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Concorso SSM

Anemia falciforme: crisi, diagnosi e terapia per l’SSM

24 Settembre 2026 · Mario Lomele

Anemia falciforme: crisi, diagnosi e terapia per l’SSM

L’anemia falciforme è l’emoglobinopatia più studiata al mondo e una delle malattie che meglio insegna a ragionare in termini di genotipo, fenotipo e fisiopatologia. Per chi prepara il Concorso Nazionale SSM è un argomento a doppia valenza: da un lato compare nelle domande di ematologia, dall’altro rientra nei quesiti di medicina d’urgenza, di pediatria e di malattie infettive, perché le sue crisi coinvolgono praticamente ogni organo. In questo articolo ripercorriamo la malattia dalla mutazione al pronto soccorso, con l’attenzione rivolta a ciò che il concorso chiede realmente.

Che cos’è l’anemia falciforme

L’anemia falciforme, o drepanocitosi, è un’anemia emolitica cronica ereditaria dovuta alla presenza di un’emoglobina strutturalmente anomala, l’emoglobina S. La malattia è autosomica recessiva: gli omozigoti per l’allele S sviluppano la forma completa, mentre gli eterozigoti, che possiedono un allele normale e uno S, sono portatori del cosiddetto tratto falciforme e sono nella grande maggioranza dei casi asintomatici. Esistono inoltre forme composte, in cui l’allele S si combina con un altro allele patologico, come l’emoglobina C o un allele di beta talassemia, con fenotipi di gravità variabile. A differenza della talassemia, dove il difetto è quantitativo, qui la catena beta viene prodotta in quantità normale ma con una struttura alterata: è la distinzione concettuale da cui parte tutto il capitolo.

Genetica e fisiopatologia della falcizzazione

La mutazione responsabile è una sostituzione puntiforme nel gene della beta globina sul cromosoma 11, che porta alla sostituzione dell’acido glutammico con la valina in posizione sei della catena beta. La valina, idrofobica, crea un sito di contatto che permette alle molecole di emoglobina S deossigenata di polimerizzare in lunghe fibre rigide. Il polimero deforma il globulo rosso, che assume la caratteristica forma a falce, perde deformabilità, aderisce all’endotelio e viene distrutto precocemente. La falcizzazione è inizialmente reversibile con la riossigenazione, ma dopo cicli ripetuti la membrana si danneggia in modo irreversibile.

La polimerizzazione è favorita da tutto ciò che aumenta la quota di emoglobina deossigenata o la concentrazione intracellulare di emoglobina S: ipossia, acidosi, disidratazione, febbre, freddo, stasi circolatoria. Al contrario, l’emoglobina fetale interferisce con la formazione del polimero e protegge: per questo i neonati sono asintomatici nei primi mesi e per questo la terapia più consolidata mira ad aumentarne la produzione. Il danno d’organo deriva da due meccanismi che si intrecciano, la vaso-occlusione, con ischemia e infarti in microcircolo, e l’emolisi cronica, che consumando ossido nitrico produce disfunzione endoteliale, vasculopatia e ipertensione polmonare. La persistenza dell’allele S in certe popolazioni si spiega con la protezione relativa che il tratto conferisce contro la malaria grave da Plasmodium falciparum.

Clinica: le crisi e il danno cronico

Il quadro clinico dell’anemia falciforme alterna una condizione di base di anemia emolitica cronica a episodi acuti definiti crisi. La crisi vaso-occlusiva dolorosa è la più frequente: dolore intenso osseo, toracico o addominale, spesso scatenato da infezioni, disidratazione o sbalzi di temperatura, dovuto all’infarto del midollo osseo e dei tessuti. Nei bambini piccoli la dattilite, con tumefazione dolorosa di mani e piedi, è spesso la prima manifestazione. La sindrome toracica acuta è la complicanza più temibile: febbre, dolore toracico, ipossiemia e un nuovo infiltrato polmonare, sostenuta da infezione, embolia grassosa da infarto midollare e vaso-occlusione polmonare; è la prima causa di morte nell’adulto. Il sequestro splenico, tipico del bambino, consiste in un intrappolamento acuto di sangue nella milza con calo rapido dell’emoglobina e shock ipovolemico. La crisi aplastica da parvovirus B19 provoca un crollo dell’emoglobina con reticolociti assenti, per arresto transitorio dell’eritropoiesi.

