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Concorso SSM

Segno di Kernig e Brudzinski: tecnica e quiz SSM

23 Settembre 2026 · Mario Lomele

Segno di Kernig e Brudzinski: tecnica e quiz SSM

Il segno di Kernig, insieme al segno di Brudzinski e alla rigidità nucale, costituisce la triade semeiologica classica dell’irritazione meningea. Chi prepara il Concorso Nazionale SSM li incontra in ogni capitolo su meningite ed emorragia subaracnoidea, e li ritrova nei quiz sia come definizioni da riconoscere sia come reperti che orientano la gestione di un paziente febbrile con cefalea. Sono segni antichi, descritti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, e la loro accuratezza è oggi molto ridimensionata dagli studi clinici; conoscerli bene, però, significa conoscere anche i loro limiti, e proprio i limiti sono spesso l’oggetto della domanda d’esame. In questo articolo trattiamo Kernig e Brudzinski insieme, perché nascono dallo stesso meccanismo e vengono ricercati nello stesso momento della visita.

Che cos’è il segno di Kernig

Il segno di Kernig è l’impossibilità, o la marcata resistenza dolorosa, a estendere passivamente la gamba sulla coscia quando la coscia è flessa a novanta gradi sul bacino, con il paziente supino. Fu descritto dal medico russo Vladimir Kernig come segno di meningite. In alcuni testi è riportata anche la variante originale, in cui il paziente seduto con le anche flesse non riesce a estendere completamente le ginocchia.

Il segno di Brudzinski, dal nome del pediatra polacco Josef Brudzinski, esiste in più varianti, ma quella universalmente intesa è il segno della nuca: la flessione passiva del capo sul tronco, nel paziente supino, provoca la flessione involontaria delle anche e delle ginocchia. Le altre varianti, meno usate, comprendono il segno controlaterale, in cui la flessione passiva di un arto inferiore provoca la flessione dell’arto opposto, e il segno della guancia o della sinfisi pubica, in cui la pressione su queste zone induce la flessione degli arti. Entrambi i segni, Kernig e Brudzinski, si affiancano alla rigidità nucale, che è la resistenza alla flessione passiva del capo con conservazione della rotazione laterale.

Come si ricercano Kernig e Brudzinski

Per il segno di Kernig il paziente è supino, rilassato, con il capo in posizione neutra. L’esaminatore flette l’anca a novanta gradi e il ginocchio a novanta gradi, sostenendo la gamba; quindi tenta di estendere lentamente la gamba sulla coscia, portando il ginocchio verso l’estensione completa mantenendo la coscia verticale. Il segno è positivo se l’estensione è bloccata da una resistenza involontaria e dolorosa, in genere quando il ginocchio è ancora flesso oltre i centotrentacinque gradi, e se il paziente riferisce dolore alla regione lombare o alla coscia posteriore. Si esegue da entrambi i lati e si annota la simmetria.

Per il segno di Brudzinski il paziente è nella stessa posizione, con gli arti inferiori estesi. L’esaminatore pone una mano sul torace per evitare che il tronco si sollevi e con l’altra flette passivamente il capo portando il mento verso lo sterno. Si osservano le gambe: se le anche e le ginocchia si flettono spontaneamente, il segno è positivo. La rigidità nucale si valuta prima di entrambi, con la stessa flessione del capo: la resistenza alla flessione, spesso con dolore, è il reperto positivo, mentre la rotazione laterale resta libera. Se la resistenza è presente anche in rotazione, è più probabile una rigidità cervicale da artrosi o da contrattura muscolare.

Le manovre vanno eseguite con delicatezza, senza forzare, e vanno evitate nei pazienti con sospetta lesione instabile del rachide cervicale.

Che cosa significano e qual è la fisiopatologia

Tutti e tre i segni derivano dallo stesso principio: le meningi infiammate e le radici nervose che le attraversano diventano dolorose allo stiramento. Ogni manovra che allunga il nevrasse o le radici, come la flessione del capo o l’estensione del ginocchio con l’anca flessa, mette in tensione le strutture infiammate e attiva un riflesso protettivo di contrazione dei muscoli flessori. Nel segno di Kernig lo stiramento del nervo sciatico e delle radici lombosacrali, trasmesso alle meningi, viene contrastato dalla contrazione riflessa dei muscoli posteriori della coscia. Nel Brudzinski la flessione del capo tira il midollo e le meningi lungo tutto il canale; la flessione degli arti inferiori riduce la tensione radicolare e rappresenta quindi una risposta antalgica. La rigidità nucale segue lo stesso schema a livello cervicale.

Questa lettura spiega anche il parallelo con il segno di Lasègue nella sciatica: il meccanismo di stiramento è lo stesso, ma nella sciatica l’irritazione è confinata a una radice ed è unilaterale, mentre nella meningite è diffusa e bilaterale.

