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Concorso SSM

Ernia iatale: tipi, sintomi, diagnosi e chirurgia per l’SSM

23 Settembre 2026 · Mario Lomele

Ernia iatale: tipi, sintomi, diagnosi e chirurgia per l’SSM

L’ernia iatale è una condizione frequentissima, spesso asintomatica e scoperta per caso, eppure al concorso SSM viene interrogata con una certa regolarità perché intreccia anatomia, fisiologia della giunzione gastroesofagea, malattia da reflusso e chirurgia. La difficoltà per il candidato non sta nella complessità della malattia ma nella precisione richiesta: distinguere i tipi di ernia, sapere quale si complica e quale va operata, ricordare quale esame la documenta meglio e quali sintomi devono far pensare a qualcosa di più serio. Questo articolo raccoglie le nozioni da manuale sull’ernia iatale nella forma in cui servono per rispondere bene ai quesiti a risposta multipla.

Che cos’è l’ernia iatale

Per ernia iatale si intende la risalita di una porzione dello stomaco, e talvolta di altri organi addominali, attraverso lo iato esofageo del diaframma verso il mediastino posteriore. Lo iato è l’orifizio muscolare delimitato dai pilastri diaframmatici attraverso cui l’esofago passa dal torace all’addome; in condizioni normali la giunzione gastroesofagea si trova al di sotto del diaframma ed è mantenuta in sede dalla membrana frenoesofagea. Quando questa membrana si allenta e lo iato si allarga, lo stomaco può scivolare o rotolare in torace.

La classificazione più usata distingue quattro tipi. Il tipo I, o ernia da scivolamento, è di gran lunga il più comune e rappresenta la maggioranza dei casi: la giunzione gastroesofagea e la porzione prossimale dello stomaco migrano in torace lungo l’asse dell’esofago. Il tipo II, o ernia paraesofagea pura, è raro: la giunzione resta in addome mentre il fondo gastrico si insinua accanto all’esofago attraverso lo iato. Il tipo III è misto e combina le due componenti; il tipo IV comprende, oltre allo stomaco, altri organi come colon, milza o omento. I tipi II, III e IV vengono raggruppati come ernie paraesofagee e sono quelli che espongono alle complicanze meccaniche.

Anatomia e fisiopatologia

La continenza della giunzione gastroesofagea dipende da più fattori che agiscono insieme: lo sfintere esofageo inferiore, i pilastri diaframmatici che lo abbracciano, la posizione intraddominale del segmento distale dell’esofago, esposto alla pressione positiva dell’addome, l’angolo di His fra esofago e fondo gastrico e la membrana frenoesofagea. L’ernia da scivolamento smonta questo sistema: spostando la giunzione in torace, dove la pressione è negativa, separa lo sfintere dai pilastri e appiattisce l’angolo di His. Ne consegue una maggiore facilità di reflusso gastroesofageo, un rallentamento della clearance dell’acido dall’esofago distale e, con il tempo, esofagite, stenosi peptica ed esofago di Barrett.

Le cause sono multifattoriali. L’invecchiamento indebolisce le strutture di sostegno, e la prevalenza cresce nettamente con l’età; l’aumento della pressione intraddominale da obesità, gravidanza, tosse cronica, stipsi e sforzi ripetuti spinge lo stomaco verso l’alto; esistono componenti congenite e, in una minoranza di casi, esiti di chirurgia esofagogastrica. Nelle ernie paraesofagee il problema fisiopatologico è diverso: la porzione erniata può ruotare, distendersi e strozzarsi, dando volvolo gastrico, ostruzione, ischemia e perforazione, oppure sviluppare erosioni della mucosa sul colletto erniario, le lesioni di Cameron, responsabili di anemia sideropenica da sanguinamento cronico.

