Iscrizioni aperte al Corso Annuale SSM 2027 · Formula Prima Scelta: paghi solo se entriScopri di più

Concorso SSM

Laringite ipoglottica: clinica e terapia per l’SSM

30 Settembre 2026 · Mario Lomele

Laringite ipoglottica: clinica e terapia per l’SSM

La laringite ipoglottica è una delle urgenze respiratorie più frequenti dell’età pediatrica e uno degli argomenti che ogni candidato al Concorso SSM deve saper riconoscere in pochi secondi: un bambino piccolo che la notte si sveglia con tosse abbaiante, voce rauca e stridore inspiratorio. Dietro un quadro così caratteristico si nascondono però diverse trappole da quiz, a partire dalla distinzione con l’epiglottite, fino alla scelta corretta fra corticosteroide e adrenalina nebulizzata. In questo articolo ripercorriamo la patologia con l’ordine di un manuale: definizione, eziologia, fisiopatologia, clinica, diagnosi, terapia, segni d’allarme ed errori tipici.

Che cos’è la laringite ipoglottica

Con il termine laringite ipoglottica, o laringotracheite acuta, si indica un’infiammazione acuta, quasi sempre virale, della mucosa della laringe nella regione sottoglottica, spesso estesa alla trachea. Nel linguaggio clinico corrente è il quadro che viene chiamato croup virale, e sul sito trovi una scheda dedicata al crup che inquadra l’intera famiglia delle sindromi laringee ostruttive. La regione sottoglottica è il punto più stretto delle vie aeree del bambino ed è circondata dall’anello cricoideo, completo e inestensibile: l’edema della mucosa non può espandersi verso l’esterno e riduce direttamente il lume. Poiché la resistenza al flusso aumenta in modo molto marcato al ridursi del raggio, anche un edema di pochi millimetri produce un’ostruzione significativa in un lattante o in un bambino in età prescolare.

L’età tipica va dai sei mesi ai tre anni circa, con un picco nel secondo anno di vita; la malattia è più frequente nei maschi e mostra una stagionalità autunno-invernale. Esistono anche forme ricorrenti, spesso definite croup spasmodico, in cui gli episodi compaiono di notte, con scarsa febbre e prodromi minimi, e che talvolta si associano a un terreno atopico o a reflusso.

Eziologia e fisiopatologia

L’agente più tipico, e quello che il concorso si aspetta di sentirsi nominare, è il virus parainfluenzale, in particolare il tipo 1, seguito dai tipi 2 e 3. Possono causare lo stesso quadro anche il virus respiratorio sinciziale, gli adenovirus, i rhinovirus, i virus influenzali, i coronavirus stagionali e, più raramente, il virus del morbillo, nel quale la laringite può essere severa. L’infezione parte dal rinofaringe, dove produce un comune raffreddore, e scende alla laringe e alla trachea; qui la risposta infiammatoria genera edema della sottoglottide, aumento delle secrezioni e riduzione del calibro.

Il restringimento extratoracico spiega il tipo di rumore: durante l’inspirazione la pressione all’interno delle vie aeree extratoraciche scende sotto quella atmosferica e il lume tende a collassare ulteriormente, per cui lo stridore è tipicamente inspiratorio. Quando l’edema si estende alla trachea intratoracica, lo stridore può diventare bifasico, segno di un’ostruzione più importante. La tosse assume il carattere “abbaiante”, paragonato al verso della foca o del cane, e la voce diventa rauca per il coinvolgimento delle corde vocali.

Quadro clinico e valutazione di gravità

La storia classica è quella di un bambino che per uno o due giorni ha avuto rinorrea, lieve febbre e malessere, e che improvvisamente, spesso nelle ore notturne, sviluppa tosse metallica abbaiante, disfonia e stridore inspiratorio. Il bambino di solito non appare tossico, può bere, e i sintomi peggiorano con il pianto e l’agitazione, che aumentano il flusso turbolento. Il decorso è in genere breve, con miglioramento nell’arco di pochi giorni, anche se il quadro può oscillare da una notte all’altra.

