Leptospirosi: sintomi, malattia di Weil e concorso SSM
23 Settembre 2026 · Mario Lomele
La leptospirosi è una zoonosi batterica a diffusione mondiale, trasmessa all’uomo dal contatto con acqua o terreno contaminati dalle urine di animali infetti, in primo luogo i roditori. Nella maggior parte dei casi si presenta come una sindrome febbrile aspecifica che guarisce da sola, ma in una minoranza evolve nella forma itterica grave, la malattia di Weil, con insufficienza renale, ittero ed emorragie. Al Concorso Nazionale SSM è un argomento di malattie infettive che si presta bene ai casi clinici, perché il quesito costruisce quasi sempre un’esposizione riconoscibile e chiede al candidato di collegarla ai segni caratteristici. In questo articolo affrontiamo definizione, agente e trasmissione, fisiopatologia, fasi cliniche, diagnosi, diagnosi differenziale, principi di terapia, complicanze e le forme più frequenti con cui viene interrogata.
Che cos’è la leptospirosi
La leptospirosi è un’infezione sistemica causata da spirochete del genere Leptospira, batteri sottili, elicoidali e mobili, con estremità a uncino, visibili al microscopio in campo oscuro. Le specie patogene, di cui la principale è Leptospira interrogans, sono suddivise in numerosi sierogruppi e sierotipi, ciascuno con i propri ospiti animali preferenziali: il ratto per il sierotipo icterohaemorrhagiae, il cane per canicola, i bovini e i suini per altri. Gli animali serbatoio ospitano le leptospire nei tubuli renali e le eliminano con le urine per mesi o per tutta la vita, contaminando acque stagnanti, fango, risaie e fognature, dove il batterio sopravvive a lungo se l’ambiente è umido e caldo. L’uomo è un ospite accidentale che si infetta per contatto diretto con le urine o, più spesso, indiretto con l’acqua contaminata. È la zoonosi più diffusa al mondo, con la massima incidenza nei climi tropicali e nei periodi di alluvioni, ma presente anche in Italia, soprattutto nelle aree rurali e fluviali e in estate.
Cause, trasmissione e fisiopatologia
Le leptospire penetrano attraverso la cute abrasa o macerata dall’acqua, attraverso le congiuntive e le mucose di bocca e naso, raramente per ingestione. Le categorie a rischio sono professionali e ricreative: agricoltori, risicoltori, allevatori, veterinari, operai delle fogne e dei macelli, ma anche chi pratica nuoto in acque dolci, canoa, rafting, triathlon o si trova in zone alluvionate. Dopo un periodo di incubazione di circa una o due settimane, con estremi da pochi giorni a un mese, i batteri si moltiplicano nel sangue e raggiungono tutti gli organi, attraversando anche la barriera ematoencefalica: è la fase leptospiremica. Il danno è dovuto alla vasculite dei piccoli vasi, con lesione endoteliale, aumento della permeabilità, emorragie e ischemia tissutale, e alla tossicità diretta sui tubuli renali, che spiegano l’insufficienza renale con ipokaliemia, quest’ultima dovuta alla perdita tubulare di potassio, un dettaglio distintivo rispetto ad altre forme di insufficienza renale acuta. L’ittero deriva da colestasi e disfunzione epatocitaria senza necrosi estesa, per cui le transaminasi restano modestamente elevate a fronte di una bilirubina molto alta. Nella seconda settimana compaiono gli anticorpi, le leptospire scompaiono dal sangue e possono persistere nelle urine e nell’umor acqueo: è la fase immune, in cui le manifestazioni sono in gran parte mediate dalla risposta dell’ospite.
Clinica: le due fasi
La malattia ha un andamento classicamente bifasico, anche se nei casi gravi le due fasi si fondono. La prima fase, leptospiremica o setticemica, dura da tre a sette giorni ed esordisce bruscamente con febbre elevata, brividi, cefalea intensa, spesso frontale o retro-orbitaria, e mialgie violente, tipicamente localizzate ai polpacci e alla regione lombare, con dolore alla palpazione dei muscoli. Il segno più caratteristico è la suffusione congiuntivale, un arrossamento delle congiuntive senza essudato, che si accompagna talvolta a fotofobia; possono comparire nausea, vomito, dolore addominale, tosse, faringodinia, esantema transitorio e epatosplenomegalia. Dopo un breve intervallo di apparente miglioramento inizia la seconda fase, immune, in cui la febbre riprende e si manifestano la meningite asettica, con cefalea, rigidità nucale e liquor a prevalenza linfocitaria, l’uveite e, nelle forme gravi, il coinvolgimento d’organo. La forma anitterica rappresenta la grande maggioranza dei casi e guarisce spontaneamente. La forma itterica, o malattia di Weil, colpisce una minoranza di pazienti e associa ittero intenso, con tonalità arancione per la concomitante suffusione vascolare, insufficienza renale acuta oligurica o non oligurica, diatesi emorragica con petecchie, epistassi, emorragie gastrointestinali e, nella variante più temibile, emorragia polmonare massiva con emottisi e insufficienza respiratoria. Possono aggiungersi miocardite con aritmie, rabdomiolisi, pancreatite e shock.
Diagnosi
La diagnosi parte dall’anamnesi dell’esposizione, che il candidato deve sempre cercare nel testo del quesito, e dal quadro di febbre con mialgie ai polpacci e suffusione congiuntivale. Gli esami di laboratorio mostrano leucocitosi neutrofila, piastrinopenia, aumento marcato della creatinfosfochinasi per il coinvolgimento muscolare, aumento della creatinina e dell’azotemia, ipokaliemia, bilirubina molto elevata con transaminasi solo lievemente aumentate, e nelle urine proteinuria, ematuria microscopica e cilindri. Il liquor nella fase immune ha pleiocitosi linfocitaria con proteine moderatamente elevate e glucosio normale. La conferma microbiologica dipende dalla fase: nella prima settimana le leptospire sono nel sangue e nel liquor e si ricercano con la PCR, che è oggi l’esame più utile in fase precoce, o con la coltura su terreni speciali, lenta e poco sensibile; dalla seconda settimana in poi la diagnosi è sierologica, con il test di microagglutinazione come metodo di riferimento, che richiede la dimostrazione di sieroconversione o di un aumento del titolo fra due campioni, e con test rapidi per le IgM utili come screening. L’esame in campo oscuro delle urine è poco affidabile. La radiografia del torace nelle forme polmonari mostra infiltrati alveolari bilaterali a chiazze, espressione di emorragia, tema che richiama la trattazione dell’emorragia polmonare.
Diagnosi differenziale
Nella fase iniziale la leptospirosi si confonde con l’influenza, la dengue e le altre arbovirosi nei viaggiatori, la malaria, la febbre tifoide, le rickettsiosi e le infezioni virali sistemiche. La forma itterica va distinta dalle epatiti virali acute, nelle quali le transaminasi sono molto elevate e la funzione renale è conservata, dalla sepsi con colestasi, dalla colangite, dalle febbri emorragiche virali e dalla sindrome uremico-emolitica. La meningite asettica della fase immune entra nel differenziale delle meningiti virali e della sifilide secondaria. L’associazione di ittero, insufficienza renale, piastrinopenia e mialgie con creatinfosfochinasi elevata in un soggetto con esposizione ad acque dolci è la combinazione che orienta verso la leptospirosi più di ogni altra.
Terapia per principi
La terapia antibiotica va iniziata al sospetto clinico, senza aspettare la conferma sierologica, perché il beneficio è maggiore nei primi giorni di malattia. Nelle forme lievi trattate a domicilio si utilizzano la doxiciclina o, in alternativa, l’amoxicillina o l’azitromicina; nelle forme moderate e gravi ricoverate si somministra penicillina G o una cefalosporina di terza generazione per via endovenosa. All’inizio del trattamento può comparire una reazione di Jarisch-Herxheimer, con febbre, brividi e ipotensione transitori dovuti alla lisi batterica, che non deve far sospendere la terapia. Il resto della gestione è di supporto: idratazione e correzione degli elettroliti, terapia sostitutiva renale precoce nell’insufficienza renale grave, con buona probabilità di recupero completo della funzione, supporto ventilatorio protettivo nell’emorragia polmonare, trasfusioni e correzione della coagulazione nelle emorragie, monitoraggio cardiaco per le aritmie. La profilassi con doxiciclina settimanale può essere proposta a chi si espone per breve tempo ad ambienti ad alto rischio, e la prevenzione si basa sul controllo dei roditori, sulla protezione della cute con guanti e stivali, sull’evitare il bagno in acque stagnanti e sulla vaccinazione degli animali domestici e da allevamento. I dosaggi non sono oggetto di questa trattazione.
Complicanze
Le complicanze della forma grave sono l’insufficienza renale acuta, l’emorragia polmonare massiva, che è oggi la principale causa di morte, la sindrome da distress respiratorio, la miocardite con aritmie e collasso, lo shock, la coagulazione intravascolare disseminata, la pancreatite e la rabdomiolisi. L’uveite può manifestarsi anche a distanza di mesi. In gravidanza l’infezione aumenta il rischio di aborto. Con il trattamento tempestivo la maggior parte dei pazienti guarisce senza esiti, ma la mortalità della malattia di Weil resta rilevante, soprattutto quando il ricovero è tardivo. Le simulazioni commentate della Piattaforma Accademia ripropongono i casi di zoonosi con spiegazione ragionata di ogni alternativa.
Come cade la leptospirosi al concorso
Le domande sulla leptospirosi hanno una struttura riconoscibile. La più frequente è il caso clinico con esposizione: un risicoltore, un operaio delle fogne, un giovane tornato da un rafting o da un triathlon in acque dolci, con febbre, cefalea, mialgie ai polpacci e suffusione congiuntivale, e si chiede la diagnosi più probabile. Una seconda forma verte sulla malattia di Weil, chiedendo la triade di ittero, insufficienza renale ed emorragie, oppure il reperto di laboratorio distintivo, cioè la bilirubina molto elevata con transaminasi poco alterate o l’ipokaliemia nell’insufficienza renale. Una terza forma riguarda la diagnosi: quale esame nella prima settimana (PCR o emocoltura) e quale nella seconda (sierologia con microagglutinazione), oppure il fatto che le leptospire si trovano nelle urine solo dalla seconda settimana. Una quarta forma chiede l’agente eziologico, la spirocheta, e il serbatoio, il ratto, oppure la via di ingresso attraverso la cute e le mucose. Una quinta forma è la terapia: doxiciclina nelle forme lievi e penicillina nelle forme gravi, con la reazione di Jarisch-Herxheimer come distrattore o come risposta. Gli errori più comuni sono confondere la leptospirosi con un’epatite virale davanti all’ittero, dimenticare la meningite asettica della fase immune e ritardare l’antibiotico in attesa della sierologia.
In sintesi
La leptospirosi è una zoonosi da spirochete del genere Leptospira, trasmessa dal contatto con acque e terreni contaminati dalle urine di animali infetti, soprattutto ratti. Ha andamento bifasico: una fase setticemica con febbre, cefalea, mialgie ai polpacci e suffusione congiuntivale, e una fase immune con meningite asettica e, nei casi gravi, la malattia di Weil con ittero, insufficienza renale ed emorragie, in particolare polmonari. La diagnosi si fonda sull’esposizione, sui reperti di laboratorio caratteristici, sulla PCR in fase precoce e sulla sierologia in fase tardiva; la terapia con doxiciclina o penicillina va avviata al sospetto, insieme al supporto d’organo. Riconoscere l’esposizione nel testo del quesito è la chiave per rispondere.
Articolo a cura della redazione di Test Ammissione, che dal 2016 prepara medici al Concorso Nazionale SSM con manuali, simulazioni commentate e lezioni online.
