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Concorso SSM

Tumore della mammella maschile: BRCA2 e clinica

1 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Tumore della mammella maschile: BRCA2 e clinica

Il tumore della mammella maschile è una neoplasia rara, che rappresenta una piccola frazione di tutti i carcinomi mammari, ma ha un peso didattico notevole. Proprio perché raro e poco atteso, viene spesso diagnosticato tardi, quando il nodulo è già infiltrante o i linfonodi sono coinvolti. Al Concorso SSM è il terreno di domande sui fattori di rischio genetici e ormonali, in particolare BRCA2 e sindrome di Klinefelter, e sulla diagnosi differenziale con la ginecomastia, che è di gran lunga la causa più frequente di tumefazione mammaria nell’uomo.

Che cos’è il tumore della mammella maschile

Il tumore della mammella maschile è, nella grande maggioranza dei casi, un carcinoma duttale infiltrante, originato dall’epitelio dei dotti galattofori. La mammella maschile normale contiene infatti dotti rudimentali ma quasi nessun lobulo, e per questo il carcinoma lobulare è molto raro nell’uomo, mentre è relativamente frequente nella donna. Si osservano anche il carcinoma duttale in situ, le forme papillari e, raramente, la malattia di Paget del capezzolo.

L’età media alla diagnosi è più avanzata rispetto alla donna, generalmente nella sesta e settima decade. Rispetto al carcinoma mammario femminile, il tumore maschile è più spesso positivo per i recettori ormonali: la grande maggioranza esprime i recettori per gli estrogeni e molti anche quelli per il progesterone e per gli androgeni, mentre le forme HER2 positive e quelle triplo negative sono meno frequenti. Questo profilo spiega il ruolo centrale della terapia endocrina.

Fattori di rischio: BRCA2, Klinefelter e iperestrogenismo

Il fattore di rischio genetico più importante è la mutazione germinale di BRCA2, che aumenta il rischio di carcinoma mammario maschile in misura molto più marcata di BRCA1. BRCA2 è un gene oncosoppressore coinvolto nella riparazione del DNA per ricombinazione omologa; i portatori maschi hanno anche un rischio aumentato di carcinoma prostatico, spesso aggressivo, e di carcinoma pancreatico. Per questo a ogni uomo con tumore della mammella si raccomanda la consulenza e il test genetico, indipendentemente dalla storia familiare, con estensione del test ai familiari in caso di mutazione. Altri geni implicati in misura minore sono PALB2 e CHEK2.

Il secondo gruppo di fattori riguarda lo squilibrio fra estrogeni e androgeni. La sindrome di Klinefelter (cariotipo 47,XXY) è la condizione classica: l’ipogonadismo primitivo con testosterone basso, gonadotropine elevate e rapporto estrogeni/androgeni aumentato si associa a un rischio di tumore mammario molto più alto rispetto alla popolazione maschile generale. Aumentano il rischio anche l’obesità, per l’aromatizzazione periferica degli androgeni nel tessuto adiposo, la cirrosi epatica, che riduce il metabolismo degli estrogeni, le patologie testicolari come orchite, criptorchidismo e traumi, e le terapie con estrogeni, per esempio nei trattamenti ormonali per la transizione di genere o in passato per il carcinoma prostatico.

Il terzo fattore è l’esposizione a radiazioni ionizzanti sul torace, per esempio per una radioterapia ricevuta in giovane età. Infine, la storia familiare di carcinoma mammario, anche in assenza di una mutazione nota, aumenta il rischio. La ginecomastia in sé non è considerata una lesione precancerosa, ma condivide alcuni fattori di rischio ormonali con il tumore.

Come si presenta: la clinica

La presentazione più frequente è un nodulo duro, indolente, eccentrico rispetto al capezzolo o situato subito dietro l’areola, spesso fisso al piano cutaneo o profondo perché la mammella maschile è piccola e il tumore raggiunge presto la cute e il muscolo pettorale. Sono frequenti i segni cutanei e del capezzolo: retrazione del capezzolo, ulcerazione, secrezione ematica, aspetto a buccia d’arancia. Le linfoadenopatie ascellari sono presenti alla diagnosi in una quota elevata di pazienti, in parte per il ritardo diagnostico.

Ogni secrezione ematica dal capezzolo di un uomo deve essere considerata sospetta. Nelle forme avanzate compaiono i segni delle metastasi, che seguono le stesse vie del carcinoma femminile: ossa, polmone, fegato e pleura.

Ginecomastia: la diagnosi differenziale principale

La ginecomastia è la proliferazione benigna del tessuto ghiandolare mammario maschile ed è di gran lunga la causa più comune di tumefazione mammaria nell’uomo. Si presenta come un disco di tessuto morbido o di consistenza elastica, concentrico al capezzolo, mobile, spesso bilaterale anche se asimmetrico, talvolta dolente alla palpazione nelle fasi iniziali. È fisiologica nel neonato, nella pubertà e nell’anziano, e tra le cause patologiche comprende farmaci (spironolattone, antiandrogeni, alcuni antiulcera, digossina, sostanze d’abuso come la marijuana e gli steroidi anabolizzanti), cirrosi, ipogonadismo, ipertiroidismo, insufficienza renale e tumori secernenti estrogeni o hCG, come alcuni tumori del testicolo.

