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Concorso SSM

Ago aspirato: indicazioni, limiti e referto

5 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Ago aspirato: indicazioni, limiti e referto

L’ago aspirato, indicato anche con l’acronimo inglese FNA (fine needle aspiration), è il prelievo di cellule da una lesione mediante un ago sottile, seguito dall’esame citologico del materiale ottenuto. È una procedura rapida, poco invasiva e ambulatoriale che ha cambiato la gestione dei noduli tiroidei, delle lesioni mammarie e delle linfoadenopatie. Al Concorso SSM non si chiede di saperlo eseguire, ma di capire quando indicarlo, che cosa può dire e, soprattutto, che cosa non può dire: la differenza fra citologia e istologia è una delle chiavi di lettura più ricorrenti.

Che cos’è l’ago aspirato

Con l’ago aspirato si ottengono cellule singole o piccoli gruppi cellulari, strisciati su vetrino o raccolti in liquido di conservazione, colorati e osservati dal citopatologo. Il risultato è quindi una diagnosi citologica: descrive l’aspetto delle cellule, ma non l’architettura del tessuto. Questo lo distingue dalla biopsia con ago tranciante (core biopsy), che preleva un cilindro di tessuto e permette una diagnosi istologica, e dalla biopsia chirurgica, incisionale o escissionale.

Il vantaggio dell’ago sottile è la bassa invasività: scarso rischio di sanguinamento, nessuna necessità di anestesia nella maggior parte dei casi, possibilità di ripetere il prelievo e di campionare più punti della stessa lesione. Lo svantaggio è che alcune diagnosi richiedono di vedere i rapporti fra cellule e stroma, la capsula o l’invasione dei vasi, informazioni che la citologia non fornisce.

Il principio: dalla cellula alla diagnosi

L’ago, introdotto nella lesione, viene mosso avanti e indietro con piccoli movimenti in direzioni diverse per staccare le cellule; il materiale risale nel lume per capillarità o con una leggera aspirazione tramite siringa. Nelle lesioni molto vascolarizzate, come la tiroide, si usa spesso la tecnica senza aspirazione, che riduce la contaminazione ematica. Il campione è poi processato con strisci convenzionali, citologia in fase liquida o cell block, cioè un piccolo blocchetto incluso in paraffina dal quale si possono eseguire immunocitochimica e test molecolari.

Su questo principio si basa anche la valutazione rapida in sede, nella quale il citopatologo esamina subito un vetrino per verificare che il materiale sia adeguato, riducendo il numero di prelievi non diagnostici.

Indicazioni dell’ago aspirato

L’indicazione più nota è il nodulo tiroideo. Davanti a un nodulo si dosa prima il TSH: se è soppresso si esegue la scintigrafia, e un nodulo iperfunzionante, cosiddetto caldo, è quasi sempre benigno e in genere non richiede citologia. Se il TSH è normale o elevato, la decisione di eseguire l’ago aspirato si basa sulle caratteristiche all’ecografia della tiroide e sulle dimensioni: margini irregolari, ipoecogenicità marcata, microcalcificazioni, forma più alta che larga ed estensione extratiroidea aumentano il sospetto. Il percorso completo è descritto nella pagina dedicata ai noduli tiroidei.

Nella mammella l’ago aspirato è utile per svuotare e caratterizzare le cisti e per un primo inquadramento delle lesioni solide, anche se oggi per i noduli solidi sospetti si preferisce la core biopsy, che consente di distinguere il carcinoma in situ da quello infiltrante e di valutare i recettori ormonali. Il percorso diagnostico del carcinoma mammario si basa sul cosiddetto triplo approccio: esame clinico, imaging e campionamento.

Altre indicazioni sono le linfoadenopatie superficiali, in particolare per documentare una metastasi di un tumore noto; le ghiandole salivari; le lesioni del collo; i campionamenti guidati da ecoendoscopia del pancreas e delle stazioni linfonodali mediastiniche tramite EBUS, utilizzati nella stadiazione del tumore polmonare; i noduli epatici e le lesioni profonde guidate da TC o ecografia. L’ago aspirato può avere anche un ruolo terapeutico, come nello svuotamento di cisti e raccolte.

Come si esegue in sintesi

La procedura è quasi sempre ecoguidata, perché la guida ecografica permette di posizionare la punta dell’ago nella parte più rappresentativa della lesione, evitando aree necrotiche o cistiche e strutture vascolari. Si disinfetta la cute, si introduce l’ago sottile, si eseguono alcuni passaggi nella lesione e si estrae il materiale, che viene subito strisciato o messo in liquido fissativo. In genere si eseguono più passaggi. Al termine si comprime il punto di prelievo per alcuni minuti.

Le complicanze sono rare: piccolo ematoma, dolore locale, reazione vagale. Nelle sedi profonde e toraciche i rischi aumentano, per esempio con lo pneumotorace dopo campionamenti polmonari transtoracici. La terapia anticoagulante e antiaggregante va valutata caso per caso, ma molti prelievi superficiali con ago sottile si eseguono senza sospenderla.

