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Scala di Conley: rischio cadute in ospedale

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Scala di Conley: rischio cadute in ospedale

La scala di Conley è uno degli strumenti più diffusi negli ospedali italiani per valutare il rischio di caduta delle persone ricoverate. Le cadute sono tra gli eventi avversi più frequenti in degenza, soprattutto negli anziani, e possono avere conseguenze gravi come fratture, traumi cranici, perdita di autonomia e prolungamento del ricovero. Per questo la valutazione del rischio di caduta è entrata nella pratica quotidiana dell’infermiere e, di conseguenza, nei programmi dei concorsi pubblici. Conoscere la scala significa saperne descrivere gli item, capire come si somministra e soprattutto collegare il risultato agli interventi di prevenzione.

Che cos’è la scala di Conley

È una scala di valutazione del rischio di caduta per pazienti ospedalizzati, sviluppata da Conley e collaboratori alla fine degli anni Novanta e successivamente tradotta e validata anche in lingua italiana. Si caratterizza per la brevità: comprende soltanto sei item, che possono essere valutati in pochi minuti al momento dell’ingresso in reparto. La sua particolarità, che la distingue da altri strumenti, è la struttura in due parti: tre domande poste direttamente al paziente, o ai familiari e caregiver se il paziente non è in grado di rispondere, e tre item rilevati dall’infermiere tramite osservazione.

A ciascun item è associato un punteggio ponderato, cioè non tutti gli item pesano allo stesso modo: quelli che nella ricerca originale si sono dimostrati più predittivi di caduta hanno un peso maggiore. La somma dei punteggi fornisce il totale, e il superamento della soglia indicata nello strumento e recepita dai protocolli aziendali identifica il paziente a rischio. A differenza della scala di Braden, nella scala di Conley il punteggio cresce con il rischio: un totale più alto indica un rischio maggiore.

Gli item della scala di Conley

La prima parte riguarda la storia recente di cadute ed è raccolta tramite domande. Il primo item chiede se la persona è caduta nel periodo precedente al ricovero o durante la degenza. Le cadute pregresse sono uno dei fattori predittivi più solidi in assoluto: chi è già caduto ha una probabilità maggiore di cadere di nuovo, sia per le cause sottostanti sia per la paura di cadere, che riduce l’attività e il tono muscolare.

Il secondo item indaga se la persona ha avuto vertigini o capogiri nello stesso periodo. Questi sintomi possono dipendere da cause molto diverse, tra cui disturbi vestibolari, aritmie, anemia, disidratazione, effetti di farmaci e ipotensione ortostatica, un problema frequente nell’anziano e spesso legato alla terapia antipertensiva o diuretica. Il terzo item chiede se ci sono state perdite di urine o di feci mentre la persona si recava in bagno: l’urgenza minzionale o fecale spinge ad alzarsi in fretta, spesso di notte e senza aiuto, situazione tipica in cui avvengono le cadute.

La seconda parte è osservazionale. Il quarto item valuta la compromissione della marcia: l’infermiere osserva se la persona cammina con passo strisciante, ha un’ampia base d’appoggio, una marcia instabile, si appoggia agli arredi per spostarsi. Il quinto item riguarda l’agitazione, cioè un’attività motoria eccessiva, spesso legata a disagio interno, che si manifesta con movimenti afinalistici, irrequietezza, tentativi di togliersi dispositivi o di scendere dal letto. Il sesto item valuta il deterioramento della capacità di giudizio o la mancanza del senso del pericolo: la persona non è consapevole dei propri limiti e tenta di fare cose che non può fare in sicurezza, come alzarsi da sola nonostante non riesca a stare in piedi.

Come si somministra

La valutazione andrebbe eseguita al momento dell’accoglienza in reparto o comunque precocemente, e ripetuta quando le condizioni cambiano: dopo un intervento chirurgico, dopo l’introduzione di farmaci sedativi, ipnotici o antipertensivi, in caso di comparsa di confusione mentale, dopo una caduta, al trasferimento da un altro reparto. Le procedure aziendali stabiliscono la frequenza della rivalutazione.

Per le domande della prima parte è importante formularle in modo semplice e, se la persona ha deficit cognitivi o comunicativi, raccogliere le informazioni dai familiari o dalla documentazione. Se nessuna fonte è disponibile, la risposta non può essere inventata: si annota l’impossibilità e si ragiona con prudenza. Per gli item osservazionali è utile vedere la persona mentre si alza e cammina, se le condizioni lo permettono, e non limitarsi a osservarla distesa a letto.

La scala di Conley, come tutti gli strumenti di questo tipo, non sostituisce il giudizio clinico. Esistono fattori di rischio che non sono compresi negli item ma che l’infermiere deve considerare: la terapia in corso, con particolare attenzione a benzodiazepine, antipsicotici, oppioidi, antipertensivi e diuretici; i deficit visivi; le calzature inadeguate; i dispositivi come flebo, drenaggi e cateteri che ostacolano i movimenti; l’ambiente non familiare.

