Iscrizioni aperte al Corso Annuale SSM 2027 · Formula Prima Scelta: paghi solo se entriScopri di più

Concorso SSM

Profilassi post esposizione: HBV, HCV, HIV e altro

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Profilassi post esposizione: HBV, HCV, HIV e altro

La profilassi post esposizione è l’insieme degli interventi offerti a una persona che ha avuto un contatto a rischio con un agente infettivo, con l’obiettivo di impedire che l’infezione si instauri o di attenuarne il decorso. Si parla spesso di PEP, dall’inglese post-exposure prophylaxis. Gli strumenti sono tre: vaccini, immunoglobuline specifiche e farmaci antimicrobici o antivirali, a cui si aggiungono sempre la corretta gestione locale dell’esposizione e il follow-up. Per il Concorso SSM e per i concorsi di infermieri e OSS è un argomento ad alta resa, perché unisce igiene, malattie infettive e medicina del lavoro, con domande molto pratiche su tempi, farmaci e priorità.

Che cos’è la profilassi post esposizione

In igiene la profilassi si divide in pre-esposizione e post-esposizione. La prima si fa prima di un contatto possibile (per esempio la vaccinazione dell’operatore sanitario contro l’epatite B o del viaggiatore prima della partenza); la seconda si attua dopo un contatto avvenuto, dentro una finestra temporale in cui l’intervento è ancora efficace. Il principio è semplice: molti agenti infettivi hanno un periodo di incubazione durante il quale il sistema immunitario, aiutato da un vaccino o da anticorpi preformati, oppure un farmaco che blocca la replicazione, possono ancora impedire l’infezione stabilizzata o la malattia.

La profilassi post esposizione può essere attiva, con un vaccino che induce una risposta propria dell’ospite; passiva, con immunoglobuline che forniscono anticorpi già pronti ma di breve durata; combinata, con vaccino e immunoglobuline somministrati in sedi diverse; chemioprofilattica, con antibiotici o antivirali. La scelta dipende dal patogeno, dal tipo di esposizione, dallo stato immunitario della persona esposta e dalle caratteristiche della fonte. In tutti i casi il tempo è il fattore critico: più si attende, minore è il beneficio.

Il primo soccorso dopo un’esposizione a sangue

L’esposizione occupazionale a sangue o liquidi biologici è lo scenario più tipico negli ospedali: puntura con ago cavo usato, taglio con bisturi, schizzo su mucose congiuntivali o orali, contatto con cute lesa. La prima regola è intervenire subito sulla sede. Per le ferite percutanee si lava abbondantemente con acqua e sapone, lasciando sanguinare spontaneamente senza spremere né strofinare con forza, e si applica un antisettico. Per le mucose si irriga a lungo con acqua o soluzione fisiologica; per gli occhi si rimuovono eventuali lenti a contatto prima del lavaggio. Non sono raccomandati agenti caustici come la candeggina sulla cute.

La seconda regola è segnalare immediatamente l’evento secondo la procedura aziendale, di solito al medico competente o al servizio individuato per gli infortuni biologici, e al pronto soccorso fuori orario. La segnalazione serve a valutare il rischio, a raccogliere i campioni basali dell’esposto, a testare la persona fonte quando è nota e consenziente, e a documentare l’infortunio sul lavoro. Rimandare la segnalazione a fine turno è uno degli errori più gravi, perché per alcune profilassi le prime ore sono decisive.

La valutazione considera il tipo di esposizione (percutanea profonda, con ago cavo visibilmente sporco di sangue, è la più a rischio), il materiale coinvolto (sangue e liquidi visibilmente ematici sono i più pericolosi, mentre urine, saliva o vomito non ematici hanno rischio trascurabile per i virus ematici), lo stato sierologico della fonte per HBV, HCV e HIV, lo stato vaccinale e immunitario dell’esposto.

