Segno di McMurray: manovra del menisco e quiz SSM
1 Ottobre 2026 · Mario Lomele
Il segno di McMurray è una manovra di provocazione del ginocchio che serve a ricercare una lesione meniscale: combinando flessione, rotazione della tibia ed estensione progressiva, l’esaminatore cerca di intrappolare un frammento di menisco fra femore e tibia e di evocare uno scatto doloroso lungo l’emirima articolare. È una delle manovre semeiologiche ortopediche più conosciute e al Concorso SSM viene chiesta soprattutto per verificare due cose: quale rotazione esplora quale menisco, e quale valore ha il test rispetto alla risonanza magnetica. In questa guida trovi tecnica, fisiopatologia, condizioni associate, limiti ed errori tipici.
Che cos’è il segno di McMurray
La manovra fu descritta dal chirurgo ortopedico britannico Thomas Porter McMurray nella prima metà del Novecento. L’idea di fondo è semplice: un menisco lesionato, soprattutto nel corno posteriore, presenta un lembo mobile o un margine irregolare che, durante movimenti combinati di flessione e rotazione, può incastrarsi fra i condili femorali e il piatto tibiale. Quando il frammento scivola o viene “scavalcato” dal condilo, si avverte uno scatto (click o clunk) e il paziente riferisce dolore nel punto corrispondente della rima articolare.
Il segno è quindi positivo quando la manovra riproduce uno scatto palpabile o udibile associato a dolore localizzato sulla rima mediale o laterale. Il solo dolore, senza scatto, è un reperto meno specifico ma viene comunque riportato da molti esaminatori come positività parziale. Per l’inquadramento generale della patologia rimandiamo alla scheda sulla lesione del menisco.
Come si esegue la manovra di McMurray
Il paziente è supino e rilassato. L’esaminatore afferra il tallone con una mano e con l’altra si appoggia sul ginocchio, posizionando pollice e dita lungo le rime articolari mediale e laterale per percepire eventuali scatti. Il ginocchio viene portato in flessione massima, condizione necessaria per caricare il corno posteriore dei menischi, che è la sede più frequente delle lesioni.
Per esplorare il menisco mediale, la tibia viene ruotata esternamente e si applica uno stress in valgo, poi il ginocchio viene esteso lentamente mantenendo la rotazione. Per esplorare il menisco laterale si procede in modo speculare: rotazione interna della tibia, stress in varo ed estensione progressiva. Il momento in cui compare lo scatto aiuta anche a localizzare la lesione: uno scatto in flessione massima suggerisce un coinvolgimento del corno posteriore, uno scatto più vicino ai novanta gradi può indicare una lesione della porzione intermedia.
Un modo semplice per ricordare l’abbinamento è che la rotazione esterna del piede “porta in tensione” il compartimento mediale, mentre la rotazione interna carica quello laterale. Va detto che alcuni testi descrivono varianti con combinazioni diverse di varo e valgo: al concorso conta soprattutto la regola rotazione esterna per il mediale e rotazione interna per il laterale.
Il significato fisiopatologico
I menischi sono strutture fibrocartilaginee a forma di semiluna interposte fra femore e tibia. Aumentano la congruenza articolare, distribuiscono il carico, contribuiscono alla stabilità e alla lubrificazione. Il menisco mediale è più fisso, perché ancorato alla capsula e al legamento collaterale mediale, e per questo si lesiona più spesso; il laterale è più mobile e sfugge meglio alle sollecitazioni.
Durante la flessione i condili femorali rotolano e scivolano posteriormente spingendo indietro i menischi; la rotazione tibiale sposta ulteriormente il carico su un compartimento. Se nel corno posteriore esiste una lacerazione longitudinale, a flap o a manico di secchio, il frammento si sposta in modo anomalo e può incastrarsi: lo scatto rappresenta il momento in cui il frammento si riduce o viene superato. Il dolore deriva dalla trazione sulla capsula e sulla porzione periferica vascolarizzata e innervata del menisco.
Patologie associate e diagnosi differenziale
Le lesioni meniscali possono essere traumatiche, tipiche del giovane sportivo che subisce una torsione a ginocchio flesso e piede fisso, oppure degenerative, tipiche del paziente più anziano in cui il menisco si lacera anche per traumi minimi. Nelle lesioni traumatiche il menisco si associa spesso a una lesione legamentosa: la combinazione di lesione del crociato anteriore, del collaterale mediale e del menisco è nota come triade di O’Donoghue. Per questo, davanti a un segno di McMurray positivo dopo un trauma distorsivo, va sempre ricercata anche una lesione del crociato anteriore.
