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Concorso SSM

Miopatie congenite: classificazione, diagnosi e concorso

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Miopatie congenite: classificazione, diagnosi e concorso

Le miopatie congenite sono un gruppo di malattie muscolari ereditarie che si manifestano per lo più alla nascita o nella prima infanzia con ipotonia, debolezza e ritardo motorio, e che si distinguono fra loro soprattutto per l’aspetto strutturale delle fibre alla biopsia muscolare. A differenza delle distrofie, il decorso è in genere poco progressivo o addirittura stabile, ma alcune forme comportano un’insufficienza respiratoria precoce e un rischio anestesiologico importante. Per il Concorso SSM sono un argomento che si presta a domande su istologia, genetica e diagnosi differenziale del lattante ipotonico.

Che cosa sono le miopatie congenite

Storicamente le miopatie congenite sono state classificate in base al reperto istologico che le caratterizza: inclusioni proteiche, alterazioni della posizione dei nuclei, aree della fibra prive di attività ossidativa, sproporzione nel calibro dei tipi di fibre. Con il progresso della genetica è emerso che lo stesso gene può dare quadri istologici diversi e che lo stesso quadro istologico può dipendere da geni diversi. Oggi la classificazione combina quindi istologia e genetica, ma per lo studio è ancora molto utile partire dalle grandi famiglie istologiche.

I geni coinvolti codificano soprattutto proteine dell’apparato contrattile (actina, nebulina, tropomiosine, troponine), proteine del rimodellamento della membrana e dei tubuli T (miotubularina, dinamina 2, anfifisina 2) e proteine dell’accoppiamento eccitazione-contrazione, come il recettore della rianodina RYR1, canale che libera calcio dal reticolo sarcoplasmatico. La trasmissione può essere autosomica dominante, autosomica recessiva o legata all’X, a seconda del gene; molte forme dominanti nascono da mutazioni de novo.

Le principali forme di miopatie congenite

Miopatia nemalinica

È caratterizzata dalla presenza nelle fibre di bastoncelli (nemaline rods), visibili con la colorazione tricromica di Gomori modificata come strutture rosso-violacee, derivati dal materiale della stria Z. I geni più spesso implicati sono quelli della nebulina e dell’actina scheletrica. Lo spettro clinico va da forme neonatali gravi con ipotonia profonda, difficoltà di suzione e insufficienza respiratoria a forme tipiche con debolezza del volto, del collo e prossimale, palato ogivale e facies allungata.

Miopatia central core e multi-minicore

Nella central core disease le fibre di tipo 1 presentano aree centrali prive di attività ossidativa (core), ben visibili con le colorazioni NADH-TR o SDH. È associata nella maggior parte dei casi a mutazioni di RYR1, con trasmissione per lo più dominante. Il quadro clinico è spesso lieve: ipotonia neonatale, ritardo motorio, debolezza prossimale, lussazione congenita dell’anca e scoliosi. Il punto da non dimenticare è la stretta relazione con la suscettibilità all’ipertermia maligna. Nelle forme multi-minicore le aree senza attività ossidativa sono multiple e piccole; le cause genetiche principali sono RYR1 (forme recessive) e SEPN1, e il quadro può includere rigidità del rachide e coinvolgimento respiratorio precoce.

Miopatie centronucleari e miotubulare

Sono caratterizzate da nuclei in posizione centrale in un numero elevato di fibre, come nei miotubi fetali. La forma miotubulare legata all’X, da mutazioni della miotubularina (MTM1), colpisce i maschi ed è tra le più gravi: grave ipotonia alla nascita, insufficienza respiratoria che spesso richiede ventilazione, oftalmoparesi, a volte polidramnios in gravidanza. Le forme autosomiche dominanti da dinamina 2 sono in genere più lievi e a esordio più tardivo, talvolta con ptosi e oftalmoplegia.

Sproporzione congenita dei tipi di fibre

In questo quadro le fibre di tipo 1 sono sistematicamente più piccole delle fibre di tipo 2, in assenza di altre alterazioni strutturali. È una diagnosi istologica di esclusione e può essere sostenuta da geni diversi, alcuni in comune con le altre forme.