Clinica

La grande maggioranza delle ernie da scivolamento è asintomatica. Quando i sintomi compaiono sono quelli della malattia da reflusso gastroesofageo: pirosi retrosternale, rigurgito acido, peggioramento in clinostatismo e dopo pasti abbondanti, sapore amaro al risveglio, talvolta tosse cronica, raucedine e asma notturna come manifestazioni extraesofagee. La disfagia può derivare da una stenosi peptica o dalla compressione dell’esofago da parte dell’ernia stessa. Nelle ernie voluminose il paziente descrive senso di peso e dolore toracico postprandiale, sazietà precoce, dispnea da compressione del polmone e palpitazioni.

Le ernie paraesofagee hanno una clinica più insidiosa. Possono restare silenti per anni e poi manifestarsi con un’emergenza: dolore epigastrico e toracico intenso, conati improduttivi e impossibilità di posizionare il sondino nasogastrico costituiscono la triade classica del volvolo gastrico acuto, un quadro chirurgico da riconoscere subito. L’anemia sideropenica inspiegata in un anziano con ernia voluminosa deve far pensare alle lesioni di Cameron. Il dolore toracico dell’ernia iatale pone problemi di diagnosi differenziale con la cardiopatia ischemica, e il concorso sfrutta volentieri questa ambiguità.

Diagnosi

Molte ernie vengono scoperte incidentalmente da una radiografia del torace che mostra un livello idroaereo retrocardiaco, oppure da una TC eseguita per altri motivi. Lo studio radiologico dell’esofago con pasto baritato resta l’esame che meglio definisce anatomia, dimensioni e tipo di ernia, mostra la posizione della giunzione rispetto al diaframma e permette di valutare la presenza di reflusso e di stenosi. L’esofagogastroduodenoscopia documenta l’ernia come distanza fra la linea Z e l’impronta dei pilastri diaframmatici, visualizza l’esofagite e la classifica, cerca l’esofago di Barrett, le lesioni di Cameron e la neoplasia, e va richiesta in ogni paziente con sintomi di allarme come disfagia, calo ponderale, anemia o sanguinamento.

La manometria esofagea ad alta risoluzione misura la pressione dello sfintere e la motilità del corpo esofageo, e in vista di un intervento è indispensabile per escludere disturbi motori come l’acalasia, che cambierebbero l’indicazione chirurgica. La pH-metria delle 24 ore, eventualmente con impedenziometria, quantifica il reflusso e ne dimostra la correlazione con i sintomi; è utile quando il quadro è atipico o quando si programma la chirurgia. Il candidato deve ricordare che l’ernia iatale è un reperto anatomico e non coincide con la malattia da reflusso: molti pazienti con reflusso non hanno ernia e molte ernie non refluiscono.

Diagnosi differenziale

Il dolore toracico e la pirosi impongono di escludere la sindrome coronarica acuta, soprattutto negli anziani e nei diabetici, e un elettrocardiogramma con troponina è dovuto in ogni presentazione acuta. La disfagia richiede di distinguere la stenosi peptica dal carcinoma esofageo, dall’acalasia e dagli anelli e membrane esofagee. Il rigurgito e il dolore postprandiale entrano in diagnosi differenziale con la calcolosi della colecisti, l’ulcera peptica e la gastroparesi. Nei quadri acuti da ernia paraesofagea vanno considerate la perforazione esofagea, la pancreatite acuta e l’infarto miocardico inferiore. Alla radiografia del torace l’ernia va differenziata dall’ascesso polmonare con livello idroaereo, dalla cisti mediastinica e dal megaesofago acalasico.

Trattamento medico e chirurgico

L’ernia da scivolamento asintomatica non richiede alcun trattamento. Quando c’è reflusso la terapia è quella della malattia da reflusso gastroesofageo: misure comportamentali come calo ponderale, sollevamento della testata del letto, evitare pasti abbondanti serali, alcol, fumo e cibi scatenanti; farmaci che riducono la secrezione acida, in primo luogo gli inibitori di pompa protonica, eventualmente con antiacidi e alginati per il controllo sintomatico. La terapia medica controlla i sintomi e guarisce l’esofagite ma non riduce l’ernia.

