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Concorso SSM

Polipo cervicale: diagnosi, colposcopia e terapia (SSM)

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Polipo cervicale: diagnosi, colposcopia e terapia (SSM)

Il polipo cervicale è una neoformazione benigna, solitamente peduncolata, che origina dalla mucosa del canale cervicale (polipo endocervicale) o, più raramente, dall’esocervice, e che si presenta come una piccola escrescenza rossastra all’orifizio uterino esterno. È uno dei reperti più comuni della visita ginecologica e una causa frequente di sanguinamento postcoitale e intermestruale. Per il Concorso SSM interessa soprattutto per due motivi: la diagnosi differenziale con le lesioni neoplastiche della cervice e la necessità di inviare sempre il polipo asportato all’esame istologico.

Che cos’è il polipo cervicale

Il polipo cervicale è una proliferazione focale dell’epitelio e dello stroma cervicale, ricoperta da epitelio cilindrico mucosecernente nella forma endocervicale e da epitelio squamoso nella forma esocervicale, che è meno frequente. All’interno contiene uno stroma fibrovascolare edematoso, ghiandole endocervicali talvolta dilatate e vasi spesso congesti, responsabili della facilità al sanguinamento. Le dimensioni sono generalmente piccole, da pochi millimetri a uno o due centimetri; la forma è a goccia, con un peduncolo più o meno lungo che si impianta nel canale cervicale.

Il polipo è più frequente nelle donne in età fertile avanzata e in perimenopausa, soprattutto nelle pluripare. La trasformazione maligna è rara, ma non impossibile; inoltre, un polipo che sembra cervicale può in realtà essere un polipo endometriale prolassato attraverso il canale, oppure coesistere con una patologia della cavità uterina. Per questi motivi la regola pratica è asportare e analizzare.

Eziopatogenesi

La causa precisa del polipo cervicale non è nota. Le ipotesi principali chiamano in causa l’infiammazione cronica della mucosa endocervicale, con iperplasia focale reattiva, e una risposta anomala agli estrogeni. Questo spiega l’associazione con la cervicite cronica, con le infezioni ricorrenti del basso tratto genitale e con le condizioni di iperestrogenismo relativo. Anche la congestione vascolare della cervice, come accade in gravidanza, può favorirne la comparsa o l’ingrossamento. Non esiste un ruolo causale diretto dell’infezione da HPV nel polipo tipico, ma l’infezione può coesistere e va valutata con lo screening.

Quadro clinico del polipo cervicale

Molti polipi sono asintomatici e vengono scoperti durante una visita o un prelievo per il Pap test. Quando danno sintomi, il più caratteristico è il sanguinamento da contatto, in particolare postcoitale, oppure lo spotting intermestruale. Possono comparire perdite vaginali mucose o leucorrea, talvolta con striature ematiche. Nelle donne in postmenopausa un polipo cervicale può essere la causa di un sanguinamento postmenopausale, ma questo sintomo impone comunque di studiare anche l’endometrio.

All’esame con lo speculum il polipo appare come una formazione liscia, rosso vivo o violacea, morbida, che sporge dall’orifizio esterno e sanguina facilmente al contatto. Se il polipo va incontro a torsione del peduncolo o a necrosi, può diventare scuro, ulcerato e dare perdite maleodoranti. In gravidanza va distinto dalla reazione deciduale della cervice, che può assumere un aspetto polipoide.

Diagnosi: speculum, colposcopia, ecografia e isteroscopia

La diagnosi è clinica, alla visita con speculum. La colposcopia è utile quando l’aspetto non è tipico, quando coesistono anomalie dello screening o quando la base di impianto è vicina alla zona di trasformazione: permette di valutare l’epitelio di rivestimento del polipo e la cervice circostante, cercando aree acetobianche, mosaico, punteggiato o vasi atipici che orientino verso una lesione intraepiteliale o un carcinoma. Lo screening cervicale (Pap test o test HPV secondo l’età e i programmi regionali) va eseguito o aggiornato.

L’ecografia transvaginale ha lo scopo di valutare la cavità uterina e lo spessore endometriale, ricercando polipi endometriali associati o un’origine intracavitaria del polipo visto all’orifizio. L’isteroscopia è indicata quando la base del polipo non è visibile, quando si sospetta un’origine alta nel canale o in cavità, nei polipi voluminosi, nelle donne in postmenopausa con sanguinamento e quando l’ecografia mostra anomalie endometriali. L’esame istologico del polipo asportato resta il passaggio diagnostico definitivo.

Terapia

Il trattamento del polipo cervicale è l’asportazione. Nei polipi piccoli, con peduncolo sottile e base ben visibile, si esegue in ambulatorio la polipectomia per torsione: il polipo viene afferrato con una pinza ad anelli e ruotato più volte sul proprio asse fino al distacco, con un sanguinamento minimo che si controlla con la compressione o con sostanze emostatiche. In alternativa si possono usare un’ansa diatermica o le forbici. Nei polipi con base larga o ad impianto alto nel canale è preferibile l’asportazione in isteroscopia, che consente di rimuovere completamente la base e di esplorare la cavità.

