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Concorso SSM

Fascio di Bachmann: anatomia, funzione e blocco interatriale

8 Settembre 2026 · Mario Lomele

Fascio di Bachmann: anatomia, funzione e blocco interatriale

Il fascio di Bachmann e’ il principale ponte di
conduzione fra atrio destro e atrio sinistro. E’ una struttura poco citata
nei manuali di base e sorprendentemente utile, perche’ spiega la forma
dell’onda P e permette di leggere un’alterazione che ha valore prognostico
riconosciuto.

Fascio di Bachmann: dove si trova e cosa fa

Il fascio e’ un tratto di miocardio atriale a fibre orientate in modo
parallelo, situato nella porzione anterosuperiore del setto interatriale, e
collega la parete anteriore dell’atrio destro, in prossimita’ del nodo del
seno, al tetto dell’atrio sinistro.

La sua funzione e’ garantire che l’attivazione dell’atrio sinistro segua
rapidamente quella del destro. L’impulso nasce nel nodo del seno, che sta
nell’atrio destro; senza una via preferenziale l’attivazione dell’atrio
sinistro avverrebbe per conduzione lenta da cellula a cellula, con un ritardo
maggiore.

Da qui la forma normale dell’onda P: la prima parte corrisponde
all’attivazione dell’atrio destro, la seconda a quella del sinistro, e le due
componenti si sovrappongono in gran parte. Il risultato e’ un’onda di durata
inferiore a 120 millisecondi.

Il blocco interatriale

Quando la conduzione attraverso il fascio di Bachmann rallenta o si
interrompe, l’attivazione dell’atrio sinistro si ritarda e l’onda P si
modifica. Si distinguono due gradi.

Il blocco interatriale parziale e’ un rallentamento: l’onda
P si allarga oltre i 120 millisecondi, spesso con aspetto bifido, ma la
sequenza di attivazione resta quella normale.

Il blocco interatriale avanzato e’ l’interruzione della
conduzione attraverso il fascio: l’impulso raggiunge l’atrio sinistro per vie
alternative, tipicamente dal basso attraverso la regione prossima al seno
coronarico. L’attivazione del sinistro procede quindi dal basso verso l’alto,
e questo si traduce in un segno preciso: l’onda P allargata assume
morfologia bifasica nelle derivazioni inferiori, con una
componente iniziale positiva e una terminale negativa.

Perche’ conta: la sindrome di Bayes

Il blocco interatriale avanzato non e’ un reperto innocente. E’ stato
descritto in associazione con un rischio aumentato di aritmie atriali, in
particolare di fibrillazione atriale, e con le conseguenze che ne derivano,
comprese quelle tromboemboliche. L’associazione fra blocco interatriale
avanzato e aritmie sopraventricolari e’ nota come sindrome di Bayes.

Il meccanismo e’ comprensibile: il ritardo di attivazione crea una
dispersione della refrattarieta’ negli atri, e la disomogeneita’ e’ il
substrato su cui i circuiti di rientro si instaurano piu’ facilmente.

Come si legge nel tracciato

Gli elementi da guardare sono tre, ed e’ un esercizio rapido. La
durata dell’onda P, misurata dove e’ piu’ larga. La sua
morfologia nelle derivazioni inferiori, cercando la
componente terminale negativa. E la morfologia in V1, dove
una componente negativa terminale ampia e profonda indica un sovraccarico
atriale sinistro.

La diagnosi differenziale principale e’ proprio con l’ingrandimento
atriale sinistro, che pure allarga l’onda P. La distinzione e’ che
l’ingrandimento e’ un problema di massa, il blocco un problema di conduzione,
e i due possono coesistere. Il segno che orienta al blocco avanzato e’ la
bifasicita’ nelle derivazioni inferiori, che l’ingrandimento da solo non
produce.

Le altre vie di conduzione atriale

Il fascio di Bachmann non e’ l’unica connessione: esistono altre vie
interatriali, in particolare in prossimita’ della fossa ovale e nella regione
del seno coronarico. E’ proprio la loro presenza che consente all’atrio
sinistro di essere comunque attivato quando il fascio principale non
conduce.

Questo spiega anche perche’ il blocco interatriale non produca sintomi
diretti: non c’e’ una pausa, c’e’ un ritardo e un cambiamento di sequenza.
Il significato clinico e’ prognostico, non emodinamico immediato.