La valutazione della gravità è clinica e si basa su pochi elementi: presenza dello stridore a riposo o solo durante l’agitazione, grado di rientramenti al giugulo e intercostali, ingresso d’aria all’auscultazione, stato di coscienza e colorito. Nella pratica si usano punteggi strutturati come lo score di Westley, che somma questi parametri e permette di classificare la forma in lieve, moderata, grave o con insufficienza respiratoria imminente. Una forma lieve ha tosse abbaiante e al massimo stridore durante il pianto, senza rientramenti significativi a riposo. Una forma moderata presenta stridore a riposo con rientramenti visibili ma bambino tranquillo. Una forma grave associa stridore evidente a riposo, rientramenti marcati, agitazione e riduzione dell’ingresso d’aria.

Il saturimetro è utile ma va letto con cautela: la desaturazione compare tardi, per cui un valore normale non esclude un’ostruzione importante. Un bambino che diventa improvvisamente silenzioso, con stridore meno udibile ma ingresso d’aria ridotto, letargia o cianosi, non sta migliorando: si sta esaurendo.

Diagnosi e diagnosi differenziale con l’epiglottite

La diagnosi di laringite ipoglottica è clinica. Esami del sangue, tamponi virali e imaging non servono nelle forme tipiche e anzi, manipolare un bambino con ostruzione alta può peggiorare l’agitazione e quindi l’ostruzione. La radiografia del collo in proiezione anteroposteriore può mostrare il classico “segno del campanile” o della guglia, cioè il restringimento conico della colonna d’aria sottoglottica, ma viene richiesta solo quando il quadro è atipico o si sospetta un’altra causa.

Il confronto più importante, sia in reparto sia ai quiz, è con l’epiglottite, infezione batterica sopraglottica un tempo sostenuta soprattutto da Haemophilus influenzae di tipo b e oggi molto meno frequente grazie alla vaccinazione. Il bambino con epiglottite ha febbre alta a esordio brusco, aspetto tossico, scialorrea perché non riesce a deglutire, voce ovattata anziché rauca, e assume la posizione “a treppiede” con collo iperesteso e bocca aperta; la tosse abbaiante manca o è scarsa. Il principio chiave è non esaminare il faringe con l’abbassalingua e non agitare il paziente, e garantire la via aerea in ambiente protetto con personale esperto. Alla radiografia laterale si descrive il “segno del pollice”, l’epiglottide ingrossata.

Elemento Laringite ipoglottica Epiglottite
Eziologia Virale, soprattutto parainfluenzale Batterica
Età tipica Sei mesi – tre anni Più variabile, anche adulti
Esordio Graduale dopo prodromi catarrali, notturno Brusco, poche ore
Tosse e voce Tosse abbaiante, voce rauca Tosse scarsa, voce ovattata
Aspetto Non tossico Tossico, scialorrea, posizione a treppiede
Radiografia Segno del campanile Segno del pollice

Nel differenziale vanno considerati anche la tracheite batterica, che si presenta come un croup che non risponde alla terapia con febbre alta e aspetto settico, l’ascesso retrofaringeo, l’angioedema e soprattutto il corpo estraneo nelle vie aeree, da sospettare in caso di esordio improvviso senza prodromi, durante il gioco o il pasto, in assenza di febbre.

Terapia: desametasone e adrenalina nebulizzata

La terapia della laringite ipoglottica si basa su due farmaci con ruoli diversi, e confonderli è uno degli errori più frequenti. Il primo è il corticosteroide sistemico, di solito desametasone in dose singola per via orale, in alternativa intramuscolare; il budesonide nebulizzato è un’opzione quando la via orale non è praticabile, e il prednisolone viene talvolta impiegato. Lo steroide riduce l’edema della mucosa, diminuisce la durata dei sintomi, il ricorso a nuove visite e la necessità di ricovero, e si somministra in tutte le forme, comprese quelle lievi. Il suo effetto però non è immediato: inizia dopo alcune ore. Per il ruolo generale di questa classe di farmaci puoi rivedere la scheda sui corticosteroidi.

Il secondo farmaco è l’adrenalina nebulizzata, che per vasocostrizione alfa-adrenergica riduce rapidamente l’edema sottoglottico. Si usa nelle forme moderate-gravi con stridore a riposo e distress. L’effetto compare in pochi minuti ma è di breve durata, per cui il bambino va osservato per alcune ore dopo la somministrazione, per il possibile ritorno dei sintomi quando l’effetto svanisce; da qui la regola di non dimettere subito dopo l’aerosol. La somministrazione può essere ripetuta se necessario.

