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Concorso SSM

Tendinopatia rotulea: clinica, imaging e terapia

6 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Tendinopatia rotulea: clinica, imaging e terapia

La tendinopatia rotulea, conosciuta anche come “ginocchio del saltatore” (jumper’s knee), è una sofferenza da sovraccarico del tendine rotuleo, quasi sempre localizzata alla sua inserzione prossimale sul polo inferiore della rotula. È una condizione tipica degli sport di salto e di cambio di direzione, come pallavolo, pallacanestro, atletica e calcio, e rappresenta un argomento classico di medicina dello sport e di ortopedia. Per il Concorso SSM conviene conoscerne bene la clinica, la stadiazione funzionale, l’imaging e soprattutto la logica del trattamento basato sul carico.

Che cos’è la tendinopatia rotulea

Il tendine rotuleo collega il polo inferiore della rotula alla tuberosità tibiale anteriore e trasmette la forza del quadricipite femorale alla tibia. Dal punto di vista anatomico è spesso chiamato legamento rotuleo, perché unisce due ossa, ma funzionalmente si comporta come un tendine e la letteratura clinica usa questo termine. La tendinopatia rotulea è una condizione dolorosa caratterizzata da alterazioni strutturali del tendine, legate a un carico ripetuto che supera la capacità di adattamento del tessuto.

Come per altre tendinopatie da sovraccarico, il termine “tendinite” è oggi considerato improprio nelle forme croniche: l’istologia mostra degenerazione mucoide, disorganizzazione delle fibre collagene, aumento della sostanza fondamentale e neovascolarizzazione, con scarsa componente infiammatoria classica. Nelle fasi iniziali si ipotizza invece una risposta reattiva del tendine al carico, potenzialmente reversibile. Questo modello a continuum (reattivo, disorganizzato, degenerativo) aiuta a capire perché il trattamento debba adattarsi allo stadio.

Eziopatogenesi e fattori di rischio

Il meccanismo chiave è il carico ripetuto in modalità “molla”, cioè l’accumulo e la restituzione di energia elastica durante salti, atterraggi e decelerazioni. In queste fasi il tendine rotuleo subisce forze elevate, soprattutto in contrazione eccentrica del quadricipite durante l’atterraggio. Quando il volume o l’intensità del carico aumentano in modo brusco (inizio di stagione, cambio di superficie, intensificazione degli allenamenti) il tendine non riesce ad adattarsi e compare il dolore.

I fattori di rischio si dividono in estrinseci e intrinseci. Fra i primi rientrano il volume di allenamento, la frequenza dei salti, la superficie dura e i cambi repentini di programma. Fra i secondi si citano la scarsa flessibilità del quadricipite e degli ischiocrurali, la debolezza dei glutei e dei muscoli dell’anca, alterazioni della biomeccanica dell’arto inferiore, una ridotta dorsiflessione di caviglia e un atterraggio rigido con poca flessione di ginocchio e anca. La condizione è più frequente nel giovane adulto sportivo, mentre nell’adolescente lo stesso sovraccarico tende a colpire le apofisi.

Clinica e test clinici

Il sintomo cardine è il dolore anteriore al ginocchio, ben localizzato al polo inferiore della rotula. Il dolore è legato al carico: compare all’inizio dell’attività, può attenuarsi con il riscaldamento e ripresentarsi dopo lo sforzo o il giorno successivo. Nelle forme più avanzate è presente anche durante tutta l’attività e infine in attività quotidiane come salire le scale, accovacciarsi o restare seduti a lungo con ginocchio flesso. Una caratteristica utile è che il dolore aumenta con l’aumentare della richiesta sul tendine, per esempio passando dallo squat a corpo libero al salto.

All’esame obiettivo si ricerca la dolorabilità alla palpazione del polo inferiore della rotula, più evidente con ginocchio esteso e quadricipite rilassato; spingendo sul polo superiore della rotula si fa basculare il polo inferiore e si rende più accessibile l’inserzione. Va detto che la dolorabilità alla palpazione è sensibile ma poco specifica, perché può essere presente anche in atleti asintomatici. Più informativi sono i test di carico: squat monopodalico, squat su piano inclinato (decline squat) e salto, che riproducono il dolore in sede tipica. Per misurare la gravità e seguire l’evoluzione si usa il questionario VISA-P, molto citato nei testi di medicina dello sport.

Storicamente si utilizza la classificazione di Blazina, che descrive la progressione in base al rapporto fra dolore e attività: dolore solo dopo l’attività, dolore all’inizio e alla fine che non limita la prestazione, dolore durante l’attività con riduzione della performance, fino alla rottura del tendine. Un ripasso dei test del ginocchio è disponibile nella nostra scheda sulle manovre semeiologiche in ortopedia.

Imaging della tendinopatia rotulea

La diagnosi è clinica, ma l’imaging conferma, esclude altre cause e documenta l’estensione delle alterazioni. L’ecografia è l’esame di prima scelta: mostra ispessimento del tendine nella porzione prossimale profonda, aree ipoecogene, perdita della normale struttura fibrillare, eventuali calcificazioni e, al power Doppler, neovascolarizzazione. Ha il vantaggio di essere dinamica, poco costosa e di confrontare il lato controlaterale.

La risonanza magnetica è utile nei casi dubbi, nelle forme refrattarie e nella pianificazione chirurgica: evidenzia ispessimento e iperintensità del segnale nella porzione prossimale, edema del polo inferiore della rotula e lesioni parziali. Bisogna ricordare che le alterazioni d’immagine possono essere presenti anche in soggetti senza dolore, per cui l’imaging va sempre letto insieme alla clinica. La radiografia ha un ruolo limitato: può mostrare calcificazioni, un allungamento del polo inferiore della rotula o escludere fratture e altre patologie ossee.