Nel differenziale del dolore sulla rima articolare rientrano diverse condizioni. L’artrosi del ginocchio può dare crepitii e dolore durante la manovra, con falsi positivi frequenti nel paziente anziano. La condropatia rotulea provoca dolore anteriore e scrosci, che possono essere scambiati per uno scatto. Una cisti di Baker, spesso secondaria proprio a una lesione meniscale posteriore, può rendere dolorosa la flessione massima. Anche lesioni condrali, corpi mobili articolari, plica sinoviale e lesioni del collaterale entrano nella diagnosi differenziale.
Valore clinico e limiti
Il segno di McMurray è considerato una manovra con buona specificità e sensibilità più modesta: quando è chiaramente positivo, con scatto e dolore sulla rima, rende probabile una lesione meniscale; quando è negativo non la esclude affatto. I valori riportati in letteratura variano molto da studio a studio, a seconda dell’esperienza dell’esaminatore, del tipo di lesione e della popolazione studiata, per cui è prudente non memorizzare numeri precisi ma solo questa tendenza qualitativa.
I limiti pratici sono numerosi. Nel ginocchio acuto, gonfio e dolente, la flessione massima spesso non è eseguibile e il test perde valore. Nel paziente anziano con artrosi i falsi positivi sono frequenti. Le lesioni piccole, stabili o della porzione anteriore sfuggono facilmente. Per questi motivi il McMurray va sempre inserito in un esame obiettivo completo, con la palpazione della rima articolare (spesso il reperto più sensibile), il test di Apley, il test di Thessaly e il test di Steinmann. La risonanza magnetica rimane l’esame di imaging di riferimento, mentre l’artroscopia ha oggi soprattutto un ruolo terapeutico. Per un quadro d’insieme delle prove cliniche del ginocchio è utile la pagina sulle manovre semeiologiche in ortopedia.
Come cade il segno di McMurray al concorso
Il formato più frequente descrive un giovane calciatore che dopo una torsione del ginocchio lamenta dolore sulla rima mediale, versamento e talvolta episodi di blocco articolare; all’esame la flessione con rotazione esterna e successiva estensione provoca uno scatto doloroso. Si chiede il nome della manovra, la struttura lesa o l’esame da richiedere. Le risposte attese sono segno di McMurray, menisco mediale e risonanza magnetica.
Un secondo formato chiede direttamente quale rotazione esplora quale menisco, ed è qui che si concentrano gli errori. Un terzo formato propone un elenco di manovre e chiede quale non serva a valutare i menischi: tipicamente il distrattore è il test di Lachman o il cassetto anteriore, che valutano il crociato anteriore. Un quarto schema riguarda il blocco articolare in flessione, tipico della lesione a manico di secchio, che può impedire l’esecuzione stessa del test. Per esercitarti con casi di questo tipo trovi simulazioni commentate di ortopedia sulla Piattaforma Accademia.
Errori tipici ai quiz
Il primo errore è invertire le rotazioni: rotazione esterna della tibia esplora il menisco mediale, rotazione interna il laterale. Il secondo è considerare il segno sufficiente per la diagnosi: un McMurray positivo orienta, ma la conferma passa dalla risonanza magnetica. Il terzo è ritenere che un test negativo escluda la lesione, cosa non vera data la sensibilità limitata.
Un quarto errore è confondere la manovra di McMurray con la manovra di Apley: quest’ultima si esegue a paziente prono, con ginocchio flesso a novanta gradi, comprimendo e ruotando la tibia (prova di compressione per i menischi) oppure trazionandola (prova di distrazione per i legamenti). Infine attenzione al contesto: un ginocchio con versamento ematico subito dopo il trauma fa pensare più a una lesione legamentosa o a una frattura che a una lesione meniscale isolata, che dà più spesso un versamento sieroso a comparsa graduale.
In sintesi
Il segno di McMurray è una manovra di flessione, rotazione ed estensione del ginocchio che cerca di riprodurre uno scatto doloroso sulla rima articolare in caso di lesione meniscale. La rotazione esterna con valgo esplora il menisco mediale, la rotazione interna con varo il laterale. È un test con buona specificità ma sensibilità limitata, influenzato da esperienza, dolore e artrosi, e va integrato con palpazione della rima, altri test e risonanza magnetica. Dopo un trauma distorsivo ricordati di cercare anche le lesioni legamentose associate.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
