Cateterismo vescicale: procedura e domande da concorso
6 Ottobre 2026 · Mario Lomele
Il cateterismo vescicale è una procedura assistenziale classica, presente in quasi tutti i programmi d’esame per infermiere e richiesta con grande frequenza nei concorsi pubblici. Non è soltanto una tecnica: è anche uno dei principali punti di ingresso delle infezioni ospedaliere, e per questo la commissione si aspetta che il candidato sappia spiegare non solo come si posiziona un catetere, ma soprattutto quando è davvero indicato, come si gestisce nel tempo e quando va rimosso.
Che cos’è il cateterismo vescicale
Il cateterismo vescicale consiste nell’introduzione di un catetere, cioè un tubicino flessibile, attraverso l’uretra fino alla vescica, con lo scopo di drenare l’urina. Può essere intermittente, quando il catetere viene inserito per svuotare la vescica e subito rimosso, oppure a permanenza, quando resta in sede per un periodo più o meno lungo ed è collegato a un sistema di raccolta. Il catetere a permanenza più diffuso è il catetere di Foley, che possiede un palloncino distale gonfiato con acqua sterile per impedirne la fuoriuscita.
Esistono inoltre cateteri di materiali diversi, scelti in base alla durata prevista, e cateteri con punte di forma differente, come quella dritta di tipo Nelaton e quella ricurva di tipo Tiemann, utile in alcune situazioni maschili di passaggio difficile. Il calibro si esprime in unità Charrière, e la regola generale è scegliere il calibro più piccolo che consenta un drenaggio efficace, per ridurre il trauma della mucosa uretrale.
Una procedura sterile
Il punto da fissare subito è che il cateterismo vescicale è una procedura asettica: la vescica è normalmente sterile e ogni contaminazione introdotta con il catetere può provocare un’infezione delle vie urinarie. Tutto il resto, dalla preparazione del campo alla gestione del sistema chiuso, discende da questo principio.
Indicazioni del cateterismo vescicale
Le indicazioni a scopo terapeutico comprendono la ritenzione urinaria acuta e cronica, quando la vescica non si svuota spontaneamente, per esempio per ostruzione legata a ipertrofia prostatica benigna o per cause neurologiche; il monitoraggio accurato della diuresi nei pazienti critici; alcuni interventi chirurgici, soprattutto di lunga durata o sulle vie urinarie; l’immobilizzazione prolungata in casi selezionati; il lavaggio vescicale o l’instillazione di farmaci su prescrizione. Le indicazioni diagnostiche includono la raccolta di un campione sterile di urine quando non è possibile ottenerlo in altro modo e la misurazione del residuo postminzionale.
Altrettanto importante è sapere quando il catetere non va messo. L’incontinenza urinaria di per sé non è un’indicazione al cateterismo a permanenza, così come non lo è la comodità organizzativa del reparto. Ogni giorno di catetere aumenta il rischio di infezione, quindi la scelta va motivata, documentata e rivalutata quotidianamente. Il cateterismo per via uretrale è controindicato in caso di sospetta lesione traumatica dell’uretra, per esempio con sangue al meato dopo un trauma pelvico, e richiede particolare cautela in presenza di stenosi uretrale, infezioni acute delle vie urinarie basse o interventi recenti sull’uretra.
Materiale necessario
Il materiale comprende un kit sterile per cateterismo o, in alternativa, telino sterile, guanti sterili, garze sterili, soluzione antisettica o detergente per la pulizia del meato secondo il protocollo aziendale, lubrificante sterile monouso, eventualmente con anestetico locale se previsto, catetere del tipo e calibro adeguati, siringa preriempita con acqua sterile per il palloncino, sacca di raccolta a circuito chiuso con valvola antireflusso e rubinetto di scarico, supporto per la sacca, sistema di fissaggio del catetere alla coscia. Servono inoltre guanti non sterili per l’igiene preliminare, una traversa, una fonte di luce adeguata e un contenitore per i rifiuti.
Prima di iniziare è buona pratica avere a disposizione un secondo catetere sterile: se il primo viene contaminato durante l’inserimento, per esempio introducendolo per errore in vagina nella donna, non va riutilizzato.
