Rabbia: Lyssavirus, clinica e profilassi post-esposizione
1 Ottobre 2026 · Mario Lomele
La rabbia è un’encefalite virale acuta trasmessa all’uomo soprattutto attraverso il morso di animali infetti. Ha una caratteristica che la rende unica tra le malattie infettive: una volta comparsi i sintomi è quasi sempre mortale, ma è prevenibile con grande efficacia se dopo l’esposizione si interviene in modo corretto e tempestivo. Per questo il Concorso SSM non chiede tanto di curarla, quanto di sapere chi deve ricevere la profilassi post-esposizione, con quali strumenti e in quali tempi. In questo articolo vediamo il virus, la trasmissione, la clinica, la diagnosi, la profilassi con vaccino e immunoglobuline e gli errori ricorrenti nei quiz.
Che cos’è la rabbia: il virus e la trasmissione
La malattia è causata da virus del genere Lyssavirus, famiglia Rhabdoviridae. Il virus della rabbia classico è il più importante, ma il genere comprende anche altri lyssavirus, alcuni dei quali circolano nei pipistrelli europei. Si tratta di virus a RNA a singolo filamento a polarità negativa, dotati di involucro e di una caratteristica forma a proiettile. La glicoproteina di superficie media il legame con i recettori cellulari ed è il bersaglio degli anticorpi neutralizzanti indotti dal vaccino.
Il virus è presente nella saliva dell’animale infetto. La trasmissione avviene con il morso, più raramente con un graffio o con la leccatura di cute lesa o di mucose. Sono descritti casi eccezionali dopo trapianto di organi o tessuti da donatori infetti non riconosciuti. Nel mondo la grande maggioranza dei casi umani deriva da cani non vaccinati, soprattutto in alcune aree dell’Asia e dell’Africa. Nei paesi in cui la rabbia del cane è controllata, i serbatoi principali sono la fauna selvatica, come volpi, procioni, puzzole, e i pipistrelli. L’Italia è considerata libera dalla rabbia nei mammiferi terrestri, ma la situazione epidemiologica può cambiare ed è sempre da verificare sulle fonti ufficiali; inoltre restano possibili le esposizioni durante i viaggi, gli animali importati illegalmente e i contatti con pipistrelli.
Fisiopatologia: dal morso al cervello
Dopo l’inoculazione il virus può replicarsi per un periodo nelle cellule muscolari vicine alla ferita, poi entra nelle terminazioni nervose periferiche e risale lungo gli assoni con trasporto retrogrado fino al midollo spinale e all’encefalo. In questa fase è protetto dal sistema immunitario, il che spiega perché la risposta anticorpale naturale arrivi troppo tardi. Raggiunto il sistema nervoso centrale, il virus si diffonde rapidamente e poi migra in direzione centrifuga verso organi riccamente innervati, tra cui le ghiandole salivari, rendendo l’ospite contagioso.
Il periodo di incubazione è molto variabile, in genere di settimane o mesi, raramente più lungo. Dipende dalla carica virale, dalla gravità della ferita e dalla sua distanza dal sistema nervoso centrale: i morsi al volto, al capo e alle mani, aree molto innervate, hanno incubazioni più brevi. Proprio questo intervallo è la finestra in cui la profilassi è efficace, e spiega perché non esista un limite temporale rigido oltre il quale non abbia più senso iniziarla.
Clinica della rabbia
La fase prodromica dura alcuni giorni ed è aspecifica: febbre, malessere, cefalea, nausea, ansia. Un indizio prezioso è la comparsa di parestesie, dolore o prurito nella sede del morso ormai guarito, segno dell’interessamento dei gangli sensitivi. Segue la fase neurologica acuta, che si presenta in due forme principali.
La forma furiosa, o encefalitica, è la più comune. Alterna momenti di agitazione, confusione, aggressività e allucinazioni a periodi di lucidità. Il segno più noto è l’idrofobia: il tentativo di bere, o perfino la vista dell’acqua, scatena spasmi dolorosi dei muscoli della deglutizione e della respirazione, spesso con paura intensa. L’aerofobia è l’equivalente provocato da un soffio d’aria sul volto. Sono frequenti iperattività autonomica, ipersalivazione, sudorazione e febbre. La forma paralitica, o muta, è meno frequente e più subdola: inizia con debolezza flaccida ascendente a partire dall’arto morsicato e può essere scambiata per una sindrome di Guillain-Barré. Entrambe evolvono verso il coma e la morte per insufficienza respiratoria o disfunzione autonomica.
Diagnosi e diagnosi differenziale
La diagnosi in vita è difficile e si basa su più campioni: ricerca dell’RNA virale con tecniche molecolari su saliva, biopsia cutanea della nuca con ricerca dell’antigene nelle terminazioni nervose dei follicoli piliferi, anticorpi nel siero e nel liquor nei soggetti non vaccinati. Un singolo test negativo non esclude la malattia. Il reperto istologico classico, i corpi di Negri, è costituito da inclusioni citoplasmatiche eosinofile nei neuroni, tipicamente nelle cellule piramidali dell’ippocampo e nelle cellule di Purkinje del cervelletto; è un dato molto chiesto ai quiz, anche se oggi la conferma si affida a metodi immunologici e molecolari.
