Mycoplasma pneumoniae: polmonite atipica e terapia
1 Ottobre 2026 · Mario Lomele
Il mycoplasma pneumoniae è il prototipo dell’agente di polmonite atipica: un microrganismo piccolissimo, privo di parete, che provoca un quadro respiratorio spesso più lieve di quanto faccia pensare la radiografia e che si accompagna a manifestazioni extrapolmonari molto amate dai quiz, a partire dalle crioagglutinine. Per il Concorso SSM conviene conoscerlo bene perché tocca microbiologia, pneumologia, ematologia e farmacologia degli antibiotici in un solo argomento.
Che cos’è il mycoplasma pneumoniae
I micoplasmi sono i più piccoli batteri capaci di vita autonoma. La loro caratteristica fondamentale è l’assenza di parete cellulare: la membrana è stabilizzata da steroli, che il microrganismo deve ricavare dall’ambiente, ed è per questo che in coltura richiede terreni arricchiti con colesterolo. L’assenza di parete ha due conseguenze pratiche da ricordare sempre: il germe non si colora con la colorazione di Gram e non è sensibile agli antibiotici che agiscono sulla sintesi della parete, cioè beta-lattamici e glicopeptidi.
Il mycoplasma pneumoniae aderisce all’epitelio ciliato delle vie aeree grazie a una struttura apicale specializzata con una proteina di adesione, nota come P1. Una volta legato, danneggia le ciglia, provoca stress ossidativo locale e scatena una risposta immunitaria importante, che spiega gran parte dei sintomi e delle manifestazioni extrapolmonari. Produce inoltre una tossina, chiamata tossina CARDS, che contribuisce all’infiammazione delle vie aeree.
Trasmissione e chi colpisce
La trasmissione avviene per goccioline respiratorie, con contatti stretti e prolungati. L’incubazione è relativamente lunga, nell’ordine di due-tre settimane, e questo favorisce la diffusione lenta in ambienti chiusi come famiglie, scuole, collegi e caserme. Colpisce soprattutto bambini in età scolare, adolescenti e giovani adulti, ma può interessare qualsiasi età. L’andamento è endemico con picchi epidemici a distanza di alcuni anni; l’immunità dopo l’infezione non è duratura e le reinfezioni sono possibili.
Clinica della polmonite atipica
L’esordio è graduale. Il paziente riferisce malessere, cefalea, febbricola o febbre moderata, mal di gola e soprattutto una tosse secca, stizzosa, persistente, che può durare settimane anche dopo la risoluzione degli altri sintomi. L’espressione “walking pneumonia” descrive bene la situazione tipica: il malato sta abbastanza bene da continuare le sue attività. Possono associarsi miringite bollosa, faringite e tracheobronchite; molte infezioni restano confinate alle alte vie respiratorie.
Il punto caratteristico è la discrepanza clinico-radiologica: l’esame obiettivo del torace è spesso povero, con pochi rantoli, mentre la radiografia del torace mostra infiltrati interstiziali o a chiazze, spesso bilaterali e prevalenti ai lobi inferiori, più estesi di quanto ci si aspetterebbe. Il versamento pleurico è possibile ma non tipico. Gli esami di laboratorio mostrano in genere globuli bianchi normali o lievemente aumentati. Nel quadro generale delle polmoniti acquisite in comunità il mycoplasma è uno degli agenti più frequenti nei giovani, insieme allo pneumococco.
Crioagglutinine e manifestazioni extrapolmonari
La risposta immunitaria contro il mycoplasma pneumoniae produce anticorpi che reagiscono in modo crociato con antigeni della superficie dei globuli rossi, in particolare l’antigene I. Si tratta di IgM che agiscono a basse temperature: le crioagglutinine. Nella maggior parte dei casi sono clinicamente silenti, ma possono causare un’anemia emolitica autoimmune da anticorpi freddi, con test di Coombs diretto positivo per il complemento (C3) e non per le IgG, ed emolisi prevalentemente extravascolare epatica. Talvolta compaiono acrocianosi o fenomeni simil-Raynaud all’esposizione al freddo. Il vecchio test al letto del paziente, con la provetta raffreddata in cui il sangue agglutina e si ridiscioglie scaldandola, è ancora oggetto di domande.
Le manifestazioni extrapolmonari sono numerose. Sul piano cutaneo il micoplasma è una causa classica di eritema multiforme e, nei bambini, di una mucosite prevalente descritta come mucosite associata a mycoplasma, che entra in diagnosi differenziale con la sindrome di Stevens-Johnson. Sul piano neurologico può dare encefalite, mielite trasversa e sindrome di Guillain-Barré. Sono descritte anche miocardite e pericardite, artralgie, epatite lieve e glomerulonefrite. Ai quiz conviene ricordare che una polmonite in un giovane con eruzione cutanea, anemia emolitica o sintomi neurologici deve far pensare al mycoplasma.