Limiti e falsi risultati dell’ago aspirato

Il limite più importante, e il più chiesto al concorso, riguarda le lesioni follicolari della tiroide. La citologia mostra cellule follicolari ma non permette di distinguere l’adenoma follicolare dal carcinoma follicolare, perché la diagnosi di malignità si basa sull’invasione della capsula o dei vasi, che si vede solo sul pezzo operatorio. Per questo una citologia di neoplasia follicolare porta in genere a un intervento diagnostico, spesso una lobectomia, eventualmente preceduto da test molecolari. Anche il carcinoma tiroideo midollare può essere difficile da riconoscere in citologia, e il dosaggio della calcitonina e l’immunocitochimica aiutano.

Il secondo limite riguarda i linfomi. La citologia può suggerire un processo linfoproliferativo e documentare una metastasi di carcinoma, ma per la diagnosi e la classificazione di un linfoma di Hodgkin o di un linfoma non Hodgkin serve di norma l’architettura del linfonodo: per questo la procedura di scelta è la biopsia escissionale o almeno una core biopsy adeguata.

Un terzo limite è il campione non diagnostico, per scarsa cellularità, eccesso di sangue o lesioni cistiche con poche cellule: in questi casi il prelievo va ripetuto, perché un esito non diagnostico non equivale a un esito benigno. I falsi negativi derivano spesso da errori di campionamento, quando l’ago non intercetta la parte maligna di una lesione eterogenea o di dimensioni molto piccole o molto grandi. I falsi positivi sono più rari e possono derivare da atipie reattive, per esempio in tiroiditi, in esiti di radioterapia o in processi infiammatori.

Interpretazione del referto

Per la tiroide il referto segue in genere sistemi di classificazione standardizzati, di cui il più usato a livello internazionale è il sistema Bethesda, con sei categorie: non diagnostico, benigno, atipia di significato indeterminato, neoplasia follicolare, sospetto per malignità, maligno. In Italia è molto diffusa una classificazione nazionale analoga, che divide i risultati in classi da non diagnostico a maligno con sottoclassi per le lesioni indeterminate. Ciò che conta per il concorso è la logica: ogni categoria è associata a un rischio di malignità crescente e a un comportamento diverso, dall’osservazione ecografica per le lesioni benigne, alla ripetizione del prelievo o ai test molecolari per quelle indeterminate, fino all’intervento chirurgico per le categorie sospette e maligne.

Al di fuori della tiroide il referto descrive se il materiale è adeguato, se le cellule sono compatibili con un processo benigno, reattivo o neoplastico e, quando possibile, l’istotipo e l’origine, aiutandosi con l’immunocitochimica sul cell block. L’interpretazione corretta integra sempre citologia, imaging e clinica: se una citologia benigna non si accorda con un quadro clinico o radiologico molto sospetto, la discordanza va risolta con un ulteriore prelievo o con un’istologia, non ignorata.

Errori tipici con l’ago aspirato

Il primo errore è considerare l’ago aspirato una biopsia: è una citologia, con i limiti visti. Il secondo è indicarlo come esame di prima scelta per un sospetto linfoma, quando serve l’istologia linfonodale. Il terzo è eseguire una citologia di un nodulo tiroideo senza aver prima dosato il TSH: nel nodulo iperfunzionante la citologia può mostrare atipie che portano a interventi inutili. Il quarto è rassicurare il paziente dopo un esito non diagnostico. Il quinto, frequente nei quiz, è pensare che la citologia possa distinguere un adenoma follicolare da un carcinoma follicolare.

Va evitato anche l’errore opposto: sottovalutare l’utilità della citologia. In un paziente con tumore noto e un linfonodo sospetto, l’ago aspirato può confermare la metastasi in pochi minuti, evitando interventi più invasivi; nel fibroadenoma tipico della giovane donna, l’integrazione di clinica, ecografia e citologia o istologia permette di evitare chirurgie non necessarie.

Come cade l’ago aspirato al concorso

Le domande sull’ago aspirato al Concorso SSM seguono alcuni schemi ricorrenti. Il più classico è il nodulo tiroideo con TSH normale e caratteristiche ecografiche sospette: la risposta è l’ago aspirato ecoguidato. La variante con TSH soppresso porta invece alla scintigrafia. Un secondo schema è la citologia di neoplasia follicolare, in cui si chiede il passo successivo: la diagnosi definitiva richiede l’istologia. Un terzo schema è il linfonodo sospetto per linfoma, in cui la risposta corretta è la biopsia escissionale e non la citologia. Altri quesiti riguardano l’EBUS nella stadiazione mediastinica del tumore polmonare, l’ecoendoscopia per le lesioni pancreatiche e la differenza fra citologia e istologia.

Per allenarsi a riconoscere queste trappole servono casi clinici ben costruiti: sulla Piattaforma Accademia le simulazioni commentate spiegano il perché di ogni passaggio diagnostico, dal TSH alla scelta fra citologia e biopsia.

In sintesi

L’ago aspirato è un prelievo con ago sottile, quasi sempre ecoguidato, che fornisce una diagnosi citologica. È indicato soprattutto nei noduli tiroidei con TSH non soppresso e caratteristiche ecografiche sospette, nelle cisti e in alcune lesioni mammarie, nelle linfoadenopatie con sospetta metastasi e, con tecniche endoscopiche, nella stadiazione mediastinica e nelle lesioni pancreatiche. Non distingue l’adenoma follicolare dal carcinoma follicolare, non basta per diagnosticare e classificare un linfoma e può risultare non diagnostico o falsamente negativo per errore di campionamento. Il referto va letto con sistemi standardizzati e integrato con clinica e imaging: in caso di discordanza si ripete il prelievo o si passa all’istologia.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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