Condrocalcinosi: pseudogotta, pirofosfato e gotta
28 Settembre 2026 · Mario Lomele
La condrocalcinosi è la deposizione di cristalli di pirofosfato di calcio diidrato nella cartilagine articolare e nei tessuti periarticolari, visibile alla radiografia come una sottile linea calcifica all’interno della cartilagine. Il termine viene spesso usato come sinonimo della malattia da deposito di cristalli di pirofosfato di calcio (in inglese CPPD), che comprende forme asintomatiche, attacchi acuti di pseudogotta e artropatie croniche. Al Concorso SSM è un argomento classico soprattutto per il confronto con la gotta: cristalli, birifrangenza, sedi e cause secondarie sono domande ricorrenti.
Che cos’è la condrocalcinosi
In senso stretto la condrocalcinosi è un reperto radiologico: la calcificazione della cartilagine ialina o fibrocartilaginea, ben visibile nei menischi del ginocchio, nella fibrocartilagine triangolare del polso e nella sinfisi pubica. In senso clinico si parla di malattia da deposito di pirofosfato di calcio, un’artropatia microcristallina tipica dell’anziano, la cui frequenza aumenta nettamente con l’età.
È importante distinguere il reperto dalla malattia: molti anziani hanno una condrocalcinosi radiologica senza alcun sintomo, mentre altri sviluppano attacchi acuti o un danno articolare cronico. Il termine storico pseudogotta indica proprio l’attacco acuto, che ricorda la gotta per intensità e rapidità di esordio ma è causato da cristalli diversi.
Eziopatogenesi: i cristalli di pirofosfato
Il pirofosfato inorganico si forma nei condrociti e viene trasportato fuori dalla cellula. Quando nella matrice cartilaginea si accumula in eccesso, si combina con il calcio e precipita sotto forma di cristalli di pirofosfato di calcio diidrato. L’invecchiamento della cartilagine, le alterazioni della matrice legate all’artrosi e alcuni disordini metabolici favoriscono questo processo.
Una volta formati, i cristalli possono “liberarsi” nella cavità articolare, per esempio dopo un trauma, un intervento chirurgico o una malattia acuta intercorrente, e vengono fagocitati dai neutrofili. Si attiva così l’inflammasoma NLRP3 con produzione di interleuchina-1, lo stesso meccanismo che sostiene l’attacco di gotta: questo spiega la somiglianza clinica e l’efficacia di farmaci comuni come la colchicina.
Le forme si dividono in:
- idiopatiche o sporadiche, legate all’età e all’artrosi, di gran lunga le più frequenti;
- secondarie a malattie metaboliche: iperparatiroidismo primitivo, emocromatosi, ipomagnesiemia, ipofosfatasia; più discussi il ruolo dell’ipotiroidismo e di altre condizioni;
- familiari, rare, con esordio precoce e interessamento poliarticolare.
Una condrocalcinosi in un paziente giovane, sotto i 55-60 anni, o con forme estese e poliarticolari deve far cercare una causa metabolica. Per approfondire queste condizioni sono utili le schede su iperparatiroidismo ed emocromatosi, nella quale l’artropatia delle metacarpofalangee con uncini osteofitici ne è un indizio classico.
Clinica della condrocalcinosi
La malattia si presenta secondo quadri diversi, che conviene conoscere per riconoscere i casi clinici.
La forma asintomatica è la più comune: si scopre casualmente alla radiografia. Non richiede alcuna terapia.
La pseudogotta, cioè l’artrite acuta da cristalli di pirofosfato, colpisce più spesso il ginocchio, seguito da polso, spalla e caviglia. L’articolazione diventa rapidamente calda, tumefatta, dolente e arrossata, con possibile febbre e aumento degli indici di flogosi, tanto da simulare un’artrite settica. Gli attacchi possono essere scatenati da interventi chirurgici, traumi, malattie acute, infusioni o terapie che modificano rapidamente il calcio o il magnesio. L’attacco dura in genere più a lungo di quello gottoso ma si risolve spontaneamente.
La artropatia cronica da pirofosfato assomiglia all’artrosi ma ha sedi atipiche: metacarpofalangee, polsi, spalle, gomiti, articolazione femoro-rotulea e compartimento radiocarpico, con episodi infiammatori sovrapposti. Esiste anche una forma pseudoreumatoide, poliarticolare e simmetrica, che può essere confusa con l’artrite reumatoide, e una rara forma pseudoneuropatica, molto distruttiva. Il deposito a livello del legamento trasverso dell’atlante può dare la sindrome del “dente incoronato” (crowned dens), con cervicalgia acuta, febbre e rigidità che può simulare una meningite o una polimialgia.
Esami e diagnosi
L’esame decisivo è l’artrocentesi con analisi del liquido sinoviale al microscopio a luce polarizzata. I cristalli di pirofosfato di calcio sono romboidali o a bastoncello, corti, e mostrano una debole birifrangenza positiva: appaiono blu quando sono paralleli all’asse del compensatore. I cristalli di urato monosodico della gotta sono invece aghiformi con forte birifrangenza negativa. Il liquido è infiammatorio; la coltura va sempre eseguita, perché cristalli e infezione possono coesistere.
La radiografia mostra la condrocalcinosi come linea sottile parallela all’osso subcondrale, nei menischi, nella fibrocartilagine triangolare del polso e nella sinfisi pubica; nelle forme croniche si vedono segni di artrosi in sedi insolite, come l’isolata artrosi femoro-rotulea o radiocarpica. L’ecografia è molto sensibile e mostra depositi iperecogeni nello spessore della cartilagine, a differenza del “doppio contorno” superficiale della gotta. La TC è utile per il dente incoronato.
Nei pazienti giovani o con forme estese si eseguono esami per le cause secondarie: calcemia, fosforemia, fosfatasi alcalina, magnesiemia, paratormone, ferritina e saturazione della transferrina, funzionalità tiroidea.
Differenza con gotta e diagnosi differenziale
Il confronto con la gotta è la domanda più attesa. Nella gotta i cristalli sono di urato monosodico, aghiformi, con forte birifrangenza negativa; nella pseudogotta di pirofosfato di calcio, romboidali, con debole birifrangenza positiva. La gotta colpisce tipicamente la prima metatarsofalangea, spesso in uomini adulti con iperuricemia; la pseudogotta il ginocchio o il polso, in anziani di entrambi i sessi. La gotta ha una terapia ipouricemizzante di fondo, mentre nella condrocalcinosi non esiste un farmaco che sciolga i cristalli.
| Aspetto | Gotta | Condrocalcinosi (pseudogotta) |
|---|---|---|
| Cristallo | Urato monosodico, aghiforme | Pirofosfato di calcio, romboidale |
| Birifrangenza | Forte, negativa | Debole, positiva |
| Sede tipica | Prima metatarsofalangea | Ginocchio, polso |
| Radiologia | Erosioni a “morso di topo”, tofi | Calcificazione della cartilagine |
| Terapia di fondo | Ipouricemizzanti | Nessuna terapia che rimuova i cristalli |
L’altra diagnosi da non mancare è l’artrite settica: febbre, leucocitosi e articolazione calda possono essere presenti in entrambe, e la presenza di cristalli non esclude l’infezione. Vanno inoltre considerate l’artrosi, di cui la forma cronica è un’imitatrice, l’artrite reumatoide per le forme pseudoreumatoidi, e la polimialgia reumatica per le localizzazioni a spalle e rachide cervicale.
Terapia della condrocalcinosi
La forma asintomatica non si tratta. L’attacco acuto di pseudogotta si gestisce con riposo articolare, ghiaccio, artrocentesi evacuativa e infiltrazione di corticosteroide una volta esclusa l’infezione, che è spesso la scelta più efficace quando è coinvolta una sola articolazione. In alternativa si usano FANS, colchicina a basse dosi o corticosteroidi sistemici brevi, tenendo conto delle comorbidità tipiche dell’anziano, come insufficienza renale, scompenso o terapia anticoagulante.
Negli attacchi ricorrenti si può usare la colchicina a basse dosi in profilassi. Nelle forme croniche infiammatorie refrattarie sono stati usati idrossiclorochina, metotrexato e, nei casi acuti gravi, farmaci anti-IL-1, con evidenze meno solide. Nelle forme secondarie va trattata la malattia di base (per esempio correzione dell’ipomagnesiemia o terapia dell’iperparatiroidismo), anche se i depositi già formati tendono a persistere.
Come cade la condrocalcinosi al concorso
I quiz sulla condrocalcinosi seguono pochi schemi. Il più comune è il caso di un’anziana con ginocchio acutamente tumefatto dopo un intervento o un ricovero, con liquido sinoviale che mostra cristalli romboidali a debole birifrangenza positiva: si chiede la diagnosi. Un altro schema chiede di confrontare gotta e pseudogotta per tipo di cristallo e birifrangenza. Un terzo presenta una condrocalcinosi in un giovane e chiede quale malattia metabolica cercare: emocromatosi, iperparatiroidismo o ipomagnesiemia.
Non mancano le immagini radiologiche con calcificazione dei menischi o della fibrocartilagine triangolare. Per esercitarti a riconoscere questi casi, sulla Piattaforma Accademia puoi svolgere simulazioni commentate con spiegazione di ogni risposta.
Errori tipici ai quiz
L’errore più classico è invertire le birifrangenze: urato negativo forte, pirofosfato positivo debole. Il secondo è considerare l’allopurinolo o altri ipouricemizzanti utili nella condrocalcinosi: non lo sono, perché l’acido urico non c’entra. Il terzo è ritenere che la presenza di cristalli escluda l’infezione. Il quarto è non cercare una causa metabolica in un paziente giovane.
Attenzione anche a non confondere la condrocalcinosi radiologica, frequente e spesso muta, con una malattia da trattare, e a non scambiare la sindrome del dente incoronato per una meningite senza aver pensato a questa possibilità nell’anziano.
In sintesi
La condrocalcinosi è il deposito di cristalli di pirofosfato di calcio nella cartilagine, tipico dell’anziano e talvolta secondario a iperparatiroidismo, emocromatosi o ipomagnesiemia. Può essere asintomatica, dare attacchi acuti di pseudogotta soprattutto al ginocchio e al polso, o un’artropatia cronica simile all’artrosi. La diagnosi si fa con l’artrocentesi (cristalli romboidali a debole birifrangenza positiva) e la radiografia. La terapia dell’attacco si basa su infiltrazioni, FANS, colchicina o corticosteroidi; non esiste una terapia che sciolga i cristalli. Al concorso la chiave è la differenza con la gotta.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
