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Concorso SSM

Cheloide e cicatrice ipertrofica: differenze (SSM)

30 Settembre 2026 · Mario Lomele

Cheloide e cicatrice ipertrofica: differenze (SSM)

Il cheloide è una proliferazione fibrosa benigna del derma che si forma in risposta a un trauma cutaneo, anche minimo, e che cresce oltre i confini della ferita originaria invadendo la cute sana circostante. Non è un tumore maligno e non degenera, ma è una condizione cronica, spesso sintomatica, estetica e psicologicamente pesante, e soprattutto tende a recidivare dopo il trattamento. Al Concorso SSM il cheloide compare quasi sempre in un confronto preciso: la differenza con la cicatrice ipertrofica. Capire quel confronto significa rispondere correttamente a quasi tutte le domande sull’argomento.

Che cos’è un cheloide

La guarigione di una ferita attraversa tre fasi: infiammatoria, proliferativa e di rimodellamento. Nel rimodellamento il collagene di tipo III, depositato inizialmente, viene sostituito da collagene di tipo I, le fibre si riorganizzano e la cicatrice diventa progressivamente più piatta e pallida. Nel cheloide questo equilibrio fra sintesi e degradazione della matrice si rompe: i fibroblasti restano attivati, producono quantità eccessive di collagene e continuano a farlo per mesi o anni.

All’istologia si osservano spessi fasci di collagene ialinizzato, eosinofilo, disposti in modo disordinato, detti fibre di collagene cheloidee, con un aumento dei fibroblasti e scarsi vasi. Questi fasci ialini sono il segno istologico più caratteristico e mancano, o sono scarsi, nella cicatrice ipertrofica, dove il collagene si organizza invece in noduli con fibre orientate parallelamente alla superficie e con miofibroblasti.

Eziopatogenesi e fattori predisponenti

Le cause esatte non sono del tutto chiarite, ma il cheloide nasce dall’incontro fra una predisposizione individuale e uno stimolo lesivo. La predisposizione genetica è evidente: esistono casi familiari e la frequenza è maggiore nelle persone con fototipo scuro, in particolare di origine africana e asiatica. Il picco di incidenza si ha fra la pubertà e i trent’anni, mentre è raro nei bambini piccoli e negli anziani; fattori ormonali possono favorirne la crescita, come si osserva in gravidanza.

Sul piano molecolare è centrale l’eccesso di segnalazione del fattore di crescita trasformante beta, che stimola i fibroblasti a produrre collagene e ne riduce l’apoptosi, insieme a una risposta infiammatoria prolungata e a un’alterazione degli enzimi che degradano la matrice. Anche la tensione meccanica sulla ferita ha un ruolo, e spiega perché certe sedi siano più colpite.

Gli stimoli scatenanti possono essere interventi chirurgici, ferite traumatiche, ustioni, piercing (il classico cheloide del lobo dell’orecchio), tatuaggi, vaccinazioni, punture d’insetto e lesioni infiammatorie come quelle dell’acne nodulo-cistica sul tronco. A volte il trauma è così lieve da non essere ricordato, e si parla allora impropriamente di cheloide spontaneo.

Clinica: come si presenta

Il cheloide si presenta come una lesione rilevata, di consistenza duro-elastica, a superficie liscia e lucida, di colore dal rosa-rosso al violaceo nelle fasi attive, poi più scuro o del colore della pelle. La caratteristica fondamentale è che supera i margini della lesione iniziale con estensioni a forma di chela di granchio, da cui deriva il nome. Può comparire anche parecchi mesi dopo il trauma e continuare a crescere per anni, senza tendenza alla regressione spontanea.

Le sedi preferenziali sono la regione presternale, le spalle, la parte alta del dorso, i lobi auricolari, la mandibola e la regione deltoidea: zone ad alta tensione cutanea o soggette a movimenti continui. Il volto centrale, le palpebre, i palmi e le piante sono invece colpiti raramente. I sintomi più frequenti sono il prurito, spesso intenso, e il dolore o la dolorabilità al contatto; lesioni grandi in sedi articolari possono limitare i movimenti.

Cheloide e cicatrice ipertrofica: le differenze

Entrambe sono cicatrici patologiche da eccesso di collagene, ma hanno comportamento e prognosi diversi. La tabella riassume i punti che i quiz chiedono più spesso.

Caratteristica Cheloide Cicatrice ipertrofica
Margini Supera i limiti della ferita originaria Resta confinata ai limiti della ferita
Comparsa Anche tardiva, dopo mesi Precoce, nelle prime settimane
Evoluzione Crescita prolungata, nessuna regressione spontanea Tende a migliorare e appiattirsi nel tempo
Predisposizione Forte componente genetica, fototipi scuri Legata soprattutto a tensione, infezione, ritardo di guarigione
Sedi Lobi, sterno, spalle, dorso Qualsiasi sede, specie su articolazioni e zone in tensione
Istologia Fasci spessi di collagene ialinizzato, disordinati Noduli di collagene più sottile, parallelo alla cute, miofibroblasti
Recidiva dopo escissione Frequente se si asporta soltanto Meno frequente

Un caso classico di cicatrice ipertrofica è quello che segue un’ustione profonda o una ferita chirurgica su una zona articolare in tensione, che dopo qualche mese risulta rilevata e arrossata ma sempre limitata al tracciato della lesione, e che con il tempo migliora; le cicatrici ipertrofiche da ustione possono anche evolvere in contratture. Il cheloide, invece, deborda, invade la cute sana e non regredisce.

