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Concorso SSM

Borsite: settica o asettica, clinica e terapia per l’SSM

27 Settembre 2026 · Mario Lomele

Borsite: settica o asettica, clinica e terapia per l’SSM

La borsite è una delle diagnosi più frequenti nell’ambulatorio di ortopedia e di medicina generale, ma ai quiz del Concorso SSM viene spesso sottovalutata: sembra un argomento facile, eppure le domande giocano quasi sempre sulla distinzione fra forma settica e asettica, sulla sede anatomica e sulla gestione iniziale. In questo articolo ripercorriamo l’argomento con l’ordine di un manuale: definizione, eziopatogenesi, quadro clinico, esame obiettivo, imaging, terapia e, soprattutto, gli errori che fanno perdere punti.

Che cos’è la borsite

Le borse sierose sono piccole sacche rivestite da membrana sinoviale e contenenti una quantità minima di liquido. Si trovano nei punti in cui tendini, muscoli e cute scorrono su prominenze ossee, e servono a ridurre l’attrito. Si distinguono borse sottocutanee, poste fra cute e osso (come la borsa olecranica e la prepatellare), e borse profonde, interposte fra tendini e strutture ossee (come la borsa trocanterica o la subacromiale).

Si parla di borsite quando la borsa va incontro a infiammazione, con aumento del liquido contenuto, ispessimento della parete e, nei casi cronici, formazione di setti e noduli fibrinosi. La borsite può essere acuta o cronica, asettica o settica, e questa seconda distinzione è quella che ha le maggiori conseguenze pratiche.

Eziopatogenesi: perché si infiamma una borsa

Le cause della forma asettica sono essenzialmente quattro. La prima è il microtrauma ripetuto: la pressione prolungata sul gomito di chi lavora appoggiato alla scrivania o sulle ginocchia di chi lavora inginocchiato (piastrellisti, idraulici, addetti alle pulizie) è il meccanismo classico. La seconda è il trauma acuto diretto, con emorragia intrabursale. La terza è la malattia infiammatoria sistemica: artrite reumatoide, gotta e malattia da deposito di pirofosfato di calcio possono esordire proprio con un interessamento delle borse. La quarta è il sovraccarico funzionale e biomeccanico, tipico delle borse profonde come la trocanterica.

La forma settica riguarda soprattutto le borse superficiali. Il germe entra quasi sempre per via diretta, attraverso piccole abrasioni, ferite o punture della cute sovrastante; la diffusione ematogena è molto meno comune. L’agente di gran lunga più frequente è lo Staphylococcus aureus, seguito dagli streptococchi. Fattori di rischio da ricordare sono il diabete, l’alcolismo, la terapia con corticosteroidi o immunosoppressori, l’insufficienza renale cronica e i traumi ripetuti della zona. Per l’inquadramento della gotta come causa di borsite olecranica è utile rileggere la scheda sulla gotta, perché ai quiz il tofo nella borsa è un distrattore ricorrente.

Le sedi tipiche: olecranica, prepatellare, trocanterica

Borsite olecranica

È la borsite superficiale più comune. Si presenta come una tumefazione fluttuante, ben delimitata, sulla punta del gomito, spesso sorprendentemente voluminosa e poco dolente nella forma asettica. La mobilità articolare del gomito è conservata, perché la borsa non comunica con l’articolazione: è un dettaglio semeiologico prezioso per distinguere la borsite da un versamento articolare o da un’artrite.

Borsite prepatellare

Nota tradizionalmente come “ginocchio della lavandaia”, è legata all’appoggio prolungato sulle ginocchia. La tumefazione si trova davanti alla rotula, sotto la cute, e anche qui la flesso-estensione del ginocchio è in genere possibile senza grandi limitazioni, salvo la flessione estrema che mette in tensione la cute. Va distinta dalla borsite infrapatellare superficiale e profonda e dalla borsite della zampa d’oca, che si trova sul versante mediale della tibia prossimale.

Borsite trocanterica

È una borsite profonda, oggi inquadrata spesso nella più ampia sindrome dolorosa del grande trocantere, che comprende anche le tendinopatie dei glutei medio e minimo. Colpisce più spesso donne di mezza età, con dolore sulla faccia laterale dell’anca, che peggiora nel decubito sul lato colpito, salendo le scale e dopo lunghe camminate. Non c’è tumefazione visibile: la diagnosi è clinica, basata sulla dolorabilità alla palpazione del trocantere. Le borse profonde raramente sono settiche.

Altre sedi da conoscere sono la borsa subacromiale, la cui infiammazione si inserisce nel quadro della sindrome della cuffia dei rotatori, la borsa retrocalcaneare e la borsa ischiatica.

Borsite settica e asettica: come distinguerle

Questo è il cuore dell’argomento. Nella borsite settica il dolore è più intenso, la cute sovrastante è calda, arrossata, talvolta con cellulite circostante; può esserci una lesione cutanea come porta d’ingresso, febbre e linfangite. Nella forma asettica il dolore è moderato, l’eritema è assente o lieve e le condizioni generali sono buone. Tuttavia la clinica non basta: la febbre manca in una quota non trascurabile di borsiti settiche e l’eritema può comparire anche nelle forme microcristalline.

Per questo, di fronte a una borsite superficiale acuta con segni di flogosi, lo strumento decisivo è l’aspirazione del liquido bursale. L’esame comprende aspetto macroscopico, conta dei globuli bianchi con formula, colorazione di Gram, esame colturale e ricerca di cristalli al microscopio a luce polarizzata. Un liquido torbido o purulento, con cellularità elevata a prevalenza neutrofila e glucosio ridotto, orienta verso la sepsi; i cristalli di urato monosodico o di pirofosfato indicano la forma microcristallina. Attenzione però: la presenza di cristalli non esclude un’infezione concomitante, quindi la coltura va sempre richiesta.