Il carcinoma, al contrario, è di solito unilaterale, duro, eccentrico, fisso, indolente, e si accompagna più spesso a segni cutanei, alterazioni del capezzolo e adenopatie. La pseudoginecomastia, accumulo di grasso senza componente ghiandolare tipico dell’obesità, è un’altra condizione da distinguere. La regola pratica è che una tumefazione mammaria maschile con caratteristiche atipiche, anche in presenza di una ginecomastia nota, deve essere studiata con imaging ed eventualmente con biopsia.

Diagnosi e stadiazione

Il percorso diagnostico è simile a quello della donna. Si inizia con esame clinico, mammografia ed ecografia: la mammografia distingue bene la ginecomastia, che appare come una densità retroareolare a ventaglio o a fiamma, dal carcinoma, che appare come una massa eccentrica con margini irregolari o spiculati, talvolta con microcalcificazioni. L’ecografia valuta il nodulo e i linfonodi ascellari. La diagnosi si conferma con la biopsia con ago tranciante, che fornisce istotipo, grado, recettori ormonali, HER2 e indice proliferativo. Anche i linfonodi sospetti vanno campionati.

La stadiazione segue la classificazione TNM usata per il carcinoma mammario femminile. Negli stadi localmente avanzati o in presenza di sintomi si completano gli esami con TC di torace e addome, scintigrafia ossea o PET-TC. Non esiste un programma di screening mammografico per la popolazione maschile generale; una sorveglianza clinica, ed eventualmente strumentale, si discute solo nei portatori di mutazioni ad alto rischio.

Terapia

La chirurgia più usata è la mastectomia, poiché la piccola quantità di tessuto mammario rende spesso difficile la chirurgia conservativa, associata alla biopsia del linfonodo sentinella nei pazienti con ascella clinicamente negativa o alla dissezione ascellare nei casi con linfonodi positivi. La radioterapia postoperatoria si usa con indicazioni simili a quelle della donna, per esempio in presenza di tumori voluminosi o di linfonodi coinvolti.

La terapia endocrina è il cardine nei tumori con recettori ormonali positivi: il farmaco di riferimento in adiuvante è il tamoxifene, un modulatore selettivo del recettore degli estrogeni. Gli inibitori dell’aromatasi da soli sono meno efficaci nell’uomo, perché bloccando la produzione periferica di estrogeni provocano un aumento compensatorio delle gonadotropine e del testosterone, che viene poi convertito; per questo, quando si usano, vanno associati a un analogo del GnRH che sopprime l’asse ipofisi-testicolo. Gli effetti collaterali del tamoxifene nell’uomo comprendono vampate, calo della libido, disfunzione erettile e rischio tromboembolico, con un’aderenza spesso non ottimale. La chemioterapia, le terapie anti-HER2, gli inibitori di CDK4/6 e i PARP-inibitori nei portatori di mutazione BRCA si usano con criteri analoghi a quelli femminili.

Prognosi

A parità di stadio la prognosi del tumore della mammella maschile è simile a quella della donna; il peggior esito complessivo osservato in alcune casistiche dipende soprattutto dalla diagnosi più tardiva, dall’età avanzata e dalle comorbilità. Nei sopravvissuti va monitorato il rischio di un secondo tumore mammario e, nei portatori di BRCA2, di carcinoma prostatico e pancreatico.

Come cade il tumore della mammella maschile al concorso

Il caso tipico descrive un uomo di sessantacinque anni con un nodulo duro, indolente, eccentrico, con retrazione del capezzolo e adenopatia ascellare, con padre o fratello affetti da tumore della prostata o madre con carcinoma mammario: le domande chiedono il gene più probabilmente coinvolto (BRCA2) o la terapia ormonale adiuvante (tamoxifene). Altre varianti chiedono quale sindrome cromosomica aumenti il rischio (Klinefelter) o come distinguere una ginecomastia da un carcinoma.

Gli errori più frequenti sono cinque. Indicare BRCA1 come gene principale invece di BRCA2. Considerare la ginecomastia una lesione precancerosa. Pensare che il carcinoma lobulare sia frequente nell’uomo. Scegliere un inibitore dell’aromatasi da solo come terapia adiuvante standard. Proporre uno screening mammografico per tutti gli uomini. Le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia mettono a confronto ginecomastia e carcinoma con casi clinici e spiegazioni passo per passo.

In sintesi

Il tumore della mammella maschile è raro, colpisce soprattutto uomini anziani ed è quasi sempre un carcinoma duttale infiltrante con recettori ormonali positivi. I fattori di rischio principali sono BRCA2, Klinefelter, iperestrogenismo da obesità, cirrosi o farmaci e le radiazioni. Si presenta come nodulo duro, eccentrico e unilaterale, a differenza della ginecomastia, morbida, concentrica e spesso bilaterale. La diagnosi richiede mammografia, ecografia e biopsia; la terapia si basa su mastectomia, linfonodo sentinella e tamoxifene, con test genetico per tutti i pazienti.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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