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Concorso SSM

Manovra di Ortolani e Barlow: displasia dell’anca e SSM

1 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Manovra di Ortolani e Barlow: displasia dell’anca e SSM

La manovra di Ortolani è il test clinico con cui, nel neonato, si ricerca un’anca lussata che può essere ridotta: abducendo delicatamente le cosce flesse e sollevando il grande trocantere, la testa del femore rientra nell’acetabolo con uno scatto percepibile. Insieme alla manovra di Barlow, che fa il percorso inverso, è lo strumento clinico di base per lo screening della displasia evolutiva dell’anca. Al Concorso SSM le due manovre vengono chieste quasi sempre in coppia, e la domanda più insidiosa è proprio quella che chiede di distinguerle. Vediamo tecnica, significato, limiti e trappole dei quiz.

Che cos’è la manovra di Ortolani

La manovra prende il nome dal pediatra italiano Marino Ortolani, che negli anni Trenta del Novecento descrisse il “segno dello scatto” nei neonati con anca lussata. Fu uno dei primi metodi semplici e riproducibili per individuare precocemente una patologia che, se riconosciuta tardi, porta a zoppia, dolore e artrosi precoce. La manovra di Barlow fu descritta alcuni decenni dopo dall’ortopedico britannico Thomas Barlow e completa la valutazione.

Il segno di Ortolani è positivo quando si percepisce un “clunk”, uno scatto di riduzione, cioè il rientro della testa femorale lussata nell’acetabolo. Indica quindi un’anca lussata ma riducibile. Il quadro clinico della malattia è approfondito nella scheda sulla displasia dell’anca.

Come si esegue la manovra di Ortolani

Il neonato deve essere tranquillo, supino, su un piano rigido, possibilmente dopo la poppata: il pianto e la contrazione muscolare rendono la manovra inaffidabile. Si esamina un’anca alla volta, stabilizzando il bacino con una mano. Con l’altra mano si afferra la coscia del lato da esaminare, con il pollice sulla faccia interna della coscia e l’indice e il medio sul grande trocantere. Anca e ginocchio sono flessi a novanta gradi.

Partendo dalla posizione addotta, si abduce dolcemente la coscia e contemporaneamente le dita sul grande trocantere spingono verso l’alto, cioè anteriormente. Se la testa femorale era lussata posteriormente, durante l’abduzione scivola sopra il margine posteriore dell’acetabolo e rientra nella cavità: si percepisce lo scatto, a volte anche visibile. La manovra va eseguita senza forza, con movimenti lenti e controllati.

La manovra di Barlow

La manovra di Barlow esplora la situazione opposta: un’anca ridotta ma instabile, che può essere lussata. Con anca e ginocchio flessi, la coscia viene addotta e si esercita una pressione delicata lungo l’asse del femore, cioè posteriormente, con il pollice sulla faccia interna della coscia. Se la testa femorale scivola fuori dall’acetabolo superandone il margine posteriore, si percepisce lo scatto di lussazione; spesso, rilasciando la pressione, la testa rientra spontaneamente.

Il modo più semplice per ricordarle è questo: Ortolani riduce un’anca lussata (abduzione e spinta in avanti), Barlow lussa un’anca instabile (adduzione e spinta indietro). Un’anca Ortolani-positiva è già fuori sede; un’anca Barlow-positiva è in sede ma lussabile.

Elemento Manovra di Ortolani Manovra di Barlow
Movimento Abduzione con spinta anteriore sul trocantere Adduzione con spinta posteriore lungo il femore
Che cosa provoca Riduzione della testa femorale Lussazione della testa femorale
Stato dell’anca Lussata e riducibile Ridotta ma lussabile

Il significato fisiopatologico

La displasia evolutiva dell’anca è un difetto di sviluppo dei rapporti fra testa femorale e acetabolo, che va da un acetabolo poco profondo con anca stabile fino all’anca instabile, sublussata o lussata. Nel neonato la capsula articolare e i legamenti sono lassi, anche per effetto degli ormoni materni, e l’acetabolo è ancora in gran parte cartilagineo. Se la testa del femore non è ben centrata nella cavità, l’acetabolo non riceve lo stimolo meccanico necessario per svilupparsi in profondità e il difetto peggiora con il tempo.

Le due manovre sfruttano proprio questa lassità: finché la capsula è elastica e non si sono instaurate retrazioni dei tessuti molli, la testa femorale può essere spostata dentro e fuori dall’acetabolo. Con il passare delle settimane le parti molli si accorciano, la lussazione si stabilizza e diventa irriducibile, e le manovre si negativizzano anche se l’anca resta patologica. Per questo il segno di Ortolani è un segno del periodo neonatale e dei primi mesi.

