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Raccolta delle urine 24 ore: guida per infermieri

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Raccolta delle urine 24 ore: guida per infermieri

La raccolta delle urine 24 ore è un esame apparentemente banale che, nella pratica, fallisce spesso per errori di metodo: una minzione persa, un orario di inizio sbagliato, un contenitore conservato male. Per questo è un argomento caro alle commissioni dei concorsi pubblici per infermiere, che lo usano per verificare la capacità di organizzare una procedura, di educare il paziente e di garantire la qualità del campione. In questa guida trovi definizione, indicazioni, materiale, procedura, errori tipici e domande ricorrenti, con il taglio del materiale di studio. Le istruzioni specifiche (conservanti, contenitori, modalità di consegna) dipendono sempre dal laboratorio di riferimento.

Che cos’è la raccolta delle urine 24 ore

Si tratta della raccolta di tutte le urine prodotte da una persona in un intervallo esatto di ventiquattro ore, in uno o più contenitori dedicati, allo scopo di misurare la quantità totale di determinate sostanze eliminate in un giorno. Il senso dell’esame è proprio questo: molte sostanze vengono escrete in modo variabile durante la giornata, in funzione dell’alimentazione, dell’attività fisica, del ritmo sonno-veglia e dei ritmi ormonali, per cui un singolo campione estemporaneo può dare un’immagine distorta. Raccogliendo tutte le urine del giorno si ottiene un valore complessivo, molto più rappresentativo.

A differenza dell’esame urine standard, che si esegue su un piccolo campione, di solito il primo mitto o le urine del mattino, la raccolta delle 24 ore richiede la collaborazione del paziente per un’intera giornata, una corretta conservazione del materiale e l’annotazione precisa degli orari. È quindi più impegnativa e più esposta a errori.

A cosa serve: le indicazioni principali

Le indicazioni più note riguardano lo studio della funzione renale. Il calcolo della clearance della creatinina su urine delle 24 ore, insieme alla creatinina nel sangue, è un esempio classico da concorso. Altrettanto frequente è la quantificazione della proteinuria, utile nella diagnosi e nel monitoraggio di nefropatie, sindrome nefrosica e complicanze renali del diabete e della gravidanza. Altre indicazioni comprendono il dosaggio di elettroliti (sodio, potassio, calcio, fosforo), dell’acido urico e di altri soluti nello studio della calcolosi renale; il dosaggio di ormoni o loro metaboliti in ambito endocrinologico, come il cortisolo libero urinario o i metaboliti delle catecolamine; lo studio di alcune malattie metaboliche.

In reparto la misurazione della diuresi delle 24 ore ha anche un valore clinico immediato, indipendente dagli esami di laboratorio: contribuisce al bilancio idrico e permette di riconoscere oliguria o poliuria. È bene però non confondere la semplice registrazione della diuresi con la raccolta finalizzata a un esame di laboratorio, che segue regole più rigorose.

Materiale e preparazione

Il materiale comprende il contenitore o i contenitori forniti dal laboratorio, in genere di plastica, opachi, graduati e di capacità adeguata, talvolta contenenti un conservante; un recipiente pulito per raccogliere ogni singola minzione (padella, pappagallo, raccoglitore) da cui travasare nel contenitore; guanti; etichette per l’identificazione; un modulo o un foglio su cui annotare orario di inizio e fine e altre informazioni richieste. Se il contenitore contiene un conservante, il paziente e l’operatore devono sapere che si tratta di una sostanza da non toccare né disperdere, e che non va urinato direttamente nel contenitore a meno che il laboratorio non lo consenta.

Prima di iniziare l’infermiere verifica la prescrizione e le istruzioni specifiche del laboratorio: alcuni dosaggi richiedono conservanti diversi, refrigerazione, protezione dalla luce o restrizioni alimentari e farmacologiche nei giorni precedenti, che vanno concordate con il medico. È importante anche considerare la terapia: alcuni farmaci possono interferire con i dosaggi, e l’eventuale sospensione è una decisione medica.

La raccolta delle urine 24 ore passo per passo

Il punto più importante, che le commissioni chiedono quasi sempre, riguarda l’inizio. La raccolta comincia con lo svuotamento completo della vescica a un orario stabilito, per esempio al risveglio: questa prima urina si elimina, ma si annota l’orario, che segna l’inizio delle 24 ore. Il motivo è logico: quelle urine sono state prodotte prima dell’inizio dell’intervallo e non devono essere conteggiate. Da quel momento tutte le urine successive, di giorno e di notte, vanno raccolte e versate nel contenitore.

La raccolta termina il giorno successivo, alla stessa ora dell’inizio: il paziente svuota di nuovo completamente la vescica e questa ultima urina si raccoglie e si aggiunge al contenitore, perché è stata prodotta all’interno dell’intervallo. Con questo meccanismo, eliminare la prima e tenere l’ultima, si ottengono esattamente ventiquattro ore di produzione urinaria.

