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Concorso SSM

Linee B di Kerley: edema interstiziale e quiz SSM

5 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Linee B di Kerley: edema interstiziale e quiz SSM

Le linee B di Kerley sono uno dei segni radiologici più citati nei quiz di cardiologia e pneumologia: brevi opacità lineari orizzontali alla periferia delle basi polmonari che indicano un ispessimento dei setti interlobulari. Nella grande maggioranza dei casi raccontano una storia precisa, quella di un edema interstiziale da aumento della pressione venosa polmonare, cioè di uno scompenso del cuore sinistro. Saperle riconoscere, collocarle nella sequenza dei reperti dell’edema e distinguerle dai segni che le somigliano è un esercizio che il Concorso SSM propone spesso sotto forma di caso clinico con radiogramma descritto a parole.

Che cos’è il segno delle linee B di Kerley

Con il nome di linee B di Kerley si indicano sottili linee radiopache, lunghe in genere uno o due centimetri e spesse circa un millimetro, disposte perpendicolarmente alla superficie pleurica e quindi orizzontali sulla proiezione postero-anteriore. Si vedono soprattutto agli angoli costofrenici e nelle regioni laterali delle basi, dove raggiungono la pleura. Il loro nome deriva dal radiologo irlandese Peter Kerley, che descrisse diversi tipi di linee settali e le classificò con le lettere A, B e C.

Le linee A sono più lunghe, oblique, dirette dalla periferia verso l’ilo nei campi superiori e medi: corrispondono a canali linfatici e setti più profondi. Le linee C formano un fine reticolo nelle zone centrali e sono le meno specifiche, perché la sovrapposizione di molte linee B e A crea un disegno a rete. Le linee B sono le più frequenti e le più utili, ed è a loro che si riferisce quasi sempre la domanda d’esame. Il reperto si cerca sulla radiografia del torace, ma lo stesso ispessimento settale si apprezza meglio con la TC ad alta risoluzione, dove appare come una rete di setti ispessiti a contorno liscio.

Il meccanismo: perché compaiono

Il polmone è suddiviso in lobuli secondari, piccole unità poligonali separate da setti di tessuto connettivo che contengono vene polmonari e linfatici. In condizioni normali questi setti sono troppo sottili per essere visibili. Quando la pressione idrostatica nei capillari polmonari aumenta, il liquido filtra nell’interstizio e i linfatici cercano di drenarlo; quando la loro capacità viene superata, i setti si imbibiscono, si ispessiscono e diventano radiologicamente visibili come linee.

La sequenza classica dell’edema cardiogeno segue l’aumento della pressione di incuneamento. Prima compare la ridistribuzione del flusso verso gli apici, la cosiddetta cefalizzazione, con vene dei lobi superiori più evidenti di quelle basali. Poi arriva la fase interstiziale, con linee B di Kerley, ispessimento delle scissure, perdita di definizione dei vasi ilari e manicotti peribronchiali. Infine, se la pressione cresce ancora, il liquido invade gli alveoli e si osserva l’edema alveolare, con opacità bilaterali perilari a distribuzione ad ali di farfalla, talvolta con broncogramma aereo. Le soglie pressorie esatte variano tra i testi e non vanno memorizzate come numeri rigidi: conta l’ordine dei reperti.

Un secondo meccanismo, meno comune ma frequente nei quiz di diagnosi differenziale, è l’ostruzione linfatica: se i linfatici sono infiltrati da cellule neoplastiche o compressi, il liquido ristagna nei setti anche senza aumento della pressione venosa. È il caso della linfangite carcinomatosa.

Patologie associate alle linee B di Kerley

La causa di gran lunga più importante è l’insufficienza ventricolare sinistra, acuta o cronica riacutizzata. Nel paziente con scompenso cardiaco le linee settali sono il segno che l’edema è già interstiziale e spesso accompagnano cardiomegalia, versamento pleurico bilaterale o a prevalenza destra e cefalizzazione del circolo. Nell’edema polmonare acuto conclamato possono essere sovrastate dalle opacità alveolari, ma restano spesso visibili alle basi.

La stenosi mitralica è la causa classica di linee B croniche: l’ostacolo al deflusso atriale mantiene elevata per anni la pressione venosa polmonare, e il radiogramma mostra un atrio sinistro ingrandito con raddrizzamento del margine cardiaco sinistro e linee settali persistenti. Anche il sovraccarico di volume, per esempio nell’insufficienza renale con iperidratazione, può produrre lo stesso quadro senza una cardiopatia primitiva.

Tra le cause non cardiogene vanno ricordate la linfangite carcinomatosa, tipica dei carcinomi di mammella, polmone, stomaco e pancreas, in cui le linee sono spesso irregolari, nodulari e talvolta unilaterali; la pneumoconiosi e alcune interstiziopatie; la sarcoidosi con interessamento perilinfatico; le infezioni virali o atipiche in fase iniziale. In questi casi la clinica e il contesto orientano più dell’aspetto della singola linea.

Come si riconoscono sul radiogramma

Il punto di osservazione migliore è l’angolo costofrenico laterale. Le linee B corrono parallele l’una all’altra, perpendicolari alla pleura, e non raggiungono l’ilo: questo le distingue dai vasi, che si ramificano, si assottigliano verso la periferia e hanno andamento centrifugo. Sono più facili da vedere in un radiogramma eseguito in buona inspirazione e con tecnica adeguata; nei radiogrammi a letto in antero-posteriore la sensibilità cala.

