Travaglio di parto: periodi, fasi e gestione per la SSM
23 Settembre 2026 · Mario Lomele
Il travaglio di parto è l’insieme dei fenomeni meccanici e dinamici che portano all’espulsione del feto e degli annessi attraverso il canale del parto. È uno degli argomenti di ostetricia che il candidato al Concorso Nazionale SSM deve conoscere con precisione, perché le domande toccano quasi sempre i punti fermi: la definizione dei periodi, i parametri di progressione, le anomalie della curva di dilatazione e le indicazioni a intervenire. In questo articolo ripercorriamo il travaglio come lo presentano i manuali, senza dosaggi e senza scorciatoie, con l’obiettivo di fissare ciò che davvero serve al quiz e alla pratica di reparto.
Che cos’è il travaglio di parto
Si definisce travaglio di parto la presenza di contrazioni uterine regolari, ritmiche e progressivamente più intense, accompagnate da modificazioni del collo dell’utero (appianamento e dilatazione). La distinzione rispetto al cosiddetto pre-travaglio o “falso travaglio” è concettualmente semplice ma clinicamente decisiva: le contrazioni di Braxton Hicks sono irregolari, non aumentano di intensità e non modificano la cervice, mentre il travaglio vero produce cambiamenti cervicali documentabili all’esplorazione. Un travaglio è definito a termine quando insorge fra 37 e 42 settimane di età gestazionale; prima delle 37 settimane parliamo di parto pretermine, oltre le 42 di gravidanza protratta.
Il parto può essere spontaneo, indotto o pilotato con farmaci, e può concludersi per via vaginale o con taglio cesareo. Il travaglio “fisiologico” presuppone feto singolo, presentazione cefalica di vertice, insorgenza spontanea a termine e assenza di patologie materne o fetali rilevanti.
Fisiologia: i fattori del parto
La didattica classica riassume la dinamica del parto in tre fattori: la forza (contrazioni uterine e spinte materne), il canale (bacino osseo e parti molli) e il corpo mobile (il feto). L’attivazione del miometrio a termine dipende da un cambiamento dell’equilibrio fra progesterone, che mantiene la quiescenza uterina, ed estrogeni, prostaglandine e ossitocina, che aumentano la contrattilità e l’espressione delle gap junction fra le cellule muscolari. La maturazione cervicale è un processo distinto e in parte indipendente: il collagene del collo si riorganizza, aumenta il contenuto idrico e il collo diventa morbido, breve e centrato. Il punteggio di Bishop misura proprio questa preparazione e serve a prevedere la risposta a un’eventuale induzione.
Le contrazioni fisiologiche hanno un “pacemaker” funzionale nel fondo uterino, si propagano verso il basso con dominanza del fondo e sono seguite da un rilasciamento completo, indispensabile per permettere la perfusione dello spazio intervilloso. Fra una contrazione e l’altra il flusso placentare si ripristina: è il motivo per cui l’ipertono o la tachisistolia sono pericolosi per il feto.
I periodi del travaglio
Il travaglio viene suddiviso in periodi. Il primo periodo, o periodo dilatante, va dall’inizio delle contrazioni regolari alla dilatazione completa (10 cm). Viene ulteriormente distinto in fase latente, con dilatazione lenta e contrazioni meno intense, e fase attiva, in cui la dilatazione accelera. Nella descrizione originale di Friedman la fase attiva iniziava attorno ai 3-4 cm; le raccomandazioni più recenti tendono a spostare in avanti questo confine, riconoscendo che molte donne raggiungono un’accelerazione stabile solo verso i 5-6 cm, e a considerare fisiologiche durate più lunghe di quanto si insegnasse in passato.