Fattori di rischio e condizioni associate

I principali fattori di rischio per la displasia dell’anca sono il sesso femminile, la familiarità, la presentazione podalica nell’ultimo trimestre, la primogenitura e le condizioni che riducono lo spazio in utero, come l’oligoidramnios. Vanno ricordate anche le associazioni con altre deformità posturali, come il torcicollo miogeno e le deformità dei piedi; il piede torto congenito è spesso citato fra le condizioni che impongono di controllare con attenzione le anche. Anche l’abitudine a fasciare il neonato con le gambe estese e addotte favorisce la displasia.

Nel differenziale va distinto lo scatto di riduzione dai cosiddetti click benigni, rumori acuti e brevi dovuti a scorrimento di legamenti o tendini, che non indicano instabilità. Le lussazioni teratologiche, presenti già alla nascita e irriducibili, accompagnano spesso sindromi neuromuscolari come l’artrogriposi o i difetti del tubo neurale e non rispondono alle manovre. La lussazione dell’anca traumatica dell’adulto è invece tutt’altra entità.

Valore clinico, limiti e diagnosi strumentale

Le manovre di Ortolani e Barlow sono rapide, prive di costi e fanno parte della visita neonatale. Hanno però limiti importanti. Dipendono molto dall’esperienza dell’esaminatore e dalla collaborazione del neonato. Non individuano le displasie con anca stabile, cioè l’acetabolo poco profondo senza instabilità, che possono comunque evolvere. Si negativizzano dopo i primi mesi, quando la lussazione diventa irriducibile.

Dopo il periodo neonatale i segni clinici utili diventano altri: la limitazione dell’abduzione dell’anca flessa, che è il reperto più importante nel lattante più grande; il segno di Galeazzi, cioè la differenza di altezza delle ginocchia con anche e ginocchia flesse; l’asimmetria delle pliche cutanee, poco specifica; più tardi la zoppia e, nelle forme bilaterali, l’iperlordosi e l’andatura ondeggiante. L’esame strumentale di riferimento nei primi mesi è l’ecografia dell’anca secondo Graf, che valuta morfologia dell’acetabolo e posizione della testa femorale; quando il nucleo di ossificazione della testa diventa evidente, si passa alla radiografia del bacino. Il trattamento precoce si basa su divaricatori o tutori in flessione e abduzione, come il tutore di Pavlik; nei casi tardivi o resistenti si ricorre a riduzione e talvolta a chirurgia.

Come cade la manovra di Ortolani al concorso

Il formato più frequente descrive la visita di una neonata nata da parto podalico, con familiarità per problemi all’anca, nella quale l’abduzione della coscia flessa provoca uno scatto palpabile. Si chiede il nome della manovra (Ortolani), il significato (anca lussata e riducibile) o l’esame successivo (ecografia dell’anca). Altre domande chiedono quale manovra permetta di lussare un’anca instabile: la risposta è Barlow.

Un secondo schema riguarda l’età: a un lattante di alcuni mesi con abduzione limitata e manovra di Ortolani negativa, la risposta corretta non è “anca normale”, ma ecografia o radiografia a seconda dell’età, perché la negatività può indicare una lussazione ormai irriducibile. Per esercitarti su questi passaggi la Piattaforma Accademia propone simulazioni commentate di pediatria e ortopedia con casi di questo tipo.

Errori tipici ai quiz

Il primo errore è invertire le manovre: Ortolani riduce in abduzione, Barlow lussa in adduzione. Il secondo è pensare che una manovra negativa escluda la displasia, mentre non individua le forme stabili né le lussazioni ormai irriducibili. Il terzo è indicare la radiografia come primo esame nel neonato: nei primi mesi la testa femorale è cartilaginea e l’esame di scelta è l’ecografia. Il quarto è confondere il click benigno con il clunk di riduzione. Infine, attenzione a non attribuire alla manovra un valore terapeutico: Ortolani è un test diagnostico, non un trattamento.

In sintesi

La manovra di Ortolani si esegue nel neonato con anca e ginocchio flessi, abducendo la coscia e spingendo in avanti il grande trocantere: uno scatto di riduzione indica un’anca lussata ma riducibile. La manovra di Barlow, in adduzione e con spinta posteriore, rivela invece un’anca in sede ma lussabile. Sono manovre di screening del periodo neonatale, utili ma non sufficienti: dopo i primi mesi conta soprattutto la limitazione dell’abduzione, e la conferma si ottiene con l’ecografia secondo Graf e, più tardi, con la radiografia.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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