Un caso, passo per passo

Un uomo di settantacinque anni esegue un elettrocardiogramma di controllo.
E’ asintomatico. Il tracciato mostra ritmo sinusale, frequenza regolare, e
un’onda P di durata superiore a 130 millisecondi, bifasica in seconda,
terza e aVF, con componente terminale negativa.

Primo passaggio. Misurare l’onda P, non guardarla soltanto:
la durata e’ il primo criterio e a occhio si sottostima.

Secondo passaggio. Riconoscere la morfologia bifasica
nelle inferiori come segno di blocco interatriale avanzato, non come artefatto
o come semplice ingrandimento atriale.

Terzo passaggio. Collocare il reperto: non richiede terapia
di per se’, ma identifica un paziente con probabilita’ aumentata di sviluppare
fibrillazione atriale.

Quarto passaggio. Di conseguenza, attenzione ai sintomi
suggestivi di aritmia e valutazione del profilo di rischio complessivo, dentro
il ragionamento clinico generale del paziente.

Le domande che si sbagliano piu’ spesso

Chiamarlo ingrandimento atriale sinistro. L’onda P larga
non basta: serve guardare la morfologia nelle inferiori.

Confonderlo con un blocco atrioventricolare. Sono cose
diverse: uno riguarda la conduzione fra gli atri, l’altro fra atri e
ventricoli. La distinzione e’ descritta in
blocco
atrioventricolare
.

Considerarlo irrilevante perche’ asintomatico: il suo
valore e’ prognostico.

La lettura ordinata del tracciato, che rende questi reperti immediati, e’
descritta in come
leggere un ECG
.

Il sistema di conduzione, per collocarlo

Per capire dove sta il fascio di Bachmann conviene avere in mente l’intero
percorso dell’impulso. Il nodo del seno, nell’atrio destro
vicino allo sbocco della vena cava superiore, genera l’impulso. Da li’
l’attivazione si diffonde agli atri.

Il nodo atrioventricolare raccoglie l’impulso e lo rallenta:
e’ il ritardo che consente agli atri di completare il riempimento ventricolare
prima della sistole, e corrisponde a gran parte dell’intervallo PR.

Segue il fascio di His, che si divide nelle branche destra
e sinistra, e questa nei fascicoli anteriore e posteriore, fino alla rete di
Purkinje.

In questo schema il fascio di Bachmann sta a monte di tutto: non ha a che
fare con la conduzione verso i ventricoli, riguarda solo la propagazione fra i
due atri. E’ il motivo per cui la sua alterazione modifica l’onda P e lascia
intatti PR, QRS e il resto.

Le altre alterazioni dell’onda P

Poiche’ l’onda P e’ piccola, viene spesso guardata di sfuggita: eppure
porta informazioni che nessun’altra parte del tracciato da’.

P polmonare. Onda P appuntita e di ampiezza aumentata nelle
derivazioni inferiori, espressione di sovraccarico atriale destro: si associa
a broncopneumopatia, ipertensione polmonare, valvulopatia tricuspidale.

P mitralica. Onda P allargata e bifida, con componente
terminale negativa ampia in V1: sovraccarico atriale sinistro, classicamente
associato alla stenosi mitralica ma presente in molte condizioni con aumento
delle pressioni sinistre.

Assenza di onda P. Ritmo non sinusale: fibrillazione
atriale, ritmo giunzionale, arresto sinusale.

P negativa nelle inferiori. Origine ectopica bassa
dell’impulso, con attivazione retrograda degli atri.

Il blocco interatriale si colloca in questo elenco come alterazione della
durata e della sequenza, non dell’ampiezza.

Il legame con la fibrillazione atriale

Vale la pena capire perche’ un ritardo di conduzione predisponga a
un’aritmia. La fibrillazione atriale si sostiene su circuiti di rientro, e un
circuito di rientro ha bisogno di due condizioni: una via a conduzione
rallentata e una disomogeneita’ nei tempi di recupero delle diverse zone.

Il blocco interatriale produce entrambe. La conduzione verso l’atrio
sinistro e’ rallentata o segue percorsi alternativi piu’ lunghi, e le diverse
regioni atriali si attivano e si ripolarizzano in tempi differenti. Il
substrato per il rientro e’ quindi gia’ presente prima che l’aritmia
compaia.

E’ anche il motivo per cui il reperto ha valore prognostico e non e’
semplicemente una curiosita’ elettrocardiografica: identifica atri gia’
alterati.

