Spirometria: FEV1/FVC, pattern e domande SSM
23 Settembre 2026 · Mario Lomele
La spirometria è il test di funzionalità respiratoria di base: misura i volumi d’aria mobilizzati dal polmone e la velocità con cui vengono espirati, e permette di distinguere i deficit ventilatori ostruttivi da quelli restrittivi. È l’esame che conferma la diagnosi di BPCO e di asma, che ne gradua la gravità e ne segue l’evoluzione, ed è al tempo stesso uno dei temi più affidabili del Concorso Nazionale SSM, perché i quesiti sulla spirometria hanno una risposta univoca e si prestano bene alla forma del quiz: il valore del rapporto FEV1/FVC, la reversibilità dopo broncodilatatore, la forma della curva flusso-volume. Questo articolo ripercorre l’esame come lo presenta un manuale di pneumologia e come lo chiede il concorso.
Che cos’è la spirometria
La spirometria è la misurazione dei volumi polmonari dinamici e dei flussi espiratori tramite uno spirometro, uno strumento che registra il volume d’aria che passa attraverso un boccaglio in funzione del tempo. La spirometria semplice registra i volumi mobilizzabili con una respirazione tranquilla e con una manovra lenta di massima inspirazione ed espirazione; la spirometria forzata, che è quella di uso clinico, registra la manovra di espirazione forzata eseguita con la massima velocità dopo un’inspirazione massimale. Da questa manovra derivano i parametri principali.
La capacità vitale forzata (FVC) è il volume totale espirato con forza dopo un’inspirazione massimale. Il volume espiratorio massimo nel primo secondo (FEV1, o VEMS) è la quota di quel volume espirata nel primo secondo. Il rapporto FEV1/FVC, detto anche indice di Tiffeneau quando calcolato sulla capacità vitale lenta, esprime la quota di capacità vitale svuotata nel primo secondo ed è il parametro che definisce l’ostruzione. Il picco di flusso espiratorio (PEF) e i flussi a metà della capacità vitale (FEF 25-75) completano il quadro; i flussi mesoespiratori sono sensibili alle alterazioni delle piccole vie aeree ma poco specifici. La spirometria non misura il volume residuo, quindi non fornisce la capacità polmonare totale: per questi valori servono la pletismografia corporea o le tecniche di diluizione dei gas.
Indicazioni
La spirometria è indicata in ogni paziente con sintomi respiratori cronici, come dispnea, tosse persistente, sibili o espettorazione, e in ogni fumatore o ex fumatore con sintomi, perché la diagnosi di BPCO richiede la dimostrazione spirometrica dell’ostruzione. È l’esame di conferma dell’asma, insieme alla dimostrazione della variabilità o della reversibilità, e serve a valutare la gravità e a monitorare la risposta alla terapia nelle malattie ostruttive. Nelle malattie restrittive, come le interstiziopatie, le deformità della gabbia toracica e le malattie neuromuscolari, la spirometria orienta il sospetto che va poi confermato con la misura dei volumi statici.
Altre indicazioni sono la valutazione preoperatoria del rischio respiratorio, soprattutto prima di resezioni polmonari e di chirurgia toracica o addominale alta, la sorveglianza dei lavoratori esposti a polveri e sostanze irritanti, la valutazione dell’idoneità fisica, il monitoraggio degli effetti polmonari di farmaci tossici come l’amiodarone o alcuni chemioterapici, e il follow-up delle malattie neuromuscolari, dove il declino della capacità vitale è un indicatore di gravità e guida la decisione sul supporto ventilatorio.
Come si esegue e preparazione
Il paziente non deve fumare nelle ore precedenti, non deve aver fatto pasti abbondanti o esercizio fisico intenso subito prima e deve sospendere i broncodilatatori con tempi che dipendono dalla durata d’azione del farmaco, se lo scopo è documentare la reversibilità: poche ore per i beta-agonisti a breve durata, fino a un giorno o più per quelli a lunga e ultralunga durata d’azione, secondo le indicazioni del laboratorio. Si registrano età, sesso, altezza e peso, perché i valori di riferimento sono calcolati in base a questi dati con equazioni predittive standard.