Diagnosi
La diagnosi è in prima battuta clinica e radiologica. La conferma microbiologica si ottiene oggi soprattutto con test molecolari (PCR) su tampone faringeo o materiale respiratorio, spesso all’interno di pannelli multiplex. La sierologia, con ricerca di IgM o meglio con l’aumento del titolo anticorpale tra fase acuta e convalescenza, è utile soprattutto in modo retrospettivo. La coltura è lenta e indaginosa e non viene usata nella pratica corrente. La ricerca delle crioagglutinine è un indizio aspecifico e storico, non un test diagnostico definitivo, perché anche altre infezioni come la mononucleosi possono provocarle.
Un dettaglio che ritorna nelle domande: nell’espettorato colorato con il Gram non si vedono batteri, proprio per l’assenza di parete. Un Gram “vuoto” con polmonite in un giovane deve orientare verso un germe atipico.
Nella pratica, quando il quadro è lieve e il paziente è gestito a domicilio, la conferma eziologica spesso non viene cercata e la terapia empirica tiene comunque conto degli atipici. La ricerca mirata diventa più importante nei pazienti ricoverati, nelle forme che non rispondono alla terapia iniziale, nei focolai in comunità chiuse e quando compaiono manifestazioni extrapolmonari che richiedono di dimostrare il legame con l’infezione.
Terapia: perché i macrolidi
Gli antibiotici di prima scelta sono i macrolidi, come azitromicina e claritromicina, che agiscono sulla subunità ribosomiale 50S. Le alternative negli adulti sono le tetracicline, come la doxiciclina, e i fluorochinoloni respiratori come levofloxacina e moxifloxacina. Nei bambini piccoli tetracicline e fluorochinoloni sono generalmente evitati per gli effetti su denti, ossa e cartilagini, salvo situazioni particolari. La resistenza ai macrolidi, dovuta a mutazioni del 23S rRNA, è diffusa in alcune aree del mondo e va considerata quando il paziente non migliora.
La terapia empirica delle polmoniti comunitarie tiene conto di questo: un beta-lattamico da solo non copre gli atipici, e infatti nei pazienti che richiedono ricovero si associa spesso un macrolide. L’anemia emolitica da crioagglutinine di solito si risolve con la guarigione dell’infezione; si consiglia di evitare l’esposizione al freddo e, nei casi gravi, si ricorre a trattamenti specifici. I corticosteroidi nella polmonite non sono la regola ma possono essere considerati in forme gravi o con importante componente immunomediata.
Diagnosi differenziale ed errori tipici ai quiz
La diagnosi differenziale riguarda gli altri agenti atipici. La legionella dà un quadro più grave, con febbre alta, sintomi gastrointestinali, iponatriemia, alterazioni della funzione epatica e confusione, e si diagnostica con l’antigene urinario. La Chlamydophila pneumoniae dà spesso faringite e raucedine prima della polmonite. La Chlamydophila psittaci si sospetta con l’esposizione agli uccelli, la Coxiella burnetii (febbre Q) con il contatto con animali da allevamento. Vanno ricordate anche le polmoniti virali, comprese influenza e coronavirus.
Gli errori tipici sono pochi ma ricorrenti. Scegliere l’amoxicillina o un’altra penicillina per una polmonite da mycoplasma pneumoniae è sbagliato, perché il germe non ha parete. Pensare che le crioagglutinine siano IgG è sbagliato: sono IgM. Confondere crioagglutinine e crioglobuline è un altro classico: le crioglobuline precipitano al freddo e si associano soprattutto all’epatite C e alle vasculiti, mentre le crioagglutinine agglutinano i globuli rossi. Infine, aspettarsi un Gram positivo nell’espettorato o una leucocitosi marcata porta fuori strada.
Come cade il mycoplasma pneumoniae al concorso
Lo schema classico del caso clinico è questo: studente universitario con febbricola, cefalea e tosse secca da giorni, obiettività toracica modesta, radiografia con infiltrati interstiziali bilaterali, magari con anemia e test di Coombs positivo per il C3. Le domande chiedono l’agente più probabile, l’antibiotico corretto o il meccanismo che spiega l’inefficacia della penicillina. Altre volte il quesito parte da un’eruzione cutanea a bersaglio o da una sindrome neurologica in un giovane reduce da un’infezione respiratoria.
Per esercitarti su casi di questo tipo usa le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, che riprendono la struttura dei quesiti ministeriali e spiegano il ragionamento dietro ogni risposta.
In sintesi
Il mycoplasma pneumoniae è un batterio privo di parete, che non si colora con il Gram e non risponde ai beta-lattamici. Causa una polmonite atipica a esordio graduale con tosse secca e radiografia più impegnata dell’esame obiettivo, soprattutto in giovani e comunità chiuse. Le crioagglutinine IgM anti-I spiegano l’anemia emolitica da anticorpi freddi, mentre eritema multiforme, mucosite e complicanze neurologiche sono le principali manifestazioni extrapolmonari. Si diagnostica soprattutto con la PCR e si tratta con macrolidi, oppure con doxiciclina o fluorochinoloni nell’adulto.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
