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Concorso SSM

Triage: principi, codici di priorità e metodo START

1 Ottobre 2026 · Mario Lomele

Triage: principi, codici di priorità e metodo START

Il triage è il processo con cui, all’arrivo di più pazienti di quanti se ne possano trattare nello stesso momento, si stabilisce l’ordine di accesso alle cure in base alla gravità clinica e al rischio evolutivo, non all’ordine di arrivo. È un tema che attraversa tutta la medicina d’urgenza: interessa il medico che prepara il Concorso SSM, l’infermiere che lavora in pronto soccorso e chiunque debba affrontare un quiz su organizzazione dei soccorsi e maxi-emergenze. In questo articolo vediamo i principi generali, il triage intraospedaliero, il metodo START per gli eventi con molte vittime e gli errori che si commettono più spesso nelle domande a risposta multipla.

Che cos’è il triage e a cosa serve

La parola deriva dal francese trier, cioè scegliere, smistare. Nasce in ambito militare, quando i chirurghi di campo dovevano decidere chi operare per primo tra feriti numerosi, e si è poi trasferita nella medicina civile. Lo scopo non è fare diagnosi: chi esegue il triage non deve capire che cosa ha il paziente, ma quanto è urgente vederlo. La differenza è sostanziale e torna spesso nei quiz. Un dolore toracico tipico in un uomo sudato e pallido riceve una priorità alta anche se la causa non è ancora definita, perché il rischio di evoluzione rapida è elevato.

Gli obiettivi del triage sono tre: identificare subito chi ha una condizione che minaccia la vita, assegnare a tutti gli altri una priorità coerente con il rischio e garantire una rivalutazione periodica di chi resta in attesa. Il terzo punto è il meno ricordato ma è centrale, perché un paziente stabile all’ingresso può peggiorare in sala d’attesa. Per approfondire il ruolo professionale di chi lo svolge è utile leggere la pagina dedicata all’infermiere di pronto soccorso, figura che in Italia è titolare della funzione di triage dopo una formazione specifica.

Le fasi del triage in pronto soccorso

Il triage intraospedaliero segue una sequenza ordinata, che i modelli italiani descrivono in modo simile pur con differenze regionali. La prima fase è la valutazione immediata, detta anche valutazione sulla porta: in pochi secondi si osserva il paziente per riconoscere segni evidenti di compromissione delle funzioni vitali, come incoscienza, respiro assente o gravemente alterato, emorragia massiva, cianosi marcata. Se uno di questi segni è presente, il paziente entra subito in area di emergenza senza completare le altre fasi.

La seconda fase è la raccolta dei dati soggettivi e oggettivi: il sintomo principale, l’esordio, il dolore misurato con una scala numerica, i parametri vitali come frequenza cardiaca, pressione arteriosa, frequenza respiratoria, saturazione periferica di ossigeno, temperatura e, quando indicato, glicemia capillare e stato di coscienza valutato con la Glasgow Coma Scale. La terza fase è la decisione, cioè l’attribuzione del codice di priorità, eventualmente accompagnata dall’avvio di protocolli condivisi come l’ECG precoce nel dolore toracico. La quarta è la rivalutazione, con tempi che dipendono dal codice assegnato e dalle condizioni del paziente.

Si parla di triage globale quando la valutazione considera non solo il sintomo ma anche età, comorbidità, fragilità, contesto sociale e dolore: due pazienti con lo stesso sintomo possono ricevere codici diversi perché il rischio non è lo stesso.

Codici di priorità del triage: il quadro generale

Per molti anni in Italia si è usato un sistema a quattro colori: rosso per l’emergenza, giallo per l’urgenza, verde per l’urgenza minore, bianco per la non urgenza. Le linee di indirizzo nazionali più recenti hanno introdotto un sistema a cinque codici numerici, ciascuno associato a un colore, che distingue l’emergenza, l’urgenza, l’urgenza differibile, l’urgenza minore e la non urgenza, con tempi massimi di attesa indicativi per ciascun livello. L’adozione è avvenuta in tempi diversi nelle varie regioni, quindi è sempre opportuno verificare il modello e i tempi in vigore nella propria realtà e sulle indicazioni ufficiali aggiornate.