Il secondo periodo, o espulsivo, va dalla dilatazione completa alla nascita del feto. Si distingue una fase passiva, in cui la testa scende senza spinte, e una fase attiva in cui la donna spinge. La durata accettabile dipende dalla parità e dalla presenza di analgesia epidurale, che la allunga. Il terzo periodo, o secondamento, comprende il distacco e l’espulsione della placenta e delle membrane; si considera fisiologico entro trenta minuti circa. Alcuni testi descrivono un quarto periodo, le prime due ore dopo il secondamento, in cui è massimo il rischio di emorragia post-partum e va sorvegliato il tono uterino.
I fenomeni meccanici: i movimenti del feto
Nella presentazione di vertice il feto compie una sequenza di movimenti che consentono di adattare i diametri della testa a quelli del bacino. La testa si impegna nello stretto superiore, di solito con la sutura sagittale su un diametro obliquo o trasverso; poi si flette, offrendo il diametro sottoccipito-bregmatico, il più favorevole; progredisce e scende nello scavo; compie la rotazione interna portando l’occipite sotto la sinfisi; si deflette durante il disimpegno; compie la rotazione esterna (o restituzione) per allineare le spalle al diametro antero-posteriore dello stretto inferiore; infine avviene l’espulsione delle spalle e del tronco. I quiz amano chiedere quale diametro viene offerto dalla testa flessa, il livello di impegno rispetto alle spine ischiatiche (piano zero) e il significato delle varietà di posizione (occipito-anteriore, posteriore, trasversa).
Clinica e valutazione: come si segue un travaglio
La sorveglianza del travaglio si basa su pochi elementi ripetuti nel tempo: la valutazione delle contrazioni (frequenza, durata, intensità), l’esplorazione vaginale (dilatazione, appianamento, consistenza e posizione del collo, livello e posizione della parte presentata, stato delle membrane, eventuale caput o modellamento), e il monitoraggio del benessere fetale. Il partogramma è lo strumento grafico su cui si riportano dilatazione e discesa in funzione del tempo, insieme ai parametri materni; consente di riconoscere subito un rallentamento rispetto alla linea attesa.
Il benessere fetale si valuta con l’auscultazione intermittente nel travaglio a basso rischio o con la cardiotocografia continua nei casi a rischio o quando compaiono anomalie. Nella lettura del tracciato si classificano frequenza di base, variabilità, accelerazioni e decelerazioni: le decelerazioni precoci sono sincrone con la contrazione e riflettono la compressione della testa, quelle variabili suggeriscono compressione del cordone, quelle tardive iniziano dopo il picco della contrazione e sono il segno tipico dell’insufficienza uteroplacentare. Una variabilità ridotta persistente e decelerazioni tardive ripetute definiscono un tracciato patologico che richiede azione. Il liquido amniotico tinto di meconio è un ulteriore elemento da interpretare nel contesto complessivo.
Gestione per principi
La gestione del travaglio fisiologico è essenzialmente attesa vigile: libertà di movimento, idratazione, supporto continuo, controllo dell’analgesia se richiesta, esplorazioni vaginali non troppo frequenti per ridurre il rischio infettivo, soprattutto a membrane rotte. Il partogramma orienta la decisione di intervenire. Quando il travaglio non progredisce, il ragionamento parte dai tre fattori: contrazioni inadeguate (distocia dinamica), sproporzione feto-pelvica o malposizione (distocia meccanica), rigidità delle parti molli. La distocia dinamica ipocinetica si tratta con l’amniorexi e con la correzione farmacologica della contrattilità; la sproporzione vera si risolve con il cesareo. Si distingue il travaglio prolungato (progressione più lenta della norma) dal travaglio arrestato (assenza di modificazioni cervicali o di discesa per un intervallo definito con contrazioni adeguate), che ha implicazioni decisionali diverse.
L’induzione del travaglio è indicata quando i benefici del parto superano quelli della prosecuzione della gravidanza, come nella gravidanza protratta, nella rottura prematura delle membrane a termine, nella preeclampsia o in alcune condizioni fetali. La scelta del metodo dipende dal punteggio di Bishop: con collo sfavorevole si ricorre alla maturazione cervicale, meccanica o farmacologica; con collo favorevole si può procedere con amniorexi e ossitocina. Il parto operativo vaginale (ventosa o forcipe) ha indicazioni precise nel secondo periodo e richiede dilatazione completa, membrane rotte, testa impegnata e assenza di sproporzione.