Quando sono positivi e in quali malattie

La condizione di riferimento è la meningite in tutte le sue forme, batterica, virale, tubercolare e fungina, con particolare frequenza nelle forme batteriche acute dell’adulto, dove l’infiammazione è intensa e l’essudato è purulento. Il secondo grande capitolo è l’emorragia subaracnoidea, nella quale il sangue nello spazio subaracnoideo provoca meningismo chimico: i segni compaiono spesso dopo alcune ore dall’esordio della cefalea, perché serve tempo perché si sviluppi la reazione infiammatoria. Kernig e Brudzinski possono essere positivi anche nella meningite carcinomatosa, nell’encefalite con interessamento meningeo e in alcune forme di meningismo febbrile senza infezione delle meningi, specialmente nel bambino.

Nel bambino piccolo e nel lattante questi segni sono spesso assenti o inaffidabili, e la diagnosi di meningite si basa su irritabilità, letargia, fontanella tesa, rifiuto dell’alimentazione e convulsioni. Anche nell’anziano e nell’immunodepresso la reazione meningea può essere attenuata.

Falsi positivi, falsi negativi e limiti

Gli studi condotti in pronto soccorso hanno mostrato che Kernig e Brudzinski hanno una sensibilità bassa per la meningite, nell’ordine di poche unità percentuali fino a un terzo dei casi a seconda delle casistiche, con una specificità invece buona. In altre parole, quando sono presenti in un paziente con febbre e cefalea rafforzano molto il sospetto, ma la loro assenza non permette in alcun modo di escludere la meningite. La rigidità nucale è un po’ più sensibile ma comunque insufficiente. Per questo le linee guida raccomandano di non ritardare la puntura lombare, l’imaging quando indicato e la terapia antibiotica empirica sulla base dell’assenza di segni meningei.

I falsi negativi sono tipici delle fasi molto precoci, del coma profondo, in cui il tono muscolare è abolito, del lattante, dell’anziano, dell’immunodepresso e del paziente già trattato con antibiotici o sedato. I falsi positivi derivano da patologie che limitano l’estensione del ginocchio o la flessione del collo per altri motivi: ernia discale con sciatica, artrosi cervicale severa, spondilite, contratture muscolari, parkinsonismo con rigidità assiale, malattie dell’anca e del ginocchio. La lettura corretta richiede sempre di integrare i segni con febbre, cefalea, alterazione della coscienza, fotofobia, vomito e petecchie, e con il contesto epidemiologico.

Segni e manovre correlati

Oltre alla rigidità nucale, la semeiotica meningea comprende il segno di Lasègue, che ha lo stesso meccanismo ma è unilaterale nella sciatica; la posizione a cane di fucile, con decubito laterale, capo iperesteso e arti flessi, assunta spontaneamente per ridurre la tensione meningea; la manovra di accentuazione della cefalea con la rotazione rapida del capo, descritta in alcuni studi come reperto con sensibilità superiore ai segni classici; e i segni di ipertensione endocranica come il papilledema e la triade di Cushing. Nella meningite meningococcica vanno cercate le petecchie e la porpora, nella meningite tubercolare i deficit dei nervi cranici da essudato della base.

Una volta sospettata l’irritazione meningea, l’esame va completato con la valutazione dello stato di coscienza, che si quantifica con la Glasgow Coma Scale, con la ricerca di segni focali che possano controindicare la puntura lombare senza imaging e con la valutazione della sepsi. Chi vuole inquadrare questi reperti nel loro contesto generale può ripassare la struttura dell’esame neurologico completo.

Come cade il segno di Kernig al concorso

Le domande su Kernig e Brudzinski hanno cinque forme tipiche. La prima è la definizione incrociata: si descrive la manovra e si chiede il nome del segno, oppure si dà il nome e si chiede la manovra; il tranello classico è scambiare Kernig, che riguarda l’estensione del ginocchio con anca flessa, con Brudzinski, che riguarda la flessione degli arti alla flessione del capo. La seconda è l’associazione con la patologia: si chiede in quali condizioni i segni sono positivi, con meningite ed emorragia subaracnoidea come risposte attese.

La terza forma è il caso clinico di un giovane con febbre alta, cefalea, vomito, rigidità nucale e Kernig positivo, in cui si chiede la diagnosi, l’esame da eseguire o il primo provvedimento terapeutico. La quarta forma verte sull’accuratezza: si chiede se l’assenza dei segni meningei permette di escludere la meningite, e la risposta corretta è che non lo permette per la bassa sensibilità. La quinta forma è la domanda sul meccanismo comune con il Lasègue o sui falsi positivi ortopedici. Allenarsi con simulazioni commentate, come quelle della Piattaforma Accademia, aiuta a fissare in memoria le due manovre e a non confonderle sotto pressione.

In sintesi

Il segno di Kernig è la resistenza dolorosa all’estensione passiva del ginocchio con anca flessa; il segno di Brudzinski è la flessione involontaria degli arti inferiori alla flessione passiva del capo; la rigidità nucale è la resistenza alla flessione del collo con rotazione conservata. Tutti nascono dallo stiramento di meningi e radici infiammate e sono tipici della meningite e dell’emorragia subaracnoidea. Sono specifici ma poco sensibili: la loro assenza non esclude nulla e non deve ritardare puntura lombare e terapia. Possono essere falsamente positivi nelle patologie del rachide e dell’anca e falsamente negativi nel lattante, nell’anziano e nel coma. Al concorso cadono come definizione, come associazione con la patologia, come caso clinico e come domanda sull’accuratezza.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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