene della t(14;18) blocca la morte cellulare; nel Burkitt la t(8;14) accelera la proliferazione. Questa contrapposizione è uno degli strumenti più utili per ricordare le due malattie.
Al microscopio il tumore è formato da una popolazione monotona di cellule B di media taglia, con nucleo rotondo, più nucleoli e citoplasma basofilo con vacuoli lipidici. Fra le cellule tumorali si trovano numerosi macrofagi a corpi tingibili, che fagocitano le cellule apoptotiche: il loro citoplasma chiaro spicca sullo sfondo scuro dei linfociti, creando il caratteristico aspetto a cielo stellato (starry sky). Il fenotipo è CD19, CD20, CD10 e BCL6 positivo, mentre BCL2 è negativo o debole. L’indice proliferativo Ki-67 è vicino al 100%, uno dei pochi numeri che nel Burkitt vale la pena ricordare perché lo caratterizza.
Esistono linfomi aggressivi a grandi cellule B con riarrangiamento sia di MYC sia di BCL2, detti in passato “double hit”, che vanno distinti dal Burkitt per prognosi e terapia.
Come si presenta: la clinica
La caratteristica comune a tutte le forme è la crescita rapidissima, con sintomi che si sviluppano in giorni o poche settimane. Nella forma endemica il quadro tipico è una tumefazione della mandibola o della mascella che deforma il viso, con perdita dei denti e possibile proptosi.
Nella forma sporadica il paziente si presenta di solito con una massa addominale voluminosa, dolore, distensione, ascite, nausea e vomito, talvolta con sanguinamento intestinale o perforazione. Nel bambino una massa che coinvolge la parete dell’ileo terminale può fare da “testa” di un’invaginazione intestinale: un’invaginazione al di fuori della tipica età del lattante deve far sospettare una causa organica come il Burkitt. Altre sedi coinvolte sono ovaie, reni, mammelle, anello del Waldeyer e linfonodi.
Il sistema nervoso centrale e il midollo osseo sono coinvolti con una certa frequenza, soprattutto nelle forme avanzate e associate a immunodeficienza, con paralisi dei nervi cranici, segni meningei o citopenie. Quando l’infiltrazione midollare è estesa il quadro si sovrappone a quello di una leucemia acuta a cellule B mature. Possono esserci sintomi B, e l’LDH e l’acido urico sono spesso molto elevati già alla presentazione.
Diagnosi e stadiazione
La diagnosi richiede una biopsia della massa o di un linfonodo, con istologia, immunoistochimica e dimostrazione del riarrangiamento di MYC con FISH o citogenetica. Data la velocità di crescita, il percorso diagnostico deve essere rapido: è una delle poche situazioni in oncologia in cui si parla di urgenza diagnostica e terapeutica. Quando c’è un versamento pleurico o un’ascite, l’esame citologico e la citofluorimetria del liquido possono fornire una diagnosi senza interventi invasivi.
La stadiazione comprende TC o PET-TC, aspirato e biopsia osteomidollare, puntura lombare con esame del liquor per cercare l’infiltrazione meningea e sierologia per HIV, che va eseguita in tutti i pazienti. Nei bambini si usano sistemi di stadiazione pediatrici specifici, negli adulti la classificazione di Ann Arbor-Lugano. Gli esami ematochimici di base, con funzione renale, elettroliti, acido urico, fosforo, calcio e LDH, servono anche a valutare il rischio di lisi tumorale.
La sindrome da lisi tumorale
Il Burkitt è il prototipo dei tumori a rischio di sindrome da lisi tumorale, che può comparire spontaneamente ma soprattutto all’inizio della chemioterapia, quando un gran numero di cellule muore in poco tempo e rilascia il proprio contenuto nel sangue. Le alterazioni tipiche sono iperuricemia, iperkaliemia, iperfosfatemia e ipocalcemia secondaria, con il rischio di insufficienza renale acuta per precipitazione di acido urico e fosfato di calcio nei tubuli, aritmie e convulsioni.
La prevenzione si basa su idratazione abbondante per mantenere una diuresi elevata, su farmaci ipouricemizzanti e su un monitoraggio frequente di elettroliti e funzione renale. Nei pazienti ad alto rischio, come quelli con Burkitt voluminoso, si preferisce la rasburicase, un enzima ricombinante che trasforma l’acido urico in allantoina, molto più solubile; è controindicata nel deficit di G6PD per il rischio di emolisi e metaemoglobinemia. L’allopurinolo impedisce la formazione di nuovo acido urico ma non elimina quello già presente, e si usa nei pazienti a rischio più basso. Spesso si inizia con una fase di chemioterapia a bassa intensità proprio per ridurre gradualmente la massa tumorale. Nei casi gravi può servire la dialisi.
Terapia
Il Burkitt richiede una chemioterapia intensiva, a breve intervallo fra i cicli e di durata relativamente breve, con farmaci multipli fra cui ciclofosfamide, vincristina, doxorubicina, metotrexato ad alte dosi, citarabina ed etoposide, associati al rituximab. La profilassi del sistema nervoso centrale con metotrexato intratecale e farmaci sistemici che superano la barriera ematoencefalica è parte integrante del trattamento. Gli schemi standard usati per il linfoma diffuso a grandi cellule, come il semplice R-CHOP, sono insufficienti. Nei pazienti con HIV si associa la terapia antiretrovirale. Il ruolo della chirurgia è limitato alla diagnosi e alla gestione delle complicanze, come perforazione od occlusione.
Come cade il linfoma di Burkitt al concorso
Il caso clinico tipico descrive un ragazzo con una massa addominale comparsa in poche settimane, LDH molto elevato, e una biopsia con aspetto a cielo stellato e Ki-67 vicino al 100%. Le domande collegate chiedono la traslocazione (t(8;14)), l’oncogene (MYC), il virus associato alla forma endemica (EBV) o la complicanza più temibile all’inizio della chemioterapia (sindrome da lisi tumorale), insieme agli elettroliti alterati.
Gli errori più frequenti sono cinque. Confondere la t(8;14) con la t(14;18) del linfoma follicolare o la t(11;14) del linfoma mantellare. Attribuire l’aspetto a cielo stellato alle cellule tumorali anziché ai macrofagi. Indicare ipocalcemia invece di ipercalcemia, o il contrario: nella lisi tumorale il calcio è basso. Dimenticare che la rasburicase è controindicata nel deficit di G6PD. Pensare che un linfoma così aggressivo abbia per forza prognosi infausta, mentre con la terapia intensiva molti pazienti guariscono. Le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia propongono questi confronti fra linfomi in forma di casi clinici, con spiegazione di ogni alternativa.
In sintesi
Il linfoma di Burkitt è un linfoma B maturo altamente aggressivo, definito dalla traslocazione di MYC, nella maggior parte dei casi t(8;14). Ha tre forme: endemica, con EBV e masse mandibolari, sporadica, con masse addominali, e associata a immunodeficienza. Mostra un aspetto a cielo stellato e un Ki-67 quasi totale. Cresce in giorni, coinvolge spesso midollo e sistema nervoso centrale ed espone alla sindrome da lisi tumorale, da prevenire con idratazione e rasburicase. La chemioterapia intensiva con rituximab e profilassi del sistema nervoso centrale offre buone probabilità di guarigione.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
