Singhiozzo: arco riflesso e cause della forma persistente
27 Settembre 2026 · Mario Lomele
Il singhiozzo è una contrazione improvvisa, involontaria e ripetitiva del diaframma e dei muscoli intercostali inspiratori, seguita dopo pochi millisecondi dalla chiusura brusca della glottide, che produce il suono caratteristico. Nella grande maggioranza dei casi è un fenomeno benigno e autolimitato, legato a un pasto abbondante, a bevande gassate o a una risata. Quando però dura giorni o settimane, il singhiozzo diventa un sintomo da indagare, perché può essere l’espressione di una malattia del sistema nervoso centrale, del torace, dell’addome o del metabolismo. Per il Concorso SSM è un tema di semeiotica che richiede di conoscere l’arco riflesso e le principali cause della forma persistente.
Che cos’è il singhiozzo
Dal punto di vista fisiopatologico il singhiozzo, detto anche singulto, è un riflesso respiratorio anomalo privo di una funzione utile riconosciuta nell’adulto. La contrazione del diaframma genera una rapida inspirazione, che viene interrotta dalla chiusura della glottide: l’aria in entrata urta contro le corde vocali chiuse e genera il tipico rumore. Gli episodi si ripetono con una certa regolarità, spesso a intervalli di alcuni secondi, e la loro frequenza tende a essere relativamente costante nello stesso paziente.
In base alla durata si distinguono tre forme. Il singhiozzo acuto, o transitorio, dura meno di 48 ore ed è di regola benigno. Il singhiozzo persistente supera le 48 ore ma dura meno di un mese. Il singhiozzo intrattabile, o refrattario, dura più di un mese. La soglia delle 48 ore è importante perché segna il passaggio da un disturbo che si osserva a un sintomo che si studia.
L’arco riflesso del singhiozzo
Comprendere l’arco riflesso è la chiave per capire perché cause così diverse possano provocare lo stesso sintomo. Il riflesso ha tre componenti. La via afferente è costituita dal nervo vago, dal nervo frenico e dalle fibre simpatiche che originano dai segmenti toracici; raccoglie stimoli da faringe, esofago, stomaco, diaframma, pericardio, mediastino e organi addominali superiori. Il centro non è un nucleo unico ma una rete localizzata nel tronco encefalico, in prossimità dei centri respiratori del bulbo, in relazione con la formazione reticolare e con l’ipotalamo, modulata da neurotrasmettitori come la dopamina e il GABA. La via efferente è rappresentata principalmente dal nervo frenico, che fa contrarre il diaframma, con un contributo dei nervi per i muscoli intercostali inspiratori e dei rami del vago che chiudono la glottide.
Ne deriva una regola semplice: qualunque processo che irriti le vie afferenti, che alteri il funzionamento del centro nel tronco o che stimoli il nervo frenico lungo il suo percorso nel collo e nel torace può generare singhiozzo. È per questo che l’elenco delle cause comprende lesioni che vanno dal cervello all’addome superiore.
Le cause del singhiozzo
Singhiozzo acuto
Le forme transitorie sono dovute soprattutto alla distensione gastrica: pasti abbondanti, ingestione rapida di cibo, bevande gassate, aerofagia. Altri fattori scatenanti sono l’alcol, il fumo, gli sbalzi di temperatura degli alimenti, le emozioni intense, lo stress e la risata. Anche alcune procedure mediche, come l’endoscopia digestiva o l’intubazione, e l’anestesia possono indurre episodi di breve durata.
Singhiozzo persistente e intrattabile
Le cause della forma persistente vanno organizzate per sede. Fra le cause del sistema nervoso centrale ci sono le lesioni del tronco encefalico, soprattutto del bulbo: ictus, in particolare l’infarto laterale del bulbo, tumori, malattie demielinizzanti come la sclerosi multipla e la neuromielite ottica, dove il singhiozzo con nausea e vomito incoercibili fa parte della sindrome dell’area postrema, encefaliti, meningiti, traumi e idrocefalo. Fra le cause che irritano il vago e il frenico si ricordano il reflusso gastroesofageo, che è una delle cause più frequenti della forma persistente, l’ernia iatale, la distensione gastrica, i tumori dell’esofago e dello stomaco, le masse mediastiniche e cervicali, il gozzo, le polmoniti basali, i versamenti pleurici, la pericardite e l’infarto miocardico inferiore. Anche i processi sottodiaframmatici, come ascessi, pancreatite, malattie epatobiliari, possono irritare il diaframma.
Esistono poi cause metaboliche e tossiche: l’uremia dell’insufficienza renale cronica, l’iponatriemia, l’ipocalcemia, l’iperglicemia, l’alcolismo. Numerosi farmaci possono provocare o favorire il singhiozzo: i corticosteroidi, in particolare il desametasone ad alte dosi, le benzodiazepine, alcuni chemioterapici, gli oppioidi, gli anestetici. Infine si ricordano le cause psicogene, diagnosi di esclusione, e il singhiozzo postoperatorio, legato alla distensione gastrica, alle manipolazioni viscerali e ai farmaci.