Diagnosi

La diagnosi del cheloide è clinica, basata sull’anamnesi di un trauma, sulla sede tipica e soprattutto sull’estensione oltre i margini della ferita. La biopsia non è necessaria nei casi tipici e anzi, essendo a sua volta un trauma, può peggiorare la lesione; va però eseguita quando l’aspetto è atipico, la crescita è rapida, la lesione si ulcera o compare senza un trauma plausibile, perché alcune neoplasie possono simulare un cheloide.

La diagnosi differenziale comprende la cicatrice ipertrofica, il dermatofibroma, il dermatofibrosarcoma protuberans (tumore a crescita lenta del tronco che può essere scambiato per un cheloide spontaneo), la sarcoidosi cicatriziale, i carcinomi cutanei a crescita infiltrativa, le metastasi cutanee e, nel lobo auricolare, altre lesioni nodulari. La comparsa di un nodulo su una vecchia cicatrice, con infiltrazione granulomatosa, deve far pensare anche alla sarcoidosi.

Terapia del cheloide

Il trattamento è difficile e l’obiettivo realistico è ridurre volume e sintomi, non far scomparire la lesione. La prima linea è rappresentata dalle infiltrazioni intralesionali di corticosteroidi, in genere triamcinolone acetonide, ripetute a intervalli di alcune settimane: riducono l’infiammazione, la proliferazione dei fibroblasti e la sintesi di collagene, attenuando prurito e dolore e appiattendo la lesione. Gli effetti collaterali locali sono l’atrofia cutanea, le teleangectasie e l’ipopigmentazione. Le caratteristiche generali di questi farmaci sono riassunte nella scheda sui corticosteroidi.

Le altre opzioni sono i fogli e i gel di silicone, utili sia nel trattamento sia nella prevenzione; la pressoterapia con indumenti compressivi o clip auricolari dopo l’asportazione dei cheloidi del lobo; la crioterapia, anche intralesionale, efficace soprattutto sulle lesioni piccole ma causa di ipopigmentazione nei fototipi scuri; il 5-fluorouracile intralesionale, spesso in associazione ai corticosteroidi; i laser vascolari per l’eritema; la tossina botulinica e altre terapie in fase di studio.

L’escissione chirurgica isolata è sconsigliata, perché la recidiva è molto frequente e spesso il cheloide ricompare più grande di prima. La chirurgia va quindi sempre combinata con una terapia adiuvante: infiltrazioni di corticosteroidi nella ferita, pressoterapia, silicone o radioterapia postoperatoria precoce a basse dosi, che è una delle associazioni più efficaci nel ridurre le recidive. L’escissione può essere intramarginale, lasciando un sottile bordo di tessuto cheloideo, per non creare una nuova ferita in cute sana.

Prevenzione

Nelle persone con storia personale o familiare di cheloidi la prevenzione è fondamentale. Si devono evitare procedure estetiche non necessarie, piercing e tatuaggi, soprattutto nelle sedi a rischio come sterno, spalle e lobi. Quando un intervento è indispensabile si seguono le regole di una buona tecnica chirurgica: incisioni lungo le linee di minore tensione, sutura senza tensione con avvicinamento accurato dei margini, emostasi, prevenzione delle infezioni e rimozione dei punti al momento giusto (i principi generali sono trattati nella scheda su ferite e suture). Dopo la chiusura si possono applicare precocemente silicone e compressione. Anche il trattamento tempestivo dell’acne infiammatoria riduce il rischio di cheloidi sul tronco.

Come cade il cheloide al concorso

Il quesito tipico descrive un giovane con fototipo scuro che, mesi dopo un piercing, sviluppa al lobo dell’orecchio una massa dura, lucida, pruriginosa, cresciuta oltre il foro originario, e chiede la diagnosi: cheloide. Una variante chiede di distinguere fra cheloide e cicatrice ipertrofica con opzioni costruite sui criteri della tabella, e la risposta chiave è quasi sempre il superamento dei margini della ferita. Altre domande riguardano la terapia di prima linea (triamcinolone intralesionale) e il rischio di recidiva dopo asportazione semplice.

Gli errori tipici sono: pensare che il cheloide regredisca spontaneamente, caratteristica propria invece della cicatrice ipertrofica; proporre l’escissione isolata come trattamento definitivo; considerarlo una lesione precancerosa; attribuire al cheloide la limitazione ai margini della ferita e alla cicatrice ipertrofica l’invasione della cute sana, cioè invertire il criterio principale; dimenticare che una lesione atipica o a crescita rapida richiede una biopsia per escludere un tumore come il dermatofibrosarcoma. Per consolidare questi confronti puoi allenarti con le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia, che spiegano ogni alternativa di risposta.

In sintesi

Il cheloide è una proliferazione fibrosa benigna del derma, dovuta a una risposta cicatriziale eccessiva e persistente in soggetti predisposti, più frequente nei fototipi scuri e fra adolescenza e giovane età adulta. Nasce dopo traumi anche minimi, piercing, ustioni, interventi o acne, soprattutto su lobi, sterno, spalle e dorso. A differenza della cicatrice ipertrofica supera i margini della ferita, può comparire tardivamente, non regredisce spontaneamente e all’istologia mostra fasci di collagene ialinizzato. La diagnosi è clinica, con biopsia solo nei casi atipici. La terapia di prima linea è l’infiltrazione di corticosteroidi, affiancata da silicone, compressione, crioterapia e 5-fluorouracile; la chirurgia va sempre associata a una terapia adiuvante per il rischio elevato di recidiva.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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