Dita di Dawson: cosa sono e perché indicano sclerosi multipla
8 Settembre 2026 · Mario Lomele
Le dita di Dawson sono lesioni della sostanza bianca periventricolare disposte perpendicolarmente all’asse dei ventricoli laterali, allungate come dita che si irradiano dal corpo calloso verso la periferia. In risonanza magnetica sono uno dei reperti più suggestivi di sclerosi multipla, e la loro peculiarità nasce da un dettaglio anatomico preciso.
Che cosa sono le dita di Dawson
Descritte dal patologo scozzese James Walker Dawson all’inizio del Novecento, sono placche demielinizzanti che si sviluppano attorno alle venule midollari periventricolari. Poiché queste vene decorrono radialmente rispetto ai ventricoli, anche le lesioni assumono un orientamento perpendicolare alle pareti ventricolari.
Non sono quindi una forma particolare di lesione, ma la conseguenza visibile del fatto che la sclerosi multipla è, dal punto di vista anatomopatologico, una malattia perivenulare.
Come appaiono in risonanza magnetica
Il rilievo migliore si ottiene nelle sequenze FLAIR sagittali, che mostrano le lesioni disporsi come raggi che partono dal corpo calloso.
- lesioni iperintense in T2 e FLAIR, ovoidali o allungate;
- asse maggiore perpendicolare ai ventricoli laterali;
- contatto con la superficie ventricolare o con il corpo calloso;
- frequente coinvolgimento dell’interfaccia callosa-settale, un’area che va sempre esaminata sulle sagittali;
- presa di contrasto nelle lesioni attive, con enhancement omogeneo o ad anello aperto.
Il segno della vena centrale
Sulle sequenze pesate in suscettibilità magnetica, in particolare ad alto campo, molte lesioni demielinizzanti mostrano al centro una piccola vena. Il segno della vena centrale è oggi uno dei criteri di supporto più studiati per distinguere le lesioni della sclerosi multipla da quelle di origine vascolare, che ne sono prive.
È il correlato in vivo della stessa osservazione istologica di Dawson.
Il ruolo nei criteri diagnostici
I criteri di McDonald richiedono la dimostrazione di disseminazione nello spazio e disseminazione nel tempo. La sede periventricolare è una delle quattro regioni tipiche, insieme a juxtacorticale o corticale, infratentoriale e midollo spinale.
Le dita di Dawson non compaiono come voce a sé nei criteri, ma sono l’espressione morfologica più caratteristica delle lesioni periventricolari e aumentano molto la specificità del quadro. Nella pratica, il loro riconoscimento su una FLAIR sagittale orienta la lettura fin dai primi secondi.
Diagnosi differenziale: perché l’orientamento conta
Il problema quotidiano del neuroradiologo è distinguere le lesioni demielinizzanti da quelle della malattia dei piccoli vasi, molto comuni con l’età e nei pazienti con fattori di rischio vascolare. Alcuni elementi aiutano:
- orientamento: perpendicolare ai ventricoli nella sclerosi multipla, senza asse preferenziale nelle lesioni vascolari;
- contatto ventricolare: tipico nelle placche, spesso assente nelle lesioni vascolari, che risparmiano una fascia sottoependimale;
- corpo calloso: coinvolto precocemente nella sclerosi multipla, quasi mai nelle lesioni ischemiche;
- vena centrale: presente nelle lesioni demielinizzanti;
- fossa posteriore e midollo: sedi frequenti nella sclerosi multipla.
Vanno inoltre considerate altre condizioni: encefalomielite acuta disseminata, malattia dello spettro della neuromielite ottica, vasculiti, neurosarcoidosi, malattia di Susac, emicrania con lesioni della sostanza bianca.
Che cosa non sono le dita di Dawson
Due precisazioni utili:
- non sono patognomoniche in senso assoluto: quadri simili possono comparire in altre malattie infiammatorie, seppure raramente;
- la loro assenza non esclude la sclerosi multipla, soprattutto nelle forme a esordio midollare o del nervo ottico.
Perché è una domanda ricorrente
Il quesito tipico presenta una risonanza con lesioni periventricolari perpendicolari ai ventricoli e chiede la diagnosi più probabile, oppure chiede la base anatomica del reperto. La risposta corretta è la disposizione lungo le venule midollari. Il distrattore più comune è la leucoaraiosi vascolare, che si esclude proprio guardando orientamento e contatto ventricolare. Per esercitarsi su neuroimaging e casi clinici con distrattori spiegati sono utili le simulazioni della piattaforma Accademia.
Domande frequenti
Perché si chiamano dita?
Per la forma allungata e per la disposizione a raggiera che assumono partendo dal corpo calloso verso la periferia, ben visibile nelle immagini sagittali.
Sono sempre presenti nella sclerosi multipla?
No. Sono frequenti e molto suggestive, ma la loro assenza non esclude la diagnosi, che si basa sui criteri clinici e radiologici nel loro insieme.
Quale sequenza le mostra meglio?
La FLAIR sagittale, che evidenzia l’orientamento perpendicolare e il coinvolgimento dell’interfaccia callosa-settale.
Come si distinguono dalle lesioni vascolari?
Per l’orientamento perpendicolare, il contatto con i ventricoli, il coinvolgimento del corpo calloso e la presenza della vena centrale.
In sintesi
Le dita di Dawson sono placche demielinizzanti disposte lungo le venule periventricolari, e la loro forma racconta la natura perivenulare della sclerosi multipla. Sono il reperto che, su una FLAIR sagittale, separa in pochi secondi un quadro demielinizzante da una leucoencefalopatia vascolare. Sul metodo di lettura sistematica delle immagini possono servire anche le pagine su segno della silhouette e atelettasia in RX, oltre a quella sull’ipodiafania polmonare.
Approfondimento esterno: la voce Dawson fingers su Radiopaedia raccoglie esempi in RM.
