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Concorso SSM

Piede torto congenito: diagnosi e metodo Ponseti

27 Settembre 2026 · Mario Lomele

Piede torto congenito: diagnosi e metodo Ponseti

Il piede torto congenito è una delle deformità ortopediche più importanti dell’età neonatale e uno degli argomenti di ortopedia pediatrica che il Concorso SSM propone con maggiore regolarità. Le domande ruotano attorno a tre nuclei: riconoscere le componenti della deformità, distinguerla dalle forme posturali e conoscere il metodo Ponseti, che ha cambiato radicalmente la prognosi di questi bambini. Di seguito trovi una trattazione completa, pensata per lo studio e per i quiz.

Che cos’è il piede torto congenito

Il piede torto congenito, nella forma tipica detta equino-varo-supinato-addotto (in inglese clubfoot o CTEV, congenital talipes equinovarus), è una deformità tridimensionale e strutturata del piede presente alla nascita. Non si tratta di un semplice atteggiamento scorretto: le ossa del tarso hanno forma e rapporti alterati, le strutture capsulo-legamentose mediali e posteriori sono retratte e i muscoli della loggia posteriore e mediale della gamba sono ipotrofici e accorciati.

Le componenti della deformità si ricordano con l’acronimo inglese CAVE, che indica anche l’ordine in cui vengono corrette con il metodo Ponseti: cavismo (aumento dell’arco plantare per pronazione dell’avampiede rispetto al retropiede), adduzione dell’avampiede, varismo del retropiede ed equinismo della caviglia. Il piede appare ruotato verso l’interno, con la pianta rivolta medialmente e in alto, il tallone piccolo e risalito e una piega cutanea mediale profonda.

Epidemiologia ed eziopatogenesi

È una delle malformazioni muscolo-scheletriche congenite più comuni, più frequente nei maschi e bilaterale in circa la metà dei casi. Esiste una familiarità: il rischio aumenta se un genitore o un fratello ne sono affetti, a conferma di una componente genetica multifattoriale.

La forma più frequente è quella idiopatica, che compare in un bambino altrimenti sano. L’eziologia non è del tutto chiarita: sono state proposte alterazioni dello sviluppo dei muscoli e dei tessuti connettivi, anomalie vascolari, fattori neurologici e fattori ambientali come il fumo materno in gravidanza. Accanto alla forma idiopatica esistono forme secondarie, dette sindromiche o neurologiche, associate a mielomeningocele, artrogriposi multipla congenita, sindromi genetiche o malattie neuromuscolari. Queste forme sono più rigide, più resistenti alla terapia e con tendenza a recidivare, e per questo vanno sempre ricercate con un esame obiettivo completo del neonato.

Forme posturali e forme strutturate

La distinzione più importante per la pratica e per i quiz è quella fra piede torto strutturato e piede torto posturale. Il piede posturale è dovuto alla posizione assunta in utero, spesso per ridotto spazio (oligoidramnios, presentazione podalica, gravidanza gemellare). Il piede appare in atteggiamento vizioso, ma è flessibile: la deformità si corregge completamente con la manipolazione passiva e spesso anche stimolando il bordo laterale del piede, che provoca una correzione attiva. Le pieghe cutanee sono normali e il tallone è ben conformato. La prognosi è eccellente con semplici manipolazioni o anche spontaneamente.

Il piede torto congenito strutturato, invece, è rigido: la deformità non si corregge passivamente, sono presenti la piega mediale e la piega posteriore sopra il calcagno, il tallone è piccolo e “vuoto” alla palpazione, il polpaccio è più sottile e il piede, nelle forme unilaterali, è più corto del controlaterale. Va distinto anche dal metatarso addotto, in cui c’è solo adduzione dell’avampiede con retropiede normale e caviglia libera, e dal piede talo-valgo, deformità opposta tipicamente posturale e benigna, che però impone di controllare le anche.

Esame obiettivo, diagnosi e imaging

La diagnosi è clinica e viene posta alla nascita. Oggi molti casi sono sospettati già durante la gravidanza con l’ecografia morfologica del secondo trimestre, che permette di informare i genitori e programmare la presa in carico. Alla nascita l’esame obiettivo valuta la rigidità della deformità, le pieghe cutanee, la posizione del calcagno e del collo dell’astragalo, la palpabilità della testa dell’astragalo sul versante laterale e l’ipotrofia del polpaccio. Esistono sistemi di punteggio, come quello di Pirani e quello di Dimeglio, che quantificano la gravità e servono a seguire l’evoluzione durante il trattamento.

L’esame deve comprendere il rachide (per escludere disrafismi), l’esame neurologico degli arti inferiori, la ricerca di altre anomalie e la valutazione delle anche, perché la displasia dell’anca può associarsi a condizioni da ridotto spazio intrauterino. La radiografia non è necessaria per la diagnosi e nel neonato è poco informativa, dato che molte ossa del tarso non sono ancora ossificate. L’ecografia del piede ha un ruolo limitato e non sostituisce la clinica.

Il metodo Ponseti nel piede torto congenito

Il metodo Ponseti è oggi il trattamento di riferimento a livello internazionale e ha reso rara la chirurgia estesa di rilascio postero-mediale, che era gravata da rigidità e dolore in età adulta. Si basa su un principio semplice: i tessuti del neonato sono elastici e rispondono a una correzione graduale. Il trattamento dovrebbe iniziare precocemente, idealmente entro le prime settimane di vita.

La prima fase consiste in manipolazioni delicate seguite da gessi femoro-podalici, con il ginocchio flesso a novanta gradi, sostituiti circa ogni settimana. L’ordine della correzione è quello dell’acronimo CAVE. Per primo si corregge il cavismo, supinando l’avampiede per allinearlo al retropiede. Poi si abduce progressivamente il piede sotto l’astragalo, usando come fulcro la testa dell’astragalo sul versante laterale e mai il calcagno o l’articolazione calcaneo-cuboidea: è un punto tecnico che i quiz possono chiedere. Con l’abduzione, il varismo del calcagno si corregge da solo. Di solito sono sufficienti alcuni gessi successivi.

L’equinismo è l’ultima componente e nella maggior parte dei casi richiede una tenotomia percutanea del tendine di Achille, un piccolo intervento eseguito in genere in anestesia locale, seguito da un ultimo gesso mantenuto per alcune settimane mentre il tendine si ripara in allungamento. Tentare di correggere l’equinismo con la dorsiflessione forzata prima di aver corretto le altre componenti provoca il cosiddetto piede a dondolo, un errore classico.

La seconda fase è il mantenimento con il tutore di abduzione (scarpette unite da una barra, con i piedi extraruotati), portato quasi tutto il giorno per alcuni mesi e poi durante il sonno notturno e il riposo pomeridiano per alcuni anni. La mancata aderenza al tutore è la principale causa di recidiva. Le recidive si trattano di nuovo con gessi e, in alcuni casi, con il transfer del tendine del tibiale anteriore sul terzo cuneiforme, quando il bambino è più grande e la recidiva è dinamica.

Prognosi e complicanze

Con il metodo Ponseti ben eseguito e con buona aderenza al tutore, la maggior parte dei bambini con forma idiopatica raggiunge un piede plantigrado, funzionale e indolore, compatibile con la normale attività sportiva. Il piede resta spesso un po’ più piccolo e il polpaccio più sottile del controlaterale nelle forme unilaterali, e questo va spiegato ai genitori. Le forme sindromiche e neurologiche rispondono meno bene e possono richiedere interventi più estesi. Le complicanze del trattamento comprendono lesioni cutanee da gesso, piede a dondolo per errori tecnici e correzioni incomplete.

Come cade il piede torto congenito al concorso

Lo scenario tipico descrive un neonato con piede in equino-varo-supinazione non correggibile passivamente e chiede la diagnosi o il trattamento di prima scelta. La risposta attesa è il trattamento conservativo precoce con il metodo Ponseti, non la chirurgia di rilascio e non l’attesa. Altre domande chiedono l’ordine di correzione (cavismo, adduzione, varismo, equinismo), la componente che quasi sempre richiede la tenotomia (l’equinismo) o la causa principale di recidiva (la scarsa aderenza al tutore).

Gli errori tipici sono: confondere il piede torto strutturato con quello posturale, che si corregge passivamente; ritenere necessaria la radiografia per la diagnosi; pensare che l’equinismo si corregga per primo; indicare come fulcro il calcagno invece della testa dell’astragalo; dimenticare di esaminare anche e rachide; scegliere il rilascio chirurgico esteso come trattamento iniziale. Per esercitarsi su casi pediatrici è utile partire dalle prove degli anni precedenti del concorso SSM e proseguire con le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia. Chi è attratto da questi temi può orientarsi leggendo le pagine sulla specializzazione in ortopedia e traumatologia e sulla specializzazione in chirurgia pediatrica.

In sintesi

Il piede torto congenito è una deformità strutturata e rigida in equino-varo-supinato-addotto, idiopatica nella maggior parte dei casi e più frequente nei maschi, bilaterale in circa metà dei pazienti. La diagnosi è clinica, spesso sospettata in gravidanza con l’ecografia. Va distinto dal piede posturale, flessibile e benigno. Il trattamento di riferimento è il metodo Ponseti: manipolazioni e gessi seriali secondo l’ordine CAVE, tenotomia percutanea dell’Achille per l’equinismo e tutore di abduzione per anni, la cui aderenza è decisiva per evitare le recidive.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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