Dalla valutazione alla prevenzione delle cadute

Identificare un paziente a rischio ha senso solo se ne derivano interventi. Le misure generali, valide per tutti i ricoverati, comprendono letto in posizione bassa con freni inseriti, campanello e oggetti personali a portata di mano, illuminazione adeguata soprattutto di notte, pavimenti asciutti e liberi da ostacoli, calzature chiuse e antiscivolo, ausili per la deambulazione funzionanti, orientamento del paziente all’ambiente. Per chi risulta a rischio si aggiungono interventi mirati: accompagnamento programmato in bagno, revisione della terapia con il medico, valutazione e gestione dell’ipotensione ortostatica, sorveglianza più frequente, coinvolgimento dei familiari, mobilizzazione precoce e assistita.

Il tema si collega strettamente a quello delle cadute negli anziani, per le quali la letteratura raccomanda interventi multifattoriali. Va ricordato che la contenzione non è una misura di prevenzione delle cadute: non ne riduce in modo dimostrato il numero e può aumentarne la gravità. Allo stesso modo, nei pazienti con agitazione o con alterazione del giudizio è fondamentale cercare le cause, a cominciare dal delirium, che è frequente nell’anziano ospedalizzato e che spesso si manifesta proprio con irrequietezza e tentativi di alzarsi.

Nella persona fragile la valutazione del rischio di caduta fa parte di un inquadramento più ampio, la valutazione multidimensionale geriatrica, che considera insieme stato funzionale, cognitivo, nutrizionale, sociale e terapia farmacologica.

Responsabilità, etica e documentazione

La valutazione del rischio di caduta è un’attività propria dell’infermiere e va documentata con data, punteggio e interventi pianificati. Le cadute in ospedale sono monitorate come eventi avversi e, quando avvengono, vanno gestite con una valutazione immediata della persona, l’avviso al medico, l’osservazione nelle ore successive per eventuali complicanze come il trauma cranico, la segnalazione secondo le procedure di gestione del rischio clinico. Una documentazione che dimostri la valutazione eseguita e le misure attuate è anche una tutela per il professionista.

Dal punto di vista etico la prevenzione delle cadute deve bilanciare sicurezza e autonomia. Un paziente a rischio non va immobilizzato per paura che cada: l’immobilità ha costi pesanti in termini di perdita funzionale e di qualità di vita. L’obiettivo è permettere alla persona di muoversi in condizioni di maggiore sicurezza, informandola dei rischi e coinvolgendola nelle scelte.

Limiti ed errori tipici

La scala è stata sviluppata per pazienti adulti ricoverati in reparti di area medica e chirurgica; la sua accuratezza può essere diversa in altri contesti, come la pediatria, la riabilitazione o le residenze per anziani, dove si usano talvolta altri strumenti. Tra le scale alternative più note si ricordano la Morse Fall Scale e lo strumento STRATIFY, che valutano fattori in parte diversi.

Gli errori più comuni nelle risposte d’esame sono: invertire la direzione del punteggio, confondendola con la scala di Braden; dimenticare che tre item derivano da domande e tre da osservazione; inserire tra gli item l’età o la terapia farmacologica, che pur essendo fattori di rischio non sono item della scala; pensare che basti compilare la scala senza pianificare interventi. In corsia l’errore tipico è compilarla una sola volta all’ingresso e non rivalutare dopo eventi significativi.

Come cade la scala di Conley al concorso

La scala di Conley è oggetto di domande frequenti nei concorsi per infermiere. Le più comuni chiedono a che cosa serve, quanti item comprende, quali sono gli item raccolti con l’intervista e quali con l’osservazione, se un punteggio alto indichi un rischio alto o basso, quando va rivalutata. Un’altra tipologia propone un elenco di item e chiede di individuare quello che non appartiene alla scala, mescolando elementi della Braden, della Norton o di altre scale.

All’orale si può incontrare un caso clinico: un anziano ricoverato per polmonite, confuso di notte, con urgenza minzionale e già caduto a casa. La risposta migliore applica gli item uno per uno, conclude per un rischio elevato e propone un piano di prevenzione concreto. Per esercitarti su domande di questo tipo e capire le trappole più frequenti puoi usare le simulazioni commentate disponibili sulla Piattaforma Accademia.

In sintesi

La scala di Conley valuta il rischio di caduta dei pazienti ospedalizzati con sei item: tre raccolti con domande (cadute precedenti, vertigini o capogiri, perdite di urine o feci mentre si va in bagno) e tre osservati dall’infermiere (compromissione della marcia, agitazione, deterioramento della capacità di giudizio). Il punteggio cresce con il rischio. Va compilata all’ingresso e rivalutata a ogni cambiamento significativo, integrata dal giudizio clinico e tradotta in interventi di prevenzione multifattoriali, senza ricorrere alla contenzione come misura di sicurezza.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara ai concorsi sanitari con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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