Il secondamento è gestito attivamente nella maggior parte dei contesti, con somministrazione di un uterotonico dopo la nascita, trazione controllata del cordone e valutazione dell’integrità della placenta. La gestione attiva riduce la perdita ematica ed è il primo presidio contro l’emorragia del post-partum. Anche il cordone ombelicale ha un suo piccolo capitolo: il clampaggio ritardato è oggi raccomandato nel neonato vigoroso.
Complicanze del travaglio
Le complicanze possono riguardare la madre, il feto o entrambi. La distocia di spalla è un’emergenza in cui, dopo la fuoriuscita della testa, la spalla anteriore resta bloccata dietro la sinfisi; va riconosciuta subito e affrontata con manovre codificate, a partire dalla manovra di McRoberts e dalla pressione sovrapubica. Il prolasso di funicolo dopo la rottura delle membrane, soprattutto con parte presentata non impegnata, richiede un parto immediato. La rottura d’utero è più frequente in presenza di una pregressa cicatrice e si manifesta con dolore improvviso, alterazioni del tracciato, sanguinamento e perdita della contrattilità. L’embolia amniotica è rara ma gravissima: collasso cardiocircolatorio, ipossia e coagulopatia in rapida sequenza. Sul versante materno restano rilevanti le lacerazioni perineali di grado elevato, la ritenzione di placenta e l’atonia uterina; sul versante fetale l’ipossia intrapartum, i traumi da parto e le infezioni ascendenti dopo rottura prolungata delle membrane.
Come cade il travaglio di parto al concorso
Le domande sul travaglio di parto sono in genere di conoscenza diretta e premiano chi ha memorizzato le definizioni. Le forme tipiche sono queste. La prima chiede di identificare correttamente un periodo o una fase: “il periodo espulsivo inizia con…” oppure “il secondamento comprende…”. La seconda riguarda i movimenti del feto e i diametri: quale diametro viene presentato dalla testa ben flessa, in quale momento avviene la rotazione interna, cosa significa una varietà occipito-posteriore persistente. La terza forma è la lettura del tracciato cardiotocografico: descrivono una decelerazione e chiedono il meccanismo, oppure elencano quattro caratteristiche e chiedono quale sia rassicurante. La quarta verte sulle distocie e sul comportamento da tenere: un caso clinico con arresto della dilatazione, contrazioni valide e testa non impegnata, in cui bisogna riconoscere la sproporzione. La quinta, più semplice, chiede un dato preciso come le condizioni per un parto operativo vaginale, la definizione di travaglio a termine o il significato del punteggio di Bishop. Esercitarsi su casi commentati, come quelli disponibili sulla Piattaforma Accademia nelle simulazioni commentate, aiuta a riconoscere il pattern della domanda prima ancora di leggere le opzioni. Confrontarsi con le prove degli anni precedenti chiarisce quanto spazio l’ostetricia occupi realmente nel test.
In sintesi
Il travaglio di parto è definito da contrazioni regolari che modificano il collo; si divide in periodo dilatante (fase latente e attiva), periodo espulsivo, secondamento e post-partum immediato. La sua dinamica dipende da forza, canale e corpo mobile, e il feto si adatta al bacino con una sequenza di movimenti che bisogna saper elencare in ordine. La sorveglianza si basa su partogramma e valutazione del benessere fetale; la gestione è attesa vigile nel fisiologico, intervento mirato nelle distocie, gestione attiva del secondamento per prevenire l’emorragia. Al concorso il travaglio di parto cade soprattutto come domanda di definizione, di lettura del tracciato e di riconoscimento delle distocie: studiare questi tre blocchi con metodo copre la gran parte delle possibilità.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