Il danno cronico è il risultato degli infarti ripetuti. La milza va incontro ad autosplenectomia funzionale già nei primi anni, e da qui deriva la suscettibilità alle infezioni da germi capsulati e all’osteomielite da Salmonella. Seguono l’ictus ischemico nei bambini e quello emorragico nei giovani adulti, la retinopatia proliferativa, la necrosi avascolare della testa femorale e omerale, la nefropatia con iposténuria, ematuria e proteinuria, le ulcere malleolari, il priapismo, la colelitiasi pigmentaria e l’ipertensione polmonare.

Diagnosi

Nel sospetto clinico l’emocromo mostra un’anemia normocitica con reticolocitosi, leucocitosi e piastrinosi da asplenia funzionale; gli indici di emolisi, cioè LDH, bilirubina indiretta e aptoglobina, sono alterati. Lo striscio periferico evidenzia drepanociti, cellule a bersaglio, corpi di Howell-Jolly, segno dell’assenza della funzione splenica, ed eritroblasti circolanti. La conferma si ottiene con l’elettroforesi dell’emoglobina o con la cromatografia liquida ad alta prestazione: nell’omozigote predomina l’emoglobina S con assenza di emoglobina A e quota variabile di fetale; nel portatore l’emoglobina A supera la S. Il test di solubilità o di falcizzazione è un test di screening rapido ma non distingue portatore e malato. Lo screening neonatale, dove disponibile, e la diagnosi prenatale sono possibili con l’analisi molecolare. Nel bambino con anemia e splenomegalia il quadro rientra nel più ampio capitolo dell’anemia nel bambino, e il pediatra deve pensarci tempestivamente in presenza di origine geografica compatibile.

Diagnosi differenziale

La differenziale della crisi dolorosa è con tutte le cause di dolore acuto osseo, toracico o addominale: osteomielite, artrite settica, embolia polmonare, polmonite, colecistite, appendicite. La distinzione non è banale, perché il paziente falcemico può avere una vera infezione che a sua volta scatena la crisi. La sindrome toracica acuta va distinta dalla polmonite acquisita in comunità semplice e dall’embolia polmonare, anche se nella pratica il trattamento iniziale copre tutte le ipotesi. Sul piano ematologico l’anemia falciforme si distingue dalle altre forme di anemia emolitica per la morfologia dei drepanociti e per l’elettroforesi, e dal tratto falciforme per la percentuale di emoglobina S e per la clinica. Nel bambino con calo brusco dell’emoglobina è essenziale distinguere il sequestro splenico, con milza ingrandita e reticolociti alti, dalla crisi aplastica, con reticolociti assenti, perché il primo richiede trasfusione urgente e il secondo sostegno fino alla ripresa midollare.

Trattamento per principi

La gestione dell’anemia falciforme si articola in tre livelli. Il primo è la prevenzione: profilassi antibiotica con penicillina nei bambini fino almeno ai cinque anni, vaccinazioni contro pneumococco, meningococco ed Haemophilus, supplementazione di folati, educazione a evitare disidratazione, freddo, sforzi in ipossia e altitudine, screening con Doppler transcranico per individuare i bambini a rischio di ictus. Il secondo è il trattamento delle crisi: idratazione, analgesia adeguata e tempestiva, con ricorso agli oppioidi quando necessario, ossigeno se c’è ipossiemia, ricerca e trattamento delle infezioni. Nella sindrome toracica acuta si aggiungono antibiotici a copertura dei germi atipici, spirometria incentivante e, nei casi gravi, trasfusione semplice o exsanguinotrasfusione. Le trasfusioni, semplici o in scambio, hanno indicazioni precise, come sequestro splenico, crisi aplastica severa, ictus, sindrome toracica grave e preparazione a interventi chirurgici; l’obiettivo è ridurre la percentuale di emoglobina S senza innalzare eccessivamente la viscosità, e l’articolo su gruppi sanguigni e trasfusioni ricorda l’importanza della fenotipizzazione estesa per limitare l’alloimmunizzazione.

