Galattorrea: cause, diagnosi e quiz per il Concorso SSM
27 Settembre 2026 · Mario Lomele
La galattorrea è la secrezione di un liquido lattescente dal capezzolo al di fuori della gravidanza e dell’allattamento, oppure oltre un periodo ragionevole dopo la loro conclusione. Può comparire nella donna e, più raramente, nell’uomo, può essere spontanea o evocata dalla spremitura, monolaterale o bilaterale. Nel Concorso SSM la galattorrea è la porta d’ingresso a un capitolo di endocrinologia molto amato dai quiz: l’iperprolattinemia, le sue cause farmacologiche e il prolattinoma, con la sua terapia medica che fa eccezione rispetto agli altri adenomi ipofisari.
Che cos’è la galattorrea e come si distingue dalle altre secrezioni
La prima cosa da fare davanti a una secrezione dal capezzolo è capire se si tratta davvero di latte. La galattorrea è tipicamente bianca o lattescente, spesso bilaterale e proveniente da più dotti. Una secrezione ematica, sierosa o sieroematica, monolaterale e proveniente da un singolo dotto, soprattutto se spontanea, non è galattorrea e orienta verso patologie della ghiandola mammaria: papilloma intraduttale, ectasia duttale, carcinoma. In questi casi l’iter è senologico, con ecografia, mammografia ed eventualmente citologia o duttogalattografia, e non endocrinologico. Il riferimento per questa parte è il capitolo sul carcinoma mammario.
La galattorrea vera, invece, è quasi sempre espressione di una stimolazione della ghiandola da parte della prolattina, anche se in una quota di casi la prolattina risulta normale e si parla di galattorrea normoprolattinemica, spesso legata a una maggiore sensibilità della ghiandola o a pregresse gravidanze.
Il meccanismo: la prolattina e il freno dopaminergico
La prolattina è secreta dalle cellule lattotrope dell’adenoipofisi. A differenza degli altri ormoni ipofisari, la sua regolazione ipotalamica è prevalentemente inibitoria: la dopamina, prodotta dai neuroni del nucleo arcuato e trasportata al circolo portale ipofisario, agisce sui recettori D2 delle lattotrope e ne frena la secrezione. Il TRH, al contrario, stimola la prolattina, e lo stesso fanno gli estrogeni, la suzione del capezzolo, lo stress e il sonno.
Da questo schema derivano quasi tutte le cause di iperprolattinemia. Tutto ciò che blocca i recettori dopaminergici o riduce la dopamina aumenta la prolattina; tutto ciò che interrompe il peduncolo ipofisario, impedendo alla dopamina di arrivare all’ipofisi, fa altrettanto (è il cosiddetto effetto peduncolo); un aumento del TRH, come nell’ipotiroidismo primario, stimola le lattotrope; infine un adenoma che produce prolattina la secerne in modo autonomo. La prolattina elevata, oltre a stimolare la ghiandola mammaria, inibisce la secrezione pulsatile di GnRH, e questo spiega l’ipogonadismo che l’accompagna.
Le cause della galattorrea
Fisiologiche
Gravidanza, allattamento e stimolazione del capezzolo sono le cause fisiologiche da escludere per prime: un test di gravidanza è il primo esame in ogni donna in età fertile con galattorrea e amenorrea. Anche lo stress, l’esercizio fisico intenso e il sonno aumentano transitoriamente la prolattina.
Farmaci
Sono una delle cause più frequenti di iperprolattinemia. In primo piano gli antipsicotici, in particolare quelli tipici e, fra gli atipici, il risperidone; l’aripiprazolo, agonista parziale, tende invece a ridurre la prolattina. Seguono gli antiemetici e procinetici antidopaminergici come metoclopramide e domperidone, alcuni antidepressivi, gli oppioidi, il verapamil, la metildopa e la reserpina, gli estrogeni ad alte dosi. Davanti a un’iperprolattinemia moderata in un paziente che assume uno di questi farmaci, la causa farmacologica è la prima ipotesi.
Malattie sistemiche
L’ipotiroidismo primario aumenta la prolattina attraverso il TRH e può anche causare un ingrandimento ipofisario per iperplasia delle cellule tireotrope, che simula un adenoma: dosare il TSH è quindi obbligatorio. L’insufficienza renale cronica riduce la clearance della prolattina; la cirrosi può contribuire. Anche le lesioni della parete toracica, come l’herpes zoster, le ustioni o gli esiti di chirurgia, possono stimolare la secrezione attraverso vie nervose simili a quelle della suzione.
Cause ipotalamo-ipofisarie
Il prolattinoma è il tumore ipofisario secernente più frequente. Si distinguono microprolattinomi, di diametro inferiore a 1 cm, più tipici della donna giovane, e macroprolattinomi, più frequenti nell’uomo, che arriva spesso tardi alla diagnosi perché i sintomi di ipogonadismo vengono sottovalutati. Altri adenomi non secernenti, i craniofaringiomi, le malattie infiltrative, i traumi e la chirurgia della regione sellare possono comprimere il peduncolo e causare un’iperprolattinemia di solito modesta. Un adenoma misto con produzione di GH e prolattina è possibile nell’acromegalia, e il prolattinoma è il tumore ipofisario più comune nella sindrome MEN1.