Trattamento conservativo

Il trattamento conservativo è la prima linea e si basa sulla gestione del carico. Il riposo completo è sconsigliato, perché il tendine perde capacità di carico; si riduce invece temporaneamente l’attività più provocativa (salti, sprint) mantenendo quella tollerata, con una soglia di dolore accettabile durante e dopo l’esercizio. Il programma riabilitativo segue una progressione: esercizi isometrici del quadricipite, utili anche per l’effetto analgesico, poi esercizi isotonici lenti e pesanti, quindi esercizi di accumulo e rilascio di energia, fino al ritorno al gesto sportivo specifico.

Gli esercizi eccentrici, soprattutto lo squat su piano inclinato, hanno avuto grande diffusione e restano un concetto molto richiesto ai quiz. Il programma va completato con il lavoro su anca, core, flessibilità e tecnica di atterraggio. Come supporti si utilizzano ghiaccio, FANS per brevi periodi in fase dolorosa e cinturini sottorotulei che modificano la distribuzione del carico. Fra le terapie di secondo livello si citano le onde d’urto extracorporee, le infiltrazioni di plasma ricco di piastrine e la sclerosi dei neovasi; i dati non sono univoci. Le infiltrazioni di corticosteroide intratendinee sono sconsigliate per il rischio di indebolimento e rottura del tendine.

Trattamento chirurgico

La chirurgia è riservata ai casi che non rispondono a un programma conservativo ben eseguito per un periodo prolungato, generalmente diversi mesi. Le opzioni comprendono la tenotomia e lo sbrigliamento del tessuto patologico, eseguiti a cielo aperto o in artroscopia, talvolta associati alla resezione del polo inferiore della rotula. L’obiettivo è rimuovere il tessuto degenerato e stimolare una risposta riparativa. Dopo l’intervento serve comunque una riabilitazione progressiva basata sul carico, e il ritorno allo sport richiede tempo. La gestione di questi casi è un tipico ambito della specializzazione in ortopedia e traumatologia e della medicina dello sport.

Diversa è la situazione della rottura completa del tendine rotuleo, che è un evento acuto, spesso in pazienti con tendinopatia preesistente, malattie sistemiche o pregresse infiltrazioni: il paziente non riesce a estendere attivamente il ginocchio, la rotula è alta (patella alta) e il trattamento è chirurgico in tempi brevi.

Diagnosi differenziale

Il dolore anteriore di ginocchio nello sportivo ha molte cause. La sindrome femoro-rotulea e la condropatia rotulea danno un dolore più diffuso, retro o peri-rotuleo, aggravato dalle scale e dalla posizione seduta prolungata, senza la dolorabilità puntiforme al polo inferiore. Nell’adolescente il quadro tipico è la malattia di Osgood-Schlatter, apofisite della tuberosità tibiale anteriore, mentre la malattia di Sinding-Larsen-Johansson colpisce il polo inferiore della rotula nell’età dello sviluppo ed è di fatto il corrispettivo pediatrico della tendinopatia rotulea.

Vanno considerati inoltre l’impingement del corpo adiposo di Hoffa, la plica sinoviale mediale, la borsite prepatellare o infrapatellare, la tendinopatia del quadricipite (dolore al polo superiore), le fratture da stress della rotula e le lesioni intra-articolari come la lesione del menisco, che però danno di solito dolore all’emirima articolare, blocchi o versamento.

Errori tipici da evitare

Il primo errore è trattare la tendinopatia rotulea come un’infiammazione acuta, puntando su riposo assoluto e antinfiammatori: senza un programma di carico progressivo il tendine non migliora stabilmente. Il secondo è proporre infiltrazioni di cortisone nel tendine, scelta da evitare. Il terzo è affidarsi solo all’imaging: un tendine alterato all’ecografia non è necessariamente la causa del dolore, e un tendine con alterazioni modeste può essere molto sintomatico.

Altri errori comuni sono confondere la sede (polo inferiore della rotula contro tuberosità tibiale), attribuire a un adulto una diagnosi pediatrica come l’Osgood-Schlatter, oppure non riconoscere i segni di rottura completa (deficit di estensione attiva e rotula alta), che rappresentano un’urgenza chirurgica e non una tendinopatia da gestire con esercizi.

Come cade la tendinopatia rotulea al concorso

Al concorso la tendinopatia rotulea compare tipicamente in un caso clinico: un giovane pallavolista o cestista con dolore anteriore al ginocchio, localizzato al polo inferiore della rotula, che peggiora con i salti. Le domande chiedono di riconoscere la diagnosi, la sede esatta, l’esame strumentale di primo livello (ecografia) e il trattamento iniziale, che è conservativo e basato sul carico con esercizi eccentrici o isotonici pesanti. Spesso i distrattori sono Osgood-Schlatter, Sinding-Larsen-Johansson, sindrome femoro-rotulea e lesione meniscale: distinguerli per età e sede è la chiave.

Un buon metodo di studio è affiancare la teoria a quiz commentati: sulla Piattaforma Accademia le simulazioni commentate spiegano ogni opzione, così da consolidare le differenze fra quadri simili di dolore anteriore di ginocchio.

In sintesi

La tendinopatia rotulea è una sofferenza da sovraccarico del tendine rotuleo, localizzata quasi sempre al polo inferiore della rotula, tipica degli sport di salto. Si manifesta con dolore anteriore legato al carico, si diagnostica clinicamente con l’aiuto dei test di carico e dell’ecografia, e si tratta prima di tutto con una gestione progressiva del carico; la chirurgia è riservata ai casi refrattari. Per il concorso ricordate sede, età tipica, ruolo degli esercizi eccentrici, divieto di cortisone intratendineo e differenze con le apofisiti dell’adolescente.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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