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Frattura dell’impiccato: meccanismo, classificazione e terapia

8 Settembre 2026 · Mario Lomele

Frattura dell’impiccato: meccanismo, classificazione e terapia - frattura dell'impiccato

La frattura dell’impiccato è la frattura bilaterale degli istmi articolari dell’epistrofeo, la seconda vertebra cervicale, con conseguente scivolamento in avanti del corpo di C2 rispetto a C3. Il nome deriva dalle impiccagioni giudiziarie, ma oggi la causa quasi esclusiva è l’incidente stradale. È una lesione che sorprende perché, pur essendo instabile, si accompagna spesso a un esame neurologico normale.

Che cos’è la frattura dell’impiccato

Il nome tecnico è spondilolistesi traumatica dell’epistrofeo. La rima di frattura attraversa bilateralmente la pars interarticularis di C2, separando il corpo vertebrale e i peduncoli anteriori dall’arco posteriore con le faccette articolari inferiori. Il risultato è una dissociazione fra la porzione anteriore e quella posteriore della vertebra.

Rappresenta una quota non trascurabile delle fratture cervicali, in genere collocata fra il 4% e il 7% del totale, e circa un quinto delle fratture di C2. È seconda per frequenza, in quella sede, solo alle fratture del dente dell’epistrofeo.

Il meccanismo: iperestensione e carico assiale

Il meccanismo classico è la combinazione di iperestensione e compressione assiale. Nell’impiccagione giudiziaria il nodo sottomentoniero produceva iperestensione violenta con distrazione, e la lesione midollare era immediata. Negli incidenti stradali la dinamica è diversa: il capo urta contro il parabrezza o il cruscotto in estensione, con carico assiale prevalente e distrazione minima.

Questa differenza spiega il dato clinico più importante: nella maggior parte dei casi attuali il midollo è indenne. La frattura allarga il canale invece di restringerlo, perché l’arco posteriore si separa e si sposta all’indietro. Il canale spinale a livello di C2 è inoltre ampio, e il midollo dispone di spazio.

La classificazione di Levine-Edwards

È la classificazione di riferimento, derivata da quella di Effendi, e guida direttamente le scelte terapeutiche. Si basa su entità dello scivolamento, angolazione e integrità del disco C2-C3.

Tipo I

Scivolamento anteriore inferiore a 3 mm, nessuna angolazione. Il disco C2-C3 e i legamenti sono integri. Deriva da iperestensione e carico assiale. È una lesione stabile.

Tipo II

Scivolamento superiore a 3 mm con angolazione significativa. Il disco e il legamento longitudinale posteriore sono lesi. Meccanismo di iperestensione e carico assiale seguito da flessione con compressione. È instabile.

Tipo IIA

Angolazione marcata con scivolamento minimo. Il meccanismo è di flessione e distrazione. È la variante da riconoscere assolutamente, perché la trazione è controindicata: allontanando i frammenti peggiora la deformità.

Tipo III

Scivolamento e angolazione severi associati a lussazione delle faccette articolari C2-C3. È la forma più grave, quella con maggiore probabilità di deficit neurologico, e richiede riduzione e stabilizzazione chirurgica.

Come si presenta clinicamente

Il paziente riferisce dolore cervicale alto, rigidità e talvolta la sensazione di dover sostenere il capo con le mani. Possono comparire disfagia, dolore irradiato all’occipite per interessamento del grande nervo occipitale, e contrattura muscolare.

Il deficit neurologico è infrequente: la maggior parte dei pazienti arriva in pronto soccorso neurologicamente intatta. Vanno però cercate attivamente le lesioni associate, che sono comuni: altre fratture cervicali, in particolare del dente dell’epistrofeo e dell’atlante, trauma cranico, lesione dell’arteria vertebrale.

Imaging: cosa si vede e cosa serve

La proiezione radiografica laterale del rachide cervicale mostra la rima bilaterale attraverso gli istmi e lo scivolamento anteriore di C2 su C3. Va misurata l’entità della traslazione e l’angolazione, perché da queste dipende la classificazione.

La TC è l’esame di riferimento: definisce con precisione il decorso delle rime, l’interessamento dei forami trasversari e le lesioni associate. La RM si aggiunge per valutare disco, legamenti e midollo, e l’angio-TC o angio-RM quando si sospetta una lesione dell’arteria vertebrale, evenienza da considerare ogni volta che la frattura attraversa il forame trasversario.

Sulla lettura sistematica delle immagini in urgenza può essere utile anche il ripasso del segno della silhouette per il torace del politraumatizzato.

Trattamento

La scelta segue il tipo secondo Levine-Edwards.

  • Tipo I: immobilizzazione con collare rigido per circa 8-12 settimane. La consolidazione è la regola.
  • Tipo II: riduzione, spesso con trazione cauta, seguita da immobilizzazione in halo-vest. Se la riduzione non è mantenuta si passa alla stabilizzazione chirurgica.
  • Tipo IIA: niente trazione. Si riduce con estensione e compressione e si immobilizza in halo-vest.
  • Tipo III: riduzione a cielo aperto delle faccette lussate e artrodesi, in genere per via posteriore.

La prognosi complessiva è buona: la maggior parte delle fratture consolida e il recupero funzionale è soddisfacente, purché il tipo sia stato riconosciuto correttamente.

Errori da evitare

  • Applicare la trazione in un tipo IIA, aggravando la deformità.
  • Fermarsi alla frattura di C2 senza cercare le lesioni associate del rachide cervicale.
  • Escludere la lesione perché l’esame neurologico è normale: l’assenza di deficit è la regola, non un elemento rassicurante sulla stabilità.
  • Dimenticare lo studio vascolare quando la rima interessa il forame trasversario.

Perché è una domanda ricorrente

Nei quesiti la frattura dell’impiccato compare in due modi: come riconoscimento del meccanismo — iperestensione con carico assiale — e come associazione fra tipo e trattamento, dove la trappola è quasi sempre il tipo IIA con la trazione controindicata. Per allenarsi sui traumi del rachide con casi clinici commentati sono utili le simulazioni della piattaforma Accademia. Sul versante delle fratture in età pediatrica il riferimento resta la classificazione di Salter-Harris.

Domande frequenti

Perché si chiama frattura dell’impiccato se il midollo di solito è integro?

Il nome descrive il meccanismo, non l’esito. Nell’impiccagione giudiziaria la distrazione violenta lesionava il midollo; negli incidenti stradali prevale il carico assiale e la frattura tende ad ampliare il canale, risparmiando il midollo.

Quale vertebra è coinvolta?

C2, l’epistrofeo: la frattura interessa bilateralmente la pars interarticularis, con scivolamento del corpo di C2 su C3.

Serve sempre l’intervento chirurgico?

No. I tipi I e la maggior parte dei tipi II si trattano con immobilizzazione esterna. La chirurgia è riservata alle instabilità che non si riducono e al tipo III.

Qual è l’esame di scelta?

La TC del rachide cervicale, integrata dalla RM per le strutture legamentose e midollari e dallo studio vascolare quando è coinvolto il forame trasversario.

In sintesi

La frattura dell’impiccato è una spondilolistesi traumatica di C2 da iperestensione e carico assiale, oggi quasi sempre da incidente stradale e quasi sempre senza deficit neurologico. La classificazione di Levine-Edwards distingue quattro tipi e decide il trattamento; il tipo IIA è quello che va riconosciuto per non applicare una trazione dannosa.

Approfondimento esterno: la voce hangman fracture su Radiopaedia raccoglie l’iconografia radiologica e TC della lesione.

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