Malattia di Creutzfeldt Jakob: prioni, clinica, diagnosi
6 Ottobre 2026 · Mario Lomele
La malattia di Creutzfeldt Jakob (MCJ) è la più nota delle malattie da prioni nell’uomo: un’encefalopatia spongiforme trasmissibile, rara e sempre fatale, che si presenta tipicamente come una demenza rapidamente progressiva associata a mioclono, segni cerebellari, piramidali o extrapiramidali e disturbi visivi. Il suo agente non è un virus né un batterio, ma una proteina mal ripiegata capace di indurre lo stesso cattivo ripiegamento nella proteina normale. Per il Concorso Nazionale SSM è un argomento classico: compare nei casi clinici di demenza rapida, nelle domande sull’elettroencefalogramma e sulla risonanza in diffusione, e in quelle di sanità pubblica sul rischio di trasmissione iatrogena.
Che cos’è la malattia di Creutzfeldt Jakob
Le malattie da prioni sono caratterizzate dall’accumulo nel sistema nervoso centrale di una forma anomala della proteina prionica. La proteina normale, chiamata PrP cellulare (PrPC), è codificata dal gene PRNP sul cromosoma 20 ed è espressa soprattutto sulla superficie dei neuroni. La forma patologica, indicata come PrP scrapie (PrPSc), ha la stessa sequenza aminoacidica ma una conformazione diversa, ricca di foglietti beta, che la rende insolubile, resistente alle proteasi e capace di fungere da stampo per convertire altre molecole normali. Si innesca così una reazione a catena che porta a perdita neuronale, gliosi e alla tipica vacuolizzazione spongiforme del neuropilo, senza una vera risposta infiammatoria.
Una caratteristica fondamentale dei prioni è la straordinaria resistenza ai normali metodi di sterilizzazione: calore secco, raggi ultravioletti, formaldeide e radiazioni ionizzanti sono poco efficaci. Questo ha conseguenze pratiche enormi per la gestione dello strumentario chirurgico, che richiede procedure di decontaminazione specifiche o lo smaltimento.
Forme ed eziopatogenesi
La malattia di Creutzfeldt Jakob si presenta in quattro forme. La forma sporadica è di gran lunga la più frequente; colpisce soggetti tra la sesta e la settima decade senza una causa identificabile e si ritiene derivi da una conversione spontanea della proteina prionica. Il polimorfismo al codone 129 del gene PRNP (metionina o valina) influenza la suscettibilità e il fenotipo clinico.
La forma genetica (familiare) è dovuta a mutazioni del gene PRNP trasmesse con modalità autosomica dominante; allo stesso gruppo appartengono la malattia di Gerstmann-Sträussler-Scheinker e l’insonnia familiare fatale. La forma iatrogena è stata descritta dopo trapianti di dura madre e di cornea, uso di ormone della crescita estratto da ipofisi umane e impiego di strumenti neurochirurgici o elettrodi contaminati. La variante della malattia (vMCJ), infine, è legata all’esposizione alimentare all’agente dell’encefalopatia spongiforme bovina e si è manifestata soprattutto nel Regno Unito: colpisce giovani adulti, esordisce con sintomi psichiatrici e dolorosi sensitivi, ha un decorso più lungo e, a differenza delle altre forme, mostra prioni anche nel tessuto linfatico, come le tonsille. Sono stati descritti anche casi trasmessi con trasfusione di sangue.
Quadro clinico
Nella forma sporadica il dato dominante è una demenza rapidamente progressiva, che evolve nell’arco di settimane o pochi mesi anziché di anni. Spesso c’è una fase prodromica aspecifica con astenia, insonnia, ansia, alterazioni del comportamento o vertigini. Seguono il declino cognitivo, con disorientamento, deficit di memoria, afasia e aprassia, e una costellazione di segni neurologici: atassia cerebellare, segni piramidali ed extrapiramidali, disturbi visivi di tipo corticale (nella variante di Heidenhain, con esordio occipitale, il paziente lamenta visione distorta o cecità corticale).
Il segno più caratteristico è il mioclono, spesso evocato da stimoli acustici o tattili (mioclono “da startle”), che compare nel corso della malattia nella maggior parte dei pazienti. Nelle fasi terminali il quadro evolve verso il mutismo acinetico, con paziente vigile ma incapace di muoversi e comunicare. La morte sopraggiunge in genere entro un anno dall’esordio, spesso per complicanze infettive.
La variante ha un profilo diverso: età più giovane, esordio con depressione, ansia, ritiro sociale, disestesie dolorose agli arti, comparsa più tardiva di atassia e deterioramento cognitivo, decorso più prolungato.
Diagnosi strumentale
La diagnosi definitiva richiede l’esame neuropatologico, ma oggi la combinazione di clinica ed esami consente in vita una diagnosi di elevata probabilità. La risonanza magnetica dell’encefalo è l’esame più sensibile: nelle sequenze in diffusione (DWI) e FLAIR mostra iperintensità della corteccia cerebrale con aspetto a “nastro corticale” (cortical ribboning) e/o del caudato e del putamen. Nella variante il reperto tipico è il segno del pulvinar, un’iperintensità del talamo posteriore, talvolta associato al segno della “mazza da hockey” con coinvolgimento del talamo dorsomediale.