Quadro clinico

Il denominatore comune è la debolezza muscolare a esordio precoce. Nel neonato le miopatie congenite si presentano come un “floppy infant”: ipotonia generalizzata, scarsa motilità spontanea, pianto debole, difficoltà di suzione e deglutizione, talvolta artrogriposi e insufficienza respiratoria. Spesso si osservano facies miopatica allungata, bocca aperta, palato ogivale. La debolezza è generalmente prossimale e simmetrica, ma può coinvolgere i muscoli del collo e del volto; i riflessi osteotendinei sono ridotti o assenti.

Nel bambino più grande prevalgono ritardo nelle tappe motorie, cadute frequenti, difficoltà a correre e salire le scale. Le funzioni cognitive sono in genere normali, un dato utile nella diagnosi differenziale. Le complicanze ortopediche comprendono scoliosi, rigidità del rachide, retrazioni e displasia dell’anca. Alcuni segni orientano verso forme specifiche: l’oftalmoparesi e la ptosi fanno pensare alle forme centronucleari, la rigidità del rachide con insufficienza respiratoria sproporzionata rispetto alla debolezza degli arti alle forme da SEPN1. Per inquadrare il problema del lattante ipotonico è utile ripassare l’approccio all’ipotonia neonatale, che distingue cause centrali e periferiche.

Diagnosi: CK, EMG, biopsia e test genetico

La creatinchinasi nelle miopatie congenite è normale o solo lievemente aumentata: è un dato fondamentale, perché una CK molto alta orienta piuttosto verso una distrofia muscolare. L’elettromiografia mostra un tracciato miopatico, talvolta poco evidente nel neonato; il suo ruolo principale è escludere una neuropatia o una malattia del motoneurone, oltre a valutare con la stimolazione ripetitiva un difetto della giunzione neuromuscolare.

La biopsia muscolare ha tradizionalmente un ruolo centrale, perché è l’esame che mostra le alterazioni strutturali tipiche: bastoncelli, core, nuclei centrali, sproporzione delle fibre, prevalenza di fibre di tipo 1. La microscopia elettronica può aggiungere dettagli. La risonanza magnetica muscolare mette in evidenza pattern di coinvolgimento selettivo dei singoli muscoli, utili per orientare il test genetico. Oggi i pannelli multigenici e il sequenziamento dell’esoma sono sempre più spesso eseguiti precocemente, soprattutto nel neonato grave, ma la correlazione con l’istologia resta preziosa per interpretare le varianti di significato incerto.

Nella valutazione iniziale vanno inoltre studiate la funzione respiratoria, la deglutizione e il cuore. Il coinvolgimento cardiaco è meno frequente rispetto alle distrofie, ma è descritto in alcune forme, ad esempio associate a geni sarcomerici o a titina, e va ricercato con ECG ed ecocardiogramma.

Complicanze respiratorie, cardiache e anestesiologiche

La complicanza più importante nelle miopatie congenite è l’insufficienza respiratoria, che può essere presente fin dalla nascita oppure comparire in modo subdolo, durante il sonno, anche in pazienti che camminano. La debolezza del diaframma e dei muscoli intercostali, associata a scoliosi e rigidità della gabbia toracica, porta a ipoventilazione notturna con cefalea mattutina, sonnolenza diurna, infezioni respiratorie ricorrenti. Per questo si monitorano la capacità vitale, anche in posizione supina, la saturimetria notturna e, se indicato, la polisonnografia; la ventilazione non invasiva è lo strumento principale quando compare ipoventilazione.

Il secondo capitolo cruciale è l’anestesia. Le forme legate a RYR1, in particolare la central core disease, sono associate a suscettibilità all’ipertermia maligna, una crisi ipermetabolica scatenata da anestetici alogenati e succinilcolina con ipercapnia, rigidità, tachicardia, ipertermia e rabdomiolisi, che si tratta con dantrolene. In tutti i pazienti con miopatia congenita, anche senza diagnosi genetica definita, è prudente pianificare un’anestesia senza agenti scatenanti. Le difficoltà di deglutizione espongono inoltre a polmoniti da aspirazione e a malnutrizione.

Gestione multidisciplinare

Non esiste una terapia eziologica approvata per la maggior parte delle miopatie congenite; la gestione è sintomatica e multidisciplinare. Il neurologo o neuropsichiatra infantile coordina il percorso; il pneumologo segue la funzione respiratoria e la ventilazione; il fisiatra e il fisioterapista lavorano su mobilità, posture, ortesi e prevenzione delle retrazioni; l’ortopedico interviene sulla scoliosi e sulle deformità; il logopedista e il nutrizionista si occupano di deglutizione e accrescimento, talvolta con gastrostomia; il cardiologo esegue i controlli quando il genotipo lo richiede. Il genetista offre consulenza alla famiglia, essenziale per il rischio di ricorrenza e per la diagnosi prenatale.

