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Concorso SSM

Dichiarazioni anticipate di trattamento: guida SSM

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Dichiarazioni anticipate di trattamento: guida SSM

Le dichiarazioni anticipate di trattamento, conosciute con l’acronimo DAT e spesso chiamate in modo improprio testamento biologico, sono lo strumento con cui una persona maggiorenne e capace di intendere e di volere esprime oggi le proprie volontà sui trattamenti sanitari che potrebbero esserle proposti domani, nel caso in cui non fosse più in grado di autodeterminarsi. Sono disciplinate dalla legge 219/2017, la stessa che regola il consenso informato e la pianificazione condivisa delle cure, e rappresentano uno dei temi di bioetica più presenti nella pratica clinica e nei quiz. In questo articolo, pensato come materiale di studio e non come consulenza legale, vediamo definizione, principi, contenuto, forma, ruolo del medico e del fiduciario, esempi pratici, errori tipici e come l’argomento cade al Concorso SSM.

Che cosa sono le dichiarazioni anticipate di trattamento

Secondo la legge 219/2017, ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo avere acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle proprie scelte, può esprimere attraverso le DAT le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici, scelte terapeutiche e singoli trattamenti sanitari. Gli elementi della definizione sono tutti importanti: la maggiore età, la capacità al momento della redazione, la prospettiva di una futura incapacità e il requisito dell’informazione medica preliminare.

Le DAT si inseriscono in un impianto che ha al centro l’autodeterminazione del paziente. La stessa legge afferma che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito senza il consenso libero e informato della persona interessata, salvo i casi previsti dalla legge, e che ogni persona capace ha il diritto di rifiutare in tutto o in parte qualsiasi accertamento o trattamento, anche se necessario alla propria sopravvivenza. Le DAT sono il modo per proiettare questo diritto nel tempo, quando la persona non potrà più esprimersi direttamente. Per una visione complessiva è utile ripassare la pagina sul consenso informato.

I principi su cui si fondano

Il primo principio è l’autodeterminazione: la persona ha il diritto di decidere sul proprio corpo e sulla propria salute, anche quando la scelta non coincide con ciò che il medico riterrebbe preferibile. Il secondo principio è la relazione di cura e di fiducia fra paziente e medico, che la legge 219/2017 valorizza esplicitamente: le DAT non sono un documento redatto in solitudine contro i medici, ma il frutto ideale di un dialogo informato. Il terzo principio è la dignità della persona nella fase finale della vita, che si traduce nel divieto di ostinazione irragionevole nelle cure e di trattamenti inutili o sproporzionati, e nel diritto a una terapia del dolore adeguata.

Un quarto principio, decisivo per i quiz, riguarda la natura della nutrizione e dell’idratazione artificiali. La legge 219/2017 le considera trattamenti sanitari, in quanto somministrazione su prescrizione medica di nutrienti mediante dispositivi medici. Ne consegue che possono essere oggetto di consenso, di rifiuto e quindi anche di DAT. Un quinto principio riguarda i limiti dell’autonomia: il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali, e rispetto a tali richieste il medico non ha obblighi professionali.

Contenuto, forma e fiduciario

Il contenuto delle DAT può essere ampio o specifico: la persona può esprimere volontà generali sui trattamenti di sostegno vitale o indicazioni puntuali su singoli interventi, come la rianimazione cardiopolmonare, la ventilazione meccanica, la dialisi, la nutrizione artificiale. Più le indicazioni sono chiare e legate a situazioni cliniche riconoscibili, più sono utili al medico. Nelle DAT la persona può indicare un fiduciario, cioè una persona di sua fiducia, maggiorenne e capace, che ne faccia le veci e la rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Il fiduciario accetta la nomina sottoscrivendo le DAT o con un atto successivo, può rinunciarvi e può essere revocato in qualsiasi momento.

Quanto alla forma, la legge 219/2017 prevede che le DAT siano redatte per atto pubblico, per scrittura privata autenticata oppure per scrittura privata consegnata personalmente dal disponente all’ufficio dello stato civile del comune di residenza, o presso le strutture sanitarie nelle regioni che hanno adottato specifiche modalità. Se le condizioni fisiche del paziente non lo consentono, possono essere espresse attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare. Le DAT sono esenti da imposte e tasse, sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento; nei casi di emergenza e urgenza la revoca può avvenire anche con dichiarazione verbale raccolta o videoregistrata da un medico, con l’assistenza di testimoni. Esiste inoltre una banca dati nazionale che raccoglie le DAT, consultabile dal medico che ha in cura il paziente.

Il ruolo del medico di fronte alle DAT

Il medico è tenuto al rispetto delle dichiarazioni anticipate di trattamento. Questo è il principio generale, e va ricordato prima delle eccezioni. Le DAT possono però essere disattese, in tutto o in parte, dal medico stesso, in accordo con il fiduciario, qualora appaiano palesemente incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente, oppure qualora sussistano terapie non prevedibili all’atto della sottoscrizione, capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita. Si tratta di eccezioni da interpretare in modo rigoroso, non di una scappatoia.

In caso di conflitto fra il fiduciario e il medico, la decisione è rimessa al giudice tutelare. Se il fiduciario manca, è deceduto o è divenuto incapace, le DAT mantengono comunque efficacia in merito alle volontà del disponente, e se necessario il giudice tutelare provvede alla nomina di un amministratore di sostegno. In concreto il medico deve verificare se il paziente ha redatto DAT, consultarle, discuterle con il fiduciario, documentare in cartella clinica le decisioni assunte e le ragioni di un’eventuale disapplicazione. Il rispetto delle DAT esonera il medico da responsabilità civile o penale, ed è quindi un tema che si intreccia con la responsabilità medica.

