Elettroforesi delle proteine: picco monoclonale e SSM
5 Ottobre 2026 · Mario Lomele
L’elettroforesi delle proteine sieriche separa le proteine del siero in base alla loro carica e dimensione e restituisce un tracciato in cui ogni banda corrisponde a una famiglia di proteine. È un esame antico ma ancora insostituibile: è il primo passo per scoprire una gammopatia monoclonale e dà informazioni rapide su infiammazione, malattie epatiche, perdite proteiche e immunodeficienze. Al Concorso SSM compare soprattutto nei casi di mieloma, di MGUS e di Waldenström, ma anche nella lettura di quadri di cirrosi, sindrome nefrosica e deficit di alfa-1 antitripsina. In questa scheda vediamo cosa misura, come si legge, cosa significano aumenti e diminuzioni delle singole frazioni, quali sono i limiti e gli errori tipici ai quiz.
Che cos’è l’elettroforesi delle proteine
Il principio è semplice: in un campo elettrico, a pH alcalino, le proteine del siero sono cariche negativamente e migrano verso il polo positivo con velocità diverse, in funzione della carica netta e della dimensione. Un tempo la separazione si faceva su acetato di cellulosa, poi su gel di agarosio; oggi molti laboratori usano l’elettroforesi capillare, più rapida e automatizzabile. Il risultato è un tracciato (densitometrico o elettroferogramma) con cinque o sei frazioni principali, di cui il laboratorio riporta la percentuale e, moltiplicando per le proteine totali, la concentrazione.
Si esegue sul siero, non sul plasma: nel plasma è presente il fibrinogeno, che migra fra beta e gamma e può simulare una piccola banda monoclonale. Questo dettaglio, banale in apparenza, è una delle trappole classiche dell’esame.
Fisiologia: cosa c’è in ogni frazione
La frazione più veloce e più abbondante è l’albumina, sintetizzata dal fegato, che rappresenta indicativamente più della metà delle proteine sieriche. Segue la frazione alfa-1, composta soprattutto da alfa-1 antitripsina e glicoproteina acida alfa-1, entrambe proteine della fase acuta. La frazione alfa-2 contiene alfa-2 macroglobulina, aptoglobina e ceruloplasmina. La frazione beta, spesso divisa in beta-1 e beta-2, contiene transferrina, lipoproteine beta e la componente C3 del complemento. La frazione gamma, la più lenta, è costituita in gran parte dalle immunoglobuline, soprattutto IgG; le IgA migrano fra beta e gamma, le IgM fra beta e gamma con distribuzione ampia.
I valori di riferimento delle frazioni sono indicativi e variano sensibilmente tra laboratori e metodiche: per questo, nella lettura, contano più la forma del tracciato e il confronto con i limiti del laboratorio che i numeri assoluti imparati a memoria.
Quadri di aumento e diminuzione delle frazioni
Nell’infiammazione acuta il fegato aumenta la sintesi delle proteine di fase acuta e riduce quella dell’albumina (proteina di fase acuta negativa): il quadro tipico mostra albumina ridotta e aumento di alfa-1 e alfa-2. Nell’infiammazione cronica e nelle infezioni croniche si aggiunge un aumento policlonale delle gamma globuline, che appare come una banda larga, a base ampia, perché è prodotto da molti cloni di plasmacellule diversi.
Nella cirrosi epatica l’albumina è ridotta per difetto di sintesi e le gamma sono aumentate in modo policlonale; l’aumento delle IgA, che migrano fra beta e gamma, cancella la separazione fra le due frazioni e crea il classico ponte beta-gamma. Nella sindrome nefrosica si perdono con le urine le proteine più piccole (albumina, IgG), mentre le grandi proteine come l’alfa-2 macroglobulina restano nel plasma e aumentano per la sintesi epatica stimolata: albumina molto bassa, alfa-2 molto alta, gamma ridotte. Nel deficit di alfa-1 antitripsina la banda alfa-1 è ridotta o quasi assente, un indizio che dovrebbe portare al dosaggio specifico.
Altri quadri utili: la carenza di ferro aumenta la transferrina e quindi la frazione beta; l’emolisi intravascolare riduce l’aptoglobina e quindi l’alfa-2; le enteropatie protidodisperdenti e la malnutrizione riducono tutte le frazioni. Una ipogammaglobulinemia può essere primitiva, come nell’immunodeficienza comune variabile o nell’agammaglobulinemia di Bruton, oppure secondaria a leucemia linfatica cronica, terapie immunosoppressive, perdite renali o intestinali e, dettaglio importante, al mieloma a catene leggere, in cui le immunoglobuline normali sono soppresse e la paraproteina non si vede nel siero.
Il picco monoclonale
Il reperto più importante dell’elettroforesi delle proteine è il picco monoclonale (o componente monoclonale, o banda M): una banda stretta e alta, a base ristretta, che indica la presenza di una grande quantità di un’unica immunoglobulina prodotta da un singolo clone di plasmacellule o di linfociti B. Si trova di solito nella zona gamma, ma una IgA monoclonale può migrare in zona beta e una componente piccola può nascondersi sotto la transferrina o il C3. Il laboratorio quantifica la banda, e questo valore serve sia per la diagnosi sia per il monitoraggio.