Alcune forme hanno indicazioni particolari: in certe miopatie legate a RYR1 sono stati provati farmaci con effetto sul canale, mentre per la forma miotubulare sono state sperimentate terapie geniche. Si tratta di ambiti in evoluzione da conoscere a grandi linee senza dettagli che all’esame non vengono richiesti.

Diagnosi differenziale

Nel lattante ipotonico la prima domanda è se l’ipotonia sia centrale o periferica. L’ipotonia centrale (encefalopatie, sindromi genetiche come la Prader-Willi) si accompagna spesso a ritardo cognitivo, crisi, riflessi conservati o vivaci e debolezza relativamente meno marcata. L’ipotonia periferica comprende malattie del motoneurone, dei nervi, della giunzione e del muscolo.

Fra le cause periferiche, l’atrofia muscolare spinale si riconosce per le fascicolazioni della lingua, l’areflessia, il volto relativamente risparmiato, l’EMG neurogeno e la conferma genetica su SMN1. La distrofia miotonica congenita va sospettata se la madre ha una distrofia miotonica, anche misconosciuta: stringere la mano alla madre e osservarne la miotonia è un classico. Le distrofie muscolari congenite hanno CK spesso elevata e possono coinvolgere il sistema nervoso centrale. Le sindromi miasteniche congenite danno debolezza fluttuante e ptosi, con decremento alla stimolazione ripetitiva. Nella malattia di Pompe a esordio infantile, oltre all’ipotonia, si trovano cardiomiopatia ipertrofica, macroglossia ed epatomegalia, e la diagnosi è enzimatica. Le miopatie mitocondriali e metaboliche completano il quadro.

Errori tipici

L’errore più frequente è aspettarsi una CK alta in tutte le malattie muscolari: nelle miopatie congenite è normale o quasi, e proprio questo le distingue dalle distrofie. Un secondo errore è dimenticare la relazione fra RYR1, central core e ipertermia maligna, che è la domanda più “da manuale” su questo gruppo. Terzo errore: sottovalutare la ventilazione notturna in un bambino che cammina, perché l’insufficienza respiratoria non è proporzionale alla debolezza degli arti.

Altri tranelli: confondere i bastoncelli della nemalinica con i core; attribuire l’oftalmoparesi a una miastenia senza pensare alla miopatia centronucleare; trascurare la madre nella diagnosi differenziale con la distrofia miotonica congenita; considerare la biopsia superata, quando resta fondamentale per interpretare i risultati genetici.

Come cadono le miopatie congenite al concorso

Le miopatie congenite al Concorso SSM tendono a comparire in tre modi. Il primo è il caso del neonato o lattante ipotonico con CK normale, intelligenza conservata e biopsia che mostra un reperto caratteristico: la domanda chiede di riconoscere la forma (bastoncelli: nemalinica; core: central core; nuclei centrali: centronucleare). Il secondo è il quesito anestesiologico: paziente con miopatia nota o storia familiare di complicanze in anestesia, e la domanda verte su ipertermia maligna, RYR1 e dantrolene. Il terzo è la diagnosi differenziale con atrofia muscolare spinale, distrofia miotonica congenita e malattia di Pompe.

Conviene ripassarle con uno schema essenziale: forma, reperto istologico, gene principale, eredità, complicanza chiave. Le domande di questo tipo richiedono soprattutto di saper ragionare sul caso: per allenarti puoi utilizzare la Piattaforma Accademia, con simulazioni commentate che spiegano perché ogni distrattore è sbagliato.

In sintesi

Le miopatie congenite sono malattie muscolari genetiche a esordio precoce, definite storicamente dall’istologia: nemalinica con bastoncelli, central core e multi-minicore con aree prive di attività ossidativa, centronucleari e miotubulare con nuclei centrali, sproporzione dei tipi di fibre. Si presentano con ipotonia, debolezza prossimale e facciale, riflessi ridotti, cognitività normale e CK normale o lievemente aumentata. La diagnosi combina biopsia, imaging muscolare e test genetico. Le complicanze principali sono l’insufficienza respiratoria, spesso notturna e subdola, le deformità scheletriche e, per le forme da RYR1, il rischio di ipertermia maligna. La gestione è multidisciplinare e sintomatica.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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