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Concorso SSM

Interruzione volontaria di gravidanza: guida SSM

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Interruzione volontaria di gravidanza: guida SSM

L’interruzione volontaria di gravidanza è la procedura medica o chirurgica con cui si pone termine a una gravidanza su richiesta della donna, nei casi e con le modalità previste dalla legge. In Italia il riferimento normativo è la legge 194 del 1978, che regola l’accesso alla procedura, il ruolo dei consultori e delle strutture sanitarie e l’obiezione di coscienza del personale. Per il Concorso SSM l’argomento va affrontato con un taglio tecnico e neutro: metodi, valutazione preliminare, controindicazioni, complicanze, follow-up e principi medico-legali generali, senza sovrapporre opinioni personali al contenuto clinico.

Che cos’è l’interruzione volontaria di gravidanza

Dal punto di vista clinico si tratta dell’evacuazione del contenuto uterino in una gravidanza intrauterina vitale, ottenuta con farmaci o con una procedura chirurgica. Va distinta dall’aborto spontaneo, in cui l’interruzione avviene senza intervento esterno, anche se le tecniche di gestione dell’aborto incompleto o ritenuto si sovrappongono in parte a quelle dell’interruzione volontaria. Va distinta anche dalla contraccezione di emergenza, che agisce prima della fecondazione e non su una gravidanza già impiantata: si tratta di ambiti clinici e normativi diversi.

Sul piano normativo, la legge distingue l’interruzione richiesta nel primo trimestre, entro il termine fissato dalla legge, per circostanze che la donna ritiene comportino un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica in relazione al suo stato di salute, alle condizioni economiche, sociali o familiari o alle circostanze del concepimento, dall’interruzione dopo tale termine, consentita solo in presenza di grave pericolo per la vita della donna o di processi patologici accertati, comprese rilevanti anomalie fetali, che determinino un grave pericolo per la sua salute fisica o psichica.

Quadro normativo e percorso di accesso

Il percorso descritto dalla legge prevede che la donna si rivolga a un consultorio, a una struttura socio-sanitaria o a un medico di fiducia. Il medico esegue gli accertamenti necessari, valuta con la donna le circostanze e, nel rispetto della sua dignità e riservatezza, la informa sui diritti e sui servizi disponibili. Al termine viene rilasciato un documento che attesta la richiesta; salvo i casi di urgenza, la legge prevede un periodo di attesa di alcuni giorni prima che la donna possa presentarsi in una struttura autorizzata per l’intervento.

Per le minorenni la legge richiede di norma l’assenso di chi esercita la responsabilità genitoriale; quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino di consultare i genitori, o in caso di loro disaccordo, è previsto il ricorso al giudice tutelare. Le regole per le donne interdette prevedono un percorso specifico che coinvolge il tutore e il giudice. La procedura è eseguita in strutture pubbliche o in strutture private autorizzate, e la legge tutela la riservatezza della donna in tutte le fasi.

Obiezione di coscienza e doveri del medico

La legge consente al personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie di sollevare obiezione di coscienza con una dichiarazione preventiva. L’obiezione esonera dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, ma non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento. Soprattutto, l’obiezione non può essere invocata quando l’intervento del personale è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo.

Le strutture sono tenute ad assicurare comunque l’espletamento delle procedure. Per il singolo medico i principi da ricordare sono la riservatezza, il segreto professionale, il dovere di informazione corretta e non giudicante e il consenso informato specifico per il metodo scelto, con le relative complicanze.

Valutazione preliminare

Prima di qualunque procedura servono alcuni accertamenti. L’ecografia stabilisce la sede della gravidanza, l’epoca gestazionale e il numero di embrioni; è essenziale per escludere una gravidanza ectopica, che non risponde alla procedura e può complicarsi drammaticamente se non riconosciuta. Quando la gravidanza non è visibile in utero si parla di gravidanza di sede non determinata e il dosaggio seriato delle beta-hCG guida l’iter. L’ecografia può anche porre il sospetto di mola idatiforme, che richiede un percorso dedicato con esame istologico.

Si determinano il gruppo sanguigno e il fattore Rh: nelle donne Rh negative si valuta l’immunoprofilassi anti-D per prevenire l’isoimmunizzazione Rh, secondo le indicazioni delle linee guida in base all’epoca e al metodo. Si valutano l’emoglobina, l’anamnesi farmacologica e le comorbidità, si offre lo screening delle infezioni sessualmente trasmesse e si pianifica la contraccezione successiva.