Livello Significato generale Esempio tipico
Emergenza Compromissione in atto di una funzione vitale Arresto cardiaco, shock, coma
Urgenza Rischio di compromissione delle funzioni vitali Dolore toracico sospetto, deficit neurologico acuto
Urgenza differibile Condizione stabile che richiede valutazione e risorse Dolore addominale moderato con parametri stabili
Urgenza minore Problema che non coinvolge le funzioni vitali Trauma minore di un arto
Non urgenza Problema non acuto o di minima rilevanza Disturbo cronico senza variazioni recenti

Il codice si riferisce alla priorità di accesso e non alla gravità finale della malattia: al termine del percorso il medico registra un esito che può essere diverso. Nei quiz si incontrano spesso distrattori che confondono il codice di triage con la diagnosi di dimissione.

Triage nelle maxi-emergenze: il metodo START

Quando le vittime superano di molto le risorse disponibili, come in un incidente ferroviario, un crollo o un’esplosione, cambia la logica. In pronto soccorso l’obiettivo è il miglior risultato per ciascun paziente; nella maxi-emergenza l’obiettivo diventa il maggior beneficio per il maggior numero di persone. Servono quindi metodi rapidissimi, eseguibili anche da personale non medico in meno di un minuto per vittima.

Il più diffuso è lo START, acronimo inglese di triage semplice e trattamento rapido. Si basa su quattro elementi valutabili senza strumenti: capacità di camminare, respiro, perfusione e stato mentale. Chi cammina da solo viene invitato a spostarsi in un’area di raccolta e riceve il codice verde. Per chi non cammina si valuta il respiro: se è assente, si apre la via aerea con una manovra semplice; se il respiro non compare il paziente viene classificato come deceduto o non salvabile con le risorse disponibili, se compare riceve il codice rosso. Se il respiro è presente ma molto rapido, oltre la soglia indicata dal protocollo, il codice è rosso. Si valuta poi la perfusione con il polso radiale o con il riempimento capillare: un polso assente o un riempimento rallentato portano al rosso, e in questa fase si controllano subito le emorragie esterne con la compressione. Infine lo stato mentale: chi non esegue ordini semplici è rosso, chi li esegue è giallo.

Durante lo START sono ammessi solo gesti salvavita rapidissimi, come aprire la via aerea, mettere in posizione laterale o comprimere un’emorragia. Esiste anche una versione pediatrica, che tiene conto dei diversi valori normali di frequenza respiratoria e della possibilità di un breve supporto ventilatorio prima di classificare il bambino come non salvabile. Dopo il primo smistamento sul campo, nei posti medici avanzati si esegue un secondo triage più accurato, che può modificare i codici. La gestione del ferito grave segue poi i principi descritti nella pagina sul politrauma.

Le situazioni che non devono sfuggire

Alcuni quadri meritano un’attenzione particolare perché si presentano in modo ingannevole. Il paziente anziano con infezione può avere pochi sintomi e una temperatura normale ma una frequenza respiratoria elevata e uno stato mentale alterato: sono i primi segni di una sepsi, e il triage deve riconoscerli. Il traumatizzato giovane, ben compensato, può mantenere a lungo una pressione normale con una tachicardia come unico segnale di perdita di sangue, prima di scivolare nello shock emorragico. Il diabetico con infarto può avere dolore modesto o atipico.

Il dolore va sempre misurato e trattato, perché fa parte della valutazione e perché lasciarlo senza risposta in attesa è un errore assistenziale. Anche le persone fragili, i bambini, le donne in gravidanza e le vittime di violenza hanno percorsi dedicati in molti pronto soccorso, che il triagista deve conoscere.

