Infezioni correlate all’assistenza: guida concorso SSM
24 Settembre 2026 · Mario Lomele
Le infezioni correlate all’assistenza sono la complicanza più frequente dell’ospedalizzazione e uno dei temi di igiene che le commissioni del Concorso Nazionale SSM propongono con maggiore regolarità, perché permettono di collegare microbiologia, clinica, epidemiologia e organizzazione sanitaria in un solo quesito. Il candidato deve conoscere la definizione, le sedi principali, i fattori di rischio, i microrganismi più coinvolti e soprattutto le misure di prevenzione di provata efficacia, che rappresentano la risposta corretta nella maggior parte delle domande. Questa scheda organizza i contenuti da manuale in modo funzionale alla prova.
Che cosa sono le infezioni correlate all’assistenza
Le infezioni correlate all’assistenza sono le infezioni che insorgono in un paziente durante il percorso di cura e che non erano presenti né in incubazione al momento dell’ingresso nella struttura o dell’inizio della prestazione. Il termine ha sostituito il più antico “infezioni ospedaliere” o “nosocomiali”, perché l’assistenza sanitaria si svolge oggi in molti contesti oltre all’ospedale per acuti: strutture residenziali per anziani, riabilitazione, day hospital, assistenza domiciliare, ambulatori dove si eseguono procedure invasive. Sono comprese anche le infezioni che si manifestano dopo la dimissione, se correlate a un intervento o a una procedura eseguita durante il ricovero, e le infezioni acquisite dagli operatori sanitari nell’esercizio della professione.
Il criterio temporale usato convenzionalmente per distinguere un’infezione acquisita in ospedale da una presente all’ingresso è l’insorgenza a partire dal terzo giorno di ricovero (oltre le quarantotto ore dall’ammissione), con finestre più lunghe per le infezioni del sito chirurgico, che possono manifestarsi settimane dopo l’intervento e anche dopo mesi in presenza di impianti protesici.
Principi e basi scientifiche
La catena di trasmissione delle infezioni correlate all’assistenza coinvolge una sorgente (il paziente stesso con la propria flora, altri pazienti, gli operatori, l’ambiente e i dispositivi), una via di trasmissione (contatto diretto o indiretto, soprattutto tramite le mani degli operatori, goccioline, via aerea, veicoli come acqua e strumenti) e un ospite suscettibile. Una quota rilevante delle infezioni è endogena, cioè causata dalla flora del paziente che, a seguito di procedure invasive o di alterazioni delle difese, colonizza sedi normalmente sterili.
I fattori di rischio si dividono in intrinseci, legati al paziente (età avanzata, immunodepressione, diabete, malnutrizione, gravità della malattia di base), ed estrinseci, legati all’assistenza: presenza di dispositivi invasivi (catetere vescicale, catetere venoso centrale, ventilazione meccanica), interventi chirurgici, terapia antibiotica prolungata, durata della degenza, ricovero in terapia intensiva. I fattori estrinseci sono quelli su cui la prevenzione può agire.
Le sedi principali sono quattro: infezioni delle vie urinarie, quasi sempre associate al catetere vescicale; infezioni del sito chirurgico, superficiali, profonde o di organo e spazio; polmoniti, in particolare quelle associate alla ventilazione meccanica, di cui tratta la scheda sulla polmonite nosocomiale; batteriemie, in larga parte correlate ai cateteri vascolari centrali. A queste si aggiunge l’infezione da Clostridium difficile, tipica conseguenza della pressione antibiotica, che ha assunto un ruolo crescente. Sul piano microbiologico dominano Escherichia coli, Staphylococcus aureus (con le sue forme meticillino-resistenti), enterococchi, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter e Candida; il problema centrale è l’antibiotico-resistenza, con enterobatteri produttori di beta-lattamasi a spettro esteso e di carbapenemasi.
Come funziona la prevenzione in Italia in termini generali
In Italia il controllo delle infezioni correlate all’assistenza è affidato a ogni azienda sanitaria attraverso un comitato multidisciplinare per il controllo delle infezioni, che comprende direzione sanitaria, igienisti, infettivologi, microbiologi, farmacisti e personale infermieristico dedicato. Il comitato definisce protocolli, organizza la sorveglianza, promuove la formazione e verifica l’adesione alle buone pratiche. A livello nazionale esiste un piano di contrasto all’antimicrobico-resistenza che integra la sorveglianza delle infezioni, l’uso appropriato degli antibiotici e la prevenzione, in una prospettiva che comprende anche il settore veterinario e ambientale.
La sorveglianza si svolge con studi di prevalenza puntuale, che fotografano in un giorno la quota di pazienti ricoverati con infezione in atto, e con sistemi di sorveglianza continua dell’incidenza per specifiche infezioni, come quelle del sito chirurgico e quelle in terapia intensiva. La segnalazione dei microrganismi con resistenze rilevanti al laboratorio di microbiologia consente di attivare le precauzioni da contatto e le misure di isolamento. In termini generali le indagini di prevalenza indicano che una quota di alcuni punti percentuali dei pazienti ricoverati presenta un’infezione correlata all’assistenza, con valori più alti nelle terapie intensive.
Le misure di prevenzione si organizzano su due piani. Le precauzioni standard si applicano a tutti i pazienti indipendentemente dalla diagnosi: igiene delle mani, uso corretto dei guanti e dei dispositivi di protezione, igiene respiratoria, gestione sicura di aghi e taglienti, pulizia e disinfezione dell’ambiente e delle attrezzature, corretto smaltimento dei rifiuti. Le precauzioni aggiuntive si applicano in base alla via di trasmissione: da contatto (per microrganismi multiresistenti, Clostridium difficile, scabbia), da goccioline (per meningococco, influenza, pertosse), per via aerea (per tubercolosi, morbillo, varicella, con stanza a pressione negativa e respiratori filtranti).