L’elettroencefalogramma nella forma sporadica mostra in fase conclamata complessi periodici di onde aguzze, a frequenza intorno a un ciclo al secondo, su un’attività di fondo rallentata; il reperto è caratteristico ma non presente in tutte le fasi e manca di solito nella variante.
L’esame del liquor ha cellularità e glucosio normali, con proteine normali o lievemente aumentate; un liquor infiammatorio deve far pensare ad altro. Sul liquor si dosano la proteina 14-3-3 e la proteina tau totale, marcatori di danno neuronale rapido, utili ma non specifici. Il test più specifico oggi disponibile è la RT-QuIC (real-time quaking-induced conversion), che rileva la capacità di “seeding” della proteina prionica anomala nel liquor o in altri campioni. La biopsia tonsillare ha un ruolo nella variante.
Terapia e gestione
Non esiste una terapia efficace: la malattia di Creutzfeldt Jakob è sempre fatale. Diversi farmaci sono stati studiati senza dimostrare un beneficio sulla sopravvivenza. La gestione è palliativa e di supporto: controllo del mioclono con clonazepam, levetiracetam o valproato, gestione dell’agitazione, nutrizione, prevenzione delle lesioni da pressione e delle infezioni, sostegno alla famiglia, pianificazione condivisa delle cure.
Altrettanto importante è la prevenzione della trasmissione iatrogena. I pazienti non sono contagiosi con il contatto ordinario né per via aerea, per cui non servono isolamenti particolari nella normale assistenza; le precauzioni riguardano i tessuti ad alta infettività, come encefalo, midollo spinale e retina, e il liquor. Le procedure invasive su questi tessuti richiedono protocolli specifici per lo strumentario, preferibilmente monouso. La malattia rientra tra le malattie a notifica obbligatoria ed è oggetto di sorveglianza nazionale.
Diagnosi differenziale
Il differenziale è quello delle demenze rapidamente progressive, e la regola è non fermarsi alla diagnosi di malattia prionica prima di aver escluso le cause trattabili. Vanno considerate le encefaliti autoimmuni e paraneoplastiche, in particolare quelle con anticorpi contro antigeni di superficie neuronale, che possono dare declino cognitivo rapido, crisi epilettiche e movimenti anomali; l’encefalite infettiva, soprattutto erpetica; l’encefalopatia di Hashimoto responsiva agli steroidi; i linfomi cerebrali e la carcinomatosi meningea; le vasculiti del sistema nervoso centrale; le encefalopatie tossico-metaboliche, carenziali e da farmaci, compresa la sindrome di Wernicke-Korsakoff; lo stato epilettico non convulsivo.
Fra le malattie neurodegenerative, la demenza di Alzheimer può dare mioclono nelle fasi avanzate ma ha un decorso di anni, mentre la demenza a corpi di Lewy si caratterizza per fluttuazioni e allucinazioni visive. Anche una sindrome corticobasale o una demenza frontotemporale molto rapide possono, raramente, mimare una malattia prionica.
Errori tipici
Il primo errore è considerare l’EEG con complessi periodici obbligatorio per la diagnosi: è un reperto tipico ma tardivo e incostante, mentre la risonanza in diffusione e la RT-QuIC hanno sensibilità e specificità migliori. Il secondo è sopravvalutare la proteina 14-3-3, che si alza in molte condizioni con necrosi neuronale acuta, come ictus ed encefaliti. Il terzo è pensare che il paziente richieda isolamento respiratorio: la trasmissione avviene per contatto con tessuti ad alta infettività, non per via aerea. Infine attenzione a non confondere la forma sporadica con la variante: età, esordio psichiatrico, dolore, segno del pulvinar ed EEG non tipico sono gli elementi che le separano.
Come cade la malattia di Creutzfeldt Jakob al concorso
Nel Concorso SSM la malattia di Creutzfeldt Jakob compare tipicamente come caso clinico: un paziente di circa sessant’anni con decadimento cognitivo in pochi mesi, mioclono evocato da stimoli, atassia, e un EEG con complessi periodici. Le domande chiedono la diagnosi, l’esame più specifico, il reperto atteso in risonanza, la natura dell’agente eziologico o le misure di prevenzione della trasmissione. Non mancano domande di microbiologia sulla resistenza dei prioni alla sterilizzazione e di sanità pubblica sulla variante legata all’encefalopatia bovina.
Per non cadere nei distrattori conviene allenarsi su quesiti che mescolano le demenze rapidamente progressive con quelle a lenta evoluzione. Sulla Piattaforma Accademia le simulazioni commentate spiegano ogni opzione e mostrano come i dettagli del testo, come i tempi di evoluzione e il tipo di mioclono, orientano la risposta.
In sintesi
La malattia di Creutzfeldt-Jakob è un’encefalopatia spongiforme da prioni, sempre fatale, che si presenta come demenza rapidamente progressiva con mioclono, atassia e mutismo acinetico terminale. Esiste in forma sporadica, genetica, iatrogena e come variante. La diagnosi si basa su risonanza in diffusione, EEG con complessi periodici, marcatori liquorali e soprattutto RT-QuIC. Non esiste terapia efficace; la prevenzione della trasmissione iatrogena e la notifica sono obbligatorie. Al concorso è fondamentale escludere prima le cause trattabili di demenza rapida.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