Il materiale va sempre inviato all’esame istologico. Nei polipi piccoli e asintomatici di donne giovani alcuni autori accettano l’osservazione, ma la rimozione ambulatoriale è semplice e chiarisce la diagnosi, per cui è l’opzione più seguita. In gravidanza, se il polipo è piccolo e non sanguina, si preferisce attendere; se sanguina in modo importante o ha un aspetto dubbio, la rimozione è possibile con cautela. Se coesiste una cervicite, va trattata la causa infettiva.

Dopo l’asportazione la prognosi è eccellente. Il sanguinamento si risolve nella maggior parte dei casi e le complicanze sono rare: un modesto spotting nei giorni successivi è atteso, mentre un sanguinamento abbondante o febbre richiedono una rivalutazione. Le recidive sono possibili, soprattutto quando la base di impianto non è stata rimossa completamente o quando persiste l’infiammazione cronica che ha favorito la lesione. Per questo, nei controlli successivi, è utile osservare l’orifizio cervicale con attenzione e mantenere regolare l’adesione allo screening, ricordando che ogni nuovo episodio di sanguinamento postcoitale va interpretato da capo e non attribuito automaticamente alla recidiva del polipo.

Diagnosi differenziale

Davanti a una formazione che sporge dall’orifizio cervicale la diagnosi differenziale comprende il polipo endometriale prolassato, che origina dalla cavità ed è più spesso associato a sanguinamento uterino anomalo, il mioma sottomucoso “nascente” espulso attraverso il canale, di consistenza più dura, e il carcinoma cervicale esofitico, che appare friabile, irregolare, con base larga e sanguinamento abbondante. Vanno poi considerati il condiloma acuminato, le cisti di Naboth (rilevate, traslucide o giallastre, non peduncolate), l’ectropion (area rossa piatta attorno all’orifizio, non una massa) e, in gravidanza, il decidualoma. Nella bambina e nell’adolescente una massa polipoide a grappolo deve far pensare al rabdomiosarcoma embrionale botrioide, raro ma da non dimenticare.

Il sanguinamento postcoitale, sintomo tipico del polipo, è anche un sintomo d’allarme del carcinoma della cervice uterina: è questo il motivo per cui non ci si accontenta della diagnosi clinica.

Errori tipici

Il primo errore è asportare il polipo e non inviarlo all’istologia, considerandolo per definizione benigno. Il secondo è attribuire al polipo cervicale un sanguinamento postmenopausale senza valutare l’endometrio: polipi cervicali ed endometriali coesistono con una certa frequenza e il sanguinamento in menopausa richiede sempre ecografia transvaginale e, se indicata, isteroscopia. Il terzo è confondere il polipo con l’ectropion, che è una condizione fisiologica piatta, o con una cisti di Naboth. Il quarto è dimenticare di aggiornare lo screening cervicale. Nei quiz, infine, attenzione a non scegliere la conizzazione come terapia del polipo: è un intervento per le lesioni intraepiteliali, non per un polipo benigno.

Come cade il polipo cervicale al concorso

Lo scenario tipico è quello di una donna sui quarant’anni con perdite ematiche dopo i rapporti; alla visita con speculum si osserva una piccola formazione rossa, liscia, peduncolata, che fuoriesce dall’orifizio uterino esterno. La domanda chiede la diagnosi più probabile o la gestione corretta: asportazione ambulatoriale ed esame istologico. Altre varianti chiedono quale sintomo è tipico, quale esame completa l’iter in una donna in postmenopausa, oppure propongono la diagnosi differenziale con il carcinoma cervicale e con l’ectropion.

Le alternative errate più frequenti sono la terapia antibiotica, l’attesa senza istologia, la conizzazione e l’isterectomia. Per allenare il riconoscimento di questi distrattori è utile lavorare su casi brevi con spiegazione; sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate che collegano polipo cervicale, polipo endometriale, ectropion e screening cervicale in un unico ragionamento.

In sintesi

Il polipo cervicale è una neoformazione benigna, per lo più endocervicale e peduncolata, legata a infiammazione cronica e stimolo estrogenico. Si manifesta con sanguinamento da contatto, spotting intermestruale e leucorrea, oppure è un reperto occasionale. La diagnosi è clinica allo speculum, integrata da colposcopia quando l’aspetto è dubbio, da ecografia transvaginale per escludere patologia endometriale e da isteroscopia nei casi selezionati. La terapia è l’asportazione, di solito per torsione in ambulatorio, con esame istologico obbligatorio e aggiornamento dello screening cervicale.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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