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Somministrazione dei farmaci: regole e concorso

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Somministrazione dei farmaci: regole e concorso

La somministrazione dei farmaci è l’attività infermieristica che più di ogni altra mette insieme competenza tecnica, responsabilità e sicurezza del paziente. Ogni giorno, in ogni reparto, l’infermiere prepara e somministra decine di terapie, e ogni passaggio di questa catena può essere il punto in cui si genera un errore. Non sorprende che nei concorsi pubblici per infermiere sia uno degli argomenti più presenti: dalle regole delle “giuste” alle vie di somministrazione, dalla gestione della prescrizione alla segnalazione degli eventi avversi. In questa guida ripercorriamo l’argomento con il taglio che serve in sede di prova: definizioni chiare, procedura generale, sicurezza, complicanze, errori tipici e domande ricorrenti.

Che cos’è la somministrazione dei farmaci

Con somministrazione dei farmaci si intende l’insieme delle azioni con cui un medicinale prescritto viene preparato, controllato e fatto assumere al paziente attraverso una determinata via, seguito dal monitoraggio degli effetti e dalla documentazione. È quindi un processo, non un singolo gesto. Le fasi principali sono la prescrizione, che spetta al medico; la trascrizione o, dove esiste, la gestione informatizzata della terapia; l’approvvigionamento e la conservazione del farmaco; la preparazione; la somministrazione vera e propria; il monitoraggio e la registrazione. L’infermiere è responsabile della corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche, il che significa che non si limita a eseguire: deve conoscere il farmaco che somministra, le sue indicazioni principali, gli effetti attesi e quelli indesiderati, e deve rifiutarsi di procedere o chiedere chiarimenti quando la prescrizione è incompleta, illeggibile o palesemente incongrua.

Un principio cardine, spesso oggetto di domanda, è che chi prepara il farmaco dovrebbe essere anche chi lo somministra e lo registra. Preparare terapie per altri colleghi, o somministrare farmaci preparati da altri senza poterne verificare il contenuto, interrompe la catena dei controlli ed è considerato un comportamento a rischio.

Le vie di somministrazione

Le vie di somministrazione si distinguono tradizionalmente in enterali e parenterali. Le vie enterali sfruttano il tratto gastrointestinale: orale, sublinguale, rettale e, nel paziente con sonda, la somministrazione attraverso sondino o gastrostomia, che ha regole proprie su quali forme farmaceutiche possono essere frantumate o aperte. Le vie parenterali bypassano il tubo digerente: endovenosa, intramuscolare, sottocutanea, intradermica. A queste si aggiungono le vie topiche e transdermiche, inalatoria, oftalmica, auricolare, nasale e vaginale. La scelta della via dipende dal farmaco, dalla formulazione, dalla rapidità d’azione desiderata e dalle condizioni del paziente; la via è parte integrante della prescrizione e non si cambia di propria iniziativa.

Ogni via ha i suoi punti di attenzione. Per la via orale bisogna verificare che il paziente sia in grado di deglutire, sia sveglio e collaborante, e conoscere i farmaci che non vanno divisi o frantumati, come molte formulazioni a rilascio modificato e gastroresistenti. Per la via intramuscolare contano la scelta della sede, la tecnica e il volume, che deve rispettare le indicazioni del farmaco. Per la sottocutanea, frequente con insulina ed eparina, è essenziale la rotazione delle sedi. La via endovenosa, la più rapida e la più rischiosa, richiede attenzioni particolari su diluizione, velocità di infusione e compatibilità.

Le regole della corretta somministrazione

Il cuore dell’argomento, per qualsiasi commissione, sono le cosiddette “giuste” della somministrazione, nate come cinque e poi estese in molti testi a sette o più. Le cinque classiche sono il giusto paziente, il giusto farmaco, la giusta dose, la giusta via e il giusto orario. A queste si aggiungono, a seconda dei manuali, la giusta registrazione, la giusta preparazione, la giusta forma farmaceutica, il diritto del paziente a essere informato e a rifiutare, il giusto monitoraggio. Al concorso conviene conoscerle tutte e saperle spiegare con un esempio, perché la domanda può essere formulata in modo indiretto, ad esempio chiedendo quale controllo è stato omesso in un caso descritto.