Insieme alle linee settali conviene cercare gli altri segni dell’edema interstiziale: la scissura orizzontale ispessita, il cosiddetto cuffing peribronchiale, cioè l’ispessimento della parete dei bronchi visti di taglio, e la sfumatura dei contorni ilari. Un reperto isolato ha poco valore, mentre la combinazione con cardiomegalia e versamento costruisce la diagnosi radiologica di scompenso.

L’ecografia polmonare ha introdotto un concetto omonimo che crea confusione: le linee B ecografiche sono artefatti verticali a coda di cometa che partono dalla linea pleurica e si muovono con lo scorrimento pleurico. Riflettono anch’esse un aumento di acqua extravascolare, ma non sono la stessa cosa delle linee di Kerley radiografiche. Un quiz può giocare proprio su questa omonimia.

Diagnosi differenziale

Il primo differenziale è con l’impronta vascolare normale: i vasi periferici si diramano e non sono paralleli fra loro. Il secondo è con le fibrosi interstiziali, nelle quali il reticolo è più grossolano, spesso associato a bronchiectasie da trazione e, nelle forme avanzate, a immagini a nido d’ape; nella fibrosi polmonare idiopatica il disegno prevale alle basi e in periferia ma non regredisce con i diuretici.

Proprio la reversibilità è un criterio pratico prezioso: le linee da edema cardiogeno scompaiono in poche ore o giorni dopo terapia diuretica e vasodilatatrice, quelle da linfangite carcinomatosa o da fibrosi persistono. Un altro elemento è la simmetria: l’edema cardiogeno è di norma bilaterale e simmetrico, mentre un ispessimento settale unilaterale deve far pensare a linfangite, a ostruzione venosa o linfatica locale, o a un edema in un paziente rimasto a lungo coricato su un fianco.

Va distinto infine il versamento: un piccolo versamento pleurico oblitera l’angolo costofrenico con un menisco, mentre le linee B lo lasciano libero e lo attraversano con tratti orizzontali.

Come cadono le linee B di Kerley al concorso

Al Concorso SSM le linee B di Kerley compaiono in tre modi. Il primo è la domanda diretta: quale reperto radiografico indica edema interstiziale? La risposta corretta è l’ispessimento dei setti interlobulari, cioè le linee B. Il secondo è il caso clinico: paziente anziano con dispnea da sforzo, ortopnea, crepitii basali, turgore giugulare; il radiogramma descrive cardiomegalia, cefalizzazione e linee orizzontali alle basi; si chiede la diagnosi o la terapia iniziale. Il terzo è la sequenza: ordinare i segni radiologici dell’edema cardiogeno dalla fase più precoce alla più avanzata.

Esistono poi domande di differenziale in cui il quadro sembra uno scompenso ma il paziente ha una storia oncologica, calo ponderale e dispnea ingravescente senza segni di sovraccarico: lì la risposta è la linfangite carcinomatosa. Allenarsi su questi schemi con le prove degli anni precedenti aiuta a riconoscere le formulazioni ricorrenti; chi vuole lavorare con casi commentati e spiegazione di ogni distrattore può usare le simulazioni della Piattaforma Accademia.

Errori tipici ai quiz

L’errore più comune è considerare le linee B un segno di edema alveolare: sono invece il marcatore della fase interstiziale, che precede il riempimento degli alveoli. Il secondo è confondere le linee A con le B, invertendo la loro sede: le A sono lunghe, oblique e centrali nei campi superiori, le B corte, orizzontali e periferiche alle basi. Il terzo è attribuirle esclusivamente allo scompenso, dimenticando linfangite carcinomatosa, sarcoidosi e sovraccarico di volume.

Un altro tranello riguarda l’ecografia: le linee B ecografiche sono artefatti verticali che partono dalla pleura, mentre le linee A ecografiche sono riverberi orizzontali della pleura normale. Confondere la nomenclatura ecografica con quella radiografica porta a risposte sbagliate. Infine, attenzione alla cefalizzazione: è un segno più precoce delle linee settali, non successivo.

Terapia e significato clinico

Le linee B di Kerley non si trattano in sé: si tratta la causa. Nell’edema cardiogeno la terapia si basa su ossigeno se necessario, diuretici dell’ansa, vasodilatatori quando la pressione lo consente e ricerca del fattore precipitante, come ischemia, aritmie, infezioni o scarsa aderenza terapeutica. La regressione delle linee ai controlli conferma l’origine idrostatica. Nelle forme da linfangite o interstiziopatia la gestione è quella della malattia di base. Chi è interessato a lavorare quotidianamente con questi reperti trova nella specializzazione in radiodiagnostica il percorso dedicato.

In sintesi

Le linee B di Kerley sono brevi linee orizzontali periferiche alle basi polmonari che corrispondono a setti interlobulari ispessiti. Indicano soprattutto edema interstiziale da aumento della pressione venosa polmonare, quindi scompenso sinistro e stenosi mitralica, ma possono derivare anche da ostruzione linfatica, come nella linfangite carcinomatosa. Si collocano dopo la cefalizzazione e prima dell’edema alveolare, regrediscono con la terapia quando l’origine è cardiogena e non vanno confuse né con i vasi né con le linee B dell’ecografia polmonare. Ricordare questa sequenza è il modo più sicuro per rispondere ai quiz.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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