Come si valuta il singhiozzo persistente
Il primo passo è definire la durata: sotto le 48 ore, in assenza di altri sintomi, non serve alcun accertamento. Oltre questa soglia si raccoglie un’anamnesi mirata: farmaci assunti di recente, uso di alcol, sintomi digestivi come pirosi, rigurgito, disfagia e calo ponderale, sintomi respiratori e cardiaci come tosse, dispnea, dolore toracico, sintomi neurologici come cefalea, vertigine, disartria, diplopia, deficit sensitivi o motori, interventi chirurgici recenti. È importante sapere se il singhiozzo persiste anche durante il sonno, elemento che tende a sfavorire un’origine psicogena.
L’esame obiettivo deve comprendere l’orofaringe e il collo, con la palpazione della tiroide e dei linfonodi, il torace, il cuore, l’addome e un esame neurologico con particolare attenzione ai nervi cranici. Gli esami di base comprendono emocromo, elettroliti con sodio, potassio, calcio e magnesio, funzionalità renale ed epatica, glicemia, lipasi, ECG e radiografia del torace. In base al sospetto si procede con la gastroscopia per le cause esofago-gastriche, la TC di collo, torace e addome per cercare masse o processi infiammatori che irritino il frenico o il vago, e la risonanza magnetica dell’encefalo se ci sono segni neurologici o se la ricerca di cause periferiche è negativa.
Diagnosi differenziale e segni d’allarme
Il singhiozzo va distinto da altri fenomeni ritmici. Il mioclono del velo palatino e il mioclono diaframmatico, detto anche flutter diaframmatico, producono contrazioni ripetitive ma senza la chiusura glottica e senza il rumore tipico; l’eruttazione e i tic vocali hanno caratteristiche diverse e un controllo volontario parziale. La distinzione più importante, però, non è con altri movimenti ma fra singhiozzo banale e singhiozzo sintomatico di una malattia seria.
| Indizio associato | Causa da sospettare |
|---|---|
| Vertigine, disfagia, disartria, Horner, deficit sensitivi crociati | Infarto laterale del bulbo o altra lesione del tronco |
| Nausea e vomito incoercibili, neurite ottica o mielite | Neuromielite ottica, sindrome dell’area postrema |
| Pirosi, rigurgito, disfagia, calo ponderale | Reflusso, ernia iatale, neoplasia esofago-gastrica |
| Dolore toracico, alterazioni ECG | Infarto inferiore, pericardite |
| Tosse, dispnea, febbre | Polmonite basale, versamento, massa mediastinica |
| Astenia, edemi, alterazioni degli esami renali | Uremia |
Sono segni d’allarme il singhiozzo che dura oltre 48 ore, quello accompagnato da sintomi neurologici focali, da disfagia o calo ponderale, da dolore toracico o dispnea, da febbre, e quello che compare in un paziente oncologico o con insufficienza renale. Il singhiozzo intrattabile, oltre al suo significato diagnostico, ha conseguenze proprie: disturbi del sonno, difficoltà ad alimentarsi con calo ponderale e disidratazione, esaurimento fisico, deiscenza di ferite chirurgiche e aggravamento del reflusso.
Principi di trattamento
Il singhiozzo acuto si tratta con manovre fisiche che interrompono l’arco riflesso: trattenere il respiro, respirare in un sacchetto aumentando l’anidride carbonica, bere acqua fredda, deglutire zucchero, stimolare la faringe, eseguire una manovra di Valsalva. Nella forma persistente la priorità è trattare la causa: sospendere un farmaco responsabile, curare il reflusso con inibitori di pompa protonica, correggere le alterazioni metaboliche. Quando serve un trattamento sintomatico si usano farmaci che agiscono sul centro del riflesso: il baclofene, agonista del GABA-B, il gabapentin, la metoclopramide, e la clorpromazina, che è storicamente il farmaco più noto per questa indicazione ma ha effetti collaterali sedativi e ipotensivi. Nei casi refrattari si possono considerare il blocco del nervo frenico o altre procedure specialistiche.
Come cade il singhiozzo al concorso SSM
Il singhiozzo nei quiz compare in due forme. La prima è la domanda diretta sull’arco riflesso, che chiede quale nervo rappresenti la via efferente principale: la risposta è il nervo frenico, con il vago nella componente afferente e glottica. La seconda è il caso clinico in cui il singhiozzo è un indizio accessorio: il paziente con vertigine, disfagia, Horner e singhiozzo va collegato all’infarto laterale del bulbo; il paziente con singhiozzo intrattabile, vomito incoercibile e neurite ottica va collegato alla neuromielite ottica; il paziente dializzato o con insufficienza renale avanzata ha un singhiozzo uremico. Gli errori tipici sono indagare un singhiozzo di poche ore, considerare il singhiozzo persistente sempre psicogeno, dimenticare i farmaci come causa (in particolare desametasone e benzodiazepine) e attribuire al solo vago la contrazione diaframmatica, che dipende invece dal frenico. Per verificare di aver collegato bene sintomo e causa conviene esercitarsi su casi clinici reali: sulla Piattaforma Accademia trovi simulazioni commentate che spiegano ogni scelta.
In sintesi
Il singhiozzo è un riflesso involontario fatto di contrazione diaframmatica e chiusura glottica. L’arco riflesso ha una via afferente vagale, frenica e simpatica, un centro nel tronco encefalico e una via efferente soprattutto frenica. La forma acuta, sotto le 48 ore, è benigna e legata alla distensione gastrica; la forma persistente e quella intrattabile vanno studiate cercando cause del sistema nervoso centrale, dell’esofago e dello stomaco, del torace, metaboliche e farmacologiche. I sintomi associati indicano la direzione, e il trattamento migliore resta quello della causa.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