L’elettroforesi però non dice di quale immunoglobulina si tratta. Per questo, davanti a una banda sospetta o anche solo a un forte sospetto clinico, si esegue l’immunofissazione, che identifica la catena pesante (G, A, M, raramente D o E) e la catena leggera (kappa o lambda). L’immunofissazione è anche più sensibile e rileva componenti troppo piccole per l’elettroforesi. Il pannello si completa con il dosaggio delle catene leggere libere sieriche e con lo studio delle urine.
Le gammopatie monoclonali
Una componente monoclonale non equivale a un tumore. La condizione più frequente è la gammopatia monoclonale di significato incerto (MGUS): componente monoclonale sierica sotto i 3 g/dL, plasmacellule clonali midollari sotto il 10% e assenza di danno d’organo. È più frequente con l’età, è asintomatica e comporta un rischio basso ma costante di evoluzione, per cui si segue nel tempo. Il mieloma indolente (smoldering) ha componente o infiltrato più alti (componente almeno 3 g/dL o plasmacellule fra il 10 e il 60%) ma ancora senza danno d’organo.
Il mieloma multiplo richiede un’infiltrazione plasmacellulare clonale significativa associata a danno d’organo, riassunto nell’acronimo CRAB (ipercalcemia, insufficienza renale, anemia, lesioni ossee), oppure a biomarcatori di alto rischio. Una componente IgM con infiltrato linfoplasmacitico midollare orienta invece verso la macroglobulinemia di Waldenström, con possibile iperviscosità. Una piccola componente con catene leggere lambda, sindrome nefrosica, cardiomiopatia o neuropatia deve far pensare all’amiloidosi AL, in cui il danno dipende dalla qualità della catena leggera e non dalla quantità. Componenti monoclonali si trovano anche in linfomi, leucemia linfatica cronica e crioglobulinemie di tipo I e II.
Limiti, falsi positivi e falsi negativi
I falsi positivi più comuni sono il fibrinogeno in un campione di plasma o in un siero non ben coagulato (pazienti in anticoagulante), l’emolisi (l’emoglobina libera e i complessi aptoglobina-emoglobina possono creare bande in alfa-2 o beta), la transferrina molto aumentata nella carenza marziale, il C3 elevato e alcuni mezzi di contrasto o anticorpi monoclonali terapeutici, che compaiono come piccole bande e possono confondere il monitoraggio di un mieloma. Anche una forte infiammazione con prevalenza oligoclonale può simulare una banda.
I falsi negativi sono altrettanto importanti. Il mieloma a catene leggere spesso non mostra alcun picco nel siero, perché le catene leggere libere sono piccole e vengono filtrate dal rene; il tracciato mostra solo un’ipogammaglobulinemia. Il mieloma non secernente non produce componenti dosabili. Le componenti IgA possono nascondersi in zona beta. Per questo un’elettroforesi normale non esclude una discrasia plasmacellulare quando il sospetto clinico è alto: servono immunofissazione, catene leggere libere sieriche e studio delle urine.
Come cade l’elettroforesi delle proteine al concorso
Nei quiz del Concorso SSM la domanda tipica descrive un anziano con anemia normocitica, dolore osseo, insufficienza renale e ipercalcemia, oppure una VES molto elevata, e chiede l’esame di primo livello: l’elettroforesi delle proteine sieriche, seguita dall’immunofissazione. Altre domande chiedono di riconoscere il significato di un tracciato: ponte beta-gamma per la cirrosi, alfa-2 alta e albumina bassa per la sindrome nefrosica, alfa-1 assente per il deficit di antitripsina, gamma policlonale per un’infiammazione cronica, picco stretto per una gammopatia monoclonale.
Gli errori tipici sono considerare ogni picco monoclonale come mieloma (spesso è una MGUS), dimenticare i criteri di danno d’organo, credere che un’elettroforesi normale escluda il mieloma a catene leggere, confondere aumento policlonale e monoclonale, e non sapere che il tipo di immunoglobulina si identifica con l’immunofissazione e non con l’elettroforesi. Per abituarsi a leggere i tracciati in contesto clinico sono utili le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia; per il quadro della leucemia linfatica e delle sue ipogammaglobulinemie si veda anche la scheda sulla leucemia linfatica cronica.
In sintesi
L’elettroforesi delle proteine sieriche separa albumina, alfa-1, alfa-2, beta e gamma globuline e si esegue sul siero, non sul plasma. Infiammazione acuta, infiammazione cronica, cirrosi, sindrome nefrosica e deficit di alfa-1 antitripsina danno tracciati riconoscibili. Il reperto chiave è il picco monoclonale stretto, da tipizzare con l’immunofissazione e da inquadrare fra MGUS, mieloma indolente, mieloma multiplo, Waldenström e amiloidosi AL in base all’entità della componente, all’infiltrato midollare e al danno d’organo. I valori di riferimento sono indicativi e variano tra laboratori. Un tracciato normale non esclude il mieloma a catene leggere: in caso di sospetto servono catene leggere libere e studio delle urine.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
