Iscrizioni aperte al Corso Annuale SSM 2027 · Formula Prima Scelta: paghi solo se entriScopri di più

Concorso SSM

Corpo estraneo oculare: valutazione e gestione

1 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Corpo estraneo oculare: valutazione e gestione

Il corpo estraneo oculare è una delle cause più comuni di accesso in pronto soccorso per problemi agli occhi: un granello di polvere, una scheggia metallica, un frammento vegetale o di vetro si deposita sulla superficie dell’occhio o, nei casi più gravi, la attraversa. La grande maggioranza dei casi è superficiale e si risolve in pochi minuti con una rimozione corretta, ma una minoranza nasconde una ferita penetrante che, se non riconosciuta, può portare alla perdita della vista. Per il Concorso SSM conta proprio questa distinzione, insieme ai gesti da fare e soprattutto a quelli da evitare. In questo articolo vediamo meccanismi, segni d’allarme, uso della fluoresceina, gestione ed errori tipici.

Che cos’è un corpo estraneo oculare

Con questo termine si indica qualsiasi materiale esterno che entra in contatto con il bulbo oculare o con gli annessi e vi rimane. Può essere congiuntivale, quando si deposita sulla congiuntiva bulbare o, molto spesso, sotto la palpebra superiore; corneale, quando si incastra nell’epitelio o nello stroma della cornea; intraoculare, quando attraversa la parete del bulbo e si ferma in camera anteriore, nel cristallino, nel vitreo o sulla retina; orbitario, quando penetra nei tessuti dell’orbita intorno al bulbo.

Il meccanismo racconta molto. Un granello trasportato dal vento in una giornata ventosa resta quasi sempre in superficie. Una scheggia proiettata ad alta velocità, come accade martellando metallo su metallo, usando smerigliatrici, trapani o tosaerba, può invece penetrare la cornea o la sclera lasciando una porta d’ingresso minima e sintomi sorprendentemente modesti. Per questo l’anamnesi lavorativa, con la domanda sugli occhiali protettivi, è parte essenziale della valutazione.

Sintomi e segni: superficiale contro penetrante

Il corpo estraneo superficiale provoca sensazione di sabbia nell’occhio, dolore che aumenta con l’ammiccamento, lacrimazione abbondante, fotofobia, arrossamento e talvolta visione lievemente offuscata. Il dolore trae beneficio dall’instillazione di un anestetico topico, cosa che aiuta anche a distinguere il dolore di superficie da quello di origine più profonda.

Alcuni segni devono far sospettare una lesione penetrante: un meccanismo ad alta velocità, una riduzione importante dell’acuità visiva, una pupilla irregolare o a forma di goccia che punta verso la sede della ferita, una camera anteriore poco profonda, la presenza di sangue in camera anteriore, il prolasso di tessuto uveale scuro attraverso una ferita, un’emorragia sottocongiuntivale estesa e rilevata, un bulbo che appare ipotonico. Anche una ferita palpebrale a tutto spessore deve far pensare a un danno del bulbo sottostante. In presenza di uno solo di questi elementi l’approccio cambia completamente.

Valutazione: visus, eversione palpebrale e fluoresceina

Il primo dato da registrare è sempre l’acuità visiva di ciascun occhio, anche in pronto soccorso e anche in modo approssimativo: ha valore clinico e medico-legale. Segue l’ispezione con una buona illuminazione e, quando possibile, con la lampada a fessura. Se si sospetta un corpo estraneo non visibile, la palpebra superiore va evertita: molti frammenti si annidano nel solco sottotarsale e, a ogni ammiccamento, graffiano la cornea producendo abrasioni lineari verticali molto caratteristiche. Questa manovra è sempre controindicata se si sospetta una ferita penetrante.

La fluoresceina è un colorante che si fissa dove l’epitelio corneale manca e appare verde brillante sotto la luce blu cobalto. Permette di vedere abrasioni, ulcerazioni e corpi estranei piccoli. Ha anche un uso più fine nel test di Seidel: si applica il colorante concentrato sulla sospetta ferita e si osserva se l’umore acqueo che fuoriesce lo diluisce formando un rivolo scuro all’interno della macchia verde. Un test positivo indica una ferita a tutto spessore. La fluoresceina è inoltre utile nella diagnosi differenziale con altre cause di occhio rosso e doloroso, come la cheratite dendritica, che mostra le tipiche lesioni ramificate, o l’ulcera corneale infettiva, specie nei portatori di lenti a contatto.

Nel sospetto di un corpo estraneo intraoculare o orbitario l’esame di scelta è la TC delle orbite a strato sottile. La risonanza magnetica è controindicata quando il frammento può essere metallico, perché il campo magnetico può mobilizzarlo e causare ulteriori danni. L’ecografia oculare può essere utile in mani esperte ma va evitata se il bulbo è aperto, per non esercitare pressione.