Come si esegue il cateterismo vescicale passo per passo
La procedura inizia con la verifica della prescrizione e dell’identità del paziente, la spiegazione di ciò che si sta per fare e la tutela della privacy con paravento o porta chiusa. Si valuta se la persona ha allergie, in particolare al lattice o agli antisettici, se ha avuto difficoltà in precedenti cateterismi e se è in grado di collaborare al mantenimento della posizione.
Si esegue l’igiene delle mani, si indossano guanti non sterili e si effettua un’accurata igiene dei genitali con acqua e detergente; poi si rimuovono i guanti e si ripete l’igiene delle mani. La donna viene posta supina con le gambe flesse e divaricate, l’uomo supino con gli arti inferiori distesi o leggermente divaricati.
Si apre il kit sterile, si indossano i guanti sterili e si prepara il campo: si collega, se previsto, il catetere alla sacca di raccolta prima dell’inserimento, così da creare subito il sistema chiuso, si lubrifica la punta del catetere e si verifica l’integrità del palloncino secondo le indicazioni del produttore. A questo punto si procede all’antisepsi del meato: nella donna si divaricano le grandi labbra con la mano che diventa non sterile e si deterge dall’alto verso il basso, dal pube verso l’ano, usando una garza per ogni passaggio; nell’uomo si retrae il prepuzio e si deterge il glande con movimenti circolari dal meato verso l’esterno.
Il catetere viene introdotto delicatamente nel meato con la mano rimasta sterile. Nella donna l’uretra è breve e il catetere si fa avanzare finché non compare urina, poi lo si spinge ancora per un breve tratto per essere sicuri che il palloncino si trovi in vescica. Nell’uomo il pene si tiene sollevato in modo da ridurre la curvatura uretrale, si fa avanzare il catetere fino alla comparsa di urina e oltre, poi si riposiziona il prepuzio per evitare la parafimosi, un errore classico e da citare sempre. In caso di resistenza non si forza mai: si chiede al paziente di respirare profondamente, si attende qualche istante e, se l’ostacolo persiste, si interrompe e si informa il medico.
Si gonfia il palloncino con la quantità di acqua sterile indicata dal produttore del catetere, mai con aria o soluzione fisiologica, e solo dopo aver visto defluire urina. Se il paziente avverte dolore durante il gonfiaggio, il palloncino potrebbe trovarsi in uretra: si sgonfia e si fa avanzare il catetere. Si ritira poi delicatamente il catetere finché non si avverte la resistenza del palloncino contro il collo vescicale.
Il catetere si fissa alla coscia senza trazione, la sacca si posiziona al di sotto del livello della vescica, senza appoggiarla a terra e senza pieghe nel tubo. Nel caso di ritenzione con vescica molto distesa, lo svuotamento va eseguito secondo le indicazioni del protocollo e del medico, osservando il paziente. Si conclude con riordino, igiene delle mani e registrazione: data, tipo e calibro del catetere, volume del palloncino, caratteristiche e quantità dell’urina, eventuali difficoltà e reazioni del paziente.
La gestione del catetere a permanenza
Il sistema di drenaggio deve restare chiuso: non si scollega il catetere dalla sacca se non strettamente necessario. Il prelievo di urine per esami, compresa l’urinocoltura, si esegue dall’apposito punto di prelievo dopo averlo disinfettato, mai dalla sacca. La sacca si svuota con regolarità usando un contenitore pulito dedicato a ciascun paziente, senza che il rubinetto tocchi il contenitore. L’igiene quotidiana del meato con acqua e detergente è sufficiente nella maggior parte dei casi. I tempi di sostituzione dipendono dal materiale del catetere e dalle indicazioni del produttore e del protocollo aziendale, ma la regola più importante resta la rimozione appena l’indicazione viene meno.