DAT e pianificazione condivisa delle cure

Le dichiarazioni anticipate di trattamento vanno distinte dalla pianificazione condivisa delle cure, prevista dalla stessa legge 219/2017. La pianificazione riguarda la persona che ha già una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da un’evoluzione con prognosi infausta: medico e paziente, insieme, pianificano le cure che verranno proposte nelle fasi successive della malattia. Il medico e l’équipe sono tenuti ad attenervisi quando il paziente non potrà più esprimere il proprio consenso. La pianificazione è aggiornata al progressivo evolversi della malattia, su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

La differenza principale è il momento e il contesto. Le DAT possono essere redatte da chiunque, anche in perfetta salute, in previsione di eventi ipotetici; la pianificazione nasce dentro una malattia già diagnosticata ed è costruita su scenari clinici concreti. Per questo la pianificazione è spesso più precisa e più facile da applicare. Esempi tipici sono i pazienti con SLA, con malattie oncologiche avanzate, con insufficienze d’organo terminali o con forme gravi di demenza di Alzheimer nelle fasi iniziali, quando la persona è ancora in grado di decidere.

Esempi pratici

Primo esempio: una donna in buona salute redige le DAT dichiarando che, in caso di stato vegetativo permanente, non vuole essere mantenuta in vita con nutrizione e idratazione artificiali, e nomina il marito come fiduciario. Anni dopo, a seguito di un grave evento cerebrale, si trova proprio in quella condizione. Il medico, consultate le DAT e discusse con il fiduciario, è tenuto a rispettarle, garantendo comunque cure appropriate per il comfort. Secondo esempio: un uomo scrive nelle DAT di rifiutare qualsiasi intervento chirurgico. Viene portato in pronto soccorso per un’appendicite acuta, condizione banale e perfettamente reversibile, ma è incosciente per una causa transitoria. Qui il medico, in accordo con il fiduciario, potrà valutare se la dichiarazione sia palesemente incongrua rispetto alla situazione clinica attuale.

Terzo esempio: un paziente con SLA concorda con il neurologo una pianificazione condivisa delle cure in cui accetta la ventilazione non invasiva ma rifiuta la tracheostomia. Quando la malattia progredisce e il paziente non può più comunicare, l’équipe si attiene alla pianificazione. Quarto esempio: le DAT di un paziente risalgono a molti anni prima e rifiutano una terapia che allora era sperimentale e oggi è efficace e ben tollerata. È il caso tipico delle terapie non prevedibili all’atto della sottoscrizione, in cui il medico, d’accordo con il fiduciario, può disattenderle motivando la scelta.

Errori tipici

Il primo errore è considerare le DAT un documento valido per qualsiasi persona: devono essere redatte da un maggiorenne capace di intendere e di volere, dopo aver ricevuto adeguate informazioni mediche. Il secondo errore è credere che il medico possa ignorarle a sua discrezione: la regola è il rispetto, le eccezioni sono tassative. Il terzo errore è ritenere che nutrizione e idratazione artificiali non possano essere rifiutate: la legge le qualifica come trattamenti sanitari. Il quarto errore è confondere DAT e pianificazione condivisa delle cure, che hanno presupposti diversi.

Il quinto errore riguarda i conflitti: chi decide se medico e fiduciario non sono d’accordo? Il giudice tutelare, non il comitato etico né il direttore sanitario. Il sesto errore è confondere le DAT con richieste di trattamenti contrari alla legge o alla deontologia, che il medico non è tenuto a eseguire. Il settimo errore è parlare di eutanasia: le DAT riguardano il consenso e il rifiuto dei trattamenti e il divieto di ostinazione irragionevole, non la somministrazione di farmaci allo scopo di provocare la morte.

Come cadono le dichiarazioni anticipate di trattamento al concorso

Al Concorso SSM le dichiarazioni anticipate di trattamento compaiono soprattutto in domande di bioetica e medicina legale. Le formulazioni più frequenti chiedono chi può redigerle, in quale forma, se possono essere modificate o revocate, chi è il fiduciario, quando il medico può disattenderle, chi decide in caso di conflitto, come vanno considerate nutrizione e idratazione artificiali e quale sia la differenza con la pianificazione condivisa delle cure. Spesso il quesito è un caso clinico breve in cui bisogna capire se le DAT si applicano alla situazione concreta.

Per esercitarti su questo tipo di domande è utile confrontarti con quesiti spiegati alternativa per alternativa: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate di bioetica che ricostruiscono proprio questi casi. Il ripasso diventa più solido se colleghi le DAT agli altri strumenti di tutela, come l’amministrazione di sostegno, e a temi affini come l’accertamento di morte cerebrale, che spesso viene confuso con lo stato vegetativo.

In sintesi

Le dichiarazioni anticipate di trattamento, previste dalla legge 219/2017, permettono alla persona maggiorenne e capace, dopo un’adeguata informazione medica, di esprimere in anticipo consenso o rifiuto rispetto ad accertamenti e trattamenti sanitari, inclusi nutrizione e idratazione artificiali, e di nominare un fiduciario. Devono rispettare forme precise, sono revocabili e modificabili in ogni momento e sono raccolte in una banca dati nazionale. Il medico è tenuto a rispettarle e può disattenderle, in accordo con il fiduciario, solo se palesemente incongrue, non corrispondenti alla condizione clinica attuale o superate da terapie non prevedibili capaci di offrire concreti miglioramenti; nei conflitti decide il giudice tutelare. Vanno distinte dalla pianificazione condivisa delle cure, che nasce all’interno di una malattia già in corso.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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