Il giusto paziente si verifica con almeno due identificativi, come nome, cognome e data di nascita, confrontati con la prescrizione e, dove presente, con il braccialetto identificativo; il numero del letto non è un identificativo. Il giusto farmaco si controlla confrontando il nome del medicinale, il principio attivo e il dosaggio con la prescrizione, prestando attenzione ai farmaci con nomi o confezioni simili, i cosiddetti farmaci LASA, dall’inglese look-alike, sound-alike. La giusta dose richiede attenzione alle unità di misura, ai calcoli di diluizione e alle velocità di infusione, soprattutto in pediatria. Il giusto orario tiene conto delle esigenze del farmaco, dei pasti, degli intervalli prescritti. La giusta via, come detto, non si improvvisa. La registrazione va fatta dopo, e non prima, della somministrazione effettiva.

A queste regole si affiancano i tre controlli classici del farmaco: quando lo si preleva dal carrello o dall’armadio, quando lo si prepara e prima di somministrarlo al letto del paziente. Si aggiungono le verifiche sulla scadenza, sull’integrità della confezione, sull’aspetto della soluzione e sulle allergie note, da indagare sempre prima della prima somministrazione, considerando il rischio di allergia ai farmaci.

Come si svolge la procedura in generale

Al di là delle differenze fra una via e l’altra, la procedura generale segue uno schema comune. Si inizia dalla lettura della prescrizione, che deve essere completa: nome del paziente, farmaco, dose, via, frequenza o orario, data e firma del prescrittore. Si valuta il paziente, perché la stessa terapia può dover essere sospesa o discussa con il medico in presenza di cambiamenti clinici, ad esempio un antipertensivo con pressione molto bassa o un farmaco orale in un paziente a digiuno per un esame. Si esegue l’igiene delle mani, si prepara il farmaco in un’area dedicata, possibilmente senza interruzioni, con tecnica asettica quando necessario. Si etichetta ogni preparazione che non viene somministrata immediatamente, in particolare siringhe e sacche, con il nome del farmaco, la dose, la diluizione, il paziente e l’ora.

Al letto si identifica il paziente, si spiega che cosa si sta somministrando e perché, si verificano ancora una volta le allergie, si somministra con la tecnica corretta per la via scelta e si rimane, quando serve, ad accertarsi che il farmaco orale sia stato effettivamente assunto: lasciare le compresse sul comodino è un errore classico. Si osserva il paziente per gli effetti attesi e indesiderati, si registra la somministrazione con ora e firma, si annotano eventuali rifiuti o mancate somministrazioni con il motivo.

Sicurezza del paziente e farmaci ad alto rischio

La sicurezza nella gestione della terapia è uno dei temi su cui il Ministero della Salute ha prodotto raccomandazioni specifiche, che i bandi citano spesso tra le materie d’esame: riguardano, tra l’altro, la prevenzione degli errori in terapia con farmaci ad alto livello di attenzione, la gestione delle soluzioni concentrate di potassio, i farmaci LASA, la ricognizione e la riconciliazione della terapia nei passaggi di cura. Non serve conoscerne a memoria la numerazione, ma è utile sapere che cosa raccomandano nella sostanza. I farmaci ad alto livello di attenzione, come le soluzioni concentrate di elettroliti, gli anticoagulanti, l’insulina, gli oppioidi e i chemioterapici, richiedono conservazione separata, etichettatura evidente e, in molte realtà, il doppio controllo indipendente da parte di due operatori.

La riconciliazione della terapia è il confronto strutturato fra i farmaci che il paziente assumeva a domicilio e quelli prescritti in ospedale, da ripetere a ogni passaggio di setting. È particolarmente importante nell’anziano, dove la polifarmacoterapia moltiplica il rischio di duplicazioni, omissioni e interazioni farmacologiche. Fa parte della sicurezza anche l’ambiente: ridurre le interruzioni durante la preparazione, ad esempio con aree o segnali dedicati, è una misura semplice che diminuisce gli errori.