Epatite B, epatite C e HIV: le tre profilassi da sapere

Per l’epatite B la variabile chiave è lo stato vaccinale dell’esposto. Un operatore vaccinato con titolo anti-HBs protettivo documentato non ha bisogno di ulteriori interventi. Un soggetto non vaccinato o non responder esposto a una fonte HBsAg positiva o sconosciuta ad alto rischio riceve immunoglobuline specifiche anti-epatite B e, se non vaccinato, inizia contemporaneamente il ciclo vaccinale in sede diversa. L’intervento va fatto il prima possibile, idealmente entro le prime ventiquattro ore; l’efficacia si riduce con il passare dei giorni. Chi ha un ciclo completo ma titolo non noto viene testato e trattato in base al risultato.

Per l’epatite C non esiste una profilassi post esposizione: non ci sono vaccini né immunoglobuline efficaci, e la terapia antivirale preventiva non è raccomandata. La strategia è il follow-up, con ricerca dell’RNA virale e degli anticorpi nei mesi successivi, per identificare precocemente un’eventuale infezione acuta e trattarla con gli antivirali ad azione diretta, oggi molto efficaci. È una domanda classica: la risposta “immunoglobuline anti-HCV” è sempre sbagliata.

Per l’HIV la profilassi consiste in una combinazione di farmaci antiretrovirali, di norma tre principi attivi, da iniziare il prima possibile, idealmente entro poche ore e comunque non oltre settantadue ore dall’esposizione, e da proseguire per ventotto giorni. Oltre questa finestra il beneficio non è dimostrato. Se la fonte risulta negativa la profilassi si sospende; se la fonte è nota sieropositiva in terapia efficace con carica virale non rilevabile il rischio è molto basso e la decisione si prende caso per caso con l’infettivologo. Il follow-up sierologico dell’esposto prosegue per alcuni mesi, con indicazione a usare il preservativo e a non donare sangue in attesa della conferma di negatività. La stessa logica si applica alle esposizioni non occupazionali, come i rapporti sessuali a rischio o la violenza sessuale.

Tetano, rabbia e ferite

Per le ferite la profilassi del tetano dipende da due fattori: la storia vaccinale e il tipo di ferita. Le ferite pulite e minori in un soggetto con ciclo completo e richiamo recente non richiedono nulla; le ferite sporche, contaminate da terra o feci, profonde, con tessuto necrotico o da schiacciamento sono considerate a rischio. In un soggetto con ciclo incompleto, sconosciuto o con ultimo richiamo lontano si somministra il vaccino; nelle ferite a rischio in chi non ha un ciclo completo documentato si aggiungono le immunoglobuline antitetaniche umane, in sede diversa. Tutto questo non sostituisce la pulizia chirurgica della ferita, con rimozione di corpi estranei e tessuti devitalizzati, che è il primo passo.

Per la rabbia, malattia quasi sempre fatale una volta comparsi i sintomi, la profilassi post esposizione è l’unica arma. Si lava subito la ferita con acqua e sapone a lungo, si disinfetta e si valuta il rischio in base all’animale (specie, comportamento, possibilità di osservarlo, area geografica) e alla categoria di esposizione: il semplice contatto o leccatura su cute integra non richiede profilassi; i piccoli graffi o morsi senza sanguinamento richiedono il vaccino; i morsi o graffi transdermici, la contaminazione di mucose o di cute lesa con saliva richiedono vaccino e immunoglobuline antirabbiche infiltrate il più possibile nella ferita. La valutazione è sempre condotta con il servizio veterinario e con il servizio di igiene.

Contatti di malattie trasmesse per via respiratoria

Nella meningite da meningococco i contatti stretti del caso (conviventi, partner, compagni che hanno condiviso spazi ristretti per tempi prolungati, personale sanitario esposto a secrezioni senza protezione durante manovre come l’intubazione) ricevono una chemioprofilassi il prima possibile, idealmente entro ventiquattro ore dall’identificazione del caso. I farmaci tradizionalmente usati sono rifampicina, ciprofloxacina in dose singola o ceftriassone in dose singola intramuscolare, quest’ultimo preferito in gravidanza. Quando il sierogruppo è coperto da un vaccino, la vaccinazione dei contatti può completare l’intervento.