La diagnosi differenziale comprende le altre forme di encefalite virale e autoimmune, il tetano, che dà spasmi e trisma ma con coscienza conservata, le intossicazioni, le sindromi da astinenza, le forme psichiatriche e, per la variante paralitica, le neuropatie acute. L’anamnesi di esposizione, anche lontana nel tempo o in viaggio, è spesso la chiave.
Profilassi post-esposizione: la valutazione del rischio
Quando una persona viene morsa o graffiata, la prima domanda è se l’esposizione sia significativa. L’Organizzazione mondiale della sanità classifica le esposizioni in tre categorie. Nella prima rientrano il contatto con l’animale, il fatto di nutrirlo o la leccatura su cute integra: non è una vera esposizione e non richiede profilassi. Nella seconda rientrano le piccole morsicature su cute scoperta e i graffi superficiali senza sanguinamento: è indicato il vaccino. Nella terza rientrano i morsi o graffi che attraversano il derma, la leccatura su cute lesa, la contaminazione di mucose con saliva e le esposizioni a pipistrelli: sono indicati vaccino e immunoglobuline.
Alla categoria si aggiungono altri elementi: la specie animale, la situazione epidemiologica dell’area in cui è avvenuto l’evento, il comportamento dell’animale, il suo stato vaccinale e la possibilità di osservarlo. Un cane, un gatto o un furetto domestico che morde può essere tenuto in osservazione veterinaria per un periodo definito: se resta sano, la profilassi può essere interrotta o non iniziata secondo le indicazioni locali. Le decisioni si prendono insieme ai servizi veterinari e di igiene pubblica, e la rabbia rientra tra le malattie a notifica obbligatoria.
Profilassi post-esposizione: ferita, immunoglobuline e vaccino
Il primo intervento, spesso il più trascurato, è la cura della ferita: lavaggio immediato e abbondante con acqua e sapone per diversi minuti, seguito da un antisettico con attività antivirale. Questo semplice gesto riduce in modo notevole la carica virale. La sutura primaria andrebbe evitata o ritardata quando possibile, per non intrappolare il virus nei tessuti, con le eccezioni dettate dalla sede e dall’estensione, come descritto nella pagina su ferite e suture. Vanno valutate anche la profilassi antitetanica e l’eventuale terapia antibiotica per le infezioni batteriche da morso.
Le immunoglobuline antirabbiche, umane o di origine equina purificate, forniscono anticorpi pronti nell’attesa che il vaccino induca una risposta propria. Si somministrano una sola volta, all’inizio della profilassi, il più presto possibile; la dose calcolata sul peso va infiltrata quanto più possibile dentro e intorno alla ferita, e l’eventuale residuo in una sede intramuscolare lontana da quella del vaccino. Non vanno ripetute e non vanno date oltre una certa finestra dopo l’inizio del vaccino, perché interferirebbero con la risposta immunitaria.
Il vaccino è inattivato, prodotto su colture cellulari, e si somministra per via intramuscolare nel deltoide, o nella coscia nel bambino piccolo, mai nel gluteo, dove la risposta è inferiore. Esistono più schemi, intramuscolari e intradermici, con numero di dosi e giorni differenti: vanno scelti e verificati sulle indicazioni nazionali e internazionali vigenti. Chi ha già completato in passato una profilassi pre o post-esposizione documentata riceve solo richiami di vaccino, senza immunoglobuline. Gravidanza e infanzia non sono controindicazioni, data la letalità della malattia. La profilassi pre-esposizione, parte del più ampio capitolo dei vaccini, è indicata per veterinari, personale di laboratorio, speleologi, chi maneggia pipistrelli e viaggiatori a rischio.
Come cade la rabbia al concorso
Le domande più frequenti chiedono che cosa fare dopo un morso profondo di un animale selvatico o di un cane randagio in un paese endemico: lavaggio della ferita, immunoglobuline infiltrate nella lesione e vaccino. Altre chiedono di riconoscere il reperto istologico, i corpi di Negri, la via di diffusione del virus lungo i nervi o il segno dell’idrofobia. Non mancano domande sulle esposizioni a pipistrelli, che vanno sempre considerate significative.
Gli errori tipici sono pensare che sia troppo tardi per la profilassi perché sono passati giorni dal morso, somministrare le immunoglobuline nello stesso punto del vaccino o ripeterle, dare immunoglobuline a una persona già vaccinata in precedenza, iniettare il vaccino nel gluteo, suturare subito una ferita a rischio senza lavarla, considerare la gravidanza una controindicazione. Per consolidare la logica delle categorie di esposizione servono casi clinici ben commentati: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate di malattie infettive e urgenza.
In sintesi
La rabbia è un’encefalite da Lyssavirus trasmessa con la saliva di animali infetti, soprattutto cani nelle aree endemiche e fauna selvatica e pipistrelli altrove. Il virus risale lungo i nervi, l’incubazione è variabile e, una volta comparsa la clinica, furiosa con idrofobia o paralitica, la malattia è quasi sempre fatale. La prevenzione si basa sulla valutazione del rischio per categoria di esposizione, sul lavaggio accurato della ferita, sulle immunoglobuline infiltrate nella lesione nelle esposizioni gravi e sul vaccino secondo gli schemi vigenti, da verificare sulle indicazioni ufficiali aggiornate.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