Rivalutazione, retriage e percorsi rapidi

Il codice assegnato non è definitivo. La rivalutazione periodica permette di cambiarlo se le condizioni peggiorano o migliorano. Molti modelli prevedono anche percorsi brevi per problemi specialistici minori, come quelli oculistici, otorinolaringoiatrici o pediatrici, che vengono inviati direttamente allo specialista dopo il triage per ridurre l’affollamento. Esistono inoltre protocolli che consentono all’infermiere di avviare alcuni accertamenti o trattamenti prima della visita medica, ad esempio l’ECG nel dolore toracico o l’analgesia secondo schemi condivisi, sempre nei limiti previsti dall’organizzazione locale.

Un concetto vicino è il triage inverso, usato soprattutto nelle maxi-emergenze ospedaliere: si individuano i ricoverati che possono essere dimessi o trasferiti in sicurezza per liberare posti letto e risorse destinate alle nuove vittime.

Come cade il triage al concorso

Le domande sul triage compaiono sia nei quiz di medicina d’urgenza del Concorso SSM sia nelle prove dei concorsi infermieristici e, in forma più semplice, in quelle per il personale di supporto; per quest’ultimo ambito è utile la panoramica su cosa chiedono ai concorsi pubblici per OSS. Gli scenari tipici descrivono una scena con più vittime e chiedono quale codice assegnare a un singolo paziente seguendo lo START, oppure un paziente in sala d’attesa che peggiora e chiedono che cosa fare.

Gli errori più comuni sono prevedibili. Il primo è assegnare un codice in base alla presunta diagnosi anziché ai parametri: nello START conta che cosa si osserva, non che cosa si sospetta. Il secondo è dimenticare l’apertura della via aerea prima di classificare come non salvabile una vittima che non respira. Il terzo è attribuire il codice verde a chi è ferito in modo evidente ma cammina: nello START il primo filtro è proprio la deambulazione, e la rivalutazione successiva correggerà eventuali sottostime. Il quarto è trascurare la rivalutazione, che è parte integrante del triage. Il quinto, nelle domande sul sistema italiano, è citare tempi e colori con troppa sicurezza: le risposte corrette in genere fanno riferimento ai principi, non a numeri da memorizzare.

Il modo migliore per consolidare questi automatismi è esercitarsi su scenari realistici: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate di medicina d’urgenza in cui ogni risposta è spiegata, così da capire il ragionamento e non solo la soluzione.

Triage e arresto cardiaco: un caso a parte

Nel pronto soccorso il paziente in arresto cardiaco riceve il massimo livello di priorità e la rianimazione inizia immediatamente. Nella maxi-emergenza, invece, la vittima che non respira nonostante l’apertura delle vie aeree viene classificata come non salvabile con le risorse disponibili in quel momento. Non è una contraddizione: è la conseguenza del diverso obiettivo dei due contesti. Dedicare a lungo più soccorritori a una rianimazione con scarsa probabilità di successo può significare perdere vite salvabili. Questa differenza di logica è uno dei punti più amati dagli autori dei quiz, perché mette alla prova la comprensione del principio e non la memoria.

In sintesi

Il triage è lo strumento che decide chi curare per primo in base al rischio clinico, non all’ordine di arrivo e non alla diagnosi. In pronto soccorso comprende valutazione immediata, raccolta dei dati, attribuzione di un codice di priorità e rivalutazione periodica; in Italia si è passati a un sistema a cinque livelli, i cui dettagli vanno verificati sulle indicazioni nazionali e regionali vigenti. Nelle maxi-emergenze il metodo START smista le vittime in pochi secondi valutando deambulazione, respiro, perfusione e stato mentale, con l’obiettivo del massimo beneficio collettivo. Per i quiz conviene ricordare la logica di ciascun passaggio, i gesti salvavita ammessi e l’importanza della rivalutazione.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara ai concorsi sanitari con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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