Esempi pratici e bundle di prevenzione
Per le infezioni associate ai dispositivi la prevenzione si concentra nei cosiddetti bundle, insiemi di poche misure basate sulle prove che, applicate tutte insieme, riducono in modo consistente l’incidenza. Per il catetere vescicale: inserirlo solo con indicazione precisa, con tecnica asettica, mantenere il sistema di drenaggio chiuso e rimuoverlo il prima possibile, verificando ogni giorno se sia ancora necessario. Per il catetere venoso centrale: igiene delle mani, massime barriere sterili all’inserimento, antisepsi cutanea con clorexidina alcolica, scelta preferenziale della sede succlavia rispetto alla femorale, revisione quotidiana della necessità del dispositivo.
Per la polmonite associata alla ventilazione: posizione semiseduta del paziente, igiene del cavo orale, interruzione giornaliera della sedazione con valutazione della possibilità di estubare, gestione del circuito. Per il sito chirurgico: profilassi antibiotica perioperatoria somministrata nei tempi corretti prima dell’incisione e non prolungata oltre il necessario, controllo della glicemia, normotermia, preparazione della cute senza rasatura con lametta, tricotomia con clipper solo se necessaria.
Un esempio clinico ricorrente: paziente anziano con catetere vescicale posizionato all’ingresso, che al quinto giorno sviluppa febbre e urine torbide. Il ragionamento atteso comprende il riconoscimento dell’infezione urinaria associata a catetere, la rimozione o sostituzione del dispositivo prima dell’urinocoltura, la terapia mirata e, sul piano preventivo, la domanda se il catetere fosse davvero indicato. Un secondo esempio è il paziente con batteriemia da Staphylococcus aureus con catetere venoso centrale in sede: la rimozione del dispositivo è parte della terapia, non un’opzione facoltativa, e il quadro può evolvere verso la sepsi se non trattato tempestivamente.
Errori e trappole più comuni
Il primo errore è credere che l’infezione più frequente sia la polmonite o la batteriemia: le infezioni urinarie associate a catetere e quelle del sito chirurgico sono storicamente tra le più numerose, mentre le polmoniti e le batteriemie sono le più gravi in termini di mortalità. Il secondo è considerare i guanti un sostituto dell’igiene delle mani: i guanti si contaminano e vanno cambiati tra un paziente e l’altro, con igiene delle mani prima e dopo.
Il terzo errore riguarda la profilassi antibiotica chirurgica: prolungarla per giorni dopo l’intervento non riduce le infezioni del sito chirurgico e aumenta le resistenze e il rischio di Clostridium difficile. Il quarto è la confusione tra colonizzazione e infezione: la positività di un tampone di sorveglianza per un microrganismo multiresistente impone le precauzioni da contatto, ma non richiede di per sé una terapia antibiotica. Il quinto è pensare che l’isolamento in stanza singola sia la misura più efficace: la misura singola con il miglior rapporto costo-efficacia resta l’igiene delle mani, e l’isolamento è un complemento per specifici microrganismi.
Come cadono le infezioni correlate all’assistenza al concorso
Le forme di domanda più frequenti nelle prove sono le seguenti.
- Sede più frequente: “Quale tra le seguenti è la localizzazione più comune delle infezioni correlate all’assistenza?” con vie urinarie o sito chirurgico come risposte attese, a seconda del contesto proposto.
- Misura più efficace: “La misura singola più efficace per ridurre la trasmissione di microrganismi in ospedale è…” con l’igiene delle mani come risposta e antibiotici, guanti e isolamento come distrattori.
- Precauzioni per via di trasmissione: casi in cui bisogna scegliere tra precauzioni da contatto, da goccioline e per via aerea, per esempio per tubercolosi bacillifera, meningite meningococcica o portatore di enterobatteri resistenti ai carbapenemi.
- Bundle e dispositivi: “Quale tra i seguenti interventi riduce l’incidenza di batteriemia da catetere venoso centrale?” con la clorexidina alcolica o la revisione quotidiana della necessità come opzioni corrette e la sostituzione programmata del catetere come distrattore.
- Profilassi chirurgica: domande sui tempi di somministrazione dell’antibiotico rispetto all’incisione e sulla durata, con il prolungamento post-operatorio come errore da riconoscere.
Le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia ripropongono questi scenari con la spiegazione delle prove a sostegno di ciascuna misura, così da distinguere le pratiche efficaci da quelle solo tradizionali.
In sintesi
Le infezioni correlate all’assistenza insorgono durante il percorso di cura, non erano presenti né in incubazione all’ingresso e riguardano ogni contesto assistenziale, non solo l’ospedale. Le sedi principali sono vie urinarie, sito chirurgico, polmone e sangue, quasi sempre in relazione a dispositivi invasivi o interventi; il problema di fondo è l’antibiotico-resistenza. La prevenzione si basa sulle precauzioni standard, in primo luogo l’igiene delle mani, sulle precauzioni aggiuntive per via di trasmissione, sui bundle per i dispositivi, sull’uso corretto della profilassi chirurgica e sulla sorveglianza organizzata da un comitato aziendale. Al concorso le domande chiedono la sede più frequente, la misura più efficace, il tipo di precauzione da adottare e i componenti dei bundle: conoscere le prove dietro ciascuna misura è la chiave per non cadere nei distrattori.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