Metodi: farmacologico e chirurgico

Il metodo farmacologico utilizza il mifepristone, un antiprogestinico che blocca il recettore del progesterone, provoca il distacco della decidua e sensibilizza il miometrio alle prostaglandine, seguito dopo un intervallo da un analogo delle prostaglandine, il misoprostolo, che induce contrazioni uterine ed espulsione. È proponibile nelle prime settimane di gravidanza entro i limiti di epoca gestazionale indicati dalle linee di indirizzo nazionali, che negli ultimi anni sono state aggiornate ampliando l’accesso, anche in regime ambulatoriale e consultoriale. Permette di evitare l’anestesia e la strumentazione uterina, ma comporta sanguinamento e dolore crampiforme per alcuni giorni e richiede una verifica dell’esito.

Il metodo chirurgico di elezione nel primo trimestre è l’isterosuzione, cioè l’aspirazione del contenuto uterino con cannula, dopo eventuale preparazione cervicale farmacologica, in anestesia locale o in sedazione. Il raschiamento con curette metallica è sconsigliato come tecnica principale perché associato a un maggior rischio di complicanze. Nelle interruzioni oltre il primo trimestre, consentite nei casi previsti dalla legge, si ricorre in genere all’induzione farmacologica del travaglio con mifepristone e prostaglandine, in ambiente ospedaliero.

Controindicazioni e complicanze

Le controindicazioni al metodo farmacologico comprendono la gravidanza ectopica sospetta o accertata, l’insufficienza surrenalica cronica e la terapia corticosteroidea a lungo termine, per l’effetto antiglucocorticoide del mifepristone, i disturbi della coagulazione o la terapia anticoagulante, la porfiria ereditaria, l’asma grave non controllata e l’allergia ai farmaci. Un dispositivo intrauterino in sede va rimosso prima. Per il metodo chirurgico pesano soprattutto i rischi anestesiologici e le anomalie anatomiche.

Le complicanze sono infrequenti quando la procedura è eseguita in condizioni appropriate. Le principali sono l’aborto incompleto con ritenzione di materiale, la prosecuzione della gravidanza dopo metodo farmacologico, l’emorragia, l’infezione con endometrite, che si previene con la profilassi antibiotica nella procedura chirurgica, la perforazione uterina e le lacerazioni cervicali con il metodo chirurgico, le sinechie endouterine dopo ripetute strumentazioni. La febbre persistente, il dolore ingravescente e il sanguinamento abbondante sono segni di allarme.

Follow-up, errori tipici e come cade l’interruzione volontaria di gravidanza al concorso

Dopo il metodo farmacologico va verificato il successo, con ecografia o con la riduzione delle beta-hCG, eventualmente associata a test urinari a bassa sensibilità a domicilio; una gravidanza in prosecuzione richiede la procedura chirurgica. Il colloquio di follow-up è il momento per offrire un metodo di contraccezione efficace, che può essere avviato subito, compreso l’inserimento di un dispositivo intrauterino al termine della procedura chirurgica o dopo la conferma dell’espulsione.

Gli errori tipici sono: procedere senza aver localizzato la gravidanza; dimenticare l’immunoprofilassi anti-D quando indicata; non considerare le controindicazioni surrenaliche e coagulative del mifepristone; confondere l’obiezione di coscienza con il rifiuto dell’assistenza, che invece resta dovuta, in particolare in caso di pericolo di vita; confondere interruzione volontaria di gravidanza e contraccezione di emergenza. Al Concorso SSM l’argomento cade in domande sul meccanismo del mifepristone, sui limiti dell’obiezione di coscienza, sul percorso delle minorenni o in casi clinici di complicanze post-procedura. Per allenarti su quesiti di questo tipo con un commento puntuale puoi usare le simulazioni della Piattaforma Accademia.

In sintesi

L’interruzione volontaria di gravidanza è regolata in Italia dalla legge 194 del 1978, che distingue l’accesso nel primo trimestre da quello successivo, consentito solo in casi di grave pericolo per la salute o la vita della donna, prevede un percorso attraverso consultori e strutture autorizzate, tutele specifiche per le minorenni e l’obiezione di coscienza, che non si estende all’assistenza né alle situazioni di pericolo di vita. Clinicamente si basa sulla localizzazione ecografica e sulla datazione della gravidanza, sulla valutazione del fattore Rh e sulla scelta fra metodo farmacologico con mifepristone e misoprostolo e metodo chirurgico con isterosuzione. Le complicanze principali sono ritenzione, emorragia, infezione e, con il metodo chirurgico, perforazione; il follow-up include sempre il counselling contraccettivo.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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