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Sindrome di Wolff-Parkinson-White: ECG, rischi e trattamento

8 Settembre 2026 · Mario Lomele

Sindrome di Wolff-Parkinson-White: ECG, rischi e trattamento

La sindrome di Wolff-Parkinson-White nasce dalla presenza di una via accessoria che collega atri e ventricoli scavalcando il nodo atrioventricolare. È una delle poche condizioni in cui una diagnosi elettrocardiografica corretta cambia immediatamente ciò che si può e non si può somministrare al paziente.

Preeccitazione e sindrome di Wolff-Parkinson-White: due cose diverse

La distinzione è la prima da fissare:

  • si parla di preeccitazione ventricolare quando l’elettrocardiogramma mostra i segni della via accessoria in un paziente senza aritmie;
  • si parla di sindrome di Wolff-Parkinson-White quando ai segni elettrocardiografici si associano episodi aritmici documentati.

La via accessoria, storicamente detta fascio di Kent, è un residuo di tessuto conduttivo che attraversa l’anello atrioventricolare e conduce l’impulso più rapidamente del nodo, che invece lo rallenta fisiologicamente.

Il quadro ECG in ritmo sinusale

La triade classica comprende:

  • PR corto, inferiore a 120 ms, perché l’impulso raggiunge il ventricolo senza il ritardo nodale;
  • onda delta, impastamento iniziale del QRS dovuto all’attivazione lenta del miocardio da parte della via accessoria;
  • QRS largo, superiore a 120 ms, perché il ventricolo viene attivato in parte per via accessoria e in parte per via normale: la morfologia è una fusione fra le due.

Si osservano inoltre alterazioni secondarie della ripolarizzazione, con onde T discordanti rispetto al QRS. Il grado di preeccitazione varia nel tempo: se la conduzione nodale è veloce, l’onda delta può essere minima o intermittente. Il metodo di lettura sistematica è descritto nella guida su come leggere un ECG.

Le aritmie

Tachicardia da rientro atrioventricolare ortodromica

È la più frequente, circa il 90-95% dei casi. L’impulso scende per il nodo e risale per la via accessoria: il QRS è stretto e l’onda delta scompare durante l’aritmia, perché la via accessoria è percorsa in senso retrogrado.

Tachicardia antidromica

Meno comune. L’impulso scende per la via accessoria e risale per il nodo: il QRS è largo, con preeccitazione massima. Può essere confusa con una tachicardia ventricolare.

Fibrillazione atriale preeccitata

È la condizione pericolosa. In fibrillazione atriale, gli impulsi possono raggiungere i ventricoli attraverso la via accessoria, che non ha la capacità del nodo di filtrare le frequenze elevate. Il risultato è un ritmo irregolare, a QRS largo e variabile, molto rapido, che può degenerare in fibrillazione ventricolare. È il meccanismo della morte improvvisa in questi pazienti.

I farmaci da non somministrare

È il punto clinicamente decisivo. Nella fibrillazione atriale preeccitata sono controindicati tutti i farmaci che bloccano il nodo atrioventricolare: adenosina, verapamil, diltiazem, betabloccanti, digossina.

Bloccando il nodo si toglie l’unica via concorrente e si favorisce la conduzione esclusiva attraverso il fascio accessorio, con accelerazione della risposta ventricolare e rischio di degenerazione in fibrillazione ventricolare.

Il trattamento corretto è:

  • cardioversione elettrica immediata se il paziente è instabile;
  • farmaci che agiscono sulla via accessoria, come procainamide o ibutilide, nel paziente stabile.

Nella tachicardia ortodromica a QRS stretto, invece, le manovre vagali e l’adenosina restano appropriate, perché il circuito passa dal nodo.

Stratificazione del rischio

Non tutti i pazienti hanno lo stesso rischio. Sono considerati elementi favorevoli la preeccitazione intermittente e la scomparsa dell’onda delta durante sforzo o dopo somministrazione di farmaci, entrambe indicative di un periodo refrattario lungo della via accessoria.

Lo studio elettrofisiologico permette di misurare direttamente il periodo refrattario e l’intervallo RR minimo preeccitato in fibrillazione atriale indotta: valori brevi indicano una via capace di condurre frequenze pericolose.

Trattamento definitivo

L’ablazione transcatetere con radiofrequenza della via accessoria è il trattamento risolutivo, con percentuali di successo elevate e complicanze contenute. È indicata nei pazienti sintomatici e va considerata anche in soggetti asintomatici ad alto rischio o con professioni particolari, come piloti e atleti agonisti.

Domande frequenti

Che differenza c’è fra preeccitazione e sindrome?

La preeccitazione è il solo reperto elettrocardiografico; la sindrome richiede anche la presenza di aritmie sintomatiche.

Perché l’adenosina è pericolosa?

Nella fibrillazione atriale preeccitata blocca il nodo e lascia libera la via accessoria, aumentando la frequenza ventricolare fino al rischio di fibrillazione ventricolare.

L’onda delta è sempre visibile?

No. Può essere intermittente o minima quando la conduzione nodale è rapida; la sua intermittenza è anzi un indicatore prognostico favorevole.

L’ablazione risolve definitivamente?

Nella grande maggioranza dei casi sì: eliminando la via accessoria si elimina il substrato delle aritmie.

In sintesi

La sindrome di Wolff-Parkinson-White si riconosce da PR corto, onda delta e QRS largo, e il suo rischio maggiore è la fibrillazione atriale condotta per via accessoria. La regola che salva il paziente è non bloccare il nodo in quella situazione. L’ablazione è la soluzione definitiva. Sul terreno delle aritmie sono utili anche le pagine su blocco atrioventricolare e asse elettrico cardiaco.

Approfondimento esterno: le linee guida ESC sulle tachicardie sopraventricolari dettagliano gestione acuta e indicazioni all’ablazione.

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