La manovra si esegue seduti, con il naso chiuso da uno stringinaso e le labbra serrate attorno al boccaglio. Il paziente respira tranquillamente, esegue un’inspirazione massimale e poi espira con la massima forza e velocità, continuando fino a svuotamento completo, per almeno sei secondi nell’adulto, e infine reinspira. Il tecnico verifica i criteri di accettabilità, cioè un inizio esplosivo senza esitazione, l’assenza di tosse nel primo secondo, di chiusura della glottide e di perdite dal boccaglio, e un termine dell’espirazione con plateau, e i criteri di ripetibilità, con almeno tre manovre accettabili in cui i due migliori valori di FVC e di FEV1 differiscono di poco. Se l’esame di base mostra ostruzione, si somministra un broncodilatatore a breve durata d’azione, di solito salbutamolo per via inalatoria, e si ripete la spirometria dopo circa quindici minuti per valutare la reversibilità.
Cosa si vede e come si interpreta
Il referto riporta i valori misurati, quelli predetti e la percentuale del predetto, oltre ai limiti inferiori di normalità, e due curve: la curva volume-tempo e la curva flusso-volume. La curva flusso-volume normale ha un ramo espiratorio con salita rapida fino al picco e discesa quasi rettilinea fino al volume residuo. Nel deficit ostruttivo il ramo espiratorio assume una concavità verso l’alto, “a scodella”, con flussi ridotti a bassi volumi, mentre nel deficit restrittivo la curva conserva la forma normale ma è ristretta lungo l’asse dei volumi, con un aspetto alto e stretto. Le ostruzioni delle vie aeree centrali producono appiattimenti caratteristici: della sola parte inspiratoria nelle ostruzioni extratoraciche variabili, della sola parte espiratoria in quelle intratoraciche variabili, di entrambe nelle ostruzioni fisse come le stenosi tracheali.
L’interpretazione segue una sequenza. Si guarda prima il rapporto FEV1/FVC: se è ridotto sotto il limite inferiore di normalità, o sotto il valore fisso di 0,70 secondo il criterio adottato nella BPCO, si parla di deficit ostruttivo, e la gravità si gradua sul FEV1 in percentuale del predetto. Se il rapporto è normale o aumentato e la FVC è ridotta, si sospetta un deficit restrittivo, che va confermato con la riduzione della capacità polmonare totale, perché una FVC bassa con rapporto normale può dipendere anche da un’esecuzione incompleta. Un quadro con rapporto ridotto e FVC ridotta può essere misto oppure può riflettere l’intrappolamento d’aria di un’ostruzione grave, e anche in questo caso la misura dei volumi statici scioglie il dubbio. Nella BPCO la classificazione di gravità basata sul FEV1 post-broncodilatatore distingue i gradi lieve, moderato, grave e molto grave, con soglie che vanno ricordate perché il concorso le chiede.
Reperti patologici principali
Nella BPCO l’ostruzione è persistente e non completamente reversibile: il rapporto FEV1/FVC resta inferiore a 0,70 anche dopo broncodilatatore, la curva flusso-volume ha la tipica concavità e con la progressione della malattia si riducono il FEV1 e la FVC per intrappolamento aereo, mentre alla pletismografia aumentano il volume residuo e la capacità polmonare totale. La diffusione del monossido di carbonio è ridotta nell’enfisema e relativamente conservata nella bronchite cronica.
Nell’asma bronchiale l’ostruzione è variabile e reversibile: la spirometria può essere normale nelle fasi di benessere, e la diagnosi si conferma dimostrando una reversibilità significativa dopo broncodilatatore, con un aumento del FEV1 di almeno il 12% e di almeno 200 millilitri rispetto al basale nell’adulto, oppure una variabilità del picco di flusso nel tempo o un’iperreattività al test di provocazione con metacolina quando la spirometria basale è normale e il sospetto persiste. Nel deficit restrittivo della fibrosi polmonare i volumi sono ridotti in modo armonico, il rapporto è normale o aumentato e la diffusione del monossido è ridotta, spesso prima ancora dei volumi. Nelle malattie neuromuscolari e nelle deformità toraciche il quadro è restrittivo con diffusione conservata quando è corretta per il volume alveolare, e le pressioni respiratorie massime sono ridotte. Nell’obesità grave la riduzione riguarda soprattutto il volume di riserva espiratoria.