Per il morbillo la vaccinazione dei contatti suscettibili entro tre giorni dall’esposizione può prevenire la malattia; nei soggetti per cui il vaccino vivo è controindicato (gravidanza, immunodepressione grave, lattanti piccoli) si usano le immunoglobuline entro pochi giorni. Per la varicella il vaccino somministrato nei primi giorni dopo l’esposizione riduce il rischio e la gravità, mentre per gravide suscettibili, immunodepressi e alcuni neonati si usano le immunoglobuline specifiche. Per la pertosse si offre un macrolide ai contatti stretti, con particolare attenzione ai lattanti e a chi vive con loro. Per l’epatite A si usano vaccino o immunoglobuline entro due settimane circa dal contatto. Per i dettagli sui vari prodotti è utile ripassare la pagina dedicata ai vaccini.

Quadro normativo e organizzazione

La gestione degli infortuni a rischio biologico rientra nelle norme sulla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, che impongono al datore di lavoro la valutazione del rischio, la formazione, la fornitura di dispositivi di protezione e di dispositivi medici con meccanismi di sicurezza, l’offerta della vaccinazione contro l’epatite B e l’attivazione di procedure scritte per la gestione delle esposizioni. Il medico competente cura la sorveglianza sanitaria e il follow-up. Le indicazioni operative su farmaci, tempi e follow-up seguono linee guida nazionali e internazionali, aggiornate periodicamente: per questo nei quiz conviene ragionare sui principi e sugli ordini di grandezza dei tempi, che restano stabili, più che su schemi posologici di dettaglio.

Sul territorio la profilassi dei contatti è coordinata dal servizio di igiene e sanità pubblica, che riceve la notifica, conduce l’indagine, identifica i contatti e offre loro la profilassi. Le immunoglobuline specifiche e alcuni vaccini sono disponibili presso centri di riferimento, e per questo è importante conoscere il percorso aziendale prima che l’evento accada.

Errori tipici sulla profilassi post esposizione

Il primo errore è aspettare: la profilassi post esposizione ha finestre strette e il tempo perso non si recupera. Il secondo è spremere la ferita o usare disinfettanti aggressivi, che danneggiano i tessuti senza ridurre il rischio. Il terzo è proporre immunoglobuline o farmaci per l’epatite C, che non hanno indicazione. Il quarto è dimenticare di verificare lo stato vaccinale per l’epatite B e il tetano prima di decidere. Il quinto è considerare la rabbia un problema solo dei viaggiatori: il rischio va valutato anche per morsi di animali selvatici o di cui non si conosce la storia, e la decisione spetta ai servizi competenti. Infine, molti candidati confondono la chemioprofilassi dei contatti del meningococco con la terapia del caso: i farmaci e le dosi sono diversi.

Come cade la profilassi post esposizione al concorso

Le domande tipiche ruotano attorno a pochi nodi: entro quanto iniziare la profilassi per l’HIV e per quanto proseguirla; cosa fare in un operatore non vaccinato punto da un ago di un paziente HBsAg positivo; quale profilassi esiste per l’HCV (nessuna); quali contatti di un caso di meningite meningococcica trattare e con quali farmaci; come comportarsi davanti a una ferita sporca in un adulto con storia vaccinale antitetanica sconosciuta; quale categoria di morso richiede vaccino e immunoglobuline antirabbiche. I distrattori più frequenti scambiano tempi e strumenti, per esempio immunoglobuline al posto del vaccino o viceversa. Allenarsi con domande ragionate aiuta a fissare la logica: le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia spiegano anche perché le alternative sbagliate sono sbagliate.

In sintesi

La profilassi post esposizione comprende vaccini, immunoglobuline e farmaci usati dopo un contatto a rischio per prevenire l’infezione o la malattia. Dopo un’esposizione a sangue si lava subito la sede, si segnala senza ritardo e si valuta il rischio legato alla fonte e all’esposto. Per l’epatite B decide lo stato vaccinale, con immunoglobuline e vaccino nei non protetti; per l’epatite C non c’è profilassi ma solo follow-up; per l’HIV si usano antiretrovirali il prima possibile, entro settantadue ore, per ventotto giorni. Tetano e rabbia si gestiscono in base alla ferita e allo stato vaccinale; meningococco, morbillo, varicella e pertosse richiedono interventi rapidi sui contatti. Al concorso contano i tempi, gli strumenti giusti e il riconoscimento delle situazioni in cui la profilassi non esiste.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

← Torna a tutte le notizie

Scrivici su WhatsApp