La chirurgia è indicata nelle ernie da scivolamento con reflusso refrattario o intollerante ai farmaci, con complicanze come stenosi ed esofagite grave, o con manifestazioni extraesofagee documentate. L’intervento standard è la plastica dello iato con avvicinamento dei pilastri e la fundoplicatio, cioè l’avvolgimento del fondo gastrico attorno all’esofago distale: totale a 360 gradi secondo Nissen o parziale secondo Toupet o Dor, eseguita per via laparoscopica. Le ernie paraesofagee sintomatiche vanno operate per il rischio di volvolo e strozzamento; l’intervento prevede la riduzione dello stomaco in addome, l’asportazione del sacco erniario, la chiusura dello iato eventualmente con protesi e una fundoplicatio o una gastropessi per prevenire la recidiva. Il volvolo gastrico acuto è un’urgenza: decompressione se possibile e intervento immediato, con resezione delle porzioni necrotiche.

Complicanze

Le complicanze dell’ernia iatale da scivolamento sono quelle del reflusso cronico: esofagite erosiva, ulcera esofagea con sanguinamento, stenosi peptica con disfagia progressiva, esofago di Barrett e, attraverso di esso, adenocarcinoma dell’esofago distale. Le complicanze delle ernie paraesofagee sono meccaniche: incarcerazione, volvolo organoassiale o mesenterico-assiale, ostruzione, ischemia con necrosi e perforazione, sanguinamento da lesioni di Cameron con anemia cronica, compressione cardiopolmonare. Dopo chirurgia antireflusso si possono osservare disfagia transitoria, sindrome da gas-bloat con impossibilità di eruttare, meteorismo, recidiva dell’ernia e migrazione della plastica in torace.

Come cade l’ernia iatale al concorso

Al concorso SSM l’ernia iatale si presenta in modo prevedibile. La forma più diffusa chiede quale sia il tipo più frequente, e la risposta è l’ernia da scivolamento, oppure quale tipo si associ al rischio di volvolo e strozzamento, e la risposta è la paraesofagea. Una seconda forma descrive un paziente anziano con anemia sideropenica e ernia voluminosa e chiede il meccanismo, che sono le lesioni di Cameron. Una terza propone la triade di Borchardt, cioè dolore epigastrico, conati improduttivi e impossibilità di far passare il sondino, e chiede la diagnosi di volvolo gastrico. La quarta forma verte sull’esame più indicato per definire l’anatomia dell’ernia, tipicamente lo studio con bario, o sull’esame da fare prima di una fundoplicatio, cioè la manometria. La quinta forma riguarda l’indicazione chirurgica: l’ernia da scivolamento asintomatica non si opera, quella paraesofagea sintomatica sì. Esercitarsi su casi clinici di questo tipo, con la spiegazione di ogni distrattore, è possibile nelle simulazioni commentate della Piattaforma Accademia.

Poiché il tema si intreccia con altri capitoli, conviene ripassare insieme il reflusso gastroesofageo, l’esofago di Barrett come conseguenza a lungo termine, e l’acalasia come principale diagnosi differenziale manometrica. Chi immagina di orientarsi verso l’area gastroenterologica può leggere anche la scheda sulla specializzazione in gastroenterologia, dove questi argomenti fanno parte del lavoro quotidiano.

In sintesi

L’ernia iatale è la migrazione di parte dello stomaco attraverso lo iato esofageo. Il tipo I, da scivolamento, è il più frequente e si associa al reflusso gastroesofageo perché sposta la giunzione in torace e disarma i meccanismi di continenza; i tipi II, III e IV sono ernie paraesofagee, più rare ma esposte a volvolo, strozzamento, sanguinamento da lesioni di Cameron e compressione. La clinica va dalla totale assenza di sintomi alla pirosi, alla disfagia, fino alla triade del volvolo gastrico acuto. La diagnosi si fonda sul pasto baritato per l’anatomia, sull’endoscopia per la mucosa e le complicanze, sulla manometria e sulla pH-metria in vista della chirurgia. Il trattamento è medico per il reflusso e chirurgico, con plastica dello iato e fundoplicatio, nei casi refrattari o complicati e nelle paraesofagee sintomatiche. Le domande del concorso ruotano attorno ai tipi, alle complicanze, agli esami e alle indicazioni operatorie.


Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.

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