Complicanze: reazioni avverse ed effetti indesiderati

Anche una somministrazione eseguita senza errori può causare effetti indesiderati. Le reazioni avverse ai farmaci vanno dalle manifestazioni lievi, come nausea o rash, a quadri gravi come l’anafilassi, che richiede riconoscimento immediato, sospensione del farmaco, chiamata del medico e avvio del protocollo d’emergenza. Altre complicanze sono legate alla via: ematomi e lesioni nervose nelle iniezioni intramuscolari, lipodistrofie nelle iniezioni sottocutanee ripetute nella stessa sede, flebiti e stravasi nella via endovenosa, aspirazione nel paziente con disfagia che assume compresse. L’infermiere ha il compito di riconoscerle, intervenire secondo protocollo e documentarle.

Le reazioni avverse sospette vanno segnalate. La farmacovigilanza è il sistema che raccoglie e valuta queste segnalazioni, e anche gli infermieri possono e devono contribuire. Va distinta dalla segnalazione degli errori di terapia e degli eventi avversi legati al processo assistenziale, che rientra nella gestione del rischio clinico e serve a imparare dagli errori, non a punire chi li segnala.

Gli errori tipici nella somministrazione dei farmaci

Gli errori di terapia si classificano per fase: errori di prescrizione, di trascrizione, di preparazione, di distribuzione, di somministrazione e di monitoraggio. Quelli che riguardano più da vicino l’infermiere sono lo scambio di paziente, lo scambio di farmaco fra prodotti simili, l’errore di dose per calcolo sbagliato o confusione di unità di misura, la via errata, l’orario sbagliato o la dose omessa, la velocità di infusione errata, la somministrazione a un paziente con allergia nota. Fra le cause ricorrono le prescrizioni verbali o poco leggibili, le abbreviazioni ambigue, i carichi di lavoro, le interruzioni e la mancanza di etichettatura.

In sede di concorso ricorrono anche alcuni comportamenti scorretti che vanno riconosciuti come tali: somministrare un farmaco preparato da un collega, registrare in anticipo, eseguire una prescrizione telefonica senza la procedura prevista dall’azienda, frantumare una compressa a rilascio prolungato per facilitare la deglutizione, lasciare la terapia al paziente senza controllarne l’assunzione. Quando un errore avviene, il comportamento corretto è valutare subito il paziente, avvisare il medico, mettere in atto le misure necessarie, documentare e segnalare secondo le procedure aziendali.

Come cade la somministrazione dei farmaci al concorso

Le domande sulla somministrazione dei farmaci si presentano in molte forme. Nei quiz si chiedono le “giuste”, i tre controlli, gli identificativi validi, il significato di farmaco LASA, le sedi per l’iniezione intramuscolare, l’angolo dell’ago nelle diverse vie, i farmaci che non si frantumano, i calcoli di dosaggio e di velocità di infusione. Nei casi clinici si descrive una sequenza di eventi con un errore nascosto e si chiede di individuarlo. All’orale arrivano domande aperte come “Come si gestisce una prescrizione incompleta?” o “Che cosa fa se si accorge di aver somministrato un farmaco al paziente sbagliato?”: la commissione valuta la capacità di ragionare per priorità, mettendo sempre al primo posto il paziente, poi la comunicazione, la documentazione e la segnalazione.

I calcoli di dosaggio meritano un allenamento specifico, perché sono la parte in cui si perdono più punti per distrazione. Esercitarsi su quesiti realistici e rivedere gli errori è il metodo più efficace: le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia sono pensate per questo, con la spiegazione del procedimento oltre alla risposta.

In sintesi

La somministrazione dei farmaci è un processo che va dalla prescrizione al monitoraggio e richiede all’infermiere conoscenza del farmaco, rispetto rigoroso delle regole delle “giuste” e dei tre controlli, identificazione certa del paziente e registrazione puntuale. I farmaci ad alto livello di attenzione, i farmaci LASA e i passaggi di cura sono i punti in cui il rischio aumenta. Le reazioni avverse vanno riconosciute e segnalate, gli errori gestiti con trasparenza. Al concorso vince chi sa spiegare ogni regola con un esempio pratico e chi sa riconoscere, in un caso clinico, il controllo che è mancato.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara ai concorsi sanitari con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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