Complicanze del cateterismo vescicale
La complicanza più rilevante è l’infezione delle vie urinarie associata a catetere, che fa parte delle infezioni correlate all’assistenza più frequenti. Si manifesta con febbre, urine torbide o maleodoranti, dolore sovrapubico o alterazioni dello stato mentale nell’anziano, e può evolvere in pielonefrite o sepsi. La prevenzione si basa su indicazione appropriata, inserimento asettico, sistema chiuso, sacca in posizione declive e rimozione precoce. La batteriuria senza sintomi, comune nei portatori di catetere, non è da trattare di routine: è una distinzione che le commissioni apprezzano.
Le complicanze traumatiche comprendono lesioni della mucosa uretrale, uretrorragia e, nei casi più seri, falsa strada, cioè la creazione di un tragitto anomalo per l’introduzione forzata del catetere. Nel lungo periodo possono comparire stenosi uretrali. Altre complicanze sono l’ostruzione del catetere da coaguli o incrostazioni, la perdita di urina attorno al catetere, gli spasmi vescicali, la parafimosi se il prepuzio non viene riposizionato e la difficoltà di sgonfiaggio del palloncino.
Responsabilità e competenze dell’infermiere
Il cateterismo vescicale è un atto di competenza infermieristica, che l’infermiere esegue su prescrizione o secondo protocolli condivisi, assumendosi la responsabilità della tecnica, dell’asepsi, della sorveglianza e della documentazione. Nel caso di cateterismi difficili, in presenza di anomalie anatomiche o di traumi, la gestione spetta al medico o allo specialista urologo. All’infermiere compete anche la valutazione quotidiana della necessità del catetere, da segnalare al medico perché ne valuti la rimozione.
All’operatore socio sanitario possono essere attribuite alcune attività di supporto, come lo svuotamento della sacca, la misurazione della diuresi su indicazione o l’igiene perineale, nel rispetto delle mansioni dell’OSS, ma il posizionamento e la rimozione del catetere restano atti infermieristici. L’infermiere che attribuisce un’attività resta responsabile della supervisione e della verifica.
Errori tipici da evitare
Gli errori più frequenti sono posizionare un catetere senza indicazione o mantenerlo più del necessario, contaminare il campo sterile, gonfiare il palloncino prima di aver visto urina, forzare in presenza di resistenza, dimenticare di riposizionare il prepuzio, appoggiare la sacca a terra o sollevarla sopra il livello della vescica, scollegare il sistema per svuotarlo o per prelevare un campione, fissare il catetere in trazione e non documentare la procedura. In una prova scritta questi errori diventano spesso i distrattori delle domande a risposta multipla.
Come cade il cateterismo vescicale al concorso
Il cateterismo vescicale al concorso viene proposto sia come domanda tecnica sia come domanda di ragionamento. Le domande più comuni riguardano la differenza tra cateterismo intermittente e a permanenza, il liquido con cui si gonfia il palloncino, la posizione della sacca, il punto da cui prelevare le urine, la direzione dell’antisepsi nella donna, la gestione del prepuzio nell’uomo e il comportamento in caso di resistenza. Le domande di ragionamento chiedono invece di riconoscere un’indicazione inappropriata o di individuare la principale misura di prevenzione delle infezioni.
All’orale conviene impostare la risposta come un percorso: definizione, indicazioni e controindicazioni, materiale, procedura, gestione, complicanze, responsabilità. Allenarsi a esporre in questo ordine aiuta a non dimenticare nulla. Per verificare la propria preparazione, le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia propongono quesiti sulle procedure infermieristiche con la spiegazione di ogni risposta.
In sintesi
Il cateterismo vescicale è una procedura sterile che consente il drenaggio della vescica in caso di ritenzione, monitoraggio della diuresi o necessità chirurgiche. Va eseguito solo quando indicato, con tecnica asettica, catetere del calibro più piccolo efficace, palloncino gonfiato con acqua sterile dopo la comparsa di urina e sistema di drenaggio chiuso e declive. La complicanza principale è l’infezione, che si previene soprattutto rimuovendo il catetere appena possibile. Per il concorso servono una sequenza chiara, la conoscenza degli errori tipici e la capacità di spiegare il perché di ogni passaggio.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara ai concorsi sanitari con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