La clinica: non solo latte
Nella donna in età fertile la galattorrea si accompagna spesso ad alterazioni del ciclo: oligomenorrea, amenorrea, infertilità, calo della libido, e nel lungo periodo riduzione della densità ossea per l’ipoestrogenismo. Nell’uomo la galattorrea è meno frequente e il quadro è dominato da calo della libido, disfunzione erettile, infertilità, talvolta ginecomastia. Nei macroadenomi si aggiungono gli effetti massa: cefalea e disturbi visivi, con la classica emianopsia bitemporale da compressione del chiasma ottico, e possibile ipopituitarismo per compressione del tessuto ipofisario sano.
Approccio diagnostico alla galattorrea
Il percorso inizia confermando che la secrezione sia lattea e bilaterale, e ricercando le cause fisiologiche e farmacologiche con un’anamnesi accurata. Gli esami di primo livello sono il test di gravidanza, la prolattina, il TSH e la funzionalità renale. La prolattina va dosata in condizioni standard, possibilmente lontano da stress, esercizio e stimolazione mammaria; un valore lievemente alto va ripetuto.
Due trappole di laboratorio sono classiche. La macroprolattinemia è la presenza in circolo di complessi di prolattina legata a immunoglobuline, biologicamente poco attivi, che fanno risultare alta la prolattina in pazienti senza sintomi: va sospettata quando il valore è alto e la clinica è muta, e si ricerca con la precipitazione con polietilenglicole. L’effetto gancio, o hook effect, riguarda invece i macroprolattinomi molto voluminosi: una concentrazione estremamente elevata di prolattina satura gli anticorpi del dosaggio immunometrico e produce un valore falsamente normale o solo lievemente aumentato. Si smaschera ripetendo il dosaggio dopo diluizione del campione, ed è la risposta giusta quando un quiz descrive un grosso adenoma con prolattina solo lievemente aumentata.
Esclusa una causa secondaria, l’esame di scelta per studiare la regione ipotalamo-ipofisaria è la risonanza magnetica encefalo con mezzo di contrasto e sequenze dedicate alla sella. Nei macroadenomi si aggiungono la valutazione del campo visivo e degli altri assi ipofisari.
Terapia: gli agonisti della dopamina
Se la causa è un farmaco, la prima scelta è sospenderlo o sostituirlo, in accordo con lo specialista che lo ha prescritto: per un antipsicotico, per esempio, si valuta il passaggio a una molecola con minore impatto sulla prolattina. Se la causa è l’ipotiroidismo, la terapia sostitutiva con levotiroxina normalizza la prolattina.
Il prolattinoma è l’unico adenoma ipofisario la cui terapia di prima linea è medica e non chirurgica. Gli agonisti dopaminergici, cabergolina e bromocriptina, riducono la secrezione di prolattina e il volume del tumore, anche nei macroadenomi con compressione del chiasma, dove il miglioramento del campo visivo può essere rapido. La cabergolina è in genere preferita per efficacia e tollerabilità; ad alte dosi, come quelle usate nella malattia di Parkinson, è stata associata a valvulopatie. La chirurgia transsfenoidale è riservata ai casi resistenti o intolleranti alla terapia medica, o a situazioni particolari. I microprolattinomi asintomatici possono anche essere solo osservati. Per un quadro completo della gestione si rimanda all’approfondimento sull’iperprolattinemia.
Come cade la galattorrea al concorso SSM
La domanda tipica presenta una giovane donna con amenorrea e galattorrea e chiede il primo esame da eseguire: la risposta è il test di gravidanza, prima ancora della prolattina. Un’altra variante descrive una paziente psichiatrica in terapia con risperidone e galattorrea, e chiede la causa più probabile. Una terza propone un uomo con cefalea, calo della libido ed emianopsia bitemporale, con risonanza che mostra un macroadenoma, e chiede la terapia di prima linea: agonista dopaminergico, non chirurgia. Una quarta gioca sull’effetto gancio o sulla macroprolattinemia. Per esercitarsi su questi scenari con la spiegazione di ogni alternativa, la Piattaforma Accademia propone simulazioni commentate costruite sullo stile delle domande del concorso.
Errori tipici ai quiz
Il primo errore è non escludere la gravidanza. Il secondo è chiedere subito una risonanza senza aver dosato TSH, funzionalità renale e senza aver valutato i farmaci. Il terzo è scegliere la chirurgia come prima linea nel prolattinoma. Il quarto è non riconoscere l’effetto gancio davanti a una discrepanza fra grosso adenoma e prolattina poco elevata. Il quinto è trattare una macroprolattinemia asintomatica. Il sesto è confondere la galattorrea con una secrezione ematica monolaterale, che richiede un iter senologico per escludere un tumore.
In sintesi
La galattorrea è la secrezione lattea dal capezzolo fuori dal contesto della gravidanza e dell’allattamento, ed è di solito espressione di iperprolattinemia. Le cause principali sono fisiologiche (gravidanza, allattamento), farmacologiche (antipsicotici, antidopaminergici, altri), sistemiche (ipotiroidismo, insufficienza renale) e ipotalamo-ipofisarie, con il prolattinoma in prima fila. L’iter comprende test di gravidanza, prolattina, TSH e funzionalità renale, attenzione a macroprolattinemia ed effetto gancio, e risonanza della sella quando le cause secondarie sono escluse. La terapia del prolattinoma è medica, con agonisti dopaminergici.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