Che cosa farne, in pratica

Il blocco interatriale non ha un trattamento specifico. Cio’ che cambia e’
il livello di attenzione: in un paziente con questo reperto vale la pena
indagare attivamente i sintomi suggestivi di aritmia – cardiopalmo, episodi di
dispnea o astenia inspiegati, sincope – e valutare il quadro complessivo del
rischio.

Un secondo punto pratico riguarda gli eventi cerebrovascolari senza causa
identificata: la presenza di un blocco interatriale avanzato e’ uno degli
elementi che portano a cercare con piu’ insistenza una fibrillazione atriale
parossistica, che per definizione puo’ non comparire su un tracciato
singolo.

Un caso, passo per passo

Un uomo di settantacinque anni asintomatico esegue un elettrocardiogramma di
controllo che mostra ritmo sinusale e onda P di 135 millisecondi, bifasica
nelle derivazioni inferiori con componente terminale negativa.

Primo passaggio. Misurare, non stimare: l’onda P supera i
120 millisecondi.

Secondo passaggio. Guardare la morfologia nelle inferiori:
la componente terminale negativa indica attivazione dell’atrio sinistro dal
basso verso l’alto, cioe’ blocco interatriale avanzato.

Terzo passaggio. Distinguere dall’ingrandimento atriale
sinistro isolato, che allarga la P ma non produce quella bifasicita’.

Quarto passaggio. Collocare il reperto come marcatore di
rischio aritmico, senza attribuirgli un trattamento che non ha.

Domande frequenti

Il blocco interatriale da’ sintomi?

Di per se’ no. Non produce pause ne’ riduce la portata: cambia soltanto la sequenza e i tempi di attivazione degli atri. Il suo significato e’ prognostico, perche’ identifica atri con un substrato favorevole alle aritmie.

Come lo distinguo da un ingrandimento atriale sinistro?

Entrambi allargano l’onda P, ma solo il blocco interatriale avanzato produce la morfologia bifasica nelle derivazioni inferiori, con componente terminale negativa. L’ingrandimento si riconosce meglio in V1, con una componente negativa terminale ampia. I due quadri possono coesistere.

Va trattato?

Non esiste un trattamento del blocco interatriale in se’. Cambia il livello di attenzione: si indagano attivamente i sintomi suggestivi di aritmia e si considera il quadro complessivo, in particolare se c’e’ stato un evento cerebrovascolare senza causa identificata.

Che rapporto ha con il blocco atrioventricolare?

Nessuno diretto: sono due punti diversi del percorso dell’impulso. Il blocco interatriale riguarda la propagazione fra gli atri e modifica l’onda P; il blocco atrioventricolare riguarda il passaggio dagli atri ai ventricoli e modifica il PR o la relazione fra P e QRS.

Quanto deve essere larga l’onda P?

La soglia comunemente usata e’ 120 millisecondi: oltre quel valore si parla di blocco interatriale, parziale se la morfologia resta quella abituale, avanzato se compare la bifasicita’ nelle derivazioni inferiori.

La stimolazione della regione di Bachmann

Il fascio ha anche un risvolto terapeutico, ed e’ il motivo per cui se ne
parla oltre l’elettrocardiogramma. Nella stimolazione cardiaca permanente,
posizionare il catetere atriale in prossimita’ di quella regione invece che
nell’auricola destra consente un’attivazione atriale piu’ sincrona fra i due
atri.

E’ una strategia studiata proprio nei pazienti con blocco interatriale e
storia di aritmie atriali, con l’obiettivo di ridurre la disomogeneita’ che
favorisce il rientro. Non e’ la scelta standard di ogni impianto, ma e’ una
applicazione concreta di una nozione che sembra soltanto anatomica.

Perche’ se ne parla poco

Perche’ l’onda P e’ la parte del tracciato che si guarda con meno
attenzione: e’ piccola, spesso poco definita, e quasi tutto l’interesse si
concentra sul QRS e sulla ripolarizzazione. Il risultato e’ che il blocco
interatriale resta sottodiagnosticato pur essendo comune nell’anziano.

Chi prende l’abitudine di misurare la durata dell’onda P su ogni tracciato
si accorge di quanto spesso superi i 120 millisecondi, e da quel momento il
reperto smette di essere una curiosita’ da manuale.

Come si allena questo argomento

Argomenti come questo si fissano con i quesiti: riconoscere un quadro e’ un
gesto, e i gesti si allenano ripetendoli. Le simulazioni commentate sono nella
piattaforma Accademia, i
volumi fra i libri per il concorso.

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