Fanno parte della gestione anche le misure di supporto: tenere il bambino tranquillo in braccio al genitore, evitare procedure non indispensabili, ossigeno se c’è desaturazione, antipiretici per il comfort. L’aria umidificata o fredda, per quanto tradizionale, non ha dimostrato un reale beneficio e non costituisce terapia. Antibiotici, antitussivi e decongestionanti non hanno ruolo nelle forme virali. Nelle rare forme con insufficienza respiratoria imminente serve la gestione avanzata della via aerea da parte di personale esperto, con un tubo di calibro inferiore a quello previsto per l’età. Chi è interessato alla gestione di queste urgenze in prima persona trova nella specializzazione in pediatria il percorso formativo di riferimento.

Segni d’allarme e criteri di ricovero

Alcuni elementi devono spingere a osservazione prolungata o ricovero: stridore a riposo che non si riduce dopo steroide e adrenalina, necessità di ripetere l’adrenalina, rientramenti marcati, agitazione crescente o, al contrario, sonnolenza e ipotonia, cianosi, desaturazione, difficoltà ad alimentarsi con disidratazione. Vanno considerati anche fattori di contesto come l’età molto bassa, una storia di stenosi sottoglottica o di intubazioni precedenti, e la distanza della famiglia dall’ospedale.

Segnali che dovrebbero far dubitare della diagnosi sono invece la febbre alta con aspetto tossico, la scialorrea, la mancata risposta alla terapia, l’esordio improvviso senza prodromi, un’età atipica e la ricorrenza frequente degli episodi: in questi casi occorre pensare a epiglottite, tracheite batterica, corpo estraneo o anomalie anatomiche come emangiomi o stenosi sottoglottiche, che possono richiedere una valutazione endoscopica.

Come cade la laringite ipoglottica al concorso SSM

Ai quiz la laringite ipoglottica compare quasi sempre come caso clinico: bambino di due anni, raffreddore da due giorni, risveglio notturno con tosse abbaiante e stridore, febbricola, bambino vigile. Le domande possono chiedere l’agente eziologico più probabile, il reperto radiologico atteso, la terapia di prima scelta, il farmaco da dare in un quadro moderato-grave o l’errore da evitare. Il consiglio è leggere con attenzione i dettagli che spostano la diagnosi: la presenza di scialorrea, voce ovattata e aspetto tossico indirizza verso l’epiglottite; l’esordio improvviso a tavola verso un corpo estraneo.

Il modo più efficace per interiorizzare questi pattern è esercitarsi su molti casi e confrontarsi con i quesiti ufficiali: la raccolta delle prove degli anni precedenti del concorso SSM è il punto di partenza. Per allenarsi con spiegazioni puntuali su ogni alternativa, sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate che mostrano perché ogni risposta sbagliata è sbagliata.

Errori tipici ai quiz

Il primo errore è scambiare i ruoli dei due farmaci: il desametasone si dà a tutti ma agisce in ore, l’adrenalina nebulizzata agisce in minuti ma solo in modo transitorio e si riserva alle forme moderate-gravi. Il secondo è ritenere necessaria la radiografia per fare diagnosi: è clinica. Il terzo è associare lo stridore espiratorio alla laringite: lo stridore è inspiratorio perché l’ostruzione è extratoracica, mentre il sibilo espiratorio orienta verso le basse vie, come nella bronchiolite o nell’asma.

Altri errori ricorrenti sono prescrivere antibiotici per un croup virale, confondere il segno del campanile con il segno del pollice, attribuire all’epiglottite la tosse abbaiante, esaminare il faringe con l’abbassalingua in un sospetto di epiglottite, dimettere subito dopo l’adrenalina, e considerare rassicurante un bambino che smette di fare rumore senza valutare ingresso d’aria e stato di coscienza.

In sintesi

La laringite ipoglottica è un’infiammazione virale della sottoglottide, tipica dei bambini fra sei mesi e tre anni, sostenuta soprattutto dal virus parainfluenzale. Si presenta con tosse abbaiante, voce rauca e stridore inspiratorio, spesso di notte, in un bambino non tossico. La diagnosi è clinica, la gravità si stima con parametri semplici, la terapia si fonda sul desametasone per tutti e sull’adrenalina nebulizzata per le forme moderate-gravi, con osservazione dopo l’aerosol. Il differenziale chiave è l’epiglottite, da riconoscere per febbre alta, aspetto tossico, scialorrea e voce ovattata. Ricordare questa manciata di punti fermi basta a risolvere la maggior parte dei quesiti sull’argomento.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

← Torna a tutte le notizie

Scrivici su WhatsApp