Durante la raccolta il contenitore va conservato secondo le indicazioni del laboratorio, spesso al fresco e al riparo dalla luce, ben chiuso. Il paziente deve urinare prima di evacuare, in modo da non perdere urine né contaminarle con le feci, e non deve gettare nel contenitore carta igienica o altro materiale. Alla fine il contenitore viene etichettato con i dati identificativi, la data e gli orari di inizio e fine, e inviato al laboratorio con la richiesta, nei tempi previsti. Spesso è richiesto anche di riportare il volume totale o il peso e l’altezza del paziente, utili per alcuni calcoli.

Il paziente con catetere vescicale

Nel paziente portatore di catetere, gestito secondo le regole del cateterismo vescicale, la raccolta si esegue svuotando la sacca all’orario di inizio ed eliminando quel contenuto, e poi trasferendo periodicamente le urine della sacca nel contenitore, mantenendo il sistema chiuso e utilizzando il rubinetto di scarico con tecnica pulita. Se la sacca contiene conservante o deve restare refrigerata, si seguono le indicazioni del laboratorio, che a volte prevede di posizionare la sacca in un contenitore con ghiaccio. Non si apre il sistema di drenaggio per raccogliere le urine, per non aumentare il rischio di infezione.

Educazione del paziente e sicurezza

Gran parte delle raccolte avviene a domicilio, e il successo dipende dall’educazione che il paziente riceve. L’infermiere spiega con parole semplici gli orari, la regola della prima e dell’ultima urina, la necessità di raccogliere ogni minzione, comprese quelle notturne e quelle fatte fuori casa, la conservazione, la consegna. È utile fornire istruzioni scritte e verificare la comprensione chiedendo al paziente di ripetere i passaggi. Al paziente si raccomanda di mantenere un’alimentazione e un’idratazione abituali, salvo diversa indicazione, perché variazioni brusche modificano i risultati.

La sicurezza riguarda soprattutto i conservanti: alcuni sono acidi o comunque irritanti, e vanno tenuti lontano dai bambini e maneggiati con cura. Si raccomanda di non svuotare il conservante e, in caso di contatto con la pelle o gli occhi, di lavare abbondantemente con acqua e rivolgersi al medico. In reparto l’infermiere applica le precauzioni standard nella manipolazione delle urine, usa guanti e cura l’igiene delle mani.

Errori tipici che invalidano l’esame

L’errore più comune è conservare anche la prima urina del mattino, che porta a sovrastimare la quantità raccolta, oppure dimenticare l’ultima, che la sottostima. Altri errori frequenti: perdere una o più minzioni (durante la notte, in bagno al momento dell’evacuazione, fuori casa), non rispettare la durata esatta, conservare il contenitore a temperatura ambiente quando è richiesta la refrigerazione, urinare direttamente in un contenitore con conservante senza indicazione, contaminare le urine con feci, sangue mestruale o carta, usare un contenitore non fornito dal laboratorio, etichettare in modo incompleto, non riportare gli orari. Anche un’educazione insufficiente è un errore infermieristico: se il paziente non ha capito la procedura, la responsabilità della qualità del campione è anche di chi doveva spiegarla.

Quando ci si accorge di una minzione persa, la raccolta di norma va interrotta e ripetuta, informando il medico o il laboratorio: un campione incompleto produce un risultato falsamente basso che può condizionare decisioni cliniche.

Come cade la raccolta delle urine 24 ore al concorso

Le domande ricorrenti nei concorsi sanitari sono poche e molto prevedibili. Al primo posto c’è la gestione della prima e dell’ultima minzione: quale si scarta e quale si conserva. Seguono la conservazione del campione, cosa fare se una minzione viene persa, a quali esami serve la raccolta (clearance della creatinina, proteinuria, elettroliti, alcuni ormoni), come si esegue nel paziente cateterizzato, quali informazioni riportare sull’etichetta. Nei casi clinici compare spesso il paziente che “ha raccolto tutto da mezzanotte a mezzanotte, prima urina compresa”: si chiede di riconoscere l’errore e le sue conseguenze.

Il modo migliore per prepararsi è ragionare sul principio, non memorizzare la sequenza: se capisci perché la prima urina si scarta, nessuna formulazione della domanda ti metterà in difficoltà. Per esercitarti con quesiti di questo tipo e leggere la spiegazione di ogni alternativa puoi usare la Piattaforma Accademia, con simulazioni commentate sul modello delle prove dei concorsi sanitari. Collega inoltre l’argomento allo studio della funzionalità renale e dei principali esami delle urine.

In sintesi

La raccolta delle urine 24 ore misura la quantità totale di sostanze eliminate in un giorno ed è usata per clearance della creatinina, proteinuria, elettroliti, acido urico e alcuni ormoni. Si inizia svuotando la vescica a un orario preciso ed eliminando quella prima urina; si raccolgono tutte le urine successive e si termina alla stessa ora del giorno dopo raccogliendo l’ultima minzione. Il campione va conservato secondo le indicazioni del laboratorio, etichettato con orari e dati completi e inviato rapidamente. Una sola minzione persa invalida l’esame. L’educazione del paziente è il cuore del ruolo infermieristico in questa procedura.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara ai concorsi sanitari con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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