La distinzione dalla artrite settica è fondamentale: nell’artrite il movimento passivo dell’articolazione è dolorosissimo in tutte le direzioni, mentre nella borsite superficiale è in gran parte conservato. Allo stesso modo va esclusa una cellulite infettiva semplice, in cui manca la raccolta fluttuante ben delimitata.

Esame obiettivo, test e imaging della borsite

L’esame obiettivo parte dall’ispezione (tumefazione, eritema, lesioni cutanee), prosegue con la palpazione (fluttuazione, calore, dolorabilità, noduli) e termina con la valutazione della mobilità attiva e passiva dell’articolazione sottostante. Per la borsite trocanterica si ricerca il dolore alla digitopressione del grande trocantere e si esegue un esame dell’anca completo, per non confondere il quadro con una coxartrosi, che invece limita la rotazione interna. Una rassegna delle principali manovre è disponibile nella pagina sulle manovre semeiologiche in ortopedia.

L’imaging ha un ruolo di supporto. L’ecografia è l’esame di prima scelta: mostra la distensione della borsa, lo spessore della parete, la presenza di setti, detriti o calcificazioni e consente di guidare l’aspirazione. La radiografia serve a escludere fratture, corpi estranei, speroni ossei (come lo sperone olecranico) o calcificazioni. La risonanza magnetica è riservata alle borse profonde, ai casi dubbi e al sospetto di osteomielite associata. Gli esami ematici (emocromo, PCR, VES, uricemia) aiutano ma non sono dirimenti.

Terapia della borsite

La borsite asettica si tratta in modo conservativo: rimozione della causa meccanica (niente appoggio prolungato, uso di protezioni imbottite), riposo relativo, ghiaccio, bendaggio compressivo nelle forme superficiali e FANS per brevi periodi. L’aspirazione può essere utile a scopo diagnostico e sintomatico, ma nelle borse superficiali comporta un rischio di fistolizzazione e di recidiva. L’infiltrazione di corticosteroide può essere considerata nelle forme asettiche persistenti e nella borsite trocanterica, dopo aver escluso l’infezione; nelle borse superficiali va usata con cautela per il rischio di atrofia cutanea e di infezione iatrogena.

La borsite settica richiede invece l’antibioticoterapia attiva contro lo stafilococco, per via orale nei casi lievi in pazienti immunocompetenti e per via endovenosa nei casi con segni sistemici, immunodepressione o fallimento della terapia orale. La terapia viene poi adattata al risultato della coltura. Le aspirazioni possono essere ripetute; il drenaggio chirurgico o la bursectomia sono riservati alle forme che non rispondono, alle raccolte ascessuali complesse e alle recidive croniche. Nella borsite microcristallina si trattano la gotta o la condrocalcinosi sottostanti.

Diagnosi differenziale

Le condizioni da escludere cambiano con la sede. Al gomito vanno considerati il tofo gottoso, il nodulo reumatoide, l’artrite del gomito e la frattura dell’olecrano. Al ginocchio la diagnosi differenziale comprende il versamento articolare (in cui è presente il ballottamento rotuleo), l’artrite settica, la cisti di Baker che però è posteriore, e la cellulite prerotulea. All’anca la borsite trocanterica va distinta dalla coxartrosi, dalla lombosciatalgia con dolore irradiato alla faccia laterale della coscia, dalla meralgia parestesica e dalle fratture da stress del collo femorale.

Come cade la borsite al concorso

Ai quiz la borsite compare quasi sempre come caso clinico. Lo scenario più classico è quello di un uomo che lavora in ginocchio, o di un paziente con una tumefazione fluttuante del gomito, con o senza eritema e febbre, e la domanda chiede quale sia il passo successivo. La risposta attesa è quasi sempre l’aspirazione del liquido con esame chimico-fisico, colturale e ricerca di cristalli, non l’infiltrazione di corticosteroide né la risonanza magnetica.

Gli errori tipici da evitare sono pochi ma costosi. Il primo è infiltrare cortisone in una borsa calda e arrossata senza aver escluso l’infezione. Il secondo è pensare che l’assenza di febbre escluda la borsite settica. Il terzo è ritenere che la presenza di cristalli escluda l’infezione. Il quarto è confondere borsite prepatellare e versamento articolare: nella prima la tumefazione è sottocutanea e la mobilità è conservata. Il quinto è dimenticare che l’agente eziologico più probabile è lo stafilococco aureo. Il sesto, per le borse profonde, è aspettarsi una tumefazione visibile, che nella borsite trocanterica di solito non c’è.

Il modo migliore per fissare questi passaggi è confrontarsi con casi clinici reali: le prove degli anni precedenti del concorso SSM mostrano bene lo stile delle domande, e sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate che spiegano perché ogni distrattore è sbagliato. Chi punta alla scuola di ortopedia può approfondire il percorso nella pagina sulla specializzazione in ortopedia e traumatologia.

In sintesi

La borsite è l’infiammazione di una borsa sierosa, più spesso olecranica, prepatellare o trocanterica. Le forme superficiali nascono da microtraumi ripetuti, traumi diretti o malattie microcristalline e possono infettarsi per inoculazione diretta, quasi sempre da stafilococco aureo. La mobilità articolare conservata la distingue dall’artrite. Di fronte a una borsite superficiale infiammata il passo chiave è l’aspirazione con coltura e ricerca di cristalli; la forma asettica si tratta con riposo, protezione, ghiaccio e FANS, quella settica con antibiotici e, se necessario, drenaggio. Ai quiz, ricordare sempre: niente cortisone prima di aver escluso l’infezione.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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