Complicanze, limiti e controindicazioni
La spirometria è un esame non invasivo e sicuro; le complicanze sono eccezionali e legate allo sforzo della manovra, come capogiri, sincope vasovagale, tosse, broncospasmo nei soggetti iperreattivi e, molto raramente, dolore toracico. Le controindicazioni sono relative e dipendono dall’aumento della pressione intratoracica e dello sforzo: infarto miocardico o embolia polmonare recenti, aneurismi toracici o cerebrali instabili, pneumotorace recente, emottisi di causa non nota, chirurgia recente del torace, dell’addome, dell’occhio o dell’orecchio, e infezioni respiratorie in atto che oltre a compromettere il risultato comportano un rischio di contagio in laboratorio.
Il limite principale della spirometria è la dipendenza dalla collaborazione del paziente: un esame mal eseguito produce falsi deficit restrittivi e sottostima i flussi, per cui il referto è attendibile solo se i criteri di qualità sono rispettati. Non è eseguibile in modo affidabile nei bambini piccoli, nei pazienti con deficit cognitivo grave e in chi non riesce a tenere il boccaglio. Non misura i volumi statici né la diffusione, quindi non basta da sola per confermare un deficit restrittivo o per caratterizzare un’interstiziopatia. Infine, una spirometria normale non esclude l’asma, perché la malattia è variabile per definizione.
Come cade la spirometria al concorso
La spirometria è uno degli argomenti di diagnostica strumentale più frequenti nelle prove del concorso SSM, perché si presta a quesiti con risposta numerica o con interpretazione di un pattern. Le forme più tipiche sono queste.
- La domanda sul parametro. Si chiede quale sia il parametro che definisce l’ostruzione (il rapporto FEV1/FVC ridotto) e quale invece ne gradui la gravità (il FEV1 in percentuale del predetto).
- La domanda sulla reversibilità. Viene proposto un aumento del FEV1 dopo salbutamolo e si chiede se sia significativo, con la soglia del 12% e dei 200 millilitri, oppure quale diagnosi orienti un’ostruzione non reversibile.
- La domanda sul pattern. Vengono forniti FEV1, FVC e rapporto, talvolta con capacità polmonare totale e diffusione, e si chiede se il deficit sia ostruttivo, restrittivo o misto, e quale malattia sia più compatibile.
- La domanda sulla curva flusso-volume. Si descrive un appiattimento del ramo inspiratorio, del ramo espiratorio o di entrambi e si chiede la sede dell’ostruzione delle vie aeree centrali.
- La domanda sul caso clinico. Fumatore con dispnea da sforzo e tosse produttiva: si chiede quale esame confermi la diagnosi di BPCO e quale valore del rapporto post-broncodilatatore la definisca.
Il consiglio è studiare la spirometria insieme alle malattie che la richiedono, e non come capitolo a sé; è utile anche ripassare l’emogasanalisi, perché i quesiti spesso combinano i due esami nello stesso caso. Le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia ripropongono quesiti con valori numerici e la spiegazione del ragionamento, che è il modo più sicuro per non confondere il parametro diagnostico con quello di gravità sotto la pressione del tempo. Chi guarda alla scuola di pneumologia può leggere anche la guida alla specializzazione in pneumologia.
In sintesi
La spirometria misura i volumi dinamici e i flussi espiratori con la manovra di espirazione forzata; i parametri chiave sono FVC, FEV1 e il loro rapporto. Un rapporto FEV1/FVC ridotto definisce il deficit ostruttivo, il cui grado si misura sul FEV1; una FVC ridotta con rapporto conservato fa sospettare un deficit restrittivo, che va confermato con la capacità polmonare totale. La BPCO è un’ostruzione persistente con rapporto inferiore a 0,70 dopo broncodilatatore; l’asma è un’ostruzione variabile e reversibile, con aumento del FEV1 di almeno il 12% e 200 millilitri dopo salbutamolo. La curva flusso-volume aggiunge informazioni sulle ostruzioni delle vie aeree centrali. L’esame è sicuro, con controindicazioni relative legate allo sforzo, ma è affidabile solo se ben eseguito. Al concorso conta conoscere i numeri e saper leggere il pattern.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