Gestione del corpo estraneo oculare superficiale

Dopo l’instillazione di un anestetico topico, uno degli anestetici locali in collirio, si può tentare l’irrigazione con soluzione fisiologica, che rimuove i corpi estranei non incastrati. Se il frammento è adeso, si rimuove con un tampone di cotone inumidito sulla congiuntiva oppure, sulla cornea, con la punta di un ago sottile tenuto tangente alla superficie, sotto ingrandimento e con il paziente ben fermo. I frammenti metallici lasciano spesso un alone di ruggine che può richiedere una rimozione con strumenti dedicati, talvolta nei giorni successivi da parte dell’oculista.

Dopo la rimozione si verifica con la fluoresceina l’eventuale abrasione residua e la si tratta con un antibiotico topico a scopo profilattico, analgesia per bocca ed eventualmente un cicloplegico per ridurre lo spasmo ciliare doloroso. Nei portatori di lenti a contatto si sceglie un antibiotico attivo anche contro Pseudomonas e si sospende l’uso delle lenti; in questi pazienti il bendaggio occlusivo va evitato per il rischio di infezione. Il bendaggio, in generale, non è più considerato necessario per le abrasioni semplici. Il controllo a breve distanza è opportuno per le lesioni centrali, ampie o con anello di ruggine residuo.

Gestione della lesione penetrante

Quando si sospetta un bulbo aperto la regola è proteggere e trasferire. Si applica uno schermo rigido che appoggi sulle ossa dell’orbita senza toccare il bulbo, si evita qualsiasi pressione, non si rimuovono gli oggetti infissi, non si instillano colliri né pomate, non si evertono le palpebre e non si eseguono manovre di misurazione della pressione oculare. Il paziente va tenuto a digiuno in vista dell’intervento, con la testa sollevata, e vanno trattati il dolore e la nausea, perché il vomito e lo sforzo aumentano la pressione intraoculare e possono favorire l’espulsione del contenuto del bulbo.

Si aggiornano la profilassi antitetanica e, secondo i protocolli, si avvia una profilassi antibiotica sistemica per ridurre il rischio di endoftalmite post-traumatica, che è più frequente con frammenti vegetali o contaminati da terra. La consulenza oculistica è urgente e la riparazione chirurgica avviene in sala operatoria. Le complicanze a distanza comprendono la cataratta traumatica, il distacco di retina, l’infiammazione cronica, l’oftalmia simpatica, cioè un’uveite che colpisce anche l’occhio sano, e le reazioni tossiche ai metalli trattenuti, come la siderosi da ferro e la calcosi da rame. Chi vuole approfondire il percorso professionale di questo ambito può leggere la scheda sulla specializzazione in oftalmologia.

Che cosa non fare

Ci sono errori che si ripetono sia nella pratica sia nelle domande. Non bisogna prescrivere colliri anestetici da usare a domicilio: il loro uso ripetuto ritarda la guarigione dell’epitelio e può provocare cheratopatie gravi. Non si devono usare cortisonici topici in un’abrasione o in una lesione di origine incerta, perché favoriscono le infezioni. Non bisogna tentare di rimuovere un corpo estraneo profondo o infisso in pronto soccorso, né richiedere una risonanza magnetica senza aver escluso un frammento metallico. Non va dimenticato il visus, né va sottovalutato un meccanismo ad alta velocità solo perché la ferita sembra minuscola. Infine, un’ustione chimica non è un corpo estraneo: richiede irrigazione abbondante e immediata prima di qualsiasi altra valutazione.

Come cade il corpo estraneo oculare al concorso

Gli scenari tipici descrivono un operaio che lavorava con una smerigliatrice senza occhiali e lamenta fastidio modesto con una piccola ferita corneale e pupilla irregolare: la risposta corretta prevede schermo rigido, niente colliri, TC delle orbite e consulenza oculistica urgente, non la rimozione in pronto soccorso né la risonanza. Altri casi descrivono abrasioni lineari verticali alla fluoresceina e chiedono la manovra da eseguire: l’eversione della palpebra superiore. Altri ancora chiedono il significato di un test di Seidel positivo.

Gli errori più comuni sono fidarsi dell’assenza di dolore intenso, bendare con pressione un occhio con bulbo aperto, consegnare l’anestetico al paziente per casa, usare steroidi in un occhio con lesione epiteliale, dimenticare il tetano. Per esercitarti con casi di oculistica d’urgenza puoi usare la Piattaforma Accademia, dove le simulazioni commentate spiegano perché ogni alternativa è giusta o sbagliata.

In sintesi

Il corpo estraneo oculare può essere congiuntivale, corneale, intraoculare od orbitario. Il meccanismo, il visus e alcuni segni, come pupilla irregolare, camera anteriore bassa, ifema e test di Seidel positivo, separano le forme superficiali da quelle penetranti. Le prime si gestiscono con anestetico topico, irrigazione, rimozione delicata, fluoresceina, antibiotico topico e controllo; le seconde con schermo rigido senza pressione, nessun collirio, TC delle orbite, profilassi antitetanica e antibiotica e chirurgia urgente. Protocolli e farmaci vanno verificati sulle linee guida vigenti.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

← Torna a tutte le notizie

Scrivici su WhatsApp