Il terzo livello è la terapia modificante la malattia. L’idrossiurea aumenta l’emoglobina fetale, riduce la frequenza delle crisi e della sindrome toracica acuta e migliora la sopravvivenza; sono disponibili anche farmaci più recenti che agiscono sull’adesione cellulare o sull’affinità dell’emoglobina per l’ossigeno. Il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche è curativo nei bambini con donatore compatibile, e le terapie geniche rappresentano l’opzione emergente per i casi selezionati.

Complicanze

Le complicanze acute che mettono a rischio la vita sono la sindrome toracica acuta, il sequestro splenico, la sepsi da germi capsulati, l’ictus e l’insufficienza multiorgano. Le complicanze croniche coinvolgono ogni distretto: cardiopolmonari, con ipertensione polmonare e scompenso; renali, con progressione verso l’insufficienza renale cronica; osteoarticolari, con necrosi avascolare e osteomielite; oculari, con retinopatia proliferativa e rischio di distacco di retina; epatobiliari, con colelitiasi e danno epatico da ferro nei politrasfusi. Il sovraccarico marziale, meno rapido che nella talassemia major, richiede comunque monitoraggio e chelazione nei pazienti in regime trasfusionale cronico. Il priapismo ricorrente può esitare in disfunzione erettile, e le ulcere malleolari hanno guarigione lenta. Nella gravidanza aumentano il rischio di crisi, di preeclampsia e di parto pretermine, e la gestione richiede una collaborazione stretta tra ematologo e ostetrico.

Come cade l’anemia falciforme al concorso

Il primo tipo di domanda è di biochimica e genetica: si chiede la natura della mutazione, la sostituzione glutammico-valina in posizione sei della catena beta, la modalità di trasmissione o la percentuale di rischio per i figli di due portatori. Il secondo tipo è il caso di pronto soccorso: un giovane di origine africana o mediterranea con dolore osseo intenso, febbre e anemia, e la richiesta di identificare la crisi vaso-occlusiva o, in presenza di infiltrato polmonare e ipossiemia, la sindrome toracica acuta. Il terzo tipo riguarda l’asplenia funzionale e le sue conseguenze, dai corpi di Howell-Jolly allo striscio fino alla suscettibilità a pneumococco e Salmonella. Il quarto tipo chiede il razionale dell’idrossiurea, cioè l’aumento dell’emoglobina fetale, oppure l’indicazione all’exsanguinotrasfusione. Il quinto tipo, meno frequente, contrappone il tratto falciforme alla malattia, ricordando che il portatore ha in genere emocromo normale e può presentare al massimo ematuria o iposténuria.

Un consiglio pratico: nelle prove degli anni precedenti molte domande sull’anemia falciforme si nascondono sotto forma di quesito pediatrico o infettivologico, e le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia aiutano a riconoscere questi travestimenti spiegando perché ogni distrattore è stato scelto.

In sintesi

L’anemia falciforme è un’emoglobinopatia qualitativa, autosomica recessiva, dovuta a una sostituzione puntiforme nella catena beta che rende l’emoglobina S capace di polimerizzare in condizioni di deossigenazione. Il risultato è un’anemia emolitica cronica punteggiata da crisi vaso-occlusive, sindrome toracica acuta, sequestro splenico e crisi aplastiche, con danno d’organo progressivo e asplenia funzionale precoce. La diagnosi si fonda sull’elettroforesi dell’emoglobina; la terapia unisce prevenzione, trattamento delle crisi, trasfusioni mirate, idrossiurea e, nei casi idonei, trapianto. Al concorso l’argomento cade come domanda di genetica, come caso acuto e come quesito sulle